Il gatto, la volpe ed il Pinocchio risparmiatore

Non sono passate inosservate le dichiarazion rilasciate nelle ultime settimane dai vertici di Unicredit ed Intesa San Paolo sul tema tassi negativi e loro eventuali applicazioni sui depositi bancari degli italiani.

Mustier e Messina, i due capi delle banche più importanti del nostro paese, in un gioco tra le parti notato da pochi, hanno con modi diversi intimorito prima e rassicurato poi il povero risparmiatore che ha il proprio denaro giacente sui conti correnti.

Mustier di Unicredit lo ha fatto dicendo che dal 2020 Unicredit potrebbe iniziare a ribaltare la “tassa” Bce degli interessi negativi sui depositi dei propri clienti superiori ai 100 mila. Poi goffamente ha rettificato precisando che tale misura sarebbe eventualmente applicata solo sopra il milione di Euro.

Il gatto aveva appena finito di chiudere la sua sceneggiata che la volpe si è presentata in scena nelle vesti di Messina, amministratore delegato di Intesa.

Sorprendendo gli analisti con un obiettivo del futuro piano industriale molto ambizioso, ovvero spostare 240 miliardi di euro di risparmio amministrato, depositi a vista (dunque liquidità dei correntisti) verso il risparmio gestito, la nostre volpe si è affrettato a dire che Intesa non sta assolutamente valutando di applicare tassi negativi ai clienti. Tutti i nostri gestori, ha dichiarato Messina, stanno lavorando per trasformare i depositi in risparmio gestito.

Capito come ha intenzione di realizzare il suo piano industriale?

Quindi venghino signori venghino, perchè se Unicredit è buona con i poveri e dura con i ricchi applicando tassi negativi, Intesa non applicherà assolutamente questo balzello offrendo la possibilità (wow!) di investire in prodotti del risparmio gestito più diversificati e teoricamente più redditizi.

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Del resto nei giorni scorsi un’altra banca protagonista della “nuova era digitale”, Fineco,  ha messo in campo una manovra rivoluzionaria. Alzare le commissioni bancarie, in questo caso specifico portare a 3,95 € il costo mensile di un conto corrente. Esattamente ciò che hanno sempre fatto le banche della cosiddetta old economy.

Considerando che fino a poco tempo fa lo strombazzamento del costo zero + presenta un amico con il bonus era pubblicizzato da Fineco in tutte le salse, diciamo che pagare 47,4 € per un conto corrente nel 2020 (e perdere gli amici…) non pare essere proprio un bel viatico per i tempi che verranno.

Vero che questo costo di Fineco potrà essere scontato acquistando alcuni dei prodotti e/o servizi offerti dalla banca online, servizi che in molti casi la maggior parte della clientela non acquisterebbe ma sui quali la marginalità di Fineco è altissima.

Naturalmente questi servizi vengono venduti come ad alto valore aggiunto (fondi, polizze assicurative, consulenza, ecc…) ma siamo sicuri che è veramente così?

Certamente le banche devono guadagnare ed i tassi negativi limitano parecchio i margini.

Ma qui finisce il gioco del gatto e la volpe che nella favola di Pinocchio si fingono ciechi e zoppi per aver studiato troppo.

Pinocchio lascia Mangiafuoco con 5 monete d’oro (i nostri conti correnti) che mostra al gatto e alla volpe i quali, con l’intenzione di rubargliele, lo convincono a sotterrarle nel paese dei Barbagianni dove c’è un luogo chiamato Campo dei Miracoli (i fondi a gestione attiva) dove secondo loro sotterrando una moneta sarebbe cresciuto un albero colmo di zecchini d’oro (il risparmio gestito).

 

Vi consiglio di rileggervi con attenzione questo articolo  Pagare per perdere soldi (la vera storia dei fondi obbligazionari di oggi) scritto sul nostro blog a luglio. Chissà perchè, ma il vostro autore si sentiva che prima o poi questa messa in scena sarebbe arrivata. E non abbiamo dovuto aspettare tanto.

Già, perchè in quel post dimostrammo come il rapporto Consob 2018 “Il costo dei fondi comuni in Italia” di fatto metteva a nudo tutta la fragilità di un investimento a in fondi obbligazionari europei al netto delle commissioni sui fondi.

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Pinocchio, Puppet, Conte, Italy

Concetto rinforzato in un altro nostro articolo Se la liquidità è meglio di un fondo obbligazionario.

Smascherato quindi il gioco del gatto e della volpe c’è un altro aspetto uscito fuori proprio nei giorni scorsi dal report Morningstar “Global Investor Experience” . Un report che ancora una volta sbugiarda la buona volontà di spostare i soldi dai conti al risparmio gestito per migliorarne la redditività.

Questo rapporto confronta diversi elementi tra un gruppo molto ampio di fondi comuni commercializzati in 26 paesi del mondo. Tra questi elementi ci sono “fees and expenses”.

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Nello specifico dei costi sostenuti dagli investitori acquistando fondi, Morningstar assegna i paesi a 5 categorie che vanno da top a bottom a seconda dei livelli meno o più esosi di commissioni pagate.  Il risultato dello studio è incoraggiante con gli investitori  mondiali che stanno vedendo migliorare le condizioni commissionali praticate dagli asset manager.

Australia, Olanda e Stati Uniti risultano secondo lo studio al top. Al bottom invece troviamo Taiwan e ahinoi…Italia.

Secondo l’analisi i fondi obbligazionari commercializzati in Italia hanno costi compresi tra 1.11% e 1.25%, con l’Italia in testa anche per la cattiva abitudine di investitori e consulenti di negoziare le commissioni soprattutto di sottoscrizione. Cattiva perchè non si capisce per quale motivo chi ignora viene spennato, chi protesta no.

Quindi da una parte abbiamo chi dice che i soldi per il bene di tutti devono uscire dai conti correnti vista l’inevitabile negatività del rendimento.

Dall’altra gli stessi che ci sussurranno tentazioni nelle orecchie applicando commissioni tra le più esose al mondo rendendo di fatto la cura peggiore del male.

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La prossima volta che sentirete qualcuno che vi tranquilizzerà dicendo che i tassi negativi non verrano scaricati su di voi siate realisti.

Qualcuno dovrà pagare ed il risparmio gestito è l’ideale per sfruttare questa anomalia storica cercando di spostare i soldi giacenti sui conti, non su prodotti low cost (che sarebbe anche una buona mossa di diversificazione a basso costo), ma su fondi tra i più costosi del mondo.

 

 

 

 

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