Bull o Bear market, per i fondi è sempre la stessa storia

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Tempo di bilanci per il mondo dei fondi a gestione attiva e per il nono anno consecutivo i fondi americani che investono in azioni a larga capitalizzazione hanno sottoperformato l’indice S&P500. La fonte è sempre il solito report SPIVA di S&P Index ed i numeri sono, tanto per cambiare, impietosi.

Confermata quindi la regola che vede la maggior parte dei fondi incapaci di produrre un valore aggiuntivo rispetto al benchmark nel lungo periodo.

Di fatto sfatato, in un’annata nera per le borse, anche il mito che vede i fondi a gestione attiva fare meglio del mercato. Mito solo per chi cerca di vendere strumenti e strategie finanziarie che anni studi e statistiche hanno di fatto smentito in modo netto.

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False, Error, Missing, Absent, X, Red

Se i fondi large cap hanno sottoperformato il benchmark nel 64% dei casi nel corso del 2018, non è andata meglio ai gestori small cap, tradizionalmente quelli che dovrebberogenerare più valore per effetto di un mercato meno liquido e di nicchia. Il 68% dei gestori ha infatti sottoperformato il benchmark di categoria nel 2018.

Naturalmente il dato che ogni anno si ripresenta con costanza è quello che più smonta ogni tentativo di convincere un investitore che i gestori sono soggetti ben informati capaci di battere il mercato nel lungo periodo.

spiva 2019

Si mantiene infatti superiore al 80% il numero di fondi incapaci di battere il benchmark in un arco temporale di 10 e 15 anni, su categorie azionarie e obbligazionarie.

Giusto anche sottolineare comunque quei (pochi) comparti nei quali i gestori hanno vinto la loro battaglia con il benchmark. Dobbiamo visitare il mondo dei bond governativi a lunga scadenza e dei corporate investment grade per assistere a gestori capaci di battere il benchmark in percentuali superiori al 80% nel corso del 2018. Un fuoco di paglia visto che anche qui a 10 e 15 anni torniamo a performance “azionarie”.

Non va meglio al mondo dei fondi americani che investono a livello internazionale. Abbiamo estrapolato dal rapporto SPIVA un grafico che mostra la percentuale dei fondi azionari internazionali che su un arco temporale di tre anni sono stati battuti dal benchmark. Questo il risultato.

spiva 2019 bis

Clamoroso a mio modo di vedere il risultato nel mondo obbligazionario di quei comparti che dovrebbero garantire all’investitore un valore aggiunto proprio per il fatto di essere su mercati molto frammentati con gestori teoricamente in grado di muoversi con maestria.

I fondi obbligazionari high yield hanno ad esempio sottoperformato il benchmark in oltre il 95% dei casi da 3 a 15 anni.

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Stesso discorso per i fondi che investono in obbligazioni emergenti che a 10 anni sono battuti dal bechmark in 9 casi su 10.

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Ultimo appunto su un dato non irrilevante che è quello dei cosiddetti sopravvissuti.

Le statistiche infatti tengono necessariamente conto di prodotti che sono rimasti sul mercato, mentre dai radar escono quei prodotti che solitamente per andamenti piuttosto deludenti o per indirizzi commerciali e di marketing diversi, vengono fusi o chiusi dalle varie case di investimento.

A distanza di 15 anni il 57% dei fondi americani, il 49% dei fondi internazionali e il 52% dei fondi che investono in obbligazioni scompaiono dalla faccia della terra.

E quando la polvere si mette sotto il tappeto non è bel segno…

Una risposta a "Bull o Bear market, per i fondi è sempre la stessa storia"

  1. Anonimo 2 aprile 2019 / 0:16

    Salve, sono pienamente d’accordo, ho il mio portafoglio investito per una parte in titoli di stato italiani e per la gran parte in ETF, solo (e per fortuna) un 6% in fondo “dinamico” che mi consiglió la banca, ebbene a distanza di 2 anni dall’acquisto questo prodotto non ha mai performato una sola volta in maniera positiva, sia a mercati fiorenti (vedi 2017) che ovviamente a mercati “bear”, pertanto alla prima occasione venderò queste quote (incassando comunque almeno 4, 5 %di perdite) e rinvestirò in ETF, dove comunque in 2 anni ho avuto ben altre soddisfazioni
    Buona sera

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