Commodity o non Commodity, questo è il dilemma

comm

Una recente ricerca di Research Affiliates ha cercato di fare un po’ di chiarezza circa il significato da attribuire all’investimento delle materie prime all’interno di un portafoglio di investimento.

Parto però dalla conclusione a cui giunge la società americana. Esistono tanti indici di commodities, ma ognuno di questi ha delle inefficienze che generano nei prodotti replicanti dei disallineamenti piuttosto marcati rispetto al benchmark. A questo si aggiungono fattori di concentrazione ravvisabili su indici eccessivamente pesati su certe commodity (ad esempio energy).

Detto ciò, quello che ci interessa adesso è riprendere in considerazione i lati positivi delle commodity, con un però.

Dal 1976 al 2016 la correlazione dell’indice di commodity scelto da ResearchAffiliates rispetto all’indice azionario S&P500 è stato di 0.17, irrilevante quindi. Rispetto all’indice di inflazione americana la correlazione positiva sale in modo considerevole a 0.46. I primi due messaggi sarebbero quindi, protezione dall’inflazione e capacità di diversificazione all’interno del portafoglio di investimento.

Il primo grafico ci mostra proprio la capacità che hanno storicamente avuto le commodity di ridurre la volatilità di un portafoglio di investimento inserendo 5 punti percentuali delle stesse (mediamente 53 punti base in meno di volatilità rispetto ad un classico 60% azioni 40% bond).

Fatta eccezione per il periodo immediatamente successivo al 2009, questa affermazione è vera, ma obiettivamente ha perso di peso nel corso dell’ultima decade. Anomalia, new normal o che altro, di fatto non tutto quello che è stato buono fino a oggi domani ripeterà i suoi effetti.

Questa statistica ha senso come quadro generale, ma obiettivamente non ci dice granchè sulla capacità che avranno nel prossimo futuro le commodity di attutire la volatilità con 5 punti di materie prime in portafoglio.

5

Allora le commodity proteggono dall’inflazione giusto? Sì e no.

Dal 1999 al 2016 con un’inflazione superiore al 3% un indice generico di commodity ha fatto decisamente meglio di un portafoglio 60/40, ma all’opposto, con inflazione sotto al 3%, il risultato è stato di una decisa sottoperformance. Quando si parla perciò di protezione da inflazione bisogna sempre considerare di quanta inflazione si sta parlando per dare un senso alle commodity.

L’ultimo grafico mostra cosa sono diventati 100$ negli ultimi 40 anni dal 1976. Il montante finale è relativo ad un portafoglio 60/40, al classico monetario T-Bill, all’inflazione e all’indice di commodity.

Salta subito all’occhio come il T-Bill ha reso più delle commodity le quali hanno però avuto una volatilità media del 20%. Le materie prime hanno ripagato l’inflazione, ma complici i cali degli ultimi anni, sembrerebbe che il rischio corso non ha ripagato granchè.

cpiQuesto studio è interessante perchè mette in mostra dinamiche storiche di lungo periodo e dinamiche di breve periodo contrapposte a quelle di lungo. Le commodity in linea di massima possono considerarsi come un buon diversificatore di portafoglio anti inflazione. Esistono però periodi storici anche lunghi, in cui questa regola funziona poco e male. Ecco perchè giocare tante fiches sul piatto delle commodity solo perchè hanno perso molto negli ultimi anni, non è mai una buona idea.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...