Le tante (troppe) emozioni di un investitore medio

umori dell'investitore

Post da blog entrato ormai in modalità vacanze quello di oggi.

Abbiamo raccattato in rete  alcuni immagini che rispecchiamo perfettamente l’umore degli investitori nelle varie fasi di mercato.

Per la maggior parte degli investitori il profilo di rischio tendenzialmente varia a seconda di quale fase stiamo vivendo. La vera sfida è riuscire a mantenere la barra dritta senza farsi mai travolgere dalle emozioni positive o negative che siano.

Non credo ci sia bisogno di grandi commenti nonostante le parole in inglese presenti sulle varie immagini.

Ottimismo, entusiasmo, eccitazione, euforia e poi negazione, pessimismo, panico, capitolazione, disperazione, speranza sono alcuni dei termini presenti nelle montagne russe delle emozioni.

Così come un indice azionario quasi mai realizza una performance annua vicina al valore medio storico, anche il valore fondamentale incorporato nei nostri investimenti viene “incrociato” poche volte nel corso della vita di un investimento.

Anche in questo caso l’importante è tenere la barra dritta ed acquistare qualcosa quando il mercato propone i saldi.

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La mentalità dell’investitore medio alimenta il desiderio di cavalcare ogni onda che ci passa vicino alla ricerca di quella più alta.

Questo aumenta il turnover (ed i costi) durante le fasi di rialzo, fino a quando il gioco si inceppa.

A quel punto la nostra memoria  vede un prezzo di carico che si distanzia sempre più da quello reale per effetto di un mercato orso che graffia. Ci dimentichiamo troppo spesso che magari quel prezzo è la somma di utili precedenti reinvestiti (quindi il nominale è più basso) e non tagliamo mai la posizione fino a quando la massa si incupisce, si impaurisce, scappa in preda al panico ed allora anche noi seguiamo in preda alla depressione.

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Vogliamo poi parlare di quando mediamo il prezzo di un titolo o un fondo al ribasso e mai, dico mai, mediamo al rialzo?

Penso che la metà delle affermazioni che si leggono nel grafico successivo ognuno di noi le ha pronunciate o pensate durante la sua vita più o meno breve di investitore.

Nell’era delle emoji la più bella immagine che sintetizza il sentiment di ogni investitori durante i cicli di mercato è però a mio modo di vedere è quella seguente.

L’investitore di successo è quello sempre serio, che rifiuta le mode, introverso, sereno, poco preoccupato, insomma la emoji più noiosa e meno visibile di tutte. Ma tremendamente efficace.

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3 risposte a "Le tante (troppe) emozioni di un investitore medio"

  1. kapitalhaul 25 luglio 2019 / 8:08

    Ottima analisi 😁

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  2. Greta 27 luglio 2019 / 9:22

    ottima analisi ma queste teorie prescindono sempre dalla realtà.
    Certo è vero che spesso ci si fa prendere dal panic selling o da euforie fuori luogo
    però è anche vero che non si può prescindere da un fatto: le persone normalmente investono ma a un certo punto i soldi li hanno bisogno, quindi hanno timore di trovarsi col capitale dimezzato o fortemente ridotto.
    Se per esempio uno si fosse trovato all’inizio del 2000 o nel 2008 con un orizzonte temporale di 1 o 3 anni dal momento di necessità del capitale cose avrebbe dovuto fare se non vendere ?
    o in ogni caso la vendita è comprensibilissima. Poi a posteriori siamo tutti bravi a dire che il mercato è risalito, ma solo dopo, nel frattempo tanti sono rimasti in braghe di tela.

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    • archeowealth 27 luglio 2019 / 10:54

      LA tua è un’osservazione comune e soprattutto “umana”. Facile da dire difficile da fare, ma se non siamo investitori di buon senso, un consulente deve saperci guidare in un mare di continue incertezze. Si può investire solo per conservare il capitale oppure per farlo crescere nel tempo. Se nel 2000 o nel 2008 l’orizzonte era di 1-3 anni l’errore era quello di avere una quota sostanziosa di investimento in azionario. Se in quel momento sapevamo che i soldi servivano a distanza di 3 anni penso che più di un 20/25% di azionario non era accettabile come rischio. Ed ecco che una perdita nell’ordine del 4-5% (quale sarebbe stata con un portafoglio 25/75) sarebbe stata assolutamente sostenibile.
      Se poi i soldi servivano per necessita improvvise ecco che la scorta di sicurezza (monetaria o obg breve termine) avrebbe adempiuto al suo compito. Ma ti dirò di più. Se in quel momento l’allocazione fosse stata 25/75 e ci fossero stati i margini per non consumare tutto il capitale, si potevano smontare i bond (in guadagno) e non vendere le azioni (che poi avrebbero recuperato).
      Come vedi è vero che le emozioni sono difficili da controllare. E’ altrettanto vero che abbiamo tutti i mezzi (che costano veramente poco) per evitare disastri ed azioni irrazionali.

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