Soldi ed emozioni

Ottimo post di Michael Batnick sul blog  Irrilevant Investor. Tutto parte dall’immagine che proponiamo qui sotto.

Entrambi gli investimenti partono da 1 Dollaro e nel corso dei 20 periodi successivi il numero 1 arriva a perdere fino al 63%, il numero 2 a guadagnare il 171%. Il risultato finale però porta ad entrambi lo stesso risultato.

Pensate al fiume di emozioni che hanno vissuto questi due investitori prima della fine del percorso.

L’investitore 1 ha cominciato con fiducia, poi la fiducia è diventata speranza, poi il dubbio si è insinuato nella sua mente, poi la depressione e la maledizione verso ogni forma di investimento.

L’investitore 2 ha cominciato anche lui con fiducia, poi maggiore sicurezza nelle proprio capacità, poi euforia con i sogni di cosa si potrebbe fare per il resto della vita grazie ad un rendimento annuo composto del 10%.

Per entrambi però ad un certo punto è cominciata la convergenza fino al ritorno al medesimo punto di partenza.

Le emozioni si invertono, si mixano ed alla fine il numero 1 si sentirà un eroe per aver tenuto duro, il numero 2 un fallito per aver perso l’occasione della vita.

La finanza è anche questo. Soldi ed emozioni che si mischiano alterando l’immagine di colui che gli economisti di una volta chiamavano l’investitore razionale.

 

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Valuta forte ed investimenti

I cataloghi dei collocatori di prodotti gestiti sono sempre più ricchi di strumenti a copertura del rischio cambio. La logica è ovviamente quella di ridurre il rischio valutario, estraendo solamente il buono dagli asset sottostanti.

L’ultimo anno ha fatto capire agli investitori cosa vuole dire perdere il 15% sul Dollaro nel giro di un solo anno, sia sull’azionario che sull’obbligazionario. Questo perchè essendo il Dollaro la valuta più scambiata al mondo, una buona fetta degli indici azionari internazionali o delle emissioni obbligazionarie sono appunto denominati e scambiati in Dollari. La democrazia di un’oscillazione valutaria è totale. Se compro un Treasury americano o lo S&P500, un -10% è uguale sia per l’obbligazione che per l’azione.

Servendomi dell’ottimo sito PortfolioVisualizer ho cercato di capire cosa è successo dal 1999 al 2017 per i bond globali hedged (ovvero coperti) e quelli non hedged (quindi aperti al rischio cambio). Ovviamente essendo il sito di origine  americana la copertura dal rischio di cambio è legato alle valute diverse dal Dollaro.

In questi 18 anni di analisi non ci sono grandi dubbi. Per un investitore tenere aperto il rischio cambio ha più che raddoppiato la volatilità, quasi raddoppiato il drawdown e portato ad un rendimento annuo leggermente inferiore. Esattamente ciò che gli studi accademici ci dicono da tempo.

Nel lungo periodo i cambi non fanno la differenza se non aumentando la volatilità dei rendimenti di portafoglio.

Fonte: PortfolioVisualizer

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L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Primo trimestre 2018)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà è quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), il portafoglio cerca di comprimere al massimo uno dei pochi elementi conosciuti a priori durante un investimento, ovvero il costo. Tutto con la semplicità di pochi strumenti inseriti all’interno del portafoglio.

Alla fine del 2017 il capitale era cresciuto a 58.600 Euro. Inevitabile che prima o poi avremmo visto una correzione di mercato che avrebbe rallentato il passo.

Al 31 marzo 2018 scende così a 14,16% il rendimento cumulato da gennaio 2015 per un importo di 57.200 Euro.

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Amica Volatilità

La volatilità sul mercato azionario mondiale è tornata e questo, dopo un’annata di minimi storici in termini di oscillazione dei prezzi, era una cosa assolutamente normale e prevedibile.

Sapete bene cosa pensiamo della volatilità dei prezzi azionari, opportunità e non certo rischio per un investitore di lungo termine. La volatilità è il prezzo da pagare per una over performance nel lungo periodo. Questa frase non è nostra ma l’abbiamo estrapolata da un interessante articolo apparso sul sito inglese di Vanguard

Di questo articolo riteniamo interessanti alcuni passaggi che vogliamo condividere con i lettori.

Il primo è relativo a quello che successe nel 2008. L’indice americano S&P500 trovò a novembre 2008 il suo picco di volatilità, ma chi tenne duro fino a quando la volatilità scese 10 mesi dopo sotto la sua media storica avrebbe prodotto un ritorno del 33%. Come giustamente dice il premio Nobel Daniel Kahneman, se possedere azioni è un progetto di lungo termine per noi stessi, seguire il loro andamento nel breve termine è veramente una cattiva idea, anzi è la cosa peggiore che possiamo pensare di fare.

In fondo la volatilità altro non è che la misura di quanto il rendimento del nostro investimento si discosta dal suo valore medio. Meno guardiamo l’andamento del nostro portafoglio meno rischiamo di vedere numeri che potrebbero infastidirci e rovinare il nostro piano di investimento. Continua a leggere

Le sette regole d’oro di John Bogle

Post breve e festivo quello di oggi, ma crediamo molto efficace nel trasmettere alcuni concetti chiave per ogni investitore.

La fonte è il celebre John Bogle, il fondatore di Vanguard, un vero mito per chi lavora nel mondo finanziario.

Regola 1) Invest you must – Proprio così, dovete investire, ma senza privarvi di un adeguato tenore di vita. Aumentate progressivamente nel tempo l’investimento, ma fatelo.

Regola 2) Time is your friend – Il tempo è amico di chi comincia ad investire fin da giovane. La finanza è prima di tutto pazienza ed anche i momenti difficili sono solo rumore nel lungo periodo.

Regola 3) Impulse is your enemy- L’impeto, l’impulsività, la frenesia nell’investimento sono deleteri, sono veleno, sono nemici che portano a decisioni tossiche per il benessere dei vostri soldi.

Regola 4) Basic arithmetic works- la matematica di base è quello che vi serve per capire dove potrete andare nel vostro viaggio. La capitalizzazione composta è semplice ed efficace e lavorerà im modo esponenziale nella parte terminale della fase di accumulo

Regola 5) Stick to simplicity- Semplicità prima di tutto. Lasciate da parte prodotti opachi, strategie miracolose, complicate strutture di investimento. Semplicità e buon senso ed avrete fatto un bel pezzo di strada.

Regola 6) Never forget reversion to the mean- Il principio del ritorno verso la media è ciò che, abbinato al tempo e alla capitalizzazione composta, riporta la barca in equilibrio aggiungendo un potente motore in grado di spingere gli investimenti. Quando tutto sembra crollare ricordate sempre che siete lontani da una media ed il tempo vi riporterà prima o poi in carreggiata. Le mani forti lo sanno e cercano di farvi vendere a tutti i costi. Se il vostro obiettivo è temporalmente lontano perchè permettere a qualcuno di arricchirsi sfruttando le vostre paure?

Regola 7) Stay the course – Mantenere la rotta, non farsi distrarre dal rumore esterno, fissare bene in mente l’obiettivo finale. Avete in mano un transatlantico perchè rischiare manovre pericolose?

 

Poche pillole da rileggersi ogni tanto distillando con calma i concetti chiave.

 

 

 

 

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