Come raggiungere l’indipendenza finanziaria in modo soft – Vivere di Rendita #14

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  • Raggiungere l’indipendenza finanziaria in giovane età non è semplice, meglio essere realisti ed utilizzare un approccio soft FIRE
  • La pensione pubblica, più o meno alta, sarà una forma di rendita passiva a nostra disposizione in un certo momento della vita
  • Lo scopo del soft FIRE è quello di costruire un capitale finanziario ed uno stile di vita adeguati per godersi appieno gli anni della maturità diventando padroni della risorsa più preziosa che abbiamo, il tempo.

La corrente di pensiero FIRE, già ampiamente dibattuta su questo blog, vede prevalere nei suoi sostenitori più radicali l’idea che bisogna risparmiare il più possibile in giovane età per potersi permettere il ritiro dal mondo del lavoro a 40-45 anni e raggiungere l’indipendenza finanziaria.

Ritengo questa visione oltre che estrema anche irrealistica, soprattutto in un paese come l’Italia dove l’accesso al mondo del lavoro per un giovane arriva piuttosto avanti negli anni. Per non parlare poi del livello medio degli stipendi degli adulti trentenni.

Negli stessi Stati Uniti, per una persona che racconta la sua esperienza di successo o che apre un blog, ce ne sono centinaia che falliscono nel tentativo di raggiungere un livello di capitale adeguato per vivere di rendita. E quelli che falliscono rimpiangono di non aver vissuto la loro gioventù concentrati come erano alla ricerca del risparmio estremo. Ma queste sono voci silenziose che in rete trovano poco spazio.

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Personalmente vedo questo percorso come un qualcosa di diverso. Sacrifici, buon senso, parsimonia e raggiungimento dell’indipendenza finanziaria richiedono tempo e dedizione, oltre che studio e naturalmente investimenti adeguati.

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Se devo sposare una corrente di pensiero mi avvicino di più al cosiddetto soft FIRE, ovvero uno stile di vita che rinuncia sì a soddisfare parte dei consumi oggi risparmiando ed investendo, ma senza eliminare o comunque rendere minimali i piaceri della vita.

Vero è che molti di questi piaceri sono accessibili gratis, ma vivere con 500/600 Eur al mese con moglie e figli è un’impresa di non facile realizzazione per tante persone e che richiede una dedizione, un impegno e delle rinunce non sempre facili da assimilare ed accettare.

Ecco allora che una cosa più sensata può essere quella di ridurre l’impegno lavorativo man mano che avanzano gli anni, magari con un lavoro part time o in proprio, cercando di integrare le entrate lavorative più basse con rendite passive (se le abbiamo create in precedenza) oppure con capitale precedentemente accumulato che andremo a consumare fino a quando servirà, ovvero l’erogazione della pensione pubblica.

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Già, perché seppur spostata avanti negli anni per effetti demografici e di conti pubblici, anche in Italia tutti coloro che hanno versato contributi riceveranno la pensione. Probabilmente ad un’età decisamente più avanzata rispetto ai genitori, ma la riceveranno e sarà una rendita passiva che varrà per il resto dei nostri giorni.

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Il terrorismo psicologico fatto da media main stream ed enti finanziari circa l’importo modesto che andremo a ricevere serve proprio per tenere sulla corda le persone.

Lavorare più a lungo e ricevere meno, questo è quello che ci prospettano, ma è veramente così?

No perché riceveremo nell’età stabilita dalla legge la pensione che sulla base dei contributi versati ci spetta. Il danno per la società intera è stato fatto negli anni del sistema retributivo con persone che tuttora percepiscono (e percepiranno) somme ben superiori a quelle di spettanza per i contributi effettivi versati agli enti di previdenza.

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Il sistema contributivo è invece molto democratico e ritorna indietro ciò che abbiamo versato sulla base dell’aspettativa di vita.

Se i versamenti sono pochi e saltuari le somme che comporranno la pensione saranno basse, se sono stati regolari, le somme percepite avranno una misura adeguata a quello che ci servirà per vivere esattamente come il giorno prima del pensionamento.

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Già perché quando si fanno i calcoli sulle percentuali di sostituzione si dimentica di dire che in pensione il tenore di vita è più basso, non ci saranno più le spese per pranzi, vestiti, abbonamenti, benzina e tutto ciò che era legata alla settimana lavorativa.

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Vero è che aumenteranno le spese per viaggi e farmaci, ma caleranno molte altre componenti di spesa. Vari studi confermano che il livello di reddito più realistico per un pensionato per poter mantenere inalterato il suo tenore di vita è attorno al 70-80% dell’ultimo stipendio.

Con questo non voglio dire che le pensioni che verranno erogate in futuro saranno da nababbi, ma piuttosto che forse le stiamo sottovalutando e che quello che è corretto fare è semplicemente integrarle.

Il soft FIRE, ovvero il raggiungimento dell’indipendenza finanziaria in un modo più morbido e graduale,  prevede di ridurre in modo consistente il ritmo lavorativo a partire dai 50/55 anni per arrivare a staccare la spina definitivamente tra i 65 e i 70 anni quando il reddito da pensione pubblica comincerà ad alimentare i nostri conti.

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Tutto sommato una prospettiva non male. Ritmi più bassi, la mente che continua ad essere attiva prendendo tutto con più calma, magari un lavoro diverso e più divertente e comunque un reddito che ci permette di vivere adeguatamente.

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Se ad esempio a livello familiare abbiamo una spesa annua di 40 mila Eur, supponendo che ancora per diversi anni i figli potrebbero pesare sul bilancio, può essere ragionevole pensare di dimezzare le ore lavorate ed integrare il resto o con capitale pregresso o con rendite passive o con un lavoro secondario in grado di generare nuove entrate.

Per il momento mi voglio concentrare solo sul capitale necessario per sostenere il nostro tenore di vita senza esaurire lo stesso prima della pensione.

Ipotizzando ad esempio di dover coprire 20 mila Eur di spese (le altre 20 mila sarebbero coperte dal lavoro part time) per un periodo di 20 anni (dai 50 ai 70) mi servirebbe una base di capitale di circa 350 mila Eur ipotizzando un rendimento medio annuo su questo capitale del 3% netto ed un inflazione al 2%.  Un rendimento reale medio del 1% in 20 anni, nulla di eccezionale quindi.

Con questo capitale ci potremo permettere di prelevare fin dal primo anno 20 mila Eur e poi via via un importo crescente per compensare l’inflazione dei prossimi 20 anni senza dover lavorare a tempo pieno.

Se invece volessimo pensare ad una strategia di questo tipo della durata di 10 anni, con le medesime ipotesi il capitale necessario per prelevare 20 mila Eur l’anno sarebbe di 200 mila Eur.

Se ragionassimo su uno stile di vita di questo tipo della durata di 30 anni, allora ci servirebbe un capitale di 500 mila Eur che nell’arco di tre decenni al rendimento reale del 1% verrebbe consumato totalmente ma ci permetterebbe di coprire le spese medie annue.

Naturalmente questo esercizio determina l’esaurimento totale dei risparmi prima dell’età pensionabile, cosa non raccomandabile.

Sempre meglio disporre di un capitale di riserva che possa permetterci di far fronte alle emergenze o alla perdita ad esempio del posto di lavoro part time. Allo stesso tempo tenersi un cuscinetto di denaro può essere utile per affrontare con maggiore tranquillità il momento successivo all’inizio del periodo pensionistico.

Tutto dipende dal tenero di vita di ciascuno di noi, ma tornando all’ipotesi dei 20 anni di ritiro anticipato soft dal mondo del lavoro, la cifra probabilmente più corretta sulla quale far partire un ragionamento di questo tipo si aggira attorno ad un capitale complessivamente risparmiato di 500 mila Eur.

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Buon soft FIRE a chi l’ha già raggiunto e a chi ci sta provando.

 

9 risposte a "Come raggiungere l’indipendenza finanziaria in modo soft – Vivere di Rendita #14"

  1. Jacy 7 novembre 2019 / 12:16

    Complimenti per gli articoli sempre estremamente motivazionali ed interessanti!!
    Ottimo lavoro ragazzi ☺☺☺

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  2. Nico 8 novembre 2019 / 15:30

    buongiorno, se avessi bisogno della stessa cifra del vostro esempio, ma per i prossimi 50 anni, di quale capitale avrei bisogno, nell’ipotesi di rendimento reale 0 (un milione), 1 e 2%? Vi ringrazio e complimenti per le utili informazioni

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    • explowealth 8 novembre 2019 / 22:03

      Rend. reale 0% serve 1 milione di Euro per poter “sopravvivere” per 50 anni cominciando con il primo prelievo da 20 mila Eur e poi via via più alto adeguandolo con un inflazione simulata al 2%
      Rend. reale 1% servono 775 mila Eur
      Rend reale 2% servono 620 mila Eur
      Naturalmente valori da prendere con una buona data di approssimazione visto l’orizzonte temporale ed assumendo la stabilità di rendimento ed inflazione.

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  3. Nico 9 novembre 2019 / 15:58

    La ringrazio.
    Ci si aspetta rendimenti molto più bassi per il futuro, ritiene che per pensare di ottenere un 2% reale sia necessario quanto meno il classico portafoglio 60 – 40 o c’è da auentare l’azionario, considerando che parliamo di un periodo totale di 40 – 50 anni?

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    • archeowealth 10 novembre 2019 / 15:10

      Per un periodo così prolungato di tempo tenere in considerazione i rendimenti storici può essere un buon indicatore. Al tempo stesso non possiamo non considerare che sul mercato obbligazionario anche per scadenze così lunghi al momento si ottiene veramente poco.
      Quindi mi affiderei più ad un valore medio che potrebbe essere nell’ordine del 1% reale per i bond e del 4-5% per l’equity.
      Facendo un medione direi che attendersi tra il 2 e il 3% per un portafoglio equilibrato 60-40 può essere un buon compromesso per fare simulazione. Poi come sappiamo non è detto che la storia si ripeterà nelle stesse forme ma per orizzonti così lunghi non avrei dubbi sull’aumentare la quota azionaria anche ad un 70-30 riducendo gradualmente nel corso dei prossimi decenni.

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  4. Nico 10 novembre 2019 / 20:08

    Grazie. Un’ultima cosa: prendendo spunto da un articolo sulle polizze assicurative ramo I, conclude dicendo che tra tasse, costi e inflazione probabilmente non sono un buon affare. Le chiedo se un conto deposito, oramai conosciutissimo, al 3,25% per i prossimi 5 anni, possa essere considerato un’alternativa valida al rendimento negativo delle obbligazioni, o visto e considerato il lungo periodo temporale è consigliabile ragionare in altro modo?

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    • archeowealth 10 novembre 2019 / 23:23

      Al di sotto dei 5 anni per quello che mi riguarda l’obiettivo è solamente quello di finanziarie spese previste o impreviste. Se il rendimento c’è bene, ma se non esiste allora con questo orizzonte temporale i soldi possono anche stare sul conto.
      Nello specifico se hai valutato bene i rischi e reputi che al netto di tasse ed imposte varie valga la pena rischiare per ottenere quel rendimento vincolandolo nel tempo fai quello che reputi giusto. Se l’orizzonte temporale dei tuoi investimenti (e gli importi in ballo) sono decisamente più lunghi direi che ci sono opzioni molto più interessanti da praticare.

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  5. Nico 11 novembre 2019 / 11:32

    Grazie. Se ho capito bene l’ultima frase, per un periodo piu lungo conviene sempre affidarsi ad un obbligazionario che al di là dei tassi del momento, saprà dare il giusto rendimento. La scelta del conto deposito evidentemente viene perchè siamo abituati nostro malgrado a guardare corto e non a quando effettivamente sono riferiti i nostri obiettivi. Spero di non aver interpretato male il suo pensiero.

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