La falsa preoccupazione di una recessione

Refugees, Economic Migrants

Preoccupati della famosa inversione della curva dei rendimenti?

Ormai il danno è fatto con il differenziale di tasso tra 10 e 2 anni negli Stati Uniti sceso sotto lo zero mentre lo spread 10 anni 3 mesi è già ampiamente in territorio negativo da tempo.

Naturalmente nell’era dell’informazione digitale e dei social network si è scatenato un diluvio di notizie circa la recessione imminente che attende gli Stati Uniti. Pane per contrarian.

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L’inversione della curva trasmette segnali di recessione, ma anche messaggi chiari del mercato ad una FED che dovrà intervenire sul costo del denaro con tagli ripetuti per alleggerire un onere giudicato eccessivo alla attuali condizioni di mercato.

Naturalmente la parola recessione alimenta pessimismo e panico negli investitori soprattutto di azioni.

Visti gli attuali livelli raggiunti dai rendimenti a lunga scadenza forse anche gli investitori in bond dovrebbero essere preoccupati, ma la solita eccellente  tabella statistica fornita da Charlie Bilello chiarisce un pò meglio il concetto di cosa ci aspetta.

Vero che nel breve periodo una curva invertita porta a rendimenti total return per la borsa americana mediamente molto modesti con 1 probabilità su 2 di vederli negativi a distanza di un anno.

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Sappiamo altresì che agli attuali multipli di mercato e rendimenti obbligazionari free risk (sui quali si può stimare un premio per il rischio azionario) la prossima decade non sarà caratterizzata da ritorni mirabolanti.

Anche in questo caso la statistica  della tabella conferma.

Ma se spostiamo la nostra attenzione di investitori (si spera) a lungo termine, in realtà a distanza di 5 anni la probabilità di perdere soldi è attorno al 10% con rendimenti medi comunque importanti ed in doppia cifra.

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Mai dire mai, ma non abbiamo certamente in questo momento storico le condizioni ideali per pensare di poter raddoppiare il capitale fra 5 anni come succede quando la curva dei rendimenti ha un’inclinazione molto accentuata. Questo però passa il convento e l’alternativa si chiama rendimento nominale (e ancora di più reale) negativo da obbligazione.

100% di probabilità di rendimento negativo contro 10%.

Ognuno faccia le sue riflessioni.

Buon investimento.

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8 risposte a "La falsa preoccupazione di una recessione"

  1. bierlollo 12 settembre 2019 / 7:17

    Con i rendimenti obbligazionari a questi livelli, l’investimento azionario non è più un’alternativa ma quasi una necessità.

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    • archeowealth 12 settembre 2019 / 7:59

      I problemi arriveranno quando la maggioranza degli investitori la penserà così

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      • huitanot 14 settembre 2019 / 17:49

        cioe? …

        finche la maggiorparte degli investimenti sara indirizzata sugli investimenti obbligazionari “sicuri”. sara difficile un crack dell azionario? …

        mentre lo ritieni più probabile dopo in impennata dei prezzi per il travaso dal obbligazionario all azionario?

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  2. claudio mussinatto 12 settembre 2019 / 7:19

    Puoi spiegare meglio l tabella che hai inserito nell’articolo…non è chiara

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    • archeowealth 12 settembre 2019 / 7:58

      In base a dove si posiziona la curva dei tassi americana intesa come differenza tra tassi a lunga scadenza e a breve ( ora siamo poco sotto lo zero colonna sx) l’azionario USA ha avuto una media di performance a x anni di y% (colonna dx) o una probabilità di ritorno positivo dopo x anni di z% (seconda tabella)

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  3. Luca Scaglione 12 settembre 2019 / 7:52

    Grazie dell’interessante ( e rassicurante articolo); vorrei suggerire un interessante articolo di Ray Dalio (Paradigm Shifts) sull’importanza della diversificazione in periodi incerti come questo. Luca

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  4. claudio mussinatto 12 settembre 2019 / 9:39

    grazie della spiegazione…ho però la sensazione che andremo incontro a un decennio giapponese…

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