L’asset allocation di Archeowealth (Primo trimestre 2019)

Recuperare in soli tre mesi la perdita dell’intero 2018 (-5,5%) sembrava abbastanza improbabile ad inizio anno, ma arrivare a fine marzo addirittura con un progresso del 8.5% è un risultato che va ben oltre le più rosee aspettative.

La risposta migliore che potesse fornire un portafoglio di investimento che non ricerca il market timing.

La tenuta (nel 2018) e la reattività (nel 2019) fanno parte del DNA di un insieme di mattoncini che insieme cercano di contrastare una tendenza all’appiattimento dei rendimenti futuri da investimento. Un tema a mio modo di vedere innegabile e che credo molti pianificatori finanziari vivono ancora in modo inconsapevole crogiolandosi nei pasti del passato.

La diversificazione ragionata ha dimostrato ancora una volta di essere un’arma vincente. La disciplina permette di ottenere quel buon senso che a sua volta frena gli istinti da trader desiderosi di cavalcare l’onda perfetta.

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Proprio quegli strumenti di investimento obbligazionari che sembrano offrire da qui ai prossimi 10 anni dei rendimenti netti negativi o comunque molto modesti, sono stati il migliore cuscinetto ammortizzatore nel 2018 ed a sorpresa anche un propulsore eccezionale dei guadagni dell’azionario in questo inizio di 2019.

Archeowealth 1°trimestre 2019 – Grafico justetf.com

Durerà questa fase di Bonanza? Abbiamo i nostri dubbi e rimaniamo convinti di una volatilità che ad ondate si riaffaccerà sui mercati e ci accompagnerà per un po’ di tempo.

L’inversione della curva dei rendimenti americana è stata solo parziale e non offre ancora la certezza (ma solo la probabilità consistente) di una recessione in America da qui a 24 mesi spiegando così la forza dei bond).

I nostri lettori sanno bene che la stabilità degli strumenti contenuti in un portafoglio fa parte della nostra filosofia, ma è altrettanto vero che il progressivo passare degli anni del portafoglio (e di chi lo ha costruito) rendono necessari fisiologici aggiustamenti oltre alla consueta opera di ribilanciamento annuale.

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L’obiettivo è quello di avvicinarsi al modello di alcuni portafogli certamente più celebri del nostro che mettono la protezione del potere d’acquisto ad uno dei primi posti tra gli obiettivi da raggiungere. Naturalmente tutto questo rimane abbinato alla naturale crescita del capitale generata dall’investimento sul mercato azionario.

I due portafogli dai quali prendo spunto sono il Simple Portfolio di Larry Swedroe e il Lazy Portfolio di David Swensen. Per entrambi i bond indicizzati all’inflazione rivestono un peso notevole nel portafoglio (40% nel primo, 15% nel secondo) e lo stesso vale per il portafoglio di Archeowealth già ora al 10%.

La prima novità è che alzerò di 5 punti il peso di questi strumenti. Sono dell’idea che l’inflazione è la strada meno dolorosa che potranno percorrere banche centrali e governi per ridurre l’imponente mole di debiti accumulati. E lo faranno, sempre secondo l’insignificante opinione del vostro autore, rimanendo timidamente dietro la curva (ovvero con tassi reali negativi ancora per un po’).

I 5 punti li prenderemo dall’investimento nel mondo corporate americano a cambio coperto che viene liquidato dopo aver svolto il suo lavoro in modo dignitoso.

Il secondo movimento di rilievo vede la vendita totale dell’ETF con sottostante le materie prime per ridurre la volatilità del portafoglio.  Sono stato indeciso se fare uno switch con l’oro, ma alla fine ho deciso di far prevalere la componente reddito.  Il ricavato viene diviso in eguale misura tra i due ETF già presenti, bond emergenti a cambio coperto e REIT europei. Semplicità sempre e la diversificazione si raggiunge anche con un numero di strumenti non eccessivo.

Ecco la nuova composizione del portafoglio di Archeowealth suddiviso per asset type.

All’inizio del quinto anno di investimento supero (per ora) il 20% di performance complessiva. Bene così.

Il tasso di rendimento annuo composto dalla partenza è del 4,6% ed è assolutamente in linea con le mie aspettative (4/5% lordo). Entrando ora in una fase della vita in cui comincio a ragionare su una minor sopportazione della volatilità unita ad una maggiore capacità di proteggermi dall’inflazione, il 2019 sembra essere l’anno giusto per fare cambiamenti.

Leggi anche: Un portafoglio anti inflazione

Possibile anche che nei prossimi mesi ragionerò anche su una riduzione della duration della componente obbligazionaria global aggregate. Ma per ora mi fermo qui.

Con questi tassi negativi la scelta sembrerebbe obbligata, ma voglio prendermi ancora un pò di tempo per riflettere. Non credo che l’inversione dei tassi e la ripartenza dell’inflazione sarà immediata. Se anche fossi in errore avrò comunque già adeguato la componente inflation linked per sopportare questo scenario.

Come ripeto sempre (a beneficio dei nuovi lettori) ecco il disclaimer finale. Questo è il MIO portafoglio e NON il VOSTRO. Qui dentro ci sono i miei obiettivi e non i vostri. Qui dentro c’è la mia propensione al rischio e non la vostra (che non conosco).

Questo portafoglio non è replicabile semplicemente perchè calza a pennello sul mio profilo di investitore. Anche voi dovrete cercare di costruire (o farvi aiutare da un consulente preparato) un’asset allocation  che miri a realizzare nel corso del tempo i vostri obiettivi. Quando vi sentirete tranquilli di stare sul mercato con quel tipo di investimenti, beh allora avrete raggiunto la pace dei sensi dell’investitore di buon senso.

Buon investimento a tutti.

Ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

 

 

14 risposte a "L’asset allocation di Archeowealth (Primo trimestre 2019)"

  1. Erreffe 4 aprile 2019 / 15:39

    Ottimo! Per quanto riguarda i tips, vuoi sfruttare le aspettative di inflazione ancora pienamente prezzate sui titoli inflation linked? come strumenti continui ad utilizzare il solito xgin, niente cambio aperto, niente solo titoli europei, niente titoli specifici, btp€i o ita? grazie e un caro saluto!

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    • archeowealth 4 aprile 2019 / 19:37

      Voglio cominciare a coprire il portafoglio da un potenziale evento (per ora di coda) inflattivo. Stare sui bond a lunga scadenza comincia a diventare poco proficui (almento in area Euro) e così per ora diversifico su REIT, inflation linked e bond emergenti. No Euro, ma sì globale con il XGIN. Qui non copro il cambio perchè ho già la componente global aggregate in versione Eur hedged. Sui titoli specifici? Beh se penso a polizze vita ramo I e fondi pensione che incorporano già una bella fetta di Italia anche no. Cmq ribadisco che se si vorrà evitare il default del debito mondiale o si cresce a ritmi più alti di quelli attuali (e la vedo dura) oppure servirà un pò di inflazione per abbattere il muro debitorio

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      • enrico 5 aprile 2019 / 7:24

        Buongiorno , pensi sia buona cosa al momento acquistare anche un po’ di oro , con etf ovviamente ?

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      • archeowealth 6 aprile 2019 / 22:26

        L’oro si compra se si prevedono tassi reali negativi, ovvero inflazione più alta dei rendimenti offerti dalle obbligazioni. E’ uno scenario di crisi naturalmente con le banche centrali che cercano di stimolare l’economia con tassi reali negativi.
        Sinceramente preferisco proteggermi dall’inflazione con strumenti che offrono una remunerazione “certa” tipo gli inflation linked, ma anche l’oro pur con una maggiore volatilità prospettica può servire allo scopo.
        Naturalmente si scommette su uno scenario che potrebbe non avverarsi ed allora questo investimento andrebbe in pesante perdita senza incassare nessuna cedola (e con rischio cambio).
        Dipende tutto da quali sono i tuoi obiettivi, l’orizzonte temporale, l’attuale portafoglio. Risposta banale ma non posso darti un indirizzo preciso. L’oro è un acquisto che viene visto come mezzo per salvarsi in caso di eventi finanziari catastrofici. L’affermazione che mi viene spontanea è però questa. Cosa me ne faccio del 2% di oro in portafoglio quando il restante 98% viene annientato? Nulla e quindi lo vedo inserito bene in un portafoglio ben diversificato e probabilmente finalizzato a contrastare l’inflazione. Non lo vedo proprio come una quota residuale in un portafoglio completamente slegato da questa logica.

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      • Erreffe 5 aprile 2019 / 16:02

        grazie 😉

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  2. Luca Scaglione 11 aprile 2019 / 20:08

    Chiedo scusa per la domanda forse banale: perche infl-linked globali e non solo europee? In fondo l’inflazione da cui voglio proteggermi e quella europea.
    Grazie ecomplimenti per l’utile blog (lo giro sempre ai miei figli 20enni!!)
    Luca

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    • archeowealth 11 aprile 2019 / 22:33

      Ottimo e proponi ai tuoi figli di condividere il link con i loro amici sui social -) La tua non è una domanda banale tutt’altro è intelligente. Per filosofia mia di investimento preferisco essere il più globale possibile. Abitassimo in America potrei concentrarmi sui soli TIPS, ma essendo in Italia e fidandomi il giusto del debito italiano preferisco avere un’esposizione internazionale a questi strumenti. Fed e Bce hanno gli stessi obiettivi di inflazione (2%) e e sinceramente faccio fatica a pensare che nel corso degli anni futuri avremo iperinflazione da una parte e deflazione dall’altra. Naturalmente si può investire anche solo in inflation europei, ma siccome ho già strumenti europei in portafoglio che possono tutelarmi dalla perdita del potere d’acquisto (azioni e REIT) ecco che preferisco avere una copertura globale alla variazione dei prezzi d’acquisto. Attenzione naturalmente all’esposizione valutaria che non deve essere esagerata proprio perchè siamo europei.

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  3. Danilo 13 aprile 2019 / 10:20

    Ciao, il tuo portafoglio è molto interessante. Una domanda sui REIT, ho visto che copri solo l’Europa. Non hai mai considerato un indice globale come il SPDR Dow Jones Global Real Estate? In un contesto europeo di invecchiamento della popolazione e calo demografico, non credi che sarebbe utile diversificare anche il Real Estate, al costo di assumersi il rischio currency?

    Grazie

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  4. Danilo 13 aprile 2019 / 10:38

    Inoltre, riguardo i REIT europei, in un altro post ho visto che raccomandi anche il SPDR® FTSE EPRA Europe ex UK Real Estate UCITS ETF, il quale pero è molto piu piccolo e meno scambiato. Non sarebbe meglio, solo per una questione di liquidità del fondo, usare la versione ishares?

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    • archeowealth 13 aprile 2019 / 12:07

      Rispondo volentieri a tutti e due i tuoi quesiti. Per quello che riguarda l’ETF che investe sui REIT (anche se a dire il vero i veri REIT sono solo quelli americani, in Europa abbiamo prevalentemente società quotate in borsa che investono nel settore immobiliare) si possono fare alcune considerazioni. Quello di SPDR è più piccolino e meno liquido ma per il buy and hold va bene perchè è ad accumulazione dei proventi. Quello di iShares è decisamente più liquido e capitalizzato (oltre che il primo di sostanza ad essere quotato) ma con il difetto di staccare dividendo. Direi che la scelta si deve basare solo su questi due fattori.
      Sul discorso di investire a livello globale sull’immobiliare tieni conto che comunque una fettina di REIT è già presente nell’indicie Msci World. Al di là di questo aspetto preferisco il settore europeo perchè più ancorato al concetto di copertura dell’inflazione domestica. Vero che c’è una stagnazione demografica, vero però anche che il rischio cambio è una variabile da considerare. Con l’attuale curva dei tassi europei preferisco investire in strumenti obbligazionari inflation linked mondiali (dove c’è un pò di rendimento e sono ancorato comunque all’inflazione) compensando il rischio sul settore Real Estate.

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  5. Silvio 23 aprile 2019 / 19:06

    Ciao, per quanto riguarda europa dividend che hai in portafoglio, puoi dirmi quale etf hai usato? E perchè hai puntato su dividend invece che europa “globale”?
    Grazie
    Silvio

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    • archeowealth 23 aprile 2019 / 19:52

      Spdr eur aristocrats ed il motivo è legato al fatto che ho studiato anni fa il modello di selezione aristocrats e lo trovo anche migliore dei più modaioli smart beta. Nell’etf che investe a livello mondiale si trovano poi le big cap ben diversificate.

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  6. Enrico 28 giugno 2019 / 8:47

    Buongiorno, vorrei chiedere un chiarimento.
    Nella progettazione di un portafoglio etf a 20 anni quanto peso va riservato alla componente valutaria? Intendo la valuta di denominazione in USD ( quindi soggetta a fluttuazioni di cambio) o EUR , è importante sul lungo periodo oppure non significativa perché il lungo periodo stesso tende ad appiattire questo aspetto? Sarebbe opportuno impostare un portafoglio che , aldilà della ripartizione in asset class e/o settoriali geografiche , preveda una quota in dollari ( tipo 30% – 40% ) e la restante in euro? Grazie per l’attenzione e la risposta, un saluto a tutti !

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    • archeowealth 1 luglio 2019 / 14:09

      Per un orizzonte temporale di questo tipo la quota valutaria di investimento è poco rilevante. Abbiamo dedicato diversi articoli al tema ed il rendimento dei prodotti hedged e quelli non hedged nel lungo periodo si equivalgono. Bisogna però essere sicuri di questo orizzonte temporale, bisogna conoscere la propensione al rischio, possibilità di far fronte alle emergenze, e tanti altri fattori che sono peculiari per ogni investitore e che ovviamente non conosco al momento.
      Poi possiamo anche dire che 30% può essere una % media corretta di rischio valutario, ma permettimi, questa sarebbe una valutazione abbastanza grossolana per i motivi di cui sopra

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