Vanguard sbarca in Italia: #2 la nostra recensione su Vanguard Emerging Markets Government Bond

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Dopo la prima recensione sull’ETF Vanguard All World quotato sulla borsa italiana, proseguiamo il nostro percorso per aiutare gli investitori a capire pregi e difetti dei prodotti a replica passiva lanciati dal colosso americano.

Come investire negli ETF di Vanguard è semplice. Capire in che cosa si investe quando si compra un ETF di Vanguard è tutto un altro discorso. Proprio su questo ci concentriamo oggi parlando di un prodotto obbligazionario.

Recensione #2: Vanguard USD Emerging Markets Government Bond ETF

Questa volta abbiamo deciso di analizzare l’altra gamba portante di un piano di investimento, ovvero quella obbligazionaria. Trattiamo di governativi emergenti, certamente qualcosa di più rischioso dei governativi europei o americani a cambio coperto, ma un asset a reddito fisso che può comunque trovare posto all’interno di un portafoglio di investimento ben diversificato.

Per chi volesse vedere l’ultimo factsheet disponibile può cliccare qui.

L’ETF Vanguard Emerging Markets Government Bond investe nelle obbligazioni emergenti governative e di enti pubblici denominate in Dollari Usa facenti parte dell’indice Bloomberg Barclays EM USD Sovereign + Quasi Sov.

Il primo elemento da considerare è quindi la variabile cambio. Il rischio è aperto ed uguale a 100% Dollari americani.

La replica è fisica al 100% utilizzando la tecnica del campionamento. Questo significa che non saranno acquistati tutti i titoli del paniere che costituisce l’indice ma solo un campione cercando di replicare nel modo più fedele possibile l’andamento dello stesso. Sulla base dell’ultimo factsheet disponibile i titoli presenti nell’ETF rappresentano circa il 65% di quelli presenti nell’indice (1231). Indice, quello di Bloomberg Barclays, che risulta essere il più rappresentativo del lotto di indici replicanti i bond emergenti. Ad esempio il JpMorgan Embi Global detiene un numero di posizioni di poco superiore ai 400 titoli.

La politica di Vanguard non prevede prestito titoli sulle obbligazioni.

Secondo il factsheet al 31 dicembre che abbiamo trovato in rete l’esposizione a per aree geografiche, rating e duration è la seguente

Fonte Vanguard

A fine dicembre 2018 il rendimento medio dei titoli obbligazionario presenti nell’ETF era di 5.5% con una duration di 6.  L’indice Bloomberg è quello che vanta la duration più bassa nel confronto con gli altri tre indici principali, JPMorgan Embi, Markit iBoxx Liquid Emerging e FTSE EM Government and Gov Related Bond; tra questi l’indice con duration più bassa è il JPM con un valore di poco superiore a 7.

Il rating medio del paniere di titoli era BBB- con un 34%  di bond retati meno della tripla B. Emissioni statali e para statali (ovvero società partecipate almeno al 50% dallo Stato) sono divise a metà.

In termini di scadenza solo il 25% circa dei titoli ha scadenza superiore ai 10 anni.

Per quello che riguarda la geografia la Cina rappresenta il paese più pesato (15%), seguita da Messico, Indonesia e Brasile. Ricordiamo sempre che le emissioni sono in hard currency (USD), ovvero non ci sono emissioni in valute locali. A differenza di altri indici concorrenti questo indice non ha cap, ovvero limiti massimi per paese. L’indice JPMorgan ha un cap al 10% per esempio, l’iBoxx del 12,5% con ulteriori filtri qualitativi.

Le spese correnti dichiarate sul KIID sono di 0.25% per anno.

Il campo di gioco è quindi quello dell’obbligazionario emergente con emissioni in valuta Dollaro.

Grazie al sempre ottimo sito di JustEtf abbiamo filtrato i principali concorrenti di Vanguard ordinandoli per capitalizzazione. Sotto questo punto di vista gli oltre 230 milioni di Dollari di capitalizzazione dell’ETF di Vanguard lo pongono alle spalle dei primi tre selezionati.

Fonte JustEtf.com

I primi due, iShares ed Xtrackers, adottano anch’essi la replica fisica a campionamento, ma solo quello di Xtrackers compete sui costi eguagliando lo 0.25% di Vanguard. Lyxor e Amundi costano leggermente di più ed adottano la replica sintetica.

Leggi anche: Come scegliere il giusto ETF (parte I) e Come scegliere il giusto ETF (parte II)

Come per l’ETF All World commentato la settimana scorsa, anche in questo caso non ci piace la scelta di quotare il prodotto a distribuzione dei dividendi mensili. L’inefficienza fiscale e finanziaria in uno strumento obbligazionario ad alto rendimento è maggiore rispetto ad uno azionario. Comprendiamo la volontà di andare incontro all’esigenza dell’investitore italiano medio in cerca di flusso cedolare, ma ci sarebbe piaciuto uno strumento ad accumulazione.

Leggi anche: Investite il più possibile in prodotti ad accumulazione dei proventi

Tiriamo lo somme.

– La scelta dell’indice da replicare è azzeccata visto l’eccellente rapporto tra rendimento e duration, la minore tra gli ETF che operano nel comparto dei bond emergenti in Usd

– La maggiore diversificazione di titoli presenti nel paniere all’interno del comparto

– le spese correnti sono le più basse del comparto

– la scelta di uno strumento a distribuzione mensile ci pare inefficiente per chi sceglie l’ETF di Vanguard come strumento di investimento di lungo periodo.

– assenza di cap nell’esposizione geografica

Non appena ci sarà una statistica più ricca su alcuni elementi di costo occulti (ad esempio lo spread bid ask) potremo capire meglio se il profilo commisionale è effettivamente il più conveniente del lotto emerging market bond a cambio aperto.

Appuntamento alla prossima recensione.

Ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

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9 risposte a "Vanguard sbarca in Italia: #2 la nostra recensione su Vanguard Emerging Markets Government Bond"

  1. cesa cesa 27 gennaio 2019 / 9:37

    andrebbe verificata la tassazione rispetto a iemb.

    Ps siete molto preparati quindi saprete che vanguard ha sempre commercializzato fondi a distribuzione quindi non è stata una scelta dettata dai gusti degli investitori italiani.

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    • explowealth 27 gennaio 2019 / 14:00

      Cosa intendi per verificare la tassazione?
      No non è come dici riguardo alla commercializzazione. E’ il prodotto ETF che tendenzialmente a livello globale Vanguard commercializza con classe a distribuzione, mentre per quello che riguarda i fondi indice di prodotti ad accumulazione ce ne sono a decine https://www.vanguard.co.uk/adviser/investments/product.html .
      Quello che non si comprende è il lancio di soli due prodotti ad accumulazione (Liquidity e Momentum). Per chi deve investire con un orizzonte allargato bisogna tenere presente che ai pregi e le qualità del gestore si contrappone questo difetto. Sarebbe stato il massimo avere l’accumulazione su prodotti così eccellenti.

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      • cesa cesa 27 gennaio 2019 / 19:56

        iemb ha una tassazione intorno al 17%

        visto che parlavamo di etf mi riferivo a questi no ai fondi passivi indicizzati.

        Quello che non capisco è perché ti aspettassi degli etf ad accumulazione quando in italia ha semplicemente presentato quelli già quotati in europa.

        stesso etf stesso isin non può certo farlo a distrubuzione in germania e ad accumulazione in italia.

        liquidity e momentum sono degli etf a gestione attiva quotati nel 2015 con scarsi successi la cosa strana e che li abbiano proposti anche a noi io pensavo che li avrebbero proprio delistati.

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      • explowealth 27 gennaio 2019 / 21:10

        Per quello che mi riguarda non mi aspettavo nulla anche perchè penso che Vanguard in questa fase punti più sugli istituzionali (gestioni patrimoniali ad esempio) piuttosto che il pubblico al dettaglio. Decidendo di non saltare l’intermediario finanziario come succede in Gran Bretagna, il mercato degli ETF al dettaglio è troppo affollato e i prodotti da Vanguard non hanno spread così stretti da essere utilizzati per trading. Personalmente vedo bene l’ETF di Vanguard a distribuzione per chi sta costruendo una rendita passiva con flussi cedolari costanti, non per chi sta costruendo un investimento di lungo periodo. Vero anche che alcune inefficienze fiscali vengono compensate dalle eccellenti capacità gestorie di Vanguard. Avere però poche decine di Euro sul conto ogni tre mesi per effetto dello stacco cedola mi pare poco interessante.

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  2. Stefano 30 gennaio 2019 / 22:47

    Buonasera. Complimenti come sempre per l’ottimo report.
    Volevo chiedere se possibile un chiarimento circa il confronto tra un ETF obbligazionario emergente come questo ed uno che investe invece in obbligazioni di paesi emergenti emesse in valuta locale, di cui il più celebre sembra essere questo (SPDR Barclays Emerging Markets Local Bond UCITS ETF):

    https://www.justetf.com/it/etf-profile.html?assetClass=class-bonds&groupField=index&region=Emerging%2BMarkets&bondType=Government&from=search&isin=IE00B4613386

    ETF che peraltro ottiene una lusinghiera video-recensione sul sito di Morningstar Italia, nonostante un TER di 0,55%.

    Volevo comprendere quali siano i pro e i contro del possedere obbligazioni di paesi emergenti denominate in USD piuttosto che in valuta locale.

    Grazie e buon lavoro.

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    • archeowealth 30 gennaio 2019 / 23:10

      Naturalmente il rischio delle emissioni in valuta locale è superiore a quello delle emissioni in Usd. GLi stati emergenti tendono ad indebitarsi in Dollari per reperire capitali sui mercati occidentali, ma negli ultimi anni sono sempre di più le emissioni in local currency. Comprare un bond emergenti in Dollari (cosiddetto hard currency) ti espone al rischio emittente e tasso ma non (se sei naturalmente americano) al rischio cambio. Se compri una valuta locale entra in gioco anche il rischio cambio e quello che è successo alla Lira turca l’estate scorsa con cali del 40% del suo valore dovrebbe farti capire come il rischio sulle local è più alto. Rischio = rendimento potenzialmente più alto, ma teniamo presente che i paesi emergenti tendono ad avere un’inflazioen sempre più alta di quelli occidentali e questo nel lungo periodo si traduce in una svalutazione della moneta locale. Quando si comprano tassi al 10% di un debito di un paese con inflazione al 10%, beh l’affare è solo nominale ed è molto difficile nel lungo periodo spuntare rendimenti allettanti come quelli espressi dalla cedola. Tieni poi conto che nelle emissioni in local currency le cedole sono pagate in valute e se la divisa si svaluta la cedola al concambio è inferiore. Cosa che non succede sulle emissioni in hard currency (salvo svalutazione del Dollaro).
      In un contesto di crescita economica del mondo emergente con tassi americani in calo e dollaro debole, le local currency tendono ad essere preferite proprio perchè l’appetito per il rischio è più alto. Per un portafoglio di investimento sconsiglio comunque l’assunzione di posizioni eccessive in local currency, molto più stabile un ETF in hard currency versione Eur hedged se non si vuole rischiare sul cambio Dollaro.

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  3. Stefano 30 gennaio 2019 / 23:16

    Spiegazione chiarissima ed esauriente. Grazie mille!

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  4. Stefano 24 febbraio 2019 / 15:37

    Buongiorno.
    Mi chiedevo anche se in un tipico portafoglio da cassettista (come il ben noto portafoglio “Archeowealth” recensito su questo forum), valga la pena inserire in maniera stabile questo ETF estremamente concorrenziale (0.25% annuo), rinunciando alla possiiblità di switcharlo tra versione a cambio coperto e scoperto, considerando che i prodotti della concorrenza con copertura del cambio viaggiano tra lo 0,45% e lo 0,50% di spese annuali.
    Chiaro che la copertura del cambio è una variabile non fissa ma da inserire nel portafoglio solo in determinati periodi, ma mi chiedevo appunto se il vantaggio in termini di spese di questo ETF non permetta magari di ignorare questa variabile, e mantenere stabilmente questo ETF senza copertura.
    Grazie come sempre.

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    • archeowealth 24 febbraio 2019 / 19:11

      La copertura segue una strategia bene definita. Ha un costo, riduce la volatilità e viene adottata quando si ritiene che l’Euro possa apprezzarsi in futuro. Nel breve questa scelta può essere interpretata come speculativa, nel medio lungo periodo diversi studi indicano che coprire o non coprire porta più o meno allo stesso risultato. Ovvio che Vanguard è un’ottima scelta per chi vuole avere il cambio coperto. Non mi convince la distribuzione delle cedole soprattutto se nella fase iniziale gli importi sono ridotti. In definitiva credo che la scelta sia soggettiva e dipende anche dal resto del portafoglio (ovvero quanta esposizione al cambio c’è).

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