Se anche le obbligazioni perdono come le azioni…

Breve post che ricorda a tutti i naviganti l’importanza di un numerino spesso e volentieri ignorato.

Parliamo di duration che come ben sapete è fondamentale quando costruiamo un portafoglio e vogliamo capire che razza di volatilità (e quindi di rischio di oscillazioni anche negative) dovremo sopportare.

Di questo fondamentale concetto che ogni investitore in obbligazioni dovrebbe essere a conoscenza ne abbiamo parlato qui https://investireconbuonsenso.com/2015/02/22/ha-senso-investire-in-prodotti-a-duration-hedged/

e qui https://investireconbuonsenso.com/2017/08/21/gestire-la-duration-di-un-portafoglio-bond-2/.

Nel mese di maggio sono però successi diversi eventi che dovrebbero ricordare ai più come anche lo obbligazioni possono arrivare a perdere quanto un azione.

Per fare questo vediamo  tre esempi  operativi realmente accaduti nel mese di maggio.

Ho scelto volutamente un ETF che investe in soli titoli di stato italiani per far comprendere la sua reazione nelle giornate di fuoco del debito italiano di fine maggio. A questo ho aggiunto un titolo di stato sempre italiano a scadenza decennale ed un titolo di stato turco analoga scadenza. Anche la Turchia ha attraversato un discreto shock nel quinto mese dell’anno e questo ha impattato su tutti i fondi/Etf che investono in bond emergenti.

Le variazioni in punti base (100 punti base equivalgono al 1%) sui due titoli decennali ci fanno capire cosa è successo ai prezzi  su movimenti di entità importante sui tassi di interesse in un periodo molto breve di tempo. Come si può vedere dalla tabella anche l’obbligazionario può tranquillamenti muoversi in alcuni casi particolari con percentuali che ricordano l’azionario.

Guardiamo anche l’ETF di iShares che replica un tipico investimento diversificato in obbligazioni statali italiane. La duration desumibile dal factsheet è 6.8 e nei drammatici giorni del sell off sul debito italiano la perdita ha superato il 5%.

La convenzione del concetto di duration porta a stimare la perdita per un aumento di 100 punti base (1% nel tasso di interesse) in un valore percentuale pari all’incirca alla duration del portafoglio.

Chi costruisce portafoglio con finalità lagging non dovrebbero certo preoccuparsi delle oscillazioni visto che l’obiettivo è quello di arrivare a scadenza (escludendo ovviamente il rischio default).

Chi invece costruisce portafogli con finalità speculative o semplicemente di investimento di lungo periodo, dovrà guardare con attenzione alla duration di fondi o ETF poiché tendenzialmente questa rimarrà stabile nel tempo rendendo quindi il fondo/ETF stesso soggetto ad oscillazioni più o meno marcate sulla base dell’andamento dei tassi di interesse.

In realtà c’è anche un altro messaggio in tutto ciò. Mettere tutte o buona parte delle uova nello stesso paniere è un comportamento irresponsabile ed al 99% perdente. Ricordate sempre che sul mercato ci sono centinai di migliai

 

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5 risposte a "Se anche le obbligazioni perdono come le azioni…"

  1. leunaM 6 giugno 2018 / 15:05

    Ciao a tutti, io mi sto avvicinando al mondo degli investimenti, e mi hanno consigliato di affidarmi ad una società di consulenza finanziaria, nella fattispecie soldiexpert.com.
    Voi cosa ne pensate?

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    • Raffaele 6 giugno 2018 / 19:07

      Vedi anche moneyfarm e euclidea

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    • archeowealth 12 giugno 2018 / 22:07

      Sono tutte società specializzate nella consulenza robo advisor. Conosco moneyfarm, meno le altre. Realtà interessanti per l’automazione dell’investimento e la generazione di portafogli bilanciati costantemente e ad asset allocation. Forse un pò cari ma credo siano delle buone proposte per cominciare ad investire piccole cifre iniziali. Come dico sempre l’importante è cominciare, poi i prossimi anni porterenno grandi cambiamenti nel mondo degli investimenti con tanta innovazione tecnologica ed allora le occasioni non mancheranno.

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  2. Claudio 12 giugno 2018 / 10:57

    Vorrei tornare sull’argomento delle minusvalenze in scadenza, che possono essere recuperate con conseguente (significativo) risparmio fiscale. Qual è, secondo Voi, la strategia meno rischiosa per perseguire questo obiettivo? Il rischio (concreto) di accumulare nuove perdite giustifica l’investimento in singoli titoli del mercato azionario allo scopo di compensare le eventuali future plusvalenze? All’Autore del blog chiedo anche se esiste qualche contributo informativo che approfondisce l’argomento? Grazie

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    • archeowealth 12 giugno 2018 / 22:03

      Le minusvalenze accantonate sono un elemento certo, le plusvalenze future sono incerte. Già qui hai la risposta. Ogni strategia per compensare le minus già realizzate è lecita per non regalare credito d’imposta allo stato, ma investendo con un orizzonte temporale di lungo periodo, che si tratti di azioni o ETF, non dovrebbe essere un problema poichè tutto l’utile (si spera) verrebbe realizzato alla chiusura del piano.
      Oltretutto fondi ed ETF se venduti in perdita aumentano la consistenza dello zainetto minus, se venduti in utile non vanno però a compensare le minus pregresse.
      Ci si può rivolgere ad azioni, obbligazioni in valuta, titoli obbligazionari quotati sotto la pari (ma con tassi bassi bisogna scegliere prodotti high yield con merito di credito scadente), certificates. Ongi strategia ha però un forte elemento di incertezza con tanto di probabilità di aumentare le minus piuttosto che ridurle. Preferisco essere un accumulatore cercando di vendere il meno possibile. l’incertezza se posso la rimuovo.
      Sinceramente non so se in rete c’è materiale al riguardo, credo di sì, ma se qualche lettore vuole segnalare qualche specifico link sarebbe gradito.

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