La Mano Calda

In omaggio al premio Nobel per l’economia Richard Thaler questa settimana il nostro blog ripropone gli articoli nei quali è stato citato l’autore del libro  Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

Se dovessi consigliare a qualcuno due libri da leggere durante le vacanze natalizie non avrei dubbi su questi titoli.

Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci

Richard Thaler – Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

basket

La finanza comportamentale negli ultimi anni sta guadagnando una dignità che fino alla fine del ventesimo secolo non veniva riconosciuta praticamente da nessuno. Due bear market devastanti hanno creato una letteratura molto prolifica che ha cercato di dare una spiegazione più concreta a quello che è successo, e soprattutto al perché la nostra mente non sempre agisce razionalmente, paradigma dell’economia più classica in voga negli anni ’90.

Sono talmente tanti gli argomenti affrontati in questi due libri che diventa difficile scegliere. Se devo fare un esercizio veloce di memoria, mi salta subito in mente la cosiddetta regola della mano calda citata nel libro di Thaler.

La mano calda non è altro che quel fenomeno che gli appassionati di basket attribuiscono ad un giocatore che infila una serie consecutiva di canestri senza errori. Telecronisti, giornalisti e tifosi mutano così il giudizio su un certo giocatore grazie ad un particolare contesto positivo.

Passare la palla ad un giocatore con la mano calda è considerata una buona strategia. Peccato che gli esperimenti fatti dagli accademici americani hanno dimostrato che la mano calda di fatto non esiste.

Durante un All Star Game della NBA americana due studiosi, Koehler e Conley, hanno verificato le statistiche precedenti la chiamata della mano calda da parte dei cronisti e le statistiche successive. Prima della chiamata i giocatori avevano in media l’80,5% di percentuale di realizzazione dei tre tiri precedenti; dopo aver citato la mano calda i giocatori segnavano il 55,2% dei tiri. La percentuale complessiva dell’intera gara fu 53,9%.

Associare questo fenomeno alla cosiddetta persistenza delle performance dei fondi a gestione attiva è un gioco da ragazzi. Quante volte si è attribuita ad un gestore l’etichetta di fenomeno grazie ad una scelta contrarian azzeccata oppure ad una striscia di rendimenti sopra la media per più periodi consecutivi.

Dopo di che il giochetto del marketing può partire e far sognare tutti i risparmiatori. Peccato che anche in questo caso le statistiche confermano che la mano calda non esiste.

S&P Index pubblica periodicamente un rapporto chiamato “Persistence Scorecard” dal quale si deduce molto agevolmente come vanno le cose. Vediamo la tabella sottostante

thaFonte: S&P Index

Dei 641 fondi americani che a marzo 2014 risultavano nel primo quartile di performance, due anni dopo solo il 7,3% si trovava ancora in quella posizione. Se poi siamo buoni e vogliamo vedere quei fondi che due anni dopo sono rimasti nella metà più elevata delle rilevazioni, notiamo come solo un quarto è arrivato al bersaglio. Andando nei sottodettagli, abbiamo addirittura lo “spettacolare” 0,6% di 146 fondi impegnati nelle small cap che due anni prima erano nel primo quartile di performance e che nel 2016 era riusciti a rimanere al comando.

Una mano calda che si è raffreddata molto velocemente!

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