Galton, il quinconce ed il principio del ritorno verso la media

La regola numero 1 che ci ha lasciato in eredità Jack Bogle è quella del principio del ritorno verso la media. Valutazioni relative, performance assolute, gestori superstar o azioni che salgono apparentemente verso il cielo, tutte queste variabili sono destinate prima a poi a subire il principio della mean reversion.

Come per un pendolo che oscilla costantemente da sinistra verso destra e viceversa ma passando sempre dal centro, ogni movimento eccessivo dei mercati finanziari verso l’alto o verso il basso è destinato a tornare verso la media.

Questa semplice regoletta è alla base di ogni investitore di buon senso.

Se ci pensiamo bene il ribilanciamento del portafoglio serve esattamente a questo. Rimpolpare ciò che è sceso e dimagrire ciò che è salito. Una regola perfetta di risk management a costo zero. Continua a leggere

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Costruire una rendita passiva con dividendi, occhio alla fiscalità #13 Vivere di Rendita

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Uno degli elementi che fa la differenza quando si cerca di aumentare la propria ricchezza finanziaria è certamente quello della gestione efficiente della fiscalità sugli investimenti.

Quando acquistiamo fondi, ETF, azioni o titoli obbligazionari ci troviamo a dover gestire lo stacco di cedole e dividendi che poi entrano nel nostro conto corrente.

Per chi vuole vivere con una rendita passiva sapere quanto lasciare al fisco in via preventiva è fondamentale per poter pianificare il proprio futuro.

La società quotata, l’emittente di un’obbligazione o il gestore di un fondo/ETF decidono il dividendo lordo da erogare al possessore dello strumento e poi, al netto della fiscalità vigente, questo importo verrà accreditato sui conti correnti dopo che l’intermediario finanziario avrà trattenuto a titolo di sostenuto d’imposta la quota da versare allo Stato.

Leggi anche: Battere i tassi negativi si può, chiedere di Mr. Dividendo Continua a leggere

Back test su ETF, ci fidiamo?

Uno dei punti maggiormente discussi (e discutibili) degli strumenti a replica passiva come gli ETF è la loro capacità di “fotocopiare” un indice e ritornare, al netto dei costi, le performance che lo stesso indice ha prodotto nel corso delle varie giornate di borsa aperta.

Tra gli elementi di attenzione troppo spesso sottovalutati in un momento storico in cui gli ETF sono “tutti buoni”, c’è l’utilizzo dei  back test per mostrare la capacità dello strumento replicare (anche nel passato) un indice.

Back test in alcuni casi attendibili, in altri assolutamente fuorvianti. Vediamo perchè

Il classico esempio utilizzato in questi casi è quello degli indici azionari esotici. Un back test sull’indice della borsa del Vietnam piuttosto che delle Filippine produce risultati confortanti sul futuro, ma quando arriva il momento di sporcarsi veramente le mani sul mercato ci si rende conto di distorsioni clamorose.

Costi, liquidità, scarsa efficienza, sono alcuni dei fattori che possono disturbare la replica di un paniere di azioni esotico che inevitabilmente paga dazio verso mercati più efficienti e liquidi come quelli americani ed europei.

Leggi anche: Pro e Contro gli ETF Continua a leggere

Pro e contro di investire in modo socialmente responsabile

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Il risparmio gestito ha preso negli ultimi tempi una decisa direzione verso gli investimenti socialmente responsabili sull’onda di una domanda crescente da parte di consumatori – investitori decisi a dire la loro su dove indirizzare i propri denari quando si parla di investimenti.

Il boom degli investimenti socialmente responsabili (la sigla è SRI Socially Responsible Investing) nasconde naturalmente opportunità, ma anche insidie e ne abbiamo già parlato qui.

E’ soprattutto da queste ultime che ogni investitore deve cercare di difendersi poichè l’industria del risparmio gestito ha fiutato l’affare.

Basta pensare che alcune ricerche hanno dimostrato come nel mondo il 66% delle persone è disposto a spendere di più per acquistare beni o servizi sostenibili. Percentuale che sale nel caso dei millennials.

Già ma chi investe denaro a che cosa mira? Ad essere a posto con la coscienza oppure a mettere denaro sulle società più redditizie? Continua a leggere

Se la liquidità è meglio di un fondo obbligazionario

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Continua ad essere diffusa la preoccupazione tra gli investitori di come investire quella fetta di denaro che per propensione al rischio o per orizzonte temporale non si vuole destinare ai mercati più rischiosi come ad esempio l’azionario.

La delusione per rendimenti obbligazionari ormai inesistenti aumenta così il denaro depositato sui conti correnti degli italiani.

Ma veramento questa scelta di lasciare i soldi sul conto corrente è sbagliata?

In diverse occasioni abbiamo detto come la liquidità non rappresenta un investimento profittevole in quanto il suo valore viene costantemente eroso dal mangiatore di soldi, alias l’inflazione.

Leggi anche: Il mangiatore di soldi

Questo ragionamento poggiava  sul fatto che mentre un conto corrente remunera zero o comunque l’equivalente di un tasso monetario, un prodotto obbligazionario offre una remunerazione superiore per svariati motivi.

Attese di inflazione, maggior premio per il rischio di investire su un orizzonte temporale più lungo, maggior premio legato al rischio credito dell’emittente, tutti elementi che dovrebbero rendere un’obbligazione più attraente del mantenere i soldi sul conto corrente.

Ma viviamo tempi straordinari e non è più così, almeno per ora.

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La falsa preoccupazione di una recessione

Refugees, Economic Migrants

Preoccupati della famosa inversione della curva dei rendimenti?

Ormai il danno è fatto con il differenziale di tasso tra 10 e 2 anni negli Stati Uniti sceso sotto lo zero mentre lo spread 10 anni 3 mesi è già ampiamente in territorio negativo da tempo.

Naturalmente nell’era dell’informazione digitale e dei social network si è scatenato un diluvio di notizie circa la recessione imminente che attende gli Stati Uniti. Pane per contrarian.

Leggi anche: Cosa succede alle Azioni Durante una Recessione?

L’inversione della curva trasmette segnali di recessione, ma anche messaggi chiari del mercato ad una FED che dovrà intervenire sul costo del denaro con tagli ripetuti per alleggerire un onere giudicato eccessivo alla attuali condizioni di mercato.

Naturalmente la parola recessione alimenta pessimismo e panico negli investitori soprattutto di azioni.

Visti gli attuali livelli raggiunti dai rendimenti a lunga scadenza forse anche gli investitori in bond dovrebbero essere preoccupati, ma la solita eccellente  tabella statistica fornita da Charlie Bilello chiarisce un pò meglio il concetto di cosa ci aspetta. Continua a leggere