L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Terzo trimestre 2018)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà è quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), il portafoglio cerca di comprimere al massimo uno dei pochi elementi conosciuti a priori durante un investimento, ovvero il costo. Tutto con la semplicità di pochi strumenti inseriti all’interno del portafoglio.

Alla fine del 2017 il capitale era pari a 58.600 Euro.

Al 31 marzo 2018 la discesa del capitale per effetto di mercati ballerini avava portato il valore a 57.200 Euro.

Al 30 giugno 2018 il ritorno sul valore di inizio anno.

Al 30 settembre 2018 siamo tornati leggermente sopra ai 59 mila Euro grazie ad una performance positiva dello 0.7% in questo 2018 difficilissimo. Dopo la correzione di questi primi giorni di ottobre la performance è stata completamente azzerata.

Tutto sommato un risultato neanche tanto deludente considerando l’annata. Stagnazione su tanti fronti con il mercato obbligazionario che su tutte le asset type non è stato in grado di fornire risultati positivi, mentre lato azionario l’anno positivo dell’America è controbilanciato dalla negatività marcata di Europa ed Emergenti.

Viviamo un momento storico difficile con l’investimento nel reddito fisso che fatica a creare valore e, per un portafoglio bilanciato, quest’anno l’obbligazionario è una zavorra incapace di aumentare il valore del portafoglio. Verranno tempi migliori soprattutto quando i bond saranno utili per proteggere il portafoglio nel momento in cui tornerà volatilità sull’azionario.

Vediamo però un lato positivo, anzi due. Probabilmente entreremo nel 2019 con rendimenti obbligazionari più alti a livello globale e se avessimo avuto in pancia Btp…non saremmo qui a festeggiare per un modesto segno più nella performance di questo 2018.

Il rendimento cumulato del portafoglio dalla partenza nel 2015 è del 16.3%  (netto commissioni su ETF e commissioni di trading ma lordo fiscalità). Rimaniamo soddisfatti perchè siamo ancora sopra a quell’obiettivo minimo che ci siamo prefissati in fase di avvio dell’investimento, ovvero almeno un 4% annuo.

Si poteva fare meglio? Sicuramente sì osservando come un semplice portafoglio composto al 50% di ETF iShares Msci World ed al 50% da iShares Eur Aggregate Bond avrebbe prodotto quest’anno una performance del 4%. Sull’azionario il rafforzamento del Dollaro ha contribuito in modo positivo ma obiettivamente questa è una variabile che non sempre è così generosa e rappresenta un fattore piuttosto randomico nel breve periodo.

Preferiamo allora tirare dritto con una diversificazione più ampia anche se, per portafogli tutto sommato semplici come il nostro, un investimento modulato su questi soli due ETF non rappresenterebbe un’eresia a nostro modo di vedere.

I contributi negativi del portafoglio in questo 2018 arrivano dall’azionario emergente (-8%), dal corporate americano a cambio coperto (-3%), dall’obbligazionario global aggregate a cambio coperto (-2%), dai bond emergenti a cambio coperto (-7%) e marginalmente dai REIT (-1%). Tutto sommato tutto il mondo bond con l’appendice emergente che ha peggiorato le performance in modo netto.

Il potere della diversificazione è però proprio questo. In annate in cui qualcosa va veramente male c’è altro che compensa (in questo caso l’azionario mondiale) permettendo di raggiungere un risultato pressochè nullo. Quando il mercato ripartirà, la zavorra sarà meno pesante rispetto ad altri investitori che hanno scelto di scommettere e non di investire. Il solito grande vantaggio della diversificazione.

Di seguito l’asset allocation del portafoglio con una novità. Ho deciso di togliere dal portafoglio un ETF che investiva nella strategia Min Volatility sull’azionario europeo capitalizzando un profitto di poco superiore al 6% per rientrare su un classico strumento di replica dell’azionario mondiale Msci World già presente in portafoglio e che così torna al 26%. I motivi di questa scelta sono diversi; l’ETF ha fatto il suo sporco lavoro di contenimento del rischio in questa fase difficile di mercato e le preoccupazioni per una nuova crisi in Europa stavolta causata dall’atteggiamento piuttosto “spavaldo” del Governo italiano sul contenimento del debito.

A qualcuno potrà sembrare poco sexy l’investimento in un ETF basico con sottostante l’azionario mondiale ma come abbiamo visto in questa illuminante intervista, l’investimento NON deve essere sexy, deve essere efficace.

Come ripeto sempre (a beneficio dei nuovi lettori) ecco il disclaimer finale. Questo è il MIO portafoglio e NON il VOSTRO. Qui dentro ci sono i miei obiettivi e non i vostri. Qui dentro c’è la mia propensione al rischio e non la vostra (che non conosco).

Questo portafoglio non è replicabile semplicemente perchè calza a pennello sul mio profilo di investitore. Anche voi dovrete cercare di costruire (o farvi aiutare da un consulente preparato) un’asset allocation  che miri a realizzare nel corso del tempo i vostri obiettivi. Quando vi sentirete tranquilli di stare sul mercato con quel tipo di investimenti, beh allora avrete raggiunto la pace dei sensi dell’investitore di buon senso.

Buon investimento a tutti.

Ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

 

 

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20 risposte a "L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Terzo trimestre 2018)"

  1. Luca 15 ottobre 2018 / 8:26

    Beato te che sei gia’ a +16% 🙂 Io dopo un anno sono a +3%. C’e’ stato un momento di quest’estate in cui volevo avere solo MSCI world + Bond…

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    • archeowealth 15 ottobre 2018 / 22:37

      pazienza serve pazienza e soprattutto liquidità per le occasioni che “temo” porterà con sè il 2019 sulle borse

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      • Luca 16 ottobre 2018 / 8:20

        Infatti non ho dato fondo a tutta la mia liquidità proprio per questo motivo. Mi son tenuto una piccola parte liquida. Non so quando avverrà l’occasione, ma quando avverrà voglio avere denaro per comprare

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  2. Erreffe 15 ottobre 2018 / 12:03

    Ottimo come sempre, aspettavo con ansia questo report 😉
    Qualche curiositá: la tua impostazione sul portafoglio ampiamente diversificato mi convince sempre di piu, ma a titolo di cronaca, quando parli di 50/50 con euro aggregate, ti chiedo: non é un pó troppo home and over biased sui btp? Non é meglio un globale, coperto, come quello da te utilizzato nel Tuo portafoglio? O ancora meglio, vista la funzione protettrice e stabilizzatrice dei bond un global governativo, sempre coperto, magari pure high grade? Come mai hai scelto us corporate al posto di un hy globale? Molte grazie e buon inizio di settimana!

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    • archeowealth 15 ottobre 2018 / 22:54

      Ho scelto US corporate perchè è investment grade e visto che temo i chiari di luna nel 2019 non saranno dei migliori questo mi garantisce maggiore sicurezza. Sul discorso legato alla copertura puoi leggere la risposta che ho dato poco fa in un commento ad un altro lettore.
      Per un ptf semplice semplice 50% Msci World e 50% Eur Aggregate sarebbe la cosa migliore. Home bias nel limite di quel 15%/20% di Italia che potrebbe esserci nell’Eur Aggregate ma ci sta. Ovviamente si può scegliere anche di investire a cambio coperto su global bond, nel lungo periodo qualche beneficio si potrebbe anche vedere, ma siccome siamo in Europa l’Eur Aggregate ti garantirebbe con un prodotto solo un risultato cmq non dissimile da un globale Eur hedged.

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  3. bierlollo 15 ottobre 2018 / 18:26

    Il fatto di avere tutto l’obbligazionario a cambio coperto non appesantisce un po’ i rendimenti? D’accordo che si abbassa la volatilità, però come dici nell’articolo nel lungo periodo il rischio cambio si diluisce parecchio. E la copertura pare che costi circa un 2% all’anno… Non vuole essere una critica ma solo uno spunto di riflessione.

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    • archeowealth 15 ottobre 2018 / 22:49

      La copertura sul Dollaro ormai è prossima addirittura al 3%, ma tieni conto che se compri ora hai sostanzialmente l’equivalente di un rendimento euro free risk con due rischi; il primo che i tassi in America salgano ancora e quindi in seconda battuta che il costo di copertura salga. Ovviamente sono anche due opportunità, ovvero che ti ritrovi con un tasso free risk europeo a tasso variabile senza rimetterci sul prezzo (se i tassi in America smettono di crescere o addirittura scendono) e con un risparmio sul costo di copertura se si stringe il differenziale di tasso con l’Europa (maggiore rendiemento generato appunto da un hedge meno oneroso). A parte questo l’investimento obbligazionario a cambio coperto abbassa la volatilità ovviamente e nel lungo periodo ti offre un beneficio di rendimento simile all’investimento in bond globali a cambio scoperto. Se ti può essere utile proprio in questi giorni un amico lettore mi segnalava questa ricerca di Vanguard https://www.vanguardfrance.fr/documents/global-fixed-income-tlisg.pdf

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      • investirepersempre 16 ottobre 2018 / 3:58

        Dalla ricerca fatta da Vanguard infatti, per un investitore europeo ha senso includere un bond globale a cambio coperto in alternativa ad un Euro aggregate; il peso dell’obbligazionario europeo risulta relativamente limitato a livello mondiale, Vanguard conclude :perché privarsi allora di uno strumento più diversificato e con rendimenti simili?

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      • ATTILIO 16 ottobre 2018 / 13:26

        https://bogleheads.org ne consiglia entrambi (euro aggregate oppure global eur hedged) , ma penso che per stare più tranquilli, il global può assolvere meglio il compito sopratutto in caso di crisi della zona euro.

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  4. Erreffe 17 ottobre 2018 / 12:31

    In termini di volatilitá il tuo portafoglio deve sicuramente aver fatto meglio del 5050, hai per caso fatto questo confronto?

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    • archeowealth 22 ottobre 2018 / 21:47

      Le differenze non sono eclatanti ma ci sono. Un 50% Msci World e 50% Eur Aggregate dal 2015 ad oggi ha avuto una volatilità annua di 5.5 mentre il ptf di Archeowealth è a 5.2.

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  5. huitanot 17 ottobre 2018 / 23:22

    domanda che esula, ma non troppo, un po dal discorso trattato.

    esiste un qualche sito che: dato un paniere di fondi misti riesca a fornire nel complesso come sono proporzionati i vari asset.(% azioni obbligazioni, % settori, %paesi, ecc ) non so se ho reso l idea.

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  6. Anonimo 21 ottobre 2018 / 9:02

    Adotto strategie sia momentum che contrarian sia su sicav (polizza che mi consente compensi fiscali). Il ribilanciamento ovviamente attiene alle seconde.
    1) strategia ispirata alla permanent ptf di Brown ma con pesi diversi
    2) acquisto dei 2 peggiori etf settoriali a 6 e 12 mesi

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  7. Duccio 21 ottobre 2018 / 9:20

    Adotto sia strategie momentum che contrarian, sia con etf che con sicav (polizza che mi consente compensazione fiscale). Ovviamente il ribilanciamento attiene al secondo tipo di strategie
    1) portafoglio ispirato alla permanent theory di Brown
    2) pac sui due peggiori etf settoriali stoxx a 6 e 12 mesi
    3) portafoglio etf bilanciato 67/33 azionario obbligazionario

    senza tediare coi particolari, il principio che ispira il timing di ribilanciamenti/nuove entrate non é a tempo fisso, ma quello di attendere crolli e (possibili) ripartenze.
    traccio Price Oscillator a 5 e 13 periodi, individuo una soglia inferiore che nello storico degli ultimi 20 anni ha individuato picchi di vola significativi seguiti da flesso positivo e/o divergenza rialzista (5 nel 2001/2002, 6 nel 2008, altri nel 2011 e tra 2015 e 2016) .
    insomma, volevo condividere l’idea di aspettare delle correzioni anziché entrare/ribilanciare a occhi chiusi

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  8. Duccio 27 ottobre 2018 / 17:55

    Molto interessante. La ripartizione degli asset é puramente strategica? É guidata anche da logiche quantitative o solo da Outlook, previsioni macroeconomiche, ecc
    Il ribalanciamento viene effettuato? é annuale e “cieco”, cioè non tiene conto di nessuna altra variabile se non i pesi degli asset? Cosa ne pensa della logica sottostante il Permanent Portfolio di Browne?

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    • archeowealth 28 ottobre 2018 / 8:49

      Per quello che riguarda il Permanent Portfolio ne abbiamo già parlato qui https://investireconbuonsenso.com/2017/01/11/speciale-asset-allocation-permanent-portfolio/. Credo rappresenti in parte una buona proposta ma necessariamente dobbiamo tenere conto dei tempi. Il 25% di investimento monetario europeo “brucia” potere d’acquisto ogni anno che passa, è troppo. L’oro al 25% mi pare altrettanto eccessivo, aumenta la volatilità del portafoglio. Preferisco una forma di investimento più diversificata (REIT, inflation linked, ecc…) contro l’inflazione. Qualcosa trovi qui https://investireconbuonsenso.com/2016/10/24/un-portafoglio-anti-inflazione/ .
      Per quello che riguarda l’asset allocation è molto statica. Tendo a cambiare poco per evitare costi inutili e tassazione degli eventuali guadagni. Aggiustamenti magari legate alle variabili valutarie (hedged non hedged) o ala creazione di prodotti ETF più completi e meno costosi.
      Poi ovviamente se certe valutazioni o asset dovessero diventare particolarmente appetibili o al contrario troppo tirati farei delle valutazioni ma credo che il ribilanciamento annuale (magari ragionato per evitare troppe operazioni) rappresenti già un’arma interessante.
      Più si andrà avanti negli anni più la quota azionaria verrà ridotta ma fondamentalmente non scenderò mai sotto al 30%.

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      • Stefano 3 novembre 2018 / 17:25

        Buongiorno. Avrei una domanda relativa all’asset allocation geografica di questo portafoglio. In particolare, mi interessano due asset: l’immobiliare europeo e l’azionario europeo ad alti dividendi. Per entrambi gli ETF di questa categoria (parlo di quelli più noti), esiste sia la versione europea che quella mondiale (European property yield/ Developed markets property yield e Euro dividend aristocrats/ Global dividend aristocrats). Volevo chiedere da cosa è dipesa nel creare l’asset allocation, per entrambi gli ETF, la scelta geografica del solo mercato europeo piuttosto che di quello mondiale intero.
        Grazie in anticipo. E complimenti per l’ottimo lavoro.

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      • archeowealth 4 novembre 2018 / 16:26

        Grazie dei complimenti prima di tutto…fanno sempre piacere. Apro e chiudo una parentesi non certo rivolta a te. Tutti coloro che vorranno criticare il nostro blog potranno farlo liberamente nella sezione commenti. Nessun problema, anzi se sono costruttivi ben vengano. Se invece qualcuno vuole usare questo spazio per insultare o criticare in modo alquanto maleducato…semplicemente lo banniamo perchè qui i maleducati leoni da tastiera non avranno mai spazio.
        Bene, ritorno a bomba sulla tua domanda.
        La scelta dell’immobiliare è legata al fattore inflazione. Il Real Estate è uno degli investimenti più sensibili all’inflazione e siccome voglio che i miei investimenti mi tutelino prima di tutto dalla perdita di potere d’acquisto, l’Europa è una scelta obbligata visto che ci vivo.
        Per quello che riguarda l’ETF SPDR Eur Aristocrats, la scelta ricade su un prodotto di cui conosco bene la strategia e la logica di costruzione.
        Qui trovi qualcosa se ti va di informarti https://it.spdrs.com/it/professional/investment-ideas/spdr-etf-dividend-aristocrats ma in sintesi si guarda non alla percentuale assoluta di dividendo (come fanno tanti ETF di questo settore), ma alla costanza ed alla crescita nel tempo del dividendo. La copertura europea per me non può prescindere da questa strategia.

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