By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 18 Luglio, 2019|

Investire in obbligazioni è un metodo relativamente sicuro per non perdere soldi accontentandosi di quello che offre il mercato. Fatta eccezione per l’acquisto di obbligazioni a rendimento negativo, è relativamente semplice pianificare in anticipo di quanto aumenterà il mio capitale fra 10-15 anni se investito in obbligazioni di alta qualità. Ma se invece di acquistare una singola obbligazione o un ETF, acquisto un fondo di investimento? Il panorama a questo punto cambia parecchio.

Investire soldi non è mai semplice. Esiste sempre qualche elemento di disturbo che impedisce di agire a cuor leggero. Recessioni, tensioni geopolitiche, quotazioni elevate, tassi di interesse ai minimi storici e tanto altro.

Per chi ha deciso saggiamente di dedicare comunque una parte del proprio investimento alle obbligazioni i tempi attuali sono tra i più complicati della storia moderna. Tassi negativi o comunque rendimenti di poco superiori allo zero e ora anche l’inflazione.

Abbiamo visto in questo articolo che ottenere un rendimento nominale positivo da un investimento obbligazionario di alta qualità è praticamente certo e prevedibile investendo con obbligazioni dirette o ETF. Il discorso cambia decisamente se la scelta ricade su un fondo a cosiddetta gestione attiva.

L’importanza di controllare i costi è fondamentale per ogni ogni tipo di investimento, ma su quelli di natura esclusivamente obbligazionaria, il fattore spesa è da monitorare con ancora maggiore attenzione.

Nel 2018 la Consob ha pubblicato uno studio dal titolo “Il costo dei fondi comuni in Italia”.

Il grafico espone i costi dei fondi comuni di diritto italiano per tipologia di asset class alla fine del 2016. Sui fondi esteri i risultati non sarebbero diversi e purtroppo anche il trascorrere del tempo non ha portato ad un considerevole compressione dei costi negli ultimi anni.

Fonte Consob: Il costo dei fondi comuni in Italia

Avendo disponibile il dato medio dei costi dei fondi obbligazionari, l’esercizio che deve fare ogni investitore di buon senso è molto semplice.

  • Prendo il costo medio del fondo obbligazionario che mi propone il consulente finanziario. In assenza di un fondo specifico prenderò la media del 1,1% di Consob.
  • Vado sul sito di uno qualsiasi degli emittenti di ETF (ad esempio questo) e individuo il rendimento a scadenza del portafoglio che altro non è che quello di mercato. A febbraio 2021 un paniere di obbligazioni europee di alta qualità “rende” lo 0,7%.
  • Sottraggo il rendimento medio a scadenza offerto dal mercato (0,7%) al costo medio del fondo di investimento (1,1%).
  • Rendimento potenziale = 0,7% -1,1% = -0,4% (grosso problema)
  • Rifaccio lo stesso calcolo sostituendo al fondo un ETF che replica passivamente l’indice. Al costo di 0,1% annuo rendimento potenziale = 0,7% -0,1% = +0,6% (non esaltante ma molto meglio)

Qualcuno potrà obiettare che questo rendimento non è stabile nel corso del tempo e che non considero la componente positiva della gestione attiva del fondo.

Corretto il primo punto. Diversi studi accademici dimostrano però che il rendimento total return (quindi comprensivo delle cedole) offerto da un titolo di stato free risk decennale (come Treasury americano o Bund tedesco) fra 10 anni sarà più o meno pari al rendimento di partenza al lordo di eventuali rischi di default (questo vale soprattutto per le obbligazioni corporate).

Quindi 0,7% può essere già considerato un buon punto di partenza considerando, gli effetti positivi del reinvestimento cedole più alte nell’ipotesi di tassi crescenti, e negativi di qualche default lungo il percorso.

Meno corretta la seconda osservazione. E’ ampiamente dimostrato come tra l’80% e il 90% dei fondi di investimento su un orizzonte temporale di 10-15 anni non battono l’indice di riferimento e quindi l’ETF. Quindi i fondi nella maggior parte dei casi non creano valore aggiunto in termini di rendimento.

La frase dei consulenti finanziari in questi casi è sempre quella. Il fondo sa muoversi in ogni ambiente di mercato e il gestore saprà sfruttare le opportunità. Se non esistessero i costi il gestore avrebbe una possibilità su due di avere ragione (sul mercato c’è sempre un vincitore e un perdente). Ma con tariffe così esose mi dispiace ma nel giro di qualche anno queste parole si riveleranno null’altro che favolette.

Foto Di Un Ragazzo Che Legge Il Libro

Appurato che il rendimento nominale dell’investimento sarà negativo investendo in fondi (e sono buono visto che non considero imposta di bollo e commissioni di ingresso che Consob stimava nel 2016 in 0,6% medio) e appurato che sarà positivo investendo in ETF anche considerando l’imposta di bollo, ora devo completare il lavoro trasformando lo stesso rendimento in termini reali.

Se stimiamo un’inflazione media italiana per i prossimi 10 anni al 2%, il rosso diventerebbe ancora più profondo e nell’ordine di circa il -2,5% investendo in fondi di investimento a gestione attiva. Numero negativo in termini reali anche l’investimento in ETF ma con una perdita inferiore di circa l’1%.

Questo numero negativo ci accompagnerà per ogni anno e nel frattempo incrociamo le dita sperando in un futuro rialzo dei tassi non troppo violento.

Questo non sarà un problema per chi rispetterà l’orizzonte temporale di 10-15 anni. Se nel frattempo ci fosse l’esigenza di ritirare una parte del capitale investito in obbligazioni allora quel numerino che si chiama duration sarà il termometro delle potenziali perdite.

Riprendendo il nostro documento della casa emittente di ETF, scopriamo che a febbraio 2022 la duration effettiva di un portafoglio obbligazionario diversificato si colloca attorno a 7.

Seppur in maniera grossolana, sappiamo che ogni rialzo di 1% nei tassi di interesse si tradurrà in una perdita temporanea sul prezzo delle obbligazioni compresa tra il 6% e l’8%.

Di nuovo qualcuno mi farà notare che le scadenze dei fondi saranno compensate con bond di nuova emissione a tasso più alto.

Vero, ma nel frattempo il prezzo del fondo scenderà per l’effetto congiunto duration + commissioni salate pagate al gestore.

Con rendimenti di partenza così bassi come quelli di oggi serviranno parecchi anni per consentire al portafoglio rinnovato di produrre effetti benefici considerevoli.

La sintesi di tutto questo discorso è molto semplice.

Acquistare oggi obbligazioni ha senso se fatto con l’obiettivo di diversificare il portafoglio riducendo il rischio azionario. A questo bisogna però aggiungere una postilla, anzi due.

La prima. Le obbligazioni devono essere inserite all’interno di un piano temporalmente medio lungo che dovrà essere rispettato. Uscire prima del tempo potrebbe causare perdite anche salate.

La seconda. Il rendimento nominale positivo è altamente probabile se si utilizzeranno obbligazioni o ETF di alta qualità. Il rendimento reale quasi certamente sarà invece negativo. Questo non è vero se investiamo con fondi obbligazionari. Il rendimento nominale sarà quasi sicuramente negativo e quello reale ancora peggio.

Non amo gli assolutismi ma la strada dell’investimento obbligazionario per i prossimi anni è abbastanza segnata. Chi cercherà di rimanere passivo si accontenterà di una crescita poco sopra lo zero. Chi cercherà di muoversi a destra e a manca si dissanguerà di costi per poi scoprire che non ne valeva la pena.

Buon investimento a tutti.

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3 Commenti

  1. Nicola B. 22 Febbraio 2022 at 19:27 - Reply

    Articolo che ha quasi 3 anni ma che è attualissimo! Ciao ^_^

    • Nicola B. 22 Febbraio 2022 at 20:12 - Reply

      Ah ah verissimo. Personalmente posso dire che continuo a “guardare” agli ETF Bond ma non riesco mai a trovare l’impulso giusto per entrare… e forse non ci sarà mai un momento giusto, che dici? Saluti.

  2. Stalflare 18 Luglio 2019 at 07:54 - Reply

    Io sarò strano, ma non ho mai capito perchè investire in un fondo obbligazionario quando si può comprare direttamente il sottostante a costi mostruosamente inferiori e mantenendo la vera e propria “potenza” di un’obbligazione: il rendimento assicurato a scadenza.
    Con tutti questi ETF, ETC, fondi chiusi e aperti hanno di fatto reso le obbligazioni come le azioni, snaturandole. E non è una questione di portafoglio “allargato”, perchè se compro un’obbligazione oggi è chiaro che non penso che il sottostante vada in default prima della scadenza, quindi l’idea di dividere il rischio prendendo un paniere ha poco senso (mentre ha molto senso per le azioni).
    Se voglio tradare le obbligazioni allora va anche bene, ma se sono un investitore “medio” le obbligazioni le aggiungo per il carattere difensivo che hanno.

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