E se lo shutdown capitasse anche a noi?

shutdown

La maggior parte di coloro che leggono questo blog avrà probabilmente letto o sentito che negli Stati Uniti è in corso lo shutdown. I servizi televisivi mostrano con insistenza dipendenti federali senza stipendio che cominciano a chiedersi come pagheranno la bolletta a fine mese, la mensa della scuola, o la rata del mutuo.

In realtà lo shutdown può capitare in qualsiasi momento della vita a ciascuno di noi. Stipendi che non vengono pagati dal datore di lavoro in difficoltà economiche, crisi economiche che mandano in pezzi le attività di artigiani e professionisti, pensioni che non vengono più pagate perchè il debito italiano entra in default. Ipotesi che diventano realtà quando le viviamo sulla nostra pelle o se coinvolgono amici vicini o lontani (vedi il caso Grecia).

Come per i cittadini americani, se arriviamo a questo evento impreparati il dramma è di quelli da far tremare i polsi. Imprecare e dare la colpa agli altri non solo serve a poco, ma molto spesso è sbagliato poichè una bella fetta di responsabilità è annidata nei nostri comportamenti “finanziari”. Vediamo perchè.Prima di tutto una definizione di shutdown giusto per inquadrare la situazione americana. L’estratto della spiegazione arriva da qui

La legge federale prevede, in caso di mancata approvazione della legge di spesa, il cosiddetto shutdown ovvero la serrata forzata delle attività governative con la paralisi di moltissimi servizi federali. Lo stop parziale che sta interessando l’America comporta la chiusura di nove dipartimenti a livello di governo e di decine di agenzie, tra cui quelle che gestiscono la sicurezza interna, le forze dell’ordine, la raccolta delle tasse, i trasporti e i parchi nazionali. Inoltre circa 800mila dipendenti pubblici saranno messi a riposo forzato e non saranno pagati.

Quindi no lavoro, no stipendio per una bella fetta di lavoratori a cui si aggiunge tutto l’effetto a catena  della minor spesa per consumi che in America in pochi giorni si traduce in tagli di posti di lavoro in centri commerciali, servizi alle persone, ristoranti, ecc…

Perchè provocatoriamente ho detto che se succedesse una cosa del genere anche a noi la disperazione nella quale piomberemmo sarebbe in buona parte colpa nostra?

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Semplicemente perchè come nella fiaba della cicala e della formica abbiamo perso la buona abitudine di mettere da parte dei risparmi per i tempi cupi.

Leggi anche: La cicala e la formica

Non abbiamo più la necessità di accumulare cibo come una volta, ma abbiamo necessità di accumulare denaro che ci servirà per comprare quel cibo e tanto altro nel momento di maggiore difficoltà, nel momento delle emergenze e degli imprevisti.

Eccoci così tornati al primo mattone di un piano di investimento serio e destinato a durare nel tempo. Un mattone che si chiama risparmio (o scorta) di sicurezza da utilizzare nei momenti più critici e di bisogno.

Leggi anche: La ruota di scorta

Esistono vari metodi per cercare di creare questo cuscinetto di emergenza.

Risparmio finchè non raggiungo il livello desiderato. Oppure divido in due il mio risparmio mensile per portare avanti contemporaneamente il piano “sicurezza” ed il piano “investimento”.

Personalmente questa seconda soluzione è da preferire. Mettere da parte denaro senza investirlo crea inquietudine, soprattutto in un momento in cui i mercati finanziari ritornano rendimenti interessanti. Ci sembra di perdere tempo. Accumulando in più cestini ci sentiamo invece in pace con la nostra coscienza ed al tempo stesso rimaniamo in corsa sui mercati.

Sette italiani su dieci non hanno soldi a sufficienza per far fronte ad un emergenza e questo non solo crea un problema economico evidente ed immediato, ma rischia di amplificare una serie di effetti indiretti che ora vediamo.

Avere a disposizione un fondo di emergenza sul conto corrente o sotto forma di deposito monetario o fondo abbassa certamente il livello di angoscia e stress nel momento in cui l’inconveniente si presenta. Indirettamente il fondo di emergenza ci permette anche di non interrompere il nostro piano di investimento di lungo periodo. Non saremo costretti a distrarre risorse dai nostri investimenti (magari in perdita) perchè abbiamo riserve a sufficienza per fronteggiare l’imprevisto. In questo caso il costo di non avere un fondo di emergenza si misura con la perdita sui rendimenti potenziali futuri del nostro investimento.

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Avere a disposizione un fondo di emergenza produce un altro vantaggio economico spesso trascurato. Essendo obbligato ad accantonare qualche risparmio per rimpinguare il fondo, non distraggo queste risorse verso consumi superflui. Il non acquisto di beni o servizi che non ci servono rappresenta un investimento vincente. I 100 Euro non spesi per cose inutili sono 100 Euro guadagnati; un rendimento mostruoso.

Leggi anche: Il lungo viaggio di 100 Euro risparmiati

Avere a disposizione un fondo di emergenza eviterà di mettere in piedi operazioni finanziarie sbagliate e costose. Se mi servono 3000 Euro perchè si è rotta la macchina, attingendo dalla scorta di sicurezza posso chiudere la partita, arrabbiato ma senza oneri aggiuntivi. Se quei soldi non li ho disponibili nel momento del bisogno devo chiedere un prestito alla banca o andare sotto sul conto attingendo al fido. Soluzioni queste che mi costringeranno a pagare interessi passivi alla banca, un costo che non avremmo sostenuto se fossimo stati virtuosi negli anni precedenti.

A questo punto…non vi resta che preparare la ruota di scorta.

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