Cosa aspettarsi nel 2029?

Come sapete bene da tempo sconsigliamo la lettura delle previsioni per il nuovo anno formulate dalle grandi banche di investimento o da economisti di grido.

Previsioni che hanno una probabilità di successo pari a quella di azzeccare testa o croce dal lancio di una monetina.

Quello che invece mi “prende” decisamente di più sono quelle previsioni di rendimenti attesi per i prossimi anni. Anche qui si vede di tutto e di più con superficiali outlook che a volte servono solo per supportare (e vendere) certi prodotti.

Una di quelle che alla fine di ogni anno leggo però con la massima attenzione è quella di Vanguard. Mi piace perchè non vende illusioni. Non predica ad esempio di comprare azionario perchè nel lungo periodo offrirà rendimenti mirabolanti, così come non predica l’acquisto di obbligazionario ad alto rendimento solo perchè i rendimenti sui titoli di stato sono bassi.

E’ evidente che chi racconta queste storielle, oltre ad essere un cialtrone, sta cercando di piazzare la sua merce senza neanche conoscere granchè delle dinamiche di mercato.

Le previsioni di Vanguard mi piacciono anche perchè sono formulate in modo semplice e comprensibile; purtroppo non sono tradotte in italiano e quindi serve  una certa dimestichezza con l’inglese.

Per chi avesse voglia di dedicare una mezzoretta di tempo a questo documento ecco il link.

Ci sono una serie di grafici che mi hanno colpito particolarmente e che vorrei condividere con voi.

Il primo è quello relativo ai drivers della recessione.

Fonte Vanguard

Fino al 1989 ben 21 delle 23 recessioni mondiali sono state causate dall’inflazione, mentre dal 1990 ad oggi le 85 reessioni che si sono viste nel mondo hanno visto le cause più svariate; quasi mai è stata l‘inflazione la causa scateneante.

Stiamo vivendo un’era completamente nuova con tante incognite ed imprevedibilità. Questo è innegabile.

Altro grafico a mio parere molto interessante quello relativo alla produttività americana del lavoro. Nell’era dell’informatica, della robotica, dell’automazione, la produttività del lavoro aumenta sì, ma molto, molto lentamente e questo spiega anche perchè gli stipendi ristagnano e l’inflazione pure.

Fonte Vanguard

Un “conundrum” direbbe qualcuno. Forse che la tecnologia tascabile distrae troppo rendendo meno produttive le persone? Chissà.

Ma andiamo alle attese di rendimento per i prossimi anni. Con un +12.6% di rendimento annuo ottenuto negli ultimi 9 anni e mezzo dall’azionario globale diventa arduo (se non altamente improbabile) pensare ad un ritorno in doppia cifra dall’azionartio nei prossimi anni.

Vanguard stima un range di rendimento annuo per l’azionario mondiale compreso tra il 4.5% e il 6.5%. Sono assolutamente d’accordo.

Se il ritorno atteso dalle azioni americane è basso alla luce anche di un CAPE di Shiller che permane al 95esimo percentile delle rilevazioni storiche, in altre aree del mondo abbiamo valori decisamente più interessanti.

Vanguard stima per gli Stati Uniti un ritorno medio azionario nella prossima decade del 3-5%, nettamente in contrasto con il 10.6% ottenuto negli ultimi 30 anni.

Abbiamo visto una corsa troppo sfrenata, sarà necessario riprendere fiato nei prossimi anni.

Illuminante a tal proposito il grafico seguente.

Fonte Vanguard

Ad un mercato che nell’ultimo trentennio ha veramente dato tanto, si contrappone il resto del mondo che appare decisamente più ambizioso in termini di ritorno reddituale espresso come potenziale premio per il rischio. Per questo motivo Vanguard stima in un range tra il 6% e l’8% il rendimento atteso della prossima decade per l’azionario ex USA.

L’obbligazionario mondiale diversificato (quindi titoli di Stato, corporate, high yield ed emergenti) è atteso ad un ritorno compreso tra il 2.5% e il 4.5%. Numeri a mio modo di vedere eccessivi per un investitore europeo anche utilizzando la copertura del rischio cambio.

Dico questo perchè la prospettiva di Vanguard è quella di un investitore di bond che per una buona fetta mette il suo denaro in Treasury americani i cui rendimenti già ora rientrano nel range.

Un investitore europeo necessariamente deve ragionare su valori diversi anche coprendo il cambio visto il costo di copertura particolarmente elevato e destinato probabilmente a rientrare, ma difficilmente ad azzerarsi nei prossimi anni.

Nell’appendice del rapporto Vanguard fa poi una simulazione molto interessante di portafoglio. In questa simulazione emerge come, aggiungendo al paniere obbligazionario un  ingrediente particolarmente pepato come gli strumenti appartenenti al segmento high yield , non si ottengono praticamente benefici in termini di rischio rendimento.

Come si vede dalla tabella, rispetto alla mediana attesa di rendimento di un portafoglio classico 60/40,  inserire il 20% di bond high yield non fa altro che aumentare da 4.9% a 5.1% il rendimento atteso del portafoglio con una volatilità annua che però salirebbe di 1 punto.

Non certo una mossa intelligente da fare, ma che in molti purtroppo hanno fatto negli ultimi anni per cercare un pò di remunerazione dall’investimento obbligazionario.

Vi lascio leggere con calma tutti i numeri della tabella, ma questa mappa credo che potrebbe essere usata come buon punto di appoggio per progettare il ritorno degli investimenti della prossima decade.

A tutto questo dovranno essere sottratti i costi. Il consiglio è sempre quello, cercate di ridurli più possibile all’osso per non dissipare troppo ciò che il mercato offrirà nei prossimi anni e magari regalarvi una bella automobile fra qualche annetto.

 

 

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