L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Secondo trimestre 2018)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà è quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), il portafoglio cerca di comprimere al massimo uno dei pochi elementi conosciuti a priori durante un investimento, ovvero il costo. Tutto con la semplicità di pochi strumenti inseriti all’interno del portafoglio.

Alla fine del 2017 il capitale era pari a 58.600 Euro.

Al 31 marzo 2018 la discesa del capitale per effetto di mercati ballerini avava portato il valore a 57.200 Euro.

Al 30 giugno 2018 il ritorno sul valore di inizio anno.

Annata difficile lo sapevamo e che solo grazie al contenimento dei costi generato dall’utilizzo di strumenti a replica passiva (ETF con TER medio di 0,24%), rimane a galla attorno alla linea dello zero in termini di performance. Ovviamente capite da soli come avere un portafoglio di investimento con un costo medio superiore anche solo del 1% avrebbe eroso il capitale di un importo pari a quasi 600 Euro all’anno.

Sappiamo bene che il mercato non cresce in linea retta, ma alterna momenti di crescita a periodi più o meno prolungati di lateralità/correzione. Questo è uno di quei momenti.

Il bilancio dalla partenza si consolida sui valori di fine 2017 con sei mesi in più sul groppone che abbassano leggermente il tasso annuo di rendimento composto.

Il cumulato di 17,1% diventa così 4,6% (netto commissioni su ETF e commissioni di trading ma lordo fiscalità) in termini di rendimento annuo nei tre anni e mezzo che ci separano dalla partenza del 2015 con 50 mila Euro. Bene così, tutto sommato il nostro obiettivo rimane, con un portafoglio bilanciato di questo tipo, un rendimento annuo alla fine del periodo del 4%/5%; sotto questo punto di vista possiamo dire di essere perfettamente allineati.

Negli ultimi 3 mesi il contributo negativo è arrivato dai bond emergenti con un calo superiore al 4% e dall’azionario sempre emergente con un calo del 3%. Se andiamo ai contributi positivi si giocano il ruolo di best performer l’azionario mondiale e le commodity rispettivamente in progresso del 9% e del 10%. Molto bene anche l’azionario europeo cosiddetto “income”. Le azioni aristocratiche (ad alto dividendo) e il REIT hanno chiuso il trimestre in guadagno di oltre il 5%.

Se andiamo a vedere il bilancio da inizio anno, disastroso finora l’andamento del mondo emergente con i bond che perdono quasi l’8% ben controbilanciati dalle commodity in rialzo del 7%. I modesti progressi dell’azionario (tra l’1% e il 3% emergenti esclusi) è controbilanciato dal leggero arretramento dell’obbligazionario dove si salvano solo gli inflation linked.

Il potere della diversificazione è proprio questo. In annate in cui qualcosa va veramente male c’è altro che compensa permettendo un risultato nullo, ma accettabile dopo diversi trimestri di progresso negli anni precedenti.

Di seguito l’asset allocation che rimane stabile.

Stiamo vedendo da mesi una serie di movimenti all’interno delle varie asset type disordinati ed in apparenza preparatori ad un rallentamento del ciclo congiunturale. Se sarà così e se le tensioni commerciali si faranno ancora più intense, per alcuni componenti del nostro portafoglio (commodity, azionario e bond emergenti) la sofferenza si farà sentire. A quel punto il cuscinetto protettivo dei bond sarà molto prezioso. Se non sarà così nessun problema, le asset più rischiose continueranno a fornire il loro contributo alla crescita del capitale.

Come ripeto sempre (a beneficio dei nuovi lettori) ecco il disclaimer finale. Questo è il MIO portafoglio e NON il VOSTRO. Qui dentro ci sono i miei obiettivi e non i vostri. Qui dentro c’è la mia propensione al rischio e non la vostra (che non conosco).

Questo portafoglio non è replicabile semplicemente perchè calza a pennello sul mio profilo di investitore. Anche voi dovrete cercare di costruire (o farvi aiutare da un consulente preparato) un’asset allocation  che miri a realizzare nel corso del tempo i vostri obiettivi. Quando vi sentirete tranquilli di stare sul mercato con quel tipo di investimenti, beh allora avrete raggiunto la pace dei sensi dell’investitore di buon senso.

Buon investimento a tutti.

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3 risposte a "L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Secondo trimestre 2018)"

  1. Erreffe 23 luglio 2018 / 12:58

    Complimenti come sempre! Una curiositá: scrivi “La nostra volontà è quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti”, in effetti hai coperto tutte le asset, non hai messo dentro l’oro, ma ci sono comunque le commodities. Con capitale maggiore e possibilitá di inserire altre assets, cosa aggiungeresti al tuo giá ottimamente diversificato portafoglio? Ti ringrazio e saluto sempre con molto piacere 😉

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    • archeowealth 24 luglio 2018 / 21:02

      Non tanto di più caro Erreffe. Magari small cap mondiali…più volatilità ma rendimenti prospettici più elevati. Sui REIT diversificherei anche qui a livello mondiale mentre sui bond sinceramente non vedo grandi cose da fare, al limite comprerei governativi a duration 1-3 per esigenze di liquidità di breve periodo.
      Sull’oro sono molto indeciso…un arbitraggio Commodity – oro in questo momento che di metallo giallo non parlà più nessuno si potrebbe effettivamente fare. Chiaro che se i tassi americani cominciano a salire forte (ma non credo) sarà un bagno di sangue.

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  2. Erreffe 30 luglio 2018 / 10:40

    Sempre gentilissimo, grazie!

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