Tra sogni e realtà – Vivere di Rendita #5

LIBERTA' FINANZIARIA

In Italia il tema pensioni è sempre molto gettonato, ma tranquilli non siamo gli unici. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sono tantissimi i blog che trattano di indipendenza finanziaria e di come vivere con la rendita accumulata da una certa età in avanti. C’è chi offre consigli su come accumulare risparmi durante l’età lavorativa e c’è chi offre consigli su come comportarsi al momento del ritiro per non trovarsi con tutto il capitale bruciato dopo pochi anni.

In tempi di promesse elettorali a tema pensioni e quota 100 sarebbe sempre meglio distaccarsi un attimo dal mondo dei sogni e fare i conti con la realtà. Il mondo perfetto sarebbe quello di una libertà di scelta in cui ognuno di noi, sulla base dei tanti o pochi contributi versati alle casse pubbliche, può decidere quando staccare la spina e ritirarsi dal mondo del lavoro.

Ciascuno sarà responsabile di sé stesso e della propria famiglia e potrà decidere se 500 Euro al mese a 50 anni saranno sufficiente per il resto (quasi il doppio) dell’esistenza sua e della famiglia che rimarrà.

VIVERE DI RENDITA

A questo ovviamente non si arriva in nessun paese del mondo (in Gran Bretagna esiste però una forma di flessibilità simile) ed ecco che quando si fanno certe scelte di uscita anticipata dal lavoro bisognerebbe fare due conti, uno dal lato delle entrate e l’altro da quello delle uscite.

Leggi anche: Ma quanto denaro mi servirà quando sarò in pensione?

Sarete stupiti di quello che sto per dirvi, ma il miglior rendimento finanziario sui contributi versati alle casse pubbliche si otterrebbe non anticipando, ma posticipando il più possibile l’età della pensione. Vedendo il dibattito che ruota attorno a quota 100 so benissimo che questo messaggio equivale ad un sasso buttato nell’acqua. Ma questa è la realtà.

Più lavori, più versi, più incassi.

Lo so, lo so. Si vive una volta sola e non certo per lavorare fino all’età di 70 anni.

Infatti la soluzione dell’indipendenza finanziaria raggiunta tramite un’attività di risparmio molto intensa durante la vita lavorativa ha esattamente questo scopo. Smettere di lavorare in anticipo, vivere di rendita e, senza anticipare nessuna età pensionabile incassare il bottino pieno quando sarà il momento.

Ne parleremo in un prossimo post, ma quello che veramente conta sarebbe prepararsi un adeguato cuscinetto finanziario in grado di sostenere il nostro tenore di vita nel periodo che intercorrerà tra ritiro dal mondo del lavoro ed età pensionabile.

Se il capitale qui sarà adeguato anche per far fronte agli imprevisti avremo raggiunto una vera indipendenza finanziaria. Se riusciamo a farlo a 50 anni meglio, se ci arriveremo a 60 andrà bene lo stesso, l’importante sarà staccare il prima possibile senza chiedere immediatamente la pensione pubblica.

STACCA LA SPINA INDIPENDENZA FINANZIARIA

Un ruolo determinante lo riveste la ricchezza finanziaria che ciascuno di noi accumula durante il periodo della vita lavorativa attiva. Se poi,tra investimenti andati bene, eredità, vincite alla lotteria o altro amcpra la nostra ricchezza crescerà per contributi esterni, tanto meglio.

Ma se ragioniamo sulla base dei dati di Banca Italia (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie/bil-fam2016/Statistiche_IBF_20180312.pdf ) , alla fine del 2016 il valore medio delle attività finanziarie esclusi gli immobili delle famiglie italiane era di 33 mila Euro. Se andiamo sul 30% con ricchezza più alta siamo in media attorno a 72 mila Euro. Il 5% più ricco detiene mediamente 220 mila Euro.

Ma quanto riusciamo a prelevare ogni mese avendo a disposizione 72 mila Euro con un tasso di prelievo mensile del 4% prima di esaurire i soldi a nostra disposizione?

Per avere una stima di questa rendita dobbiamo fare delle ipotesi sul rendimento riconosciuto a ciò che rimane dopo ogni prelievo mensile. Supponendo di attingere a questo cuscinetto per 10 anni prima di arrivare alla pensione pubblica preferiamo adottare un prudenziale 3% di rendimento netto annuo.

Ovviamente dobbiamo considerare anche un tasso di inflazione medio del 2% che erode, in parte, il nostro vantaggio generato dal rendimento.

Bene, il risultato finale di questa premessa è che, con 72 mila Euro da parte e queste ipotesi rispettate, potremo prelevare mensilmente per 10 anni quasi 700 Euro prima di veder esaurito completamente il nostro plafond e ricevere finalmente la pensione pubblica.

Leggi anche: Come ottenere il NOSTRO reddito di cittadinanza privato

Tanti, pochi? Giudicate voi se con questi soldi potrete vivere o se avrete bisogno di integrare con un lavoro part time.

Ci piace molto la filosofia del raggiungimento dell’indipendenza finanziaria, ma sinceramente non ci piace affatto l’idea di vivere una vita di austerità totale basata su un tasso di risparmio molto elevato ed un contestuale sacrificio di una buona fetta di consumi.

Allo stesso tempo non ci piace nemmeno chi propone simulazioni che prospettano il raggiungimento dell’indipendenza finanziaria grazie a tassi di rendimento degli investimenti elevatissimi e completamente fuori dalla realtà.

Già perché proprio quel 3% che abbiamo prudentemente inserito nella nostra simulazione non lo garantisce nessuno. Figuriamoci simulazioni basate sul 7% piuttosto che sul 10%.

Per “gelare” un po’ gli attivisti che seguono la filosofia più pura dell’ indipendenza finanziaria il sempre ottimo blogger americano Michael Batnick ha proposto un interessante post sul suo sito.

Batnick parte da una dichiarazione di uno dei fautori dell’indipendenza finanziaria più celebri, Mr. Money Mustache, il quale ha affermato che con 1 milione di Dollari è possibile spendere ogni anno 40 mila Dollari (prelievo annuo del 4%) per il resto della propria vita con una elevata probabilità di non andare, come dicono gli americani, “run out of money”, ovvero esaurire il capitale a disposizione prima di morire.

Batnick ha pubblicato una tabella nella quale si vede come questa affermazione è strettamente legata la tasso annuo di rendimento composto. L’ipotesi è quella di un prelievo annuale del 4% aumentato del 2% ogni anno per compensare l’inflazione.

Se il rendimento è quel 3% discusso in precedenza, in 28 anni finirete i soldi mentre solo con un CAGR (tasso annuo di rendimento composto) superiore al 7% netto probabilmente riuscirete a colpire il bersaglio.

E qui sta l’inganno che diversi blogger alla ricerca del click facile stanno cercando di vendere ai loro utenti.

Pensare che un investitore possa essere in grado di ottenere questo rendimento in modo costante per il resto dei suoi anni è alquanto complicato. Ma ancora più improbabile è pensare che questo valore rappresenti il montante finale che scenderà a valle all’investitore finale. Al netto di costi dei prodotti, tasse ed inflazione questi numeri sono pura utopia in un orizzonte temporale pluridecennale.

Leggi anche: Quanto del vostro rendimento si perde in costi

tendenza investimento

Proprio perché le performance non sono lineari anno dopo anno, un bear market sui mercati azionari come quello del 2000 o del 2008 quando una buona fetta del nostro capitale è stato prelevato accorcia, e di molto, i tempi di autonomia finanziaria.

Poi ovviamente i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri e con i tassi di interesse così bassi e le azioni piuttosto care in termini di multipli, pensare a ritorni come quelli medi degli ultimi 20 anni è utopia pura.

Molto meglio ridimensionare le proprie attese, fare un piano di investimento realistico, cercare di essere prudenti nella gestione del proprio denaro comprendendo bene l’orizzonte temporale che si ha davanti.

Il mercato ritornerà ciò che ci meriteremo, ma per raggiungere una vera indipendenza finanziaria in grado di essere  sostenibile nel tempo non facciamoci abbindolare da chi cercherà di far passare il concetto che, grazie ad un rendimento medio degli investimenti stellare, una vita di sacrifici finanziari sarà sufficiente per archiviare in anticipo la vostra esperienza nel mondo del lavoro.

Qui su Investireconbuonsenso.com desideriamo essere realisti ed invitiamo tutti coloro che leggono questo blog ad essere un po’ più pragmatici e meno sognatori di ciò che alcuni video su YouTube cercano di trasmettere quotidianamente.

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3 risposte a "Tra sogni e realtà – Vivere di Rendita #5"

  1. Anonimo 18 marzo 2019 / 21:12

    Mimi e Coco hanno versato 100.000 euri di contributi.
    Mimi va in pensione a 57 anni Coco a 65.
    In 8 anni Mimi prende 4.200 euri l anno (coefficiente a 57anni) in 8 anni 33.600.
    A 65 anni Coco prende 5.326 euro di pensione. In quanti anni recupererà gli anni incassati in più da Mim? 33.600/(5326-4200)=30 anni. Cioè a 95 anni. Pur versando 8 anni in più si becchera’ almeno due riduzioni di coefficiente che vanifixheranno i suoi versamenti.
    Più lavori, più versi, più incassi ahaha bel sogno

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    • explowealth 18 marzo 2019 / 21:51

      Beh non è proprio così. Tra 65 e 57 anni lavori e quindi incassi 104 mensilità in più (compresa la tredicesima). Più lavori, più versi e più incassi infatti.I soldi in più guadagnati potranno essere investiti offrendo una rendita maggiore a 65 anni.
      Poi se al 66esimo anno vieni a mancare fidati che a tua moglie faranno molto ma molto comodo 1000 eur in più (vai alla voce reversibilità). Più lavori, più versi, più tua moglie incasserà.
      E se campi fino a 100 anni? O fino a 110? Forse qualche soldino in più servirà ma la tua capaacità cognitiva e fisica non ti permetterà di riprendere a fare qualsiasi tipo di lavoro. Più lavorio, più versi, più incassi per pagarti la casa di riposo.
      Diciamo che non è tutto così negativo.
      Ma soprattutto, se a 57 anni vuoi permetterti di staccare la spina, facendo un part time o un lavoro meno stressante, magari versando anche qualche contributo e mantenendo attivo il cervello, non vedo nessuna controindicazione…anzi.
      Lavori, versi, incasserai di più, la mente sarà libera e reattiva con la tranquillità di una rendita futura più alta.

      Mi piace

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