Il mangiatore di soldi

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Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi.

Il mangiatore di soldi infatti, giorno dopo giorno, rema contro di noi. Se per esempio programmiamo di acquistare qualcosa che oggi costa 10o Euro, fra 10 anni e con un tasso di inflazione costante del 2% costerà quasi 122 Euro. I nostri 100 Euro avranno perso quindi potere d’acquisto. Fra 20 anni quell’oggetto ne costerà poi 148 di Euro, praticamente il 50% in più rispetto ad oggi.

Tutto questo impatta naturalmente anche nel modo di investire. Scegliere sempre strumenti prudenti non risolverà il problema; la storia dice che chi rimane sempre  molto conservativo, nominalmente non perderà, ma in termini reali sì. Nello stesso esempio di prima 50 mila Euro investiti al 1%, ma erosi da un tasso di inflazione del 2%, diventerebbero in 30 anni 41 mila in termini di reale potere d’acquisto.

La tabella che riportiamo qui sotto può servire per chiarire ancora meglio per chiarire il concetto.

Prendiamo 10 mila Euro e per vari tassi di inflazione e vediamo cosa diventano in termini reali fra 5, 10, 20, 30 e 40 anni.

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Anche solo prendendo il tasso di inflazione medio del 2%, fra 30 anni il nostro deca sarà diventato la metà in termini reali.

Se poi gli effetti collaterali delle politiche monetarie degli ultimi anni, uniti alla variabile Trump, dovessero far schizzare l’inflazione al 5% per un ventennio, i vostri 10 mila si ridurrebbero di un terzo sempre fra 30 anni.

Siate preparati, siate consapevoli e comprate meno materassi!

Leggi anche: Un portafoglio anti inflazione

 

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