Gli Dei sono tornati e per loro Cash is the King

Riprendendo una parte del titolo di uno dei migliori libri della storia finanziaria (è il primo della nostra personale lista di libri consigliati), gli Dei sono tornati e come spesso succede nei momenti in cui sorgono le difficoltà, l’uno copre l’altro in una view che sa tanto di copia e incolla.

In questo finale di 2018 ha cominciato Goldman Sachs, ha proseguito JpMorgan, ha chiuso (per ora) Bank of America .

Quindi a quanto pare il consiglio per tutti quanti noi poveri umani investitori è quello di andare sul cash (in italiano liquidità). Grazie mille ragazzi, peccato che il mercato azionario si è già preso una bella imbarcata (con le borse mondiali ex Us ormai in bear market) e quello obbligazionario ha dimostrato una buona capacità di decorrelazione in questa ultima parte dell’anno riguadagnando terreno.

Ma cosa dicevano i nostri amici divini l’anno scorso?

Ok ricominciamo il giro.

La prima è Goldman che prevedeva un ritorno 2018 sull’azionario del 10% con l’esuberanza che dovrebbe prolungare il bull market fino al 2020.

La seconda è JPMorgan alla quale diamo atto di aver sfiorato l’obiettivo e la preferenza per l’azionario value, ma anche per loro l’anno si chiude ben al di sotto delle previsioni

Chiude Bank of America anch’essa con qualche buona idea azzeccata (vedi Dollaro), ma con altre un po’ troppo ottimistiche (vedi azionario).

Ora che avete aperto tutti i link collegati agli outlook delle divinità del ventunesimo secolo, vi dico subito che con questo esercizio non voglio certo sminuire il lavoro di migliaia di analisti nel mondo che tutto sommato di riffa o di raffa ne prendono una ne sbagliano un’altra.Fanno il loro lavoro con tutti i limiti di una evidenza empirica di cui abbiamo parlato a lungo tante volte.

Anche il sottoscritto trova utile leggere occasionalmente alcuni report per poter fare delle riflessioni. Ma pensare che questa roba possa essere un supporto utile alla scelta di come investire anno per anno è assolutamente sbagliato.

Questo vale sia per chi investe nel lungo periodo, dove i ribassi che sono opportunità di ingresso o al limite rumore all’interno di un piano di investimento che deve essere insensibile alla volatilità, sia per i trader di breve periodo i quali hanno a disposizione strumenti ben più efficaci per guadagnare dal movimento quotidiano dei prezzi.

E se cash is the king per le grandi sorelle almeno nel 2019, forse sarebbe il caso di capire quante volte nella storia la liquidità ha battuto gli investimenti azionari ed obbligazionari.

Ovviamente la profondità dei dati maggiore l’abbiamo dagli Stati Uniti ed il blog https://awealthofcommonsense.com offre la migliore analisi tabellare.

Sono solo 10 negli ultimi 92 anni i casi in cui la liquidità ha battuto entrambe le asset class (azioni ed obbligazioni) e l’ultimo caso risale al 1994.

Sono solo due gli anni (1969 e 1931) in cui il cash è risultato vincente con azioni e bond entrambi negativi in termini di performance.

Rarità di frequenza anche nel caso degli anni consecutivi in cui l’overperformance della liquidità si torna a manifestare. Nello specifico il 1973-1974 e il 1977-1978.

Siamo andati oltre ed abbiamo cercato di verificare i vincenti/perdenti dell’anno successivo alla over performance del cash.

Il risultato è abbastanza eloquente. A parte due annate, l’azionario o l’obbligazionario (o entrambi) sono risultati vincenti nell’anno successivo al trionfo del cash.

I messaggi quindi sono sostanzialmente due.

Diversificare gli investimenti conviene ancora di più dopo un’annata terribile come quella vista nel 2018 in cui non c’è stato quasi nulla in progresso.

Puntare forte sulla liquidità come dicono i nostri Dei illuminati rischia di tagliarvi fuori da uno dei due probabili vincitori dell’anno prossimo.

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5 risposte a "Gli Dei sono tornati e per loro Cash is the King"

  1. Luca 10 dicembre 2018 / 8:34

    Molto bello. Numeri , numeri, freddi numeri aiutano a non perdere la rotta. ,)

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  2. Erreffe 11 dicembre 2018 / 16:46

    Ciao AW, a ridosso della fine deò 2018 stai pensando a qualche aggiustamento tattico per il tuo portafoglio, o ti limiterai al fisiologico ribilanciamento? credo di non avertelo mai chiesto: come mai non hai considerato le small caps? se non ricordo male, GW le aveva inserite in un primo momento, ma poi mi pare ci stesse ripensando..grazie e un caro saluto

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    • archeowealth 11 dicembre 2018 / 20:58

      Penso che il ribilanciamento sull’azionario potrebbe essere opportuno. Non ho ancora verificato le percentuali ma è possibile che lo scostamento superiore al 5% richieda un travaso dalla componente bond.
      Le small caps? Personalmente non investo nelle small cap perchè aumentano la volatilità del ptf. E’ verro che storicamente la performance media è superiore a quella delle large cap ma in un contesto di politiche monetarie che torneranno a normalizzarsi nel corso degli anni ed un ciclo economico maturo negli Stati Uniti, temo che anche il 2019 sarà caratterizzato da alta volatilità e quindi small cap per ora vade retro.

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      • Erreffe 12 dicembre 2018 / 1:21

        grazie

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