Aspettatevi previsioni “inflazionate” nel 2017

mace

Immagino già ora outlook 2017 in cui verranno (ancora!!!) dipinti tassi di interesse in netto rialzo sulla parte lunga della curva dei rendimenti e soprattutto un’inflazione in salita. Ah l’inflazione tanto desiderata che ora con il ciclone Trump non potrà far alto che impennarsi. E via che arriveranno serviti su un piatto d’argento fior di prodotti inflation linked standard o con duration hedged. E perchè non qualche prodotto absolute return in grado di contrastare il rialzo dei tassi? Ed infine come dessert l’immancabile macedonia di asset reali per contrastare il rialzo nel costo del denaro.

Prima di parlarvi di inflazione vorrei però invitarvi a leggere due post che scrivemmo tempo fa e che hanno analogie molto forti con il periodo attuale. In Era il 1936 e tutto sembrava caro e in Era il 1936 e tutto sembrava caro, la storia continua   abbiamo ricordato ai lettori come il periodo post 1929 fu caratterizzato in America  da tassi ufficiali e decennali molto bassi per oltre 20 anni, con sporadiche quante effimere fiammate sui rendimenti esattamente in un momento in cui le politiche keynesiane andavano alla grande (quello che vorrebbe fare Trump).

Nonostante opere pubbliche imponenti l’inflazione americana rimase mediamente sotto l’1% fin dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Ed ecco che già questo ricorso storico dovrebbe invitare alla cautela ogni investitore. Se non ci sono le condizioni di base per alzare l’asticella dell’inflazione puoi usare tutta la spesa che vuoi che questa rimane anemica. Quindi chi ve lo fa fare di scommettere buona parte della vostra posta su uno scenario inflazionistico?

Ma questo post vuole anche ricordarvi che non esistono strumenti perfetti per riuscire a non vedere intaccato il proprio capitale dal potere erosivo dell’inflazione. Gli stessi inflation linked abbiamo dimostrato in questo post che non sono assolutamente perfetti.

Più che fondi o Etf a duration lunghissima e quindi non adatti a coprire il rischio inflazione, sarebbe opportuno sostituire un semplice titolo di stato inflation linked con scadenza massima 5 anni portandolo a scadenza. Qui sì che avete una copertura perfetta, con costi limitati esenza subire volatilità dai movimenti dei tassi reali di lungo periodo.

Soprattutto chi è prossimo alla pensione dovrebbe riflettere sull’opportunità di utilizzare questi strumenti per non avere scherzetti strani dai titoli governativi o corporate a tasso fisso con lunga scadenza. Il vostro obiettivo è mantenere potere d’acquisto ed in questo modo non avrete problemi.

Poi come sapete esistono anche altri asset abili a contrastare in parte l’inflazione (ne abbiamo parlato qui in Un portafoglio anti inflazione), ma anche in questo caso l’orizzonte temporale lungo è requisito necessario e non sempre c’è la garanzia di copertura integrale della perdita di potere d’acquisto.

La cosa buffa è che gli investitori cominciano a preoccuparsi dell’inflazione solo quando questa fa anche solo un cenno di salita, sperando così di evitare perdite negli investimenti. Preoccupazione doverosa ma che dovrebbe esistere sempre.

Ogni anno dovremmo investire per avere rendimenti reali positivi coprendo il rischio di perdita del potere d’acquisto. Ma soprattutto bisognerebbe non credere alle favole e alle sirene perchè nell’immediato, sul rialzo dei tassi e dell’inflazione, nessuno può guadagnare, al massimo si possono limitare i danni e sarebbe già un gran risultato.

Leggi anche: Perchè le banche centrali cercano disperatamente l’inflazione

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