Le strategie vincenti sono ovunque, ma…

Qualche settimana fa sul sito online dell’Economist è stato pubblicato un articolo interessante relativo alle cosiddette strategie Smart Beta.

Nulla di nuovo per i nostri lettori (ne abbiamo parlato in diverse occasioni), ma quello che a nostro modo di vedere può essere interessante è la riflessione che emerge dall’articolo.

L’utilizzo dei cosiddetti “fattori” all’interno degli ETF è la realizzazione in pratica di ciò che accademici internazionali hanno già ampiamente previsto, la macchina che sostituisce l’uomo (in questo caso il gestore di fondi). E’ la dura realtà, visto che questi strumenti altro non fanno che replicare strategie che già i gestori portano avanti. Value, dividendo, bassa volatilità, piccole e medie capitalizzazioni sono tutti fattori che un algoritmo può replicare a bassissimo costo.

Certo il gestore può utilizzare la flessibilità della mente umana, ma i costi da coprire (ricerca, remunerazione del team, ecc…) rendono spesso e volentieri lo smart beta più competitivo agli occhi di chi compra.

Un interessante studio accademico citato all’interno dell’articolo ha provato a capire come hanno lavorato certe strategie automatiche dal 1975 al 2016. Ad esempio nel caso del momentum la regola adottata è stata quella di selezionare nei sei mesi precedenti le azioni migliori (comprandole) e quelle peggiori (vendendole allo scoperto). Tutto questo ripetuto ogni mese ha generato un valore medio positivo mensile di 0.79%, quasi il 10% all’anno, sufficiente a coprire i costi di trading.

Quello che però lo studio voleva dimostrare era altro. Sono stati infatti trovati ben 316 differenti modi di creare strategie di investimento di successo.  Se vi dicessi che  comprare ogni primo lunedì è un’ ottima scelta perchè gli ultimi 50 anni di storia hanno dimostrato che in questo modo si batte l’indice di riferimento, nessuno potrebbe contrastare la validità dei dati storici (ovviamente l’esempio è puramente inventato e privo di ogni fondamento). Il punto della questione è se queste evidenze continueranno a lavorare in futuro come in passato. La risposta più semplice ed ovvia è che non lo sappiamo.

Vale per i fattori, come per i settori o per le aree geografiche, non sappiamo qual è il momento giusto per comprare. Nell’individuare momenti in cui i prezzi sono particolarmente allettanti l’analisi tecnica aiuta, la fondamentale pure, ma sono pur sempre strumenti che forniscono probabilità, non certezze. Quando qualcuno viene preso in giro perchè mette il dito sull’azione che ha perso di più l’anno passato e la compra, altro non fa che giocare sul principio del ritorno verso la media, uno dei metodi più antichi e funzionanti del mondo per essere vincenti.

Certamente non è un consiglio di buon senso che ci sentiamo di dare, ma obiettivamente pensare che le strategie fattoriali faranno meglio del mercato per i prossimi anni appare un po’ ambizioso. Il multifactor rimane a mio modo di vedere la scelta più ponderata per un investitore di lungo periodo e può certamente essere affiancato ad un classico azionario internazionale.

Vi lascio però con una riflessione. Tutto il denaro che sta entrando su queste strategie non provocherà distorsioni in modelli che finora sono stati fatti oggetto di back test basati su un mondo passato lindo e perfetto in cui queste stesse strategie non erano comprabili da nessuno?

Riflettete gente, riflettete, perché i fallimenti dei back test nascono proprio dalle loro stesse caratteristiche. Test su un mondo che non vedeva come attori quei prodotti.

In quel momento nessuno poteva agire con le stesse conoscenze e strumentazioni di cui dispone ora. E non sono così sicuro che il comportamento degli investitori (cioè noi) sarebbe lo stesso se una macchina del tempo ci riportasse indietro.

Leggi anche: Imparare dal passato non è facile

                       Se la storia non si ripete

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