By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 3 Febbraio, 2020|

  • Quando si parla di diversificazione è sempre molto complicato capire quanti strumenti servono per definire un portafoglio di investimento effettivamente diversificato
  • Una ricerca americana sul mondo azionario sembra fornire una risposta convincente a questo quesito
  • Alla fine la scelta di ETF globali, azionari o obbligazionari, appare sempre la scelta vincente nel lungo periodo

Quando si parla di investimenti la parola diversificazione viene associata a minore rischio e maggiori strumenti finanziari in cui investire.

Corretta in linea di massima, questa definizione di diversificazione degli investimenti non ci dice però di quanto si riduce il rischio e quanti devono essere gli strumenti per raggiungere un livello ottimale di diversificazione.

Nell’articolo di lunedì ho dimostrato come in una manciata di minuti è possibile creare un portafoglio in grado di competere nel lungo periodo con quello dei gestori professionisti.

Una qualche risposta a tutto ciò ha provato a darla anche Allan Roth sul blog finanziario Advisor Perspectives.

L’autore ha preso spunto da un paper pubblicato sul Journal of Investing.

Nell’esperimento è stato preso l’indice Russell 3000 e si sono guardate le performance realizzate dalle singole azioni tra il 1987 e il 2017. Mentre l’indice ha guadagnato in questo periodo il 2100%, il rendimento delle azioni mediane è stato del 7%, poco più dello 0.22% per ogni anno dividendi inclusi.

Questo significa che la metà dei componenti ha guadagnato di più e l’altra metà di meno.

Il ritorno medio (e non mediano) è stato del 387% o 5,2% annuo.

Questo significa che le code di performance sono molto estreme con azioni che hanno guadagnato tanto ed altre molto poco.

La risposta arriva dal grafico a torta successivo.

Il 47.4% delle azioni componenti l’indice Russell 3000 hanno perso denaro in questi 31 anni, con alcune azioni che hanno perso addirittura il 100%. Di fatto sono scomparse.

Solo il 7.3% ha offerto un rendimento complessivo superiore al 1000%, molto superiore visto che sono proprio state queste azioni a tirare la carretta portando il Russell 3000 ad una performance complessiva del 2100% o 10.4% annuo composto.

Non avere in portafoglio questo gruppetto esiguo di azioni vincenti avrebbe abbassato parecchio il rendimento finale.

Certamente qualcuno potrebbe anche dire che sarebbe stato sufficiente non avere il 47% di azioni in perdita, ma come ben sappiamo prevedere a priori quasi 1500 azioni che non sapranno guadagnare soldi nei prossimi 30 anni è esercizio alquanto arduo se non impossibile.

Ma il nostro tema è la diversificazione e finora abbiamo visto quanto sia importante possedere un pò di tutto. Ma il rischio?

Nello stesso esperimento un portafoglio composto da 30 azioni su varie simulazioni non ha mostrato una deviazione standard molto più elevata dell’indice.

Il problema arriva però dalla probabilità di queste 30 azioni di ottenere lo stesso risultato dell’indice, probabilità che si riduce al 40.3%. Aumentando il numero di azioni a 500 la probabilità di fare quanto l’indice in termini di performance (pur con una volatilità simile) è del 48.4%.

Cosa ci dice tutto questo? Che in termini di rischio probabilmente avere una posizione di 30-40 azioni raggiunge già un ottimo risultato se confrontato ad un benchmark. In termini di performance però le probabilità di replicare i risultati di un indice ben diversificato sono decisamente più basse.

Cosa fare quindi? Comprate un bel ETF azionario generalista che copre il mondo intero o una vasta area geografica ed avrete fatto la miglior scelta di rischio rendimento che potevate fare.

Tutto ciò unito a costi molti bassi dell’ETF crea le premesse per un invesitmento di successo al livello di quello che potrebbero fare gestori tanto celebrati quanto profumatamente pagati.

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4 Commenti

  1. Nicola B. 2 Febbraio 2022 at 19:36 - Reply

    Buongiorno, scusate se riprendo un post un po’ vecchio, ma penso che l’argomento sia sempre attuale. Sto cercando di capire meglio come gestire la diversificazione geografica. Un indice come MSCI World contiene una parte significativa di borsa USA, così come anche un indice S&P500 ne contiene la quasi totalità. Allo stesso modo anche un indice MSCI AC World contiene tanti titoli USA. Non c’è quindi il rischio di impostare una strategia su indici solo in apparenza diversificati ma che, in realtà, fanno quasi tutti la stessa cosa? Allora a quel punto non conviene “separare” la scelta degli indici, evitando quelli di tipo World e andando direttamente sulle aree geografiche “separate”? Spero di non aver fatto troppa confusione 🙂 Grazie.

  2. Gian luca 3 Febbraio 2020 at 23:52 - Reply

    Salve! Vorrei porvi una domanda! Devo acquistare degli ETF con ISIN IE00B4L5Y983 e mi sono trovato a scegliere tra 2 ETF che hanno stesso ISIN ma diverso codice, in questo caso SWDA e IWDA. Quale dei due mi consigliate di acquistare? È lo stesso che avete anche voi in portafoglio

    Ringrazio in anticipo.

    • Cristiano 4 Febbraio 2020 at 19:27 - Reply

      dipende su quale borsa operi.
      Su Borsa Italiana il ticker è SWDA mentre sul London Stock Exchange il ticker è IWDA.

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