Diario di un papà investitore

Un paio di anni fa ho deciso di cominciare ad accantonare un po’ di risparmi per i miei figli, ma mi accorsi fin da subito che il quadro che avevo intorno non era molto confortante. Pur avendo (credo) una cultura finanziaria medio elevata non riuscivo a trovare nessun prodotto che potesse soddisfare le mie esigenze.

Stavo facendo quell’errore che accomuna la maggior parte degli investitori non professionisti, partivo dal fondo (ovvero i prodotti) invece che dall’inizio (gli obiettivi).

Decisi così di mettere in fila tutto quanto pensando per quale motivo accantonavo i soldi e quali obiettivi i miei figli avrebbero potuto soddisfare  con quei soldi. Fatto questo esercizio cominciai a pensare a quanto potevo realmente accantonare per non compromettere il tenore di vita della famiglia e quale rendimento nominale netto era ragionevole attendersi da un investimento di questo tipo. Infine arrivai alla chiusura del cerchio con la scelta degli strumenti che avrebbero composto la mia asset allocation ideale. La parola d’ordine fin da subito è sempre stata semplicità.Nella fase iniziale, come tutti i genitori italiani, ha gettato uno sguardo ai prodotti postali, poi sono passato alle polizze assicurative, alle obbligazioni, ai fondi ed infine agli ETF. Ovviamente cercavo qualche prodotto di investimento che non necessitasse di troppa manutenzione.

Inutile dire che sui prodotti postali e assicurativi in genere, a fronte di rendimenti pressochè inesistenti o potenzialmente tali al netto di tutti i costi più o meno occulti dei prospetti,  la mia ricerca non produsse grandi frutti. La complessità e la costosità di certi strumenti mi spinsero a cercare rifugio nei piani di accumulo dei fondi.

Questa avrebbe potuto anche essere la scelta più logica soprattutto perché i costi di sottoscrizione mensili risultano spesso più bassi degli ETF e l’automatismo è garantito.

Ma ero proprio obbligato ad acquistare ogni mese? No, e allora via libera all’acquisto con cadenza quadrimestrale su ETF per abbassare i costi di sottoscrizione ed ovviamente i costi di gestione. Ogni quattro mesi mi metterò al pc ed inserirò qualche ordine, mi dissi a quel tempo. Direi che con il senno di poi fu la scelta giusta.

Non ero però ancora soddisfatto.

Accantonare dei soldi tramite strumenti che un giorno i miei figli avrebbero potuto vendere ed in due giorni prendere il bottino e spenderloa destra e a manca non mi andava giù. Va bene fare sacrifici per loro, va bene stilare gli obiettivi, ma quando si arriva al traguardo qualche vincolo bisogna pur porlo altrimenti un ventenne mosso ad entusiasmo potrebbe leggermente deviare dalla traiettoria consigliata.

E allora perché non aprire un fondo pensione? Rapida indagine sui vantaggi fiscali (consistenti anche per il papà sottoscrittore), ricerca del veicolo giusto ed ingresso con il solito piano di accumulo.

Queste sono le premesse. Nelle prossime settimane cercherò di rendere i lettori interessati partecipi di come si sta muovendo questo piccolo patrimonio che piano prende forma. Sarà un racconto dettagliato ed un po’ fuori dagli schemi per cercare di aiutare chi, come il sottoscritto, un bel giorno si è posto il dubbio che forse non stava facendo esattamente ciò che serviva per aprire ai propri figli la strada dell’autonomia finanziaria.

Alla prossima puntata.

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2 thoughts on “Diario di un papà investitore

  1. Giuseppe 4 dicembre 2017 / 19:34

    Grazie,
    Aspetto con molto interesse le prossime letture del “Diario di un papà investitore”. 🙂

    Mi piace

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