Rame e crescita non parlano sempre la stessa lingua

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Circolano tanti luoghi comuni sui mercati finanziari. A volte sono gli stessi professionisti che trovano  vantaggioso trovare associazioni anche quando non ci sono. Una di queste è quella che vuole come anticipatore del ciclo economico il prezzo del rame.

Siccome dall’elezione di Trump il rally del metallo rosso è stato travolgente (+25%), la salita più forte in un mese dal 2009, i titoli sui media in tal senso non si sono sprecati.

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L’associazione ci può anche stare vista la concomitanza temporale. Più spesa pubblica in America per la Trumpeconomics, più utilizzo di rame e quindi più crescita.

Da qui però a pensare che la salita del rame significa per forza ripresa economica e quindi anche azioni in rialzo ne deve passare di acqua sotto i ponti.

A questo proposito ci viene in soccorso Pension Partner’s che dal suo blog chiarisce meglio il concetto a livello statistico.La correlazione tra Pil americano e prezzo del rame è storicamente insignificante e pari a – 0.04.  Tirate una monetina e avrete più fortuna.

Dal 1972 sono ben 19 gli anni in cui rame e Pil si sono mossi nella direzione opposta. Questo significa  che quando il rame scende non necessariamente l’economia va in recessione.

Lo stesso ragionamento possiamo farlo associando il rame allo S&P500. Le leggende popolari narrano che il rame è un anticipatore dei corsi di borsa. L’economia rallenterà (ed abbiamo già visto che non è sempre così) e gli utili pure. Intanto cominciamo dalla correlazione che tra rame e S&P500 è 0.06. Preparate un’altra monetina. Ma non è solo questo.

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Fonte Pension Partner’s

Dal 1972, quando il rame scende la borsa guadagna mediamente di più (12,3% annuo), mentre quando sale rallenta la sua corsa di circa 4 punti percentuali. Lo so non vi torna, ma questa è la cruda realtà.

Con questo non vogliamo negare l’importanza delle dinamiche di domanda e offerta di rame nella comprensione dell’andamento dell’economia.L’economia mondiale oggi è però diversa da quella di 40 anni fa, sia in termini di intensità di utilizzo delle materie prime che di efficienza dei cicli produttivi.

La storia insegna che non è vero che il rame anticipa necessariamente cicli economici e prezzi azionari e quindi fare scelte piuttosto nette del tipo “vendo tutte le azioni e compro i bond perchè il rame scende di prezzo e si andrà in recessione”, è una cavolata pazzesca.

Chi spara titoloni ad effetto basandosi su questo (ricordate il mitico Baltic Dry Index che in passato anticipava le recessioni e che invece da qualche anno a questa parte non ne azzecca una?) è semplicemente un superficiale dilettante della finanza.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Chi investe deve partire dal presupposto che non sa dove andranno i mercati domani, fra un mese o fra un anno. Utilizzando una saggia diversificazione oltre che equilibrio nelle scelte di investimento, ci saranno  delle concrete possibilità di veder progredire il proprio capitale nella direzione auspicata, ma servirà tempo, quel tempo che da secoli accompagna il progresso dell’uomo e degli utili aziendali.

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