Perchè con le polizze assicurative di ramo I guadagnare è quasi sempre un’illusione

a-team finanza

L’investitore italiano va pazzo, non per i piani ben riusciti come diceva Hannibal Smith nell’A-Team, quanto per gli investimenti a capitale garantito, o meglio con una struttura che prevede la restituzione del capitale magari con un rendimento positivo.

Anche se questo rendimento è basso non importa, l’importante è che sia superiore a zero e non metta a rischio il capitale.

L’identikit perfetto delle cosiddette polizze vita di ramo I che tanto successo hanno avuto e stanno avendo di questi tempi.

Negli ultimi anni il consistente ribasso dei rendimenti offerti dai titoli di stato, unito alla “storica” avversione verso il rischio azionario dell’investitore italico, ha spinto tanti risparmi verso prodotti assicurativi il cui rendimento è generato dall’andamento finanziario di una gestione separata collegata alla polizza vita.Vi rimando a questo link per capire cos’è una gestione separata.

Strumenti indicati soprattutto per chi vuole sfruttare il prodotto con il fine di isolarlo magari dalle sorti della propria attività professionale (e non solo) privata; ma purtroppo strumenti che sempre più vengono collocati a tutti quei risparmiatori che cercano un’alternativa alla classica obbligazione o deposito bancario.

Nel 2018 il rendimento medio delle gestioni separate agganciate alle polizze vita è stato del 3,2%, un valore che al netto dei costi  (ma non della fiscalità) si va ad inserire in un range compreso mediamente tra il 2% e il 2,5%.

Il prof. Beppe Scienza ha sintetizzato il concetto in modo pungente ma efficace in questo articolo.

Con queste statistiche stiamo generalizzando e naturalmente alcuni prodotti hanno fatto meglio ed altri peggio.

Ma la domanda è sempre quella.

Davvero queste polizze sono strumenti di investimento in grado di far crescere il capitale nel lungo periodo sfruttando il classico principio della capitalizzazione composta degli interessi?

Savannah, Africa, Tanzania, Bush

Nel 2018 la raccolta di polizze appartenenti al ramo vita è salita del 3.5% (fonte Ania). Il ramo I è salito addirittura del 5,4%  e rappresenta i due terzi del totale dei premi del settore.

Una mossa che ha trovato un’ottima sponda nei pesanti ribassi dei mercati azionari (ed anche obbligazionari non governativi tipo high yield) nel corso dell’ultimo trimestre del 2018.

Classico esempio di scuola in cui l’investitore medio non compra ciò che il mercato offre a prezzi di saldo preferendo invece ciò che offre sicurezza ed un granello di rendimento.

Naturalmente ogni scelta di investimento dovrebbe essere ponderata sulla base di sopportazione del rischio, orizzonte temporale, portafoglio di investimento già in essere ed obiettivo.

Appunto l’obiettivo. Non siamo così sicuri che chi sottoscrive prodotti assicurativi di questa natura ragioni sempre per obiettivo.

Polizze di questo tipo, illiquide solo per il  fatto che richiedono più di un giorno per essere liquidate (il massimo grado di liquidabilità per uno strumento finanziario), non possono conciliarsi con obiettivi di breve periodo, né con obiettivi di lungo periodo.

Leggi anche: L’importanza del fattore liquidità

Obiettivi di breve no perché naturalmente se capita l’imprevisto oggi, massimo domani o dopodomani, devo sborsare i soldi. Con le polizze di ramo primo non posso andare in banca la mattina e la sera disporre del denaro.

polizza assicurativa protezione

Obiettivi di lungo nemmeno perché, come ben sappiamo, esistono forme di investimento decisamente più remunerative e meno costose su orizzonti temporali in doppia cifra in grado di accrescere il nostro capitale battendo con elevata probabilità l’inflazione.

L’unico contesto nel quale le polizze vita possono essere considerati strumenti accettabili dal punto di vista finanziario riguarda un periodo temporale medio  (diciamo 5-10 anni) in cui l’obiettivo è conservare il proprio denaro mantenendo invariato il capitale in termini reali.

Non ci si impoverisce, non ci si arricchisce. Tutto fermo con diversi se.

I se sono naturalmente legati ai costi del prodotto.

Non stiamo infatti parlando di prodotti finanziari a buon mercato e anche se il rendimento dell’anno prima è del 3% un buon 25/30% dello stesso se ne va in commissioni pagate all’intermediario.

I se sono però anche legati al rischio dell’emittente della polizza.

Leggi anche: La capitalizzazione composta dei costi

I se sono legati poi alla composizione del portafoglio della gestione separata.

Solitamente una percentuale pari o superiore al 50% è costituita da titoli di stato e / o emissioni corporate italiane.

btp polizze ramo primo

Mai mettere tutte le uova nello stesso paniere, ricordate sempre la teoria dell’home bias.

Un dubbio lecitamente può essere avanzato anche verso i rendimenti futuri.

I venditori di polizze oggi ci mostrano dei rendimenti passati che consideriamo accettabili, ma se i tassi di mercato dovessero risalire al 5% vi sentireste soddisfatti di questi rendimenti?

Già, perché per come sono strutturati questi prodotti ancora oggi il bel vedere di rendimenti così alti è legato soprattutto a strumenti obbligazionari acquistati in passato quando i tassi di interesse erano bene più alti.

Ora che mezza Europa viaggia a tassi negativi, ogni nuovo ingresso abbassa il rendimento medio del portafoglio.

La reattività è però bassa vista la capienza enorme di queste gestioni separate, ma sarà bassa anche quando e se i tassi ricominceranno a salire. A quel punto avrete strumenti che offriranno rendimenti inevitabilmente inferiori a quelli di mercato.

Altro falso mito è quello legato al fatto che le polizze vita sono esenti da rischio emittente. Mi dispiace, ma devo svelarvi un segreto. Non è così.

Andate a leggervi un  KIID di polizze di ramo 1 di una compagnia qualunque e troverete frasi di questo tipo:

Qualora la compagnia fosse insolvente, il Cliente potrebbe subire la perdita totale o parziale dell’investimento.

E’ comunque possibile che in conseguenza dell’insolvenza di XXX il contraente/beneficiario possa perdere tutto o una parte del valore dell’investimento. Non c’è alcun sistema di garanzia pubblico o privatoche possa compensare in tutto o in parte eventuali perdite.

E così via.

Già direte voi, ma i tassi non saliranno per tanto tempo ancora, o almeno così ci dicono gli esperti.

Può darsi, ma come avete visto ho elencato tutta una serie di fattori che non sono sotto il vostro controllo, così come non lo è quello forse più devastante per prodotti di questo tipo poco flessibili. L’inflazione.

L’inflazione media in Italia dal 1960 ad oggi è stata del 5,8%, mentre dall’entrata nell’Euro questo valore è fortunatamente precipitato al 1,8%. Un numero che possiamo assumere come stima anche in una simulazione di rendimento reale per il futuro considerando l’obiettivo che ha la BCE nel medio periodo del 2%.

E’ auspicabile che le banche centrali faranno di tutto per mantenere l’inflazione su questi livelli, ma debito elevato combinato a liquidità abbondante potrebbero essere il terreno ideale per il ritorno del mangiatore di soldi.

Leggi anche: Il mangiatore di soldi

Facciamo un esempio.

Supponiamo di investire 20 mila Euro in una polizza con rendimento medio da qui ai prossimi 15 anni del 2.5% ed inflazione al 1.8%.

Il bilancio finale ci racconterebbe di 29.000 Euro circa di capitale a scadenza.

Non male direte voi. Malissimo dico io.

Questo risultato intanto va depurato dalla fiscalità.

Stimando un 20% medio di tassazione sulla componente di guadagno della polizza scendiamo a 26.900 Eur. Va bene lo stesso mi direte.

No, non finisce qui.

Ricordiamoci sempre che l’inflazione mangia il potere d’acquisto dei nostri soldi anno dopo anno. Con la stima di 1.8% annuo che abbiamo fatto, il valore del nostro investimento finale dopo 15 anni diventa di 20.583 Eur. Bel colpo, 583 Eur in 15 anni!!

Basterebbe solo un incremento dell’inflazione media al 2% per far scendere il valore finale del capitale in termini reali sotto i 20 mila Euro.

Vi sembra un affare? Vi sembra di guadagnare tanti soldi? Vi sembra che in questo lasso di tempo ci possono essere delle forme di investimento per voi più redditizie?

Ragionateci su e fatemi sapere la vostra opinione.

Di certo le polizze difficilmente sono e saranno uno strumento in grado di farvi guadagnare soldi in termini reali al netto di costi e fiscalità.

 

 

 

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7 risposte a "Perchè con le polizze assicurative di ramo I guadagnare è quasi sempre un’illusione"

  1. Marco 6 giugno 2019 / 8:43

    Io sono pienamente soddisfatto di questo strumento, che ho gia riscattato e sottoscritto con altra assicurazione. Difficile trovare uno strumento finanziario che garantisce il capitale e che consolida i guadagni anno dopo anno. Mi può dire quali sono gli strumenti che nel lungo periodo accrescono il capitale e battono l’inflazione con un basso grado di rischio.

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    • archeowealth 6 giugno 2019 / 9:00

      Ho premesso che non si può generalizzare ed ognuno può avere la sua storia. Purtroppo però si tende sempre a fare un focus sul rendimento nominale e mai a quello reale per lo più nettizzato dell’inflazione. Altro concetto che non passa quasi mai è quello della garanzia del capitale. Vero ma solo per il capitale al netto dei costi che sono sempre piuttosto salati. E poi del concetto di liquidità che vogliamo dire? Altro fattore non prezzato da un rendimento che a sua volta non prezza il rischio emittente.
      L’alternativa? Un btp inflation linked porta allo stesso risultato, anzi superiore con consolidamento progressivo dell’inflazione anno dopo anno. Ed il rischio emittente è lo stesso (almeno rispetto alle polizze di emittenti italiani) ma almeno correttamente prezzato dal mercato. Altra alternativa nel lungo periodo può essere l’azionario. Ovviamente più volatilità ma la storia ci insegna che in 20 anni di investimento le borse mondiali non hanno mai perso.

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  2. bierlollo 7 giugno 2019 / 7:30

    Articolo che in vari punti non mi trova d’accordo (oltre a citare un personaggio discutibile come Beppe Scienza). Non viene dato il giusto peso che il cliente può riscattare in qualunque momento senza subire le fluttuazioni di prezzo come in un normale bond. I rendimenti inoltre si adatteranno gradatamente alle nuove condizioni di mercato, quindi se si alzano i tassi le nuove sottoscrizioni porteranno un beneficio alla gestione separata. Nel caso di un bond a tasso fisso avrei invece solo una diminuzione di valore del mio investimento. E se l’aumento dei tassi fosse dovuto a una crisi di mercato e non a un aumento dell’inflazione, neanche gli inflation linked mi proteggerebbero.
    Insomma, stavolta non mi trovo d’accordo.

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  3. Erreffe 7 giugno 2019 / 15:01

    leggo vari commenti e dico la mia: ci sono prodotti di alcune grandi società che sono buoni, però rispetto a qualche anno fa hanno visto aumentare i costi e abbassare i rendimenti delle varie gestioni separate anche di diversi punti. Ma la vulnerabilità maggiore potrebbe risiedere nella sicurezza: non facccio un confronto tra gs e tds, in teoria le polizze dovrebbero avere le garanzie, le riserve tecniche e tutto il resto, ma se venisse giù tutto (cosa improbabile, ma non impossibile), tipo un haircut 50% o maggiore, non so come ptrebbero mettersi le cose. Lo dico da sottoscrittore di 2 gs con 2 compagnie diverse: i prodotti fino ad ora mi hanno soddisfatto, anche se in misura decrescente da quando avevo sottoscritto e con tutte le garanzie del caso (su una ho addirittura tasso minimo garantito all’1%), non mi sento certo in una botte di ferro. Per diversificare vanno bene, ma non tutto sulle gs.

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    • bierlollo 7 giugno 2019 / 18:19

      Il calo dei rendimenti delle GS è fisiologico, non poteva essere altrimenti visto l’andamento dell’obbligazionario. Se prendi una GS di norma la diversificazione è prossima allo zero: non so se tutte le compagnie riuscirebbero a sopportare un haircut del debito italiano.

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      • archeowealth 7 giugno 2019 / 21:55

        Mi fa piacere quando su un articolo pubblicato si discute esponendo le proprie idee. Io non ho naturalmente la pretesa di avere la verità in tasca ma lo scopo era proprio quello di far riflettere. Ho premesso fin da subito che esistono delle eccezioni (soprattutto vecchie polizze) e sul prof.Scienza a volta sono d’accordo con lui altre molto meno. Qui sul blog in un articolo sui fondi pensione l’abbiamo anche criticato per l’eccessivo disfattismo. Detto questo ritengo che le polizze di ramo primo sono ormai diventati gli specchietti per le allodole per catturare nuovo risparmio. Questo spiego l’esplosione delle cosiddette polizze multiramo, un mix di ramo primo con le care vecchie (e carissime) unit linked. Se però ci limitiamo alle solo ramo primo sono d’accordo con Erreffe sul fatto che possono essere uno strumento di diversificazione, ma guadagnare soldi in tempo reale non è proprio così agevole.
        Ma anche supponendo di ottenere un rendimento decente a mio modo di vedere non viene assolutamente prezzato il rischio emittente (se salta l’Italia le compagnie di casa nostra che già ora hanno un rating uguale o peggiore seguirebbero), non viene prezzato il fattore illiquidità, non viene prezzata la scarsa trasparenza (qualcuno sa sotto la voce OICR o altri titoli di debito Eur su cosa hanno investito?), non viene prezzato nemmeno il rischio di cambio delle regole. Diverse polizze assicurative si sono viste rimuovere negli ultimi tempi il minimo garantito. Infine non è prezzato il rischio di una rimozione di questo privilegio “patrimoniale” dell’esenzione dall’imposta di bollo.
        Nel confronto con gli inflation è vero che hanno oscillazioni di prezzo che non si vedono nella GS, ma se il BTP lo porto a scadenza qual’è il problema. E soprattutto se i tassi si muovono all’insù solitamente è perchè seguono l’inflazione ed in questo gli IL sono perfetti perchè sono esattamente ciò che serve. Un variabile con fisso garantito. Se i tassi salgono invece per crisi di solvibilità, beh allora mi preoccuperei di quanto tempo ci metterebbe l’assicurazione a rimborsare. Non dimentichiamoci che in America è fallita AIG nel 2008 ed i requisiti di riserva e di capitale erano tutti ok. Nulla è garantito questo bisogna sempre ricordarlo.
        Anche io ho una vecchia polizza di ramo I con minimo garantito ma è una quota minoritaria del mio portafoglio e sicuramente oggi una nuova polizza non la sottoscriverei. Troppo care ed ormai prive di quelle garanzie che c’erano un tempo. Avete notate ad esempio che quelle nuove tendono a rimuovere anche il consolidamento degli utili annuale limitandosi a garantire al rimborso il capitale?
        Ovviamente oggi con tassi negativi anche un rendimento tra lo zero e l’1% è apprezzabile. Ma che in termini reali al netto di imposte e costi queste polizze rappresentino un affare per chi investe con orizzonti temporali di 15-20 dubito seriamente.

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  4. Erreffe 7 giugno 2019 / 22:23

    Sono d’accordo (come sempre)

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