I fori di proiettile di Wald ed i fondi scomparsi

Trovo la lettura di libri o romanzi che nulla hanno a che fare con la finanza un’attività molto positiva in quanto mi permettono di estrarre dalla mente idee e ragionamenti un pò diversi da quelli standard.

A volte pecchiamo un pò di superbia e ci sentiamo talmente bravi e forti nel nostro mestiere che evitiamo di guardarlo sotto un punto di vista diverso. E quando ci riusciamo scopriamo tutti i nostri limiti oltre ai notevoli margini di miglioramento che abbiamo davanti.

Leggendo lo splendido libro di Jordan Ellenberg I numeri non sbagliano mai. Il potere del pensiero matematico sono riuscito a vedere diverse cose della vita pratica di tutti i giorni in modo diverso.

All’interno del libro l’autore racconta la storia di Abraham Wald e dei fori di proiettile mancanti nella fusoliera degli aerei americani colpiti durante la seconda guerra mondiale. Wald era un matematico, di quei geniacci un pò schivi, strambi ma efficaci nel risolvere problemi complessi.

Sunset, Monument, War Memorial

Il problema che venne sottoposto ad un team di matematici americani era in quel momento il seguente:

Siccome non volete che i vostri apparecchi vengano abbattuti dai caccia nemici, li corazzate. Ma le armature rendono un aeroplano più pesante, e aeroplani più pesanti sono meno manovrabili e consumano più carburante. Insomma, corazzare troppo gli aeroplani costituisce un problema; corazzarli troppo poco costituisce a sua volta un problema. Da qualche parte tra questi due estremi c’è una scelta ottimale. La ragione per cui avete relegato un team di matematici in un appartamento di New York City è stabilire dove cada questa scelta ottimale.

I militari fornirono all’SRG alcuni dati che ritenevano potessero essere utili. Gli apparecchi americani che tornavano dai combattimenti nei cieli d’Europa erano crivellati di proiettili, ma i danni non erano distribuiti in modo uniforme sui velivoli. I fori di proiettile nella fusoliera erano più numerosi di quelli nei motori.

 

I militari pensavano ad una logica risposta a questo problema. Corazziamo di più gli aerei nelle zone più crivellate, alleggeriamo quelle meno colpite.

Wald rispose a questo quesito in modo apparentemente illogico. Le maggiori protezioni devono andare dove non ci sono fori di proiettoli, ovvero sui motori.

Wald era un genio ed il motivo era questo

L’intuizione di Wald consisteva nel porsi una semplice domanda: dov’erano i fori mancanti? Dov’erano quei fori di proiettile che avrebbero dovuto trovarsi sul carter del motore se i danni fossero stati distribuiti uniformemente sull’intero velivolo? Wald era sicuro di conoscere la risposta. I fori di proiettile mancanti si trovavano sugli aerei abbattuti. La ragione per cui gli aerei tornavano con un minor numero di colpi al motore era che gli aerei colpiti al motore non tornavano. D’altra parte, il gran numero di apparecchi che facevano ritorno alla base con la fusoliera ridotta a un colabrodo era una prova decisamente convincente del fatto che i colpi alla fusoliera potevano (e perciò avrebbero dovuto) essere tollerati. Se andate nella sala di rianimazione di un ospedale, vi troverete molte più persone con ferite di proiettile alle gambe che non al petto. Ciò, tuttavia, non è dovuto al fatto che la gente non venga colpita al petto, quanto piuttosto al fatto che la gente che viene colpita al petto spesso non ce la fa.

Vi starete chiedendo che legame tutto questo ha con la vita comune e con la finanza personale.

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Per quello che riguarda la vita di tutti i giorni la lezione è quella di osservare ogni cosa non dando per scontato nulla cercando di cambiare nel limite del possibile la prospettiva per avere la controprova che siamo nel giusto.

Bullet Holes, Target Shooting, Gunshot

Se passiamo alla cara vecchia finanza, beh il legame che trovo più ovvio è che tutte le statistiche sulla capacità dei fondi a gestione attiva di battere il benchmark non tengono conto dei cadaveri che si sono accumulati nel corso degli anni.

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Se dico che 50 fondi su 100 battono un benchmark  su un orizzonte temporale di 10 anni sto dicendo mezza verità. Probabilmente quei fondi erano di più alla partenza e molti si sono persi per strada. Quindi alla fine la statistica è sporcata e sempre per eccesso.

I fondi rimasti sono i piloti tornati alla base.

Quindi le loro performance ci dicono che sono bravissimi? No le loro performance sono mediamente in eccesso rispetto alle performance medie reali dei fondi di investimento.

Quei fondi che infatti hanno chiuso sono i piloti caduti in guerra che noi non vedremo mai, ma che se tenessimo in considerazione abbasserebbero la media generale di rendimento dei fondi di investimento a gestione attiva riducendo altresì la capacità media di questi professionisti di creare valore.

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Proprio nelle scorse settimane S&P Dow Jones Index ha pubblicato il report Persistence Scorecard.

Runner, Fitness, Running, Ship, Athlete

Secondo il ragionamento di un altro report celebre pubblicato da S&P, lo SPIVA, l’88% dei gestori di fondi azionari americani sottoperforma il proprio benchamrk. Sulla base di questi dati potremmo i essere portati a concludere che il 12% dei gestori a distanza di 15 anni è capace di battere il benchmark.

Basterebbe capire quali sono i bravi gestori e proiettare nel futuro questa fund selection.

Peccato che quello di proiettare nel futuro i dati del passato è uno degli errori più diffusi nel mondo degli investimenti finanziari. Ma questo è il meno e il Persistence Scorecard di S&P ci dice perché.

Questo report misura di fatto quanto i gestori sono “consistenti” nel battere il proprio benchmark. In poche parole, per quanto tempo i gestori di fondi attivi sono capaci di restare sulla cresta dell’onda.

Sulla base dei dati pubblicati  i gestori che a settembre 2017 erano posizionati nel quartile di performance più alto l’anno successivo si trovavano in questa posizione della classifica nel 47% dei casi. Uno su due dopo 1 anno non è riuscito a dare continuità alle performance eccellenti del 2017.

Sotto questo punto di vista potrebbe anche non essere male. Il problema è che a distanza di 2 anni questo percentuale di persistenza nella performance crolla al 8% per diventare 3% a distanza di 5 anni.
In pratica solo 3 gestori su 100 dopo 5 anni sono stati in grado di ripetere le performance eccellenti.

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Altro aspetto interessante è quello che emerge sui fondi particolarmente scadenti. I gestori posizionati nel quarto quartile ad una certa data hanno infatti una elevata probabilità di veder il proprio fondo inglobato in un altro prodotto oppure addirittura chiudere. Il 30% dei fondi che si posizionavano 5 anni fa nell’ultimo quartile di valutazione sono di fatto scomparsi dai radar.

Esattamente come i piloti d’aereo di Wald.

Questo significa che quando compriamo o possediamo un fondo con performance deludenti abbiamo più o meno 1 possibilità su 3 di vederlo scomparire nel corso della nostra vita di investitore.

Statistiche quindi che ci ricordano come è molto complicato (se non impossibile) selezionare a priori dei fondi di investimento vincenti negli anni successivi. La componente fortuna gioca un ruolo non indifferente nelle sorti future di questi prodotti.

Fortuna che, secondo gli studi di S&P, spesso supera la competenza del gestore.

7 risposte a "I fori di proiettile di Wald ed i fondi scomparsi"

  1. Erreffe 24 gennaio 2020 / 16:17

    me li immagino gli uffici dei gestori attivi con le tue foto virtuali immaginarie messe come bersaglio per le freccette..wanted AW, dead or alive 😀 😉

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    • archeowealth 24 gennaio 2020 / 19:41

      Non ho nulla contro i gestori attivi. Anzi ce ne sono anche di bravini ed è un modo di investire i soldi che ha una sua dignità. Quello che però non si può sentire è qualcuno che vaa in giro a sbandierare che è capace di battere il mercato. Non esiste e probabilmente non esisterà mai e tanti studi lo hanno dimostrato. Anche la mia asset allocation alla fine è gestione attiva visto che ogni peso è soggettivo. Ma sono battibile da chiunque, a me interessa che mi restituisca il mercato al minor costo possibile. Cmq nessun bersaglio…

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  2. Erreffe 24 gennaio 2020 / 20:36

    Ma infatti oltre alla tua/vostra innegabile competenza, ho sempre molto apprezzato il modo di porsi, lo stile e l’umiltà, oltre alla voglia di far capire a tutti concetti difficili spiegati in modo comprensibile. Leggo tanto e proprio per questo sono stufo di leggere sempre le stesse cose: “il momento é particolare e quindi solo un approccio attivo é in grado di scovare e sfruttare al meglio le occasioni che si possono presentare…e bla bla bla”. Ps il bersaglio in realtà saresti tu..incubo dei peggiori gestori attivi…vabé non ci fare caso che le battute non sono il mio forte 😀 complimenti per i contenuti sempre interessantissimi e sempre in crescendo!

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  3. Gabriele Flecchia 24 gennaio 2020 / 22:58

    Bellissima riflessione. Complimenti per il blog che da sespunti interessanti

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