Il Nutri Score e gli investimenti finanziari

Traffic Light, Red, Black, Green, Yellow

Nei mesi scorsi la multinazionale Nestlè ha comunicato che entra la fine del 2019 arriverà anche in Italia l’etichetta nutrizionale a ‘semaforo’ chiamata ‘Nutri-Score’.

Subito le associazioni di categoria italiane legate all’agroalimentare hanno fatto scoppiare la polemica. Ma cos’è veramente il Nutri-Score e perché ho deciso di parlarne all’interno di un blog di finanza personale?

Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari sviluppato in Francia che semplifica l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare utilizzando due scale correlate: una cromatica divisa in 5 gradazioni dal verde al rosso, ed una alfabetica comprendente le cinque lettere dalla A alla E.

Lo strumento è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori universitari francesi ed è un sistema a punteggio il cui fondamento sono le tabelle nutrizionali della Food Standards Agency del Regno Unito.

La scala nasce dall’idea di semplificare la lettura della tabella nutrizionale classica e permettere una scelta di prodotti più rapida in base alle esigenze del consumatore (fonte Wikipedia)

Il Nutri-Score nello specifico dovrebbe esprimere in maniera sintetica la qualità nutrizionale di un alimento, calcolata su una quantità standard di 100 grammi o 100 ml e prendendo in considerazioni sia il contenuto di nutrienti da limitare in una dieta sana (calorie, grassi saturi, zucchero, sale), sia quelli benefici per la salute (frutta e verdura, fibre e proteine).

Nel 2018 la rivista Nutrients ha indagato sulle differenze tra le varie tipologie di etichette, con la ricerca online che ha ‘eletto’ la Nutri-Score come la più chiara ed efficace rispetto alle altre opzioni.

Come funziona? Molto semplice: l’etichetta fornisce un punteggio nutrizionale grazie ad una sorta di semaforo composto da cinque spazi con lettere e colori (A verde, B verde chiaro, C giallo, D arancione, E rosso)

The Traffic Light, Transportation

I produttori italiani sono contrari a questo sistema di misurazione perché penalizzerebbe i prodotti tipici della dieta mediterannea. L’esempio più classico è quello dell’olio extravergine di oliva che avrebbe un bel colore rosso acceso secondo la logica del Nutri-Score. Ma come, non ci avevano detto finora che l’olio extravergine di oliva faceva bene per le proprie qualità nutrizionali?

E qui arrivo al parallelo con il mondo degli investimenti.

E’ evidente che se cominciamo sistematicamente a bere 100 ml di olio a pranzo e a cena il semaforo rosso ha ragione. L’alimento preso in quantità elevate non fa bene.

Ma ci sono tanti elementi da considerare. Età, stile di vita, regime alimentare complessivo, e soprattutto in quale quantità realmente lo consumiamo quotidianamente.

Se riflettiamo un attimo questo ragionamento dell’etichetta esula dal contesto reale nel quale ci troviamo e soprattutto entra in gioco prima che alle persone sia sta fornita una corretta educazione alimentare.

L’occhio vuole la sua parte e così i consumi saranno spinti ad ignoranza verso i semafori verdi snobbando quelli rossi, almeno questo pensano le multinazionali del mondo alimentare. Spacciandosi per paladine della nostra salute vogliono indirizzare i consumi verso i prodotti che loro preferiscono produrre per una questione di redditività.

Avete mai visto qualcuno che mette in vetrina un prodotto “consigliando” al cliente contemporaneamente di non comprarlo perché fa male? Io no.

Vero che l’etichettatura dovrebbe essere indipendente, ma tutto questo è poco credibile se a spingere per l’adozione sono le multinazionali.

Olive Oil, Greek, Oil, Olive, Bottle

Tra i semafori rossi ci sono dei veri e propri tesori alimentari che fanno bene alla salute se consumati in quantità moderate e che le multinazionali non possono mettere sui loro scaffali semplicemente perché poco riproducibili su scala industriale a basso costo. Questo infastidisce qualcuno che vorrebbe mettere le mani anche su questi prodotti ad elevato valore aggiunto magari modificandone le proprietà per il proprio tornaconto economico.

Vengo finalmente al parallelo con gli investimenti.

Se dicessi ad una persona che investire al 100% in azioni fa male perché rischia di veder perdere una buona parte dei soldi investiti faccio lo stesso errore dell’etichettatura.

Leggi anche: E’ sicuro investire in azioni?

Quante tempo ho davanti prima di utilizzare i soldi dell’investimento, qual è l’obiettivo, posso permettermi di sostenere le perdite, di quali e di quante entrate reddituali dispone la mia famiglia, quali investimenti pregressi ho già in essere, ecc…

Le variabili in campo sono veramente tante ed etichettare l’azionario come malefico è una stupidità assoluta, esattamente come il semaforo su certi prodotti che stanno alla base del regime alimentare mediterraneo.

Un 100% di azionario fa tremendamente bene ad un ventenne, può essere tossico e fatale ad un sessantenne. Esattamente come certi cibi.

Leggi anche: Accantonate per la Pensione, ma quando ci Sarete Occhio a non Bruciare Tutto e Subito

Nest, Eggs, Full, Overflowing

Siccome credo che la diversificazione sia uno strumento che usato correttamente aumenta il rendimento potenziale rapportato al rischio, la filosofia può essere applicata nella stessa maniera al cibo piuttosto che all’investimento.

Naturalmente se diversificare significa mettere nello stesso contenitore prodotti alimentari o finanziari senza senso, magari legati ad una moda piuttosto che ad uno studio recente letto su un giornale, stiamo sbagliando tutto. In un campo come nell’altro.

Lasciamo perdere ciò che dicono alcune grandi multinazionali del cibo come della finanza, tutte quante sono guidate dalla ricerca del profitto. In forma residuale viene poi l’interesse per il cliente.

Al contrario cerchiamo di usare la nostra testa, il buon senso, rimaniamo informati, leggiamo, evitiamo di prendere drittoni pericolosi come la moda  di turno scovata in rete suggerisce e facciamo prevalere la logica del nostro interesse personale a quella del profitto di qualcun altro.

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6 risposte a "Il Nutri Score e gli investimenti finanziari"

  1. lorenzo savoldelli 2 settembre 2019 / 10:57

    Bentornati!! il parallelismo con il mondo degli investimenti è azzeccato: mi ricordo quando sbandieravano gli investimenti nelle così dette “TERRE RARE”.. una moda passeggera e dannosa per chi non aveva un solido piano finanziario. La mia preoccupazione è legate anche ai cosi detti PRODOTTI ESG (tanto acclamati in questi momenti). Pensi anche te che possano essere un “fuoco di paglia” anche loro ?

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      • lorenzo savoldelli 2 settembre 2019 / 20:08

        Sicuramente sarà un post molto interessante!! Grazie mille

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  2. Erreffe 2 settembre 2019 / 15:12

    ..bentornatiiii! 😉

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