Speciale Asset Allocation: Permanent Portfolio

Questo tipo di portafoglio valido “permanente” trova il suo padre fondatore in Harry Browne e può essere analizzato nei dettagli acquistando il libro The Permanent Portfolio: Harry Browne’s Long-Term Investment Strategy.

La caratteristica peculiare del Permanent Portfolio è quella di aver un approccio molto netto e stabile verso l’investimento, dividendo la torta in quattro parti uguali.

Quella che vedete qui sotto è la composizione ideale (ovviamente tarata sull’investitore americano).

25% Azionario America

25% Treasury Lungo Termine

25% Treasury Breve Termine o Conti Deposito

25% Oro

Ma come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Ringrazionado PortfolioCharts.com per averci concesso il diritto di pubblicare i suoi grafici, al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico sotto mostra  il risultato storico dell’All Seasons Portfolio. Un rendimento medio annuo del 4,6% con una volatilità del 7%.

permanent

Un portafoglio il Permanent che ha perso denaro nel 25% del tempo analizzato, ma che ha passato il 57% del suo tempo a ruotare attorno al rendimento medio.

Altre indicazioni statistiche le troviamo qui sotto.

perm2

La componente monetaria e di oro ha permesso al portafoglio di evitare le pesanti perdite degli anni ’70 quando i tassi di interesse decollarono verso l’alto. Soprattutto il metallo giallo fece da abile contraltare alle perdite dei bond.

oro

Il più lungo drawdown in termini temporali è stato di appena 3 anni con la peggiore decade dal punto di vista dei rendimenti in grado comunque di portare a casa un dignitoso 2,8% annuo al netto dell’inflazione. La peggiore annata ha visto una perdita del 14%, la migliore un guadagno del 22%.

Interessante infine l’ultimo grafico che mostra i rendimenti annui composti (Cagr) su 15 anni rolling (ovvero il rendimento ogni anno dal 1972 facendo il bilancio al termine di ogni 15esimo anno).

perm3

Mai sotto al 3% annuo al netto dell’inflazione, mai sopra al 5%. Indubiamente un portafoglio molto stabile nei rendimenti. Chi sta per chiudere l’investimento in questo 2016 (e che ha investito nel 2001) si porterà a casa un più che onorevole 4,1% al netto dell’inflazione.

Possiamo quindi dire che il Permanent Portfolio fa della stabilità e dell’utilizzo soprattutto della strategia Barbell due elementi capaci di tutelare l’investitore dalle spinte inflazionistiche dell’economia.

Leggi anche: Speciale Asset Allocation: All Seasons Portfolio

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3 risposte a "Speciale Asset Allocation: Permanent Portfolio"

  1. Francesca Beretta 28 febbraio 2019 / 2:03

    Salve, studio da due anni il PP e ora mi sono decisa ad implementarlo come investitrice svizzera (con le debite modifiche ovviamente). Proprio sul punto di agire mi sono imbattuta in questo articolo:

    (https://www.sovereignman.com/trends/when-they-say-hoarding-instead-of-saving-you-know-youre-in-trouble-20185/)

    “(…)So on a risk-adjusted basis, the portfolio posted very strong returns for decades.

    Until now.

    The Permanent Portfolio allocates 25% to bonds.

    Yet with $13 trillion worth of government bonds now victimizing investors with negative yields and desperate, experimental monetary policy, bonds have become foolish investments.

    Another 25% of the portfolio is allocated to cash.

    But cash is becoming dangerous to own, with more and more governments floating the idea of cash controls or all-out cash bans.

    The latest assault from the establishment on physical cash comes via Harvard Professor Ken Rogoff, who advocates for the abolition of cash in a recent essay ‘The curse of cash’.
    (…)
    The fundamental reason why the establishment wants to abolish cash is as a necessary precursor to the imposition of negative interest rates.

    As interest rates head below zero, savers will rightly be resistant to the idea of paying banks for keeping cash on deposit.

    The obvious answer for any responsible, sensible saver is to remove his/her savings from the bank and hold physical cash.

    Policymakers will try to prevent this from happening at all costs; even a small uptick in cash withdrawals poses extreme risk for many already-fragile banking systems.
    (…)
    So with cash and bonds off the table thanks to negative interest rates and a growing movement to abolish cash, an investment strategy like the Permanent Portfolio which allocates 50% to cash and bonds can no longer accomplish its purpose.”

    In particolare qui in Svizzera sempre piu banche ammettono di non escludere di applicare prossimamente tassi negativi sui conti correnti.

    L’articolo mi ha colpito perché erano proprio queste due porzioni del PP (breve termine o contanti e Obbligazioni statali a lungo termine) a rendermi titubante.

    Fantaeconomia o c’è qualcosa di vero?

    Grazie e complimenti per il blog

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    • archeowealth 28 febbraio 2019 / 21:59

      Mi permetto di essere abbastanza freddo circa queste ipotesi complottiste. Se i tassi sono negativi è perchè non c’è domanda di denaro sufficiente (e circolazione) ad alimentare i tassi e l’inflazione, quell’inflazione che tutti gli stati vorrebbero moderato per rendere meno onerose le montagne di debiti accumulati in questi anni.
      Ci sarà sempre una banca che non imporrà tassi negativi ed il denaro si sposterebbe di conseguenza. Se anche tutto il denaro mi costasse per depositarlo in banca (ed è già così tra imposte e spese varie con remunerazione zero) le banche centrali si troverebbero di fronte a corse verso oro, bitcoin e quant’altro, molto pericoloso.
      Semplicemente credo che siamo in una fase storica di passaggio. Il classico terreno inesplorato dalle conseguenze imprevedibili. La FED ci sta lentamente provando a tornare alla normalità, Europa e Giappone sono alle prese con problemi di natura demografica mai vista e faranno molta più fatica. E’ ovvio che se la banca non remunera il denaro, il denaro non va alla banca. Se salta il sistema bancario non c’è banconota o carta di credito che tenga.
      Detto questo capisco che l’allocazione del 50% del portafoglio tra bond e cash rischia di diventare problematica. Nessun rendimento reale se non un bacino dal quale attingere quando l’azionario scenderà. Per me liquidità è = scorta di sicurezza e null’altro. Obbligazioni cuscinetto ammortizzatore che va diversificato tra governativi, credito ed emergenti. Poi ci sono le azioni, l’unico vero motore di rendimento di questi tempi moderni, ma anche fonte di incertezza naturalmente.
      Il Permanent non mi fa impazzire. Ho trovato questo interessante post, dacci un occhio https://fourpillarfreedom.com/heres-how-18-different-portfolios-have-performed-since-1970/
      Buona lettura

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      • Francesca 11 marzo 2019 / 23:43

        Grazie per l’approfondita risposta!
        Portfoliocharts è stata la mia visita quotidiana per un anno (sito geniale) ma l’articolo che mi consigli mi ha dato nuovi spunti. Di fatto il mio dubbio maggiore era tra PP e Golden Butterfly, quest’ultimo meglio per ‘prestazioni’ ma il primo piú facile da ribilanciare. Mi sa che dopo il tuo consiglio di lettura titorno al mio primo ‘amore’, la Farfalla Dorata. Grazie ancora

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