Fondi a gestione attiva vs passiva. Altra batosta per i guru

  1. Un recente report di Morningstar evidenzia l’incapacità della gestione attiva di essere vincente nel lungo periodo
  2. Confermati i risultati del più famoso SPIVA
  3. Consapevole di ciò il marketing

    finanziario punta a prodotti passivi incapsulati in costosi contenitori (wrapper)

Questa volta è Morningstar nel suo barometro semestrale European Active/Passive Barometer a colpire duro il mito della capacità dei gestori di fondi di generare alfa.

L’analisi di Morningstar misura periodicamente la performance dei fondi di investimento europei attivi confrontandola con quella dei fondi a replica passiva.

Il risultato misura il successo di un gestore nell’essere migliore di un classico ETF. L’analisi di confronto per il fondo attivo viene fatta non solo verso un fondo indice o ETF, ma verso un paniere di strumenti passivi in modo da avere un benchmark più affidabile di confronto già al netto delle commissioni.

Il paniere di fondi attivi e passivi sui quali Morningstar ha condotto l’analisi è di 10840 fondi per un totale di Asset Under Management di 2.7 miliardi di Eur, un terzo del totale dei fondi europei.

Un campione rappresentativo dal quale è emerso che il successo degli stock pickers europei è molto basso.

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I manager sopravvissuti nel corso degli ultimi 10 anni e che contemporaneamente hanno sovraperformato i fondi passivi hanno una percentuale superiore al 50% solo in 2 delle 66 categorie analizzate.

La percentuale di successo dei gestori attivi è inferiore al 25% nei due terzi delle categorie analizzate.

Se andiamo ad analizzare le categorie più conosciute, a livello azionario spicca in negativo il 15.5% di fondi attivi investiti nella categoria Equity  Europe Large Cap Blend capaci di sovraperformare i passivi a distanza di 10 anni. Percentuale anche peggiore quella registrata nella categoria Global Large Cap Blend Equity (9.1%).

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Va un po’ meglio l’azionario emergente. La categoria Global Emerging Markets Equity vede una percentuale di successo degli attivi sui passivi a 10 anni del 35.5%.

Al 50% di successo troviamo solamente la categoria Pacific ex Japan Equity (praticamente come tirare la monetina) mentre emerge il 77.8% di successo della categoria azionaria UK Mid Cap (categoria di nicchia a cui partecipano pochissimi investitori).

Non cambia il risultato nel mondo obbligazionario. I gestori attivi sopravvissuti che a distanza di 10 anni riescono ad avere un tasso di successo superiore al 50% verso  i passivi praticamente non esistono.

Solo nella categoria Corporate Bond Eur e Global Bond gli attivi battono i passivi rispettivamente con tassi di successo del 47% e del 45.5%. Pessimo il tasso di successo nelle categorie Eur Diversified Bond (15.1%) e Eur Inflation Linked (14.5%).

Una carrellata di numeri che nella sostanza conferma ciò che il rapporto americano SPIVA redatto da S&P Dow Jones Indices indica da tempo con statistiche ancora più approfondite sia a livello di database che temporale.

Non bisogna quindi meravigliarsi della migrazione di tanti capitali verso la gestione passiva.

I consulenti finanziari non fanno altro che spostare masse su prodotti meno costosi per mantenere inalterate le loro fees di consulenza. Questo evita il problema di dover spiegare una componente di costo che diventerebbe molto pesante se venissero utilizzati anche i fondi a gestione attiva.

Quello che però le statistiche non ci dicono è quanti di questi prodotti passivi vengono incapsulati dentro prodotti contenitore i cui costi a volte sono addirittura superiori a quelli degli stessi fondi attivi.

I pregi sono noti, ma se questi pregi vengono affogati in polizze assicurative, gestioni patrimoniali o strutture derivate complesse tutti i benefici di cui abbiamo parlato scivolano via come acqua in un lavandino aperto.

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3 risposte a "Fondi a gestione attiva vs passiva. Altra batosta per i guru"

  1. Francesco 21 novembre 2019 / 19:57

    Per chi ha solo qualche conoscenza in materia finanziaria (incapacità ad acquistare e gestire in autonomia etf) che ne pensi di Moneyfarm? a gennaio aumenteranno la loro fee e comincio a pensare di migrare altrove, ci sono alternative?

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    • archeowealth 23 novembre 2019 / 14:43

      Ciao, non ho visto notizie di aumenti di Moneyfarmn e per ora sono fermo alla scaletta 1% poi 0,6% e via così. Vista così e considerando i costi degli ETF che stanno dentro le loro gestioni si arriverebbe ad un servizio da 1.3% – 1.4%, decisamente troppo per un robo advisory come si definiscono loro. Poi c’è una cosa che non sopporto. Essere preso in giro. Se vai sul sito inglese di Moneyfarm https://www.moneyfarm.com/uk/pricing/ ti accorgi che là il primo scaglione paga lo 0.7% invece di 1%. Capisco che là c’è più concorrenza ma siccome parliamo della stessa azienda non si capisce perchè l’italiano dovrebbe pagare tanto di più. Non ne vale la pena.
      Certo sempre meglio di fondi che costano anche il 2%, ma credo che hai diverse alternative e non sono gli altri robo advisory all’italiana ancora troppo cari.
      Vai dal tuo consulente bancario e chiedigli di proporti un portafoglio diversificato in ETF. Ti dirà che non ce l’ha ed allora tu minaccia di andartene. A volte funziona anche perchè questi portafogli per i clienti difficili molti consulenti li hanno. Se non te li offre fatti almeno far vedere il ptf modello in asset allocation per il tuo profilo di rischio e poi ricopialo con etf.
      In alternativa prenditi un pò di tempo per studiare gli ETF. Con qualche ricerca su internet una cultura di base te la fai. Ti compri 3 o 4 ETF globali e diversificati che ti permettono di soddisfare la tua propensione al rischio e vai tranquillo. Se hai cifre da 250/300 € in su vai con fineco replay https://investireconbuonsenso.com/2015/09/22/etf-replay-fineco-un-servizio-solo-per-investitori-di-lungo-periodo/

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    • Cristiano 30 novembre 2019 / 10:12

      Ho iniziato ad investire in ETF partendo da zero. Desideravo investire senza fregature, costi e pseudo-consulenti finanziari perché stufo dei conti deposito o libretti risparmio che davano e danno percentuali ridicole. Grazie a questo sito, al mio studio personale ed alcuni consigli chiesti via email a Archewealth, oggi ho un portafoglio ETF aperto nel 2016 con un Cagr nominale del 7,5%. Fantastico! Mi appassiona il mondo della finanza ma mi occupo di altro nella vita e questo risultato dimostra che tutti possono crearsi un portafoglio da soli. Grazie ancora a questo prezioso sito! Un caro saluto

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