Fatti delle domande, datti delle risposte

Una delle leggende metropolitane presente nel mondo dei fondi di investimento a gestione attiva è quella della (presunta) protezione maggiore che questi prodotti offrono nelle fasi negative di mercato. Ne abbiamo già parlato in questo post, ma ci conforta sapere che anche un “santone” dell’editoria finanziaria come Jason Zweig ha di fatto smontato questa idea distorta del vantaggio competitivo della gestione attiva durante i ribassi.

Personalmente credo che la gestione attiva offra comunque qualche vantaggio sia nelle fasi di discesa che di salita, ma solo in alcune particolari nicchie di mercato e comunque in termini non così eclatanti come qualcuno sistematicamente vuole farci credere. Del resto come ben sapete in finanza il gioco è a somma zero e se investiamo in fondi (ed anche ETF) il banco vince sempre.

L’autore del best seller Il piccolo libro che salva i tuoi soldi. Come avere la meglio su mercati rischiosi, sui truffatori e su voi stessi ha citato sul suo blog una ricerca condotta dal professor Rui Dai della Wharton Research Data Services. Lo studio ha preso in considerazione le performance dei fondi a partire dal 1962 ed il risultato non può certo dirsi esaltante.

Nel bear market 2007-2009 lo S&P500 perse il 50,2%, mediamente i fondi persero il 49,7%. Durante il bear market 2000-2002 lo S&P500 perse il 43,4%, mediamente i fondi persero il 43,2%. Nerl crash del 1973-1974 la borsa perse il 37,3%, i fondi mediamente il 38,9%. Lanciate una monetina e avrete praticamente le stesse probabilità.

Come dice provocatoriamente Zweig, l’unico modo per proteggere il capitale nelle fasi di ribasso è mettersi in liquidità o comprare asset a correlazione negativa con la borsa. La regola più vecchia del mondo che funziona sempre.

Semplicità deve essere la parola da mettere al primo posto quando si investe.

L’obiettivo comunque di protezione del capitale appare molto arduo ed ovviamente nessuno è in grado di sapere in anticipo quando arriverà il prossimo crash.

Esistono analisti bravi ed altri meno, esistono gestori bravi ed altri meno. Quelli onesti non vi prometteranno mai una immunizzazione totale dalle perdite.

Chi invece promette con nomi di fondi psicadelici una protezione totale dei vostri soldi dalle fasi negative di mercato altro non è che che la versione moderna di quegli imbonitori che nei periodi medioevali andavano in giro con un carrettino vendendo pozioni miracolose fatte di acqua e zucchero.

Leggi anche: I gestori dei fondi attivi sanno proteggerci dai ribassi? Insomma…

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3 thoughts on “Fatti delle domande, datti delle risposte

  1. Domenico 24 luglio 2017 / 23:33

    Buona sera,
    daccordissimo che il “banco vince sempre”, a noi modesti risparmiatori però non resta che affidarci a dei professionisti per i ns soldi, detto questo ho perso da tempo la fiducia nei fondi a gestione attiva, hanno costi addirittura proibitivi (spesso e volentieri ben nascosti) che difficilmente anche performando in maniera positiva superano i costi stessi, quindi risultati 0 o peggio sotto 0, in poche parole ci guadagnano solo gli intermediari. Che dire ci rimangono gli ETF, poco costosi, trasparenti, in una parola “semplici”.
    Buona sera

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    • archeowealth 27 luglio 2017 / 19:18

      Già ma poi bisogna anche sapere in cosa investire ed ormai vedo un proliferare di asset allocation più o meno tutte uguali allineate per profili di rischio più o meno tutti ugiali e sì fatte con parecchi ETF, forse troppi. Questo serve per generare il cosiddetto valore aggiunto che giustamente deve essere pagato, ma forse a volte è un pò troppo pagato.
      Un bravo consulente, parlando solo degli investimenti finanziari, credo debba avere la capacità di semplificare, diversificare il rischio e le fonti di rendimento ed in 10 minuti essere in grado di commentare un portafoglio già rodato facendo qualche nuova proposta occasionalmente. Quindi i costi dovrebbero essere molto più bassi.

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      • Domenico 27 luglio 2017 / 23:25

        D’accordo sul “bravo consulente” che giustamente deve essere pagato per il proprio valore aggiunto che poi si traduce in un lavoro ben fatto per il proprio cliente….il problema è che molti di noi (tra cui io) ci siamo rivolti agli ETF perché di bravi consulenti che si interessano soprattutto al cliente e non alle strategie della propria banca ahimè non ce ne sono molti in giro, parlo per esperienza personale ovviamente, però sono arrivato alla conclusione che il miglior consulente per i tuoi investimenti sia te stesso, certo ci vuole un po di impegno e consapevolezza in più del mondo finanziario, ma almeno sei tu il responsabile nel bene o nel male dei tuoi investimenti.
        Grazie anche ai suoi suggerimenti sto apprendendo un di consapevolezza e saggezza in più gli obiettivi che voglio perseguire, e ritengo sia l’ unica strada percorribile.
        Buona serata

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