In fondo la pensano tutti così…

coda

L’effetto gregge è qualcosa che ciclicamente coinvolge gli investitori. Mossi da un mix di impazienza, paura di perdere occasioni (o soldi), bombardamenti da parte dei media mainstream e non solo, gli investitori tendono ad affrontare i momenti difficili salendo su un auto in corsa senza sapere chi guida oppure togliendosi un dente con le pinze solo perché comincia a fare male.

A volte i denti si possono curare e le automobili si possono fermare per qualche secondo per vedere se il conducente è ubriaco. Quello che si è visto di recente sui mercati obbligazionari ne è un esempio.

In quanti, pur di non correre rischi comprando azioni, sono andati ad investire in obbligazioni a rendimenti al netto di tasse e commissioni inferiori allo zero? Il meccanismo che è passato nella prima parte del 2016  è quello che Richard Bernstein ha chiamato sul suo blog lower for longest.

Noi non siamo certamente tra coloro che pensano che i tassi di interesse decolleranno nei prossimi anni, ma siccome non abbiamo la sfera di cristallo non siamo neanche tra coloro che hanno tenuto tutti i soldi su conti depositi o titoli di stato.

Una scelta folle dettata da un pessimismo cosmico che ha preso le sembianze di parole come “stagnazione secolare”, “deflazione”, “pagare per avere sicurezza”. Questi scenari (come ogni scenario) non possono essere esclusi da chi vi scrive, ma è assolutamente irresponsabile costruire piano di investimento completamente sbilanciati da un lato piuttosto che da un altro. Attenzione, lo stesso lo diremmo per chi investe al 100% in azioni sulla convinzione che i bond rendono troppo poco.

Ho fatto una breve ricerca su Google tarata sui giorni precedenti la Brexit, l’elezione di Trump e il referendum italiano associando a tutte e tre le ricerche le parole chiave “crollo borse”.

Ecco i primi articoli che sono usciti dalla ricerca.

Brexit

fatto

Trump

trumop

Referendum italiano

 ref

Scommetto che qualcuno di voi, prima di uno di questi eventi, si è fatto coinvolgere vendendo o comprando qualcosa nella convinzione che qualche disastro sarebbe successo sui mercati, in fondo ne parlavano tutti!

E scommetto anche che qualcuno continua a rimanere fuori pensando che adesso arriva la Troika in Italia, oppure che Trump è un pazzo o ancora che la Brexit spingera la Gran Bretagna verso una fuga di capitali.

Peccato che un Etf azionario mondiale dalla Brexit a oggi è cresciuto di quasi il 10% di prezzo. Dall’elezione di Trump di quasi l’8%. Qualcuno dirà, bravo Archeowealth ma le borse da un momento all’altro possono anche perdere il 30%.

Esatto, peccato che dal 2009 ad oggi questo non è mai successo e se anche succedesse il cuscinetto ammortizzatore sarebbe molto solido. Perderemmo, ma perderemmo parte dei guadagni accumulati in questi anni non il capitale.

Non so se come dice Berstein nel 2016 abbiamo visto il punto più basso di questa stagnazione mondiale, so però che con queste curve dei rendimenti appare improbabile uno scenario di recessione mondiale.

bern1

I paesi con curva dei rendimenti invertita, quindi con tassi a 10 anni più bassi di quelli a 2 anni, sono attualmente il 2% del totale. Nel 2007 e nel 2000, gli anni dei crolli, erano almeno il 30%.

Le statistiche sui flussi 2016, almeno fino alle elezioni di Trump, indicavano invece l’esatto opposto. I saldi netti  in ingresso sulle obbligazioni erano nettamente positivi a differenza dell’azionario che aveva visto al contrario flussi netti in uscita da parte degli investitori.

Giusto avere una proprio idea, giusto avere una buona asset allocation, sbagliato pensare che la propria idea è sempre quella corretta, sbagliato pensare che la propria asset allocation va bene per tutte le stagioni.

Leggi anche: Effetto gregge

                       Non abbiamo sempre ragione

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4 thoughts on “In fondo la pensano tutti così…

  1. Giacomo 11 dicembre 2016 / 20:12

    Ciao,

    ho un portafoglio di ETF composto al 30% da obbligazionario e al 70% da azionario ( 30% Euro, 30% World, 10% Emerg) e ogni 6 mesi compro e ribilancio.
    Orizzonte temporale 30 anni, età del PAC 2 anni.
    Mi fa un po’ paura leggere “sbagliato pensare che la propria asset allocation va bene per tutte le stagioni” perché è proprio quello che ho pensato fin’ora.

    So che avvicinandosi alla data di scadenza del PAC è bene aumentare la quota obbligazionaria a scapito di quella azionaria.
    Ma quali potrebbero essere le occasioni una asset allocation del genere dovrebbe essere modificata?

    Grazie e complimenti per il blog
    Giacomo

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    • archeowealth 11 dicembre 2016 / 20:47

      Ciao Giacomo. Con un orizzonte temporale di questo tipo direi che sei assolutamente perfetto con questo tipo di allocazione azionaria al 70%. Se mi posso permettere una critica è il peso solo leggermente superiore che tu dai all’America rispetto agli emergenti. Considerando che l’Msci World per poco più del 50% è Usa, praticamente tu hai la borsa che guida e più forte del mondo (al momento) con soli 5 punti in più dei ben più irrilevanti emergenti.
      Detto questo ed escludendo qualsiasi forma di tattica sul tuo portafoglio, credo che una corretta asset allocation può andare avanti per molti molti anni senza modifica. Le stagioni però possono essere legate all’età anagrafica tua, a spese impreviste che ti costringono a smontare un pezzo del piano, all’avvicinamento dell’obiettivo che non necessariamente raggiungerai over 65 anni ed anche all’ambiente nel quale ci si trova (inflazionistico o non inflazionistico).
      In linea generale però è come dici tu con la graduale riduzione del rischio che va avviata diciamo 5-10 anni prima della data di riscatto. Questo per non incappare in un 2008 proprio prima di ritirare i soldi! Ma non è poi detto che lo stesso portafoglio prudente vada bene raggiunto l’obiettivo. Alcuni consulenti americani professano il 60/40 anche raggiunta l’età pensionabile. A me pare un pò aggressivo ma comunque dipende dalle situazioni personali di ciascuno di noi, con la stagione della terza età che non necessariamente potrebbe avere lo stesso livello di rischiosità di quella che avevi a 50 anni.
      Le situazioni possono essere tante e tali che è difficile generalizzare, ma a pare che il concetto tu lo abbia appreso benissimo. Vai avanti così e dai solo una pennallata di America in più…
      A presto.

      Mi piace

      • Giacomo 14 dicembre 2016 / 0:12

        Ciao,

        grazie per questa delucidazione, grazie a questo blog avevo già analizzato le percentuali di tutti paesi all’interno del mio portafoglio, ma non ero giunto alla conclusione -che ora mi sembra ovvia- che gli USA fossero sottodimensionati, forse perché avevo pensato fosse cosa giusta dare più peso alla zona euro per limitare il rischio di cambio.
        Rivedendo le percentuali non riesco però a capire quale quota sarebbe meglio ridurre per incrementare l’Msci world, forse gli Emergenti?
        Un ultimo dubbio, il Regno Unito: nello Stock 600 è circa il 32% e nell’Msci World circa l’8%, probabilmente perché entrambi gli ETF hanno circa un 20% (la quota più alta) dedicata ai titoli finanziari, ma non rischio di avere troppo UK nel mio portafoglio?

        Giacomo

        Mi piace

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