Perchà l’alfa su una gestione attiva è una perla rara

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Abbiamo scritto diverse volte su queste pagine che investire è un gioco a somma zero, anzi meno di zero per effetto dei costi, in cui c’è una controparte che vince una scommessa ed un’altra parte che la perde.

Questo fattore ha rappresentato una costante del passato e lo sarà anche in futuro, ma il problema è che numerosi studi stanno dimostrando come la capacità di essere dalla parte vincente per meriti propri (il cosiddetto alfa che dovrebbe essere in grado di generare un gestore) è un fenomeno ormai estinto.

Una sorta di lento e inesorabile scioglimento dei ghiacciai per stare in tema di surriscaldamento globale.

Una delle ragioni che si è dato per questo fenomeno il professor Robert Stambaugh è la sempre minore partecipazione dei cittadini privati all’attività di possesso individuale di azioni. Si fanno meno scommesse  e si preferisce replicare un indice.

Scelta saggia potremmo dire, ma certamente che indispone quello vorace balena che sta a Wall Street o nella City londinese.

Stambaugh ha verificato che le azioni possedute  dagli investitori privati sono passate dal 90% detenute alla fine della seconda guerra mondiale, al 48% del 1980 fino al 20% del 2008. Prevedibile che il boom degli ETF abbia ridotto ancora di più questa percentuale.

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E se la balena prima aveva un mare di pesci dei quali nutrirsi ora deve ridursi a mangiare molto meno condividendo per di più il pasto con molti più attori.

Tra i giocatori di poker vale il detto che molti profitti al tavolo verde non vengono dalla propria bravura, quanto piuttosto dagli errori altrui.

Se in finanza meno persone commettono errori comportamentali o di corretta allocazione di portafoglio o di diversificazione, quel famoso alfa diventa più difficile da estorcere.

Diversi studi hanno dimostrato come l’alfa ottenuto dai gestori di fondi attivi è in costante calo.

Uno studio sempre di Stambaugh-Pastor-Taylor del 2015 ha evidenziato come dal 1979 al 2011 su 3000 fondi analizzati, le capacità professionali dei gestori sono effettivamente aumentate ma questo non si è tradotto in migliori performance. Sono sempre più istruiti in un’arena più affollata ed e sempre più difficile fregarsi l’uno con l’altro.

Pure il tanto celebrato Warren Buffett sembra aver perso lo smalto in mezzo ad un mare sempre più popolato di squali. Berkshire Hathaway negli ultimi 15 anni ha ritornato annualmente l’8.3% come l’ETF Vanguard Value.

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La sempre maggiore efficienza e liquidità dei mercati finanziari unita a costi per transazione in costante calo rappresentano un ulteriore tassello che riduce i cosiddetti “mispricing” e che andrebbe a giustificare la difficoltà di un gestore attivo di generare valore aggiunto.

Tutto questo sembrerebbe perciò giustificare la migrazione di tanti investitori verso gli strumenti a replica passiva a basso costo rendendo la gestione attiva un’attività per pochi amatori con benefici che la statistica ci dice essere molto limitati.

Non sappiamo se questo trend cambierà, ma certamente predicare la capacità di fare alfa appare in questo momento una sorta di ricordo dei bei tempi andati quando la massa inconsapevolmente accettava di farsi spiumare.

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4 risposte a "Perchà l’alfa su una gestione attiva è una perla rara"

  1. Stefano 8 luglio 2019 / 9:43

    Tutto molto vero. Io ho solo ETF e qualche azione singola per recuperare le minusvalenze. Il loro più grande beneficio secondo me è proprio questo. Altrimenti esistono altri metodi per recuperare le minus? Grazie

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    • archeowealth 8 luglio 2019 / 13:17

      Nell’era dei tassi sotto zero le obbligazioni sono escluse. Ci sono quelle in valute con gli ovvi rischi del caso. Altrimenti esistono miriadi di certificate quotati o in emissione. Ricordo sempre che questi altro non sono che le vecchie obbligazioni strutturata di una volta e quindi incorporano un rischio emittente, quasi mai prezzato al momento dell’emissione. Esistono veramente tante strutture ma quelle con cedola legate al realizzarsi di un evento con capaitale parzialmente garantito possono scontare le minus. Sono però legate ad un evento e bisogna capire bene cosa succede nel caso di eventi avversi. Insomma anche qui esistono dosi di rischio notevoli. Altro per il recupero minus non mi viene in mente salvo gli ETC, ma questa è tutta un’altra storia.

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  2. Stefano 10 luglio 2019 / 12:05

    Buongiorno.
    Considerando la mole di dati e di statistiche che ormai da tempo depone a favore degli investimenti indicizzati passivi, e a sfavore dei fondi a gestione attiva (si veda ad esempio l’ottima rubrica “La sfida tra fondi ed ETF” pubblicata ogni quarto sabato del mese su Plus 24, che quasi immancabilmente, e per qualsiasi Asset Class, sancisce la vittoria dei secondi sui primi), mi chiedo quale utilità abbiano ancora i fondi, e a quale futuro siano destinati.
    C’è ancora qualche serio motivo per cui i piccoli risparmiatori dovrebbero sceglierli per i loro investimenti da cassettisti, se non per il fatto che vengono loro sistematicamente appioppati dalle reti di vendita degli sportelli bancari (spesso anche all’interno di strumenti assicurativi)?

    Grazie e complimenti per l’ottimo blog.

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    • archeowealth 15 luglio 2019 / 22:02

      L’unico motivo era quello della diversificazione del rischio. Con l’avvento degli ETF non c’è più nemmeno questo vantaggio competitivo

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