Qual’è la migliore Asset Allocation? Un eterno dilemma

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  • La classica domanda di ogni investitore professionale riguarda qual’è la miglior asset allocation per gli investimenti
  • Non esiste un’asset allocation che possa andare bene per ogni investitore, piuttosto esiste un’asset allocation personale basata sulle caratteristiche socio economiche di ognuno di noi
  • Vanguard ci aiuta comunque a capire come muoverci nella fase iniziale del piano di investimento con un questionario molto semplice

Qual’è la miglior asset allocation per il mio investimento?

Domanda ricorrente alla quale investitori e consulenti cercano spesso di dare una risposta spaccandosi la testa ogni volta che hanno disponibilità monetarie per cercare di capire in quale modo dovranno essere investiti i soldi per aumentarne la consistenza in futuro.

Asset allocation complesse o percentuali matematiche di ripartizione delle stesse asset class uscita da chissà quale formula di ingegneria finanziaria , rappresentano uno degli eterni dilemmi dell’investitore medio.

Dilemma che non avrà mai una risposta certa semplicemente perché l’asset allocation perfetta non esiste Continua a leggere

Come investire in whisky e non diventare ricchi

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  • Un tipico fenomeno che si registra quando i mercati finanziari arrivano alla fine di un ciclo è quello dell’investimenti in beni cosiddetti alternativi
  • E’ ad esempio il caso dell’arte, della numismatica, del peer to peer, dei diamanti, ma anche di asset fino a poco tempo fa impensabili come il whisky
  • In Svezia esiste un fondo che ha come sottostante whisky da collezione. Pregi (pochi) e difetti (tanti) di questo genere di investimento alternativo

Quando i mercati finanziari diventano così evoluti come sono oggi è inevitabile che si comincino a scambiare beni che in apparenza poco a che fare hanno con la finanza. E’ il caso del primo fondo che investe sul whisky nato in Svezia nel 2019.

Investire in whisky diventa quindi accessibile a tutti. Il prodotto tipicamente anglosassone  che appassiona sempre più i collezionisti, ha registrato un vero e proprio boom di prezzi negli ultimi anni tanto che qualcuno lo paragona ad un investimento come quello sui prodotti numismatici piuttosto che sull’arte o il vino.

La finalità della società svedese che ha lanciato il fondo, The Single Malt Fund, è soprattutto quella di investire in whisky da collezione prodotto in forma limitata puntando sul più classico meccanismo della scarsità di offerta a fronte di una domanda crescente a livello globale.

Il Rare Whisky Apex 1000 Index conferma effettivamente l’interesse del mercato. Continua a leggere

Previsioni finanziarie

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  • E’ possibile prevedere l’andamento dei mercati finanziari?
  • Quanto affidabili sono le previsioni degli analisti?
  • Quel guru della finanza ha cosigliato il titolo XY, come posso perdere questa occasione?

Queste sono solo alcune delle classiche domande che si pone un investitore medio di fronte al diluvio di informazioni che tv, radio e internet ci catapultano addosso ogni giorno.

La risposta più sensata che possiamo dare dal piccolo del nostro insignificante blog è,  statene alla larga. O quanto meno state alla larga da coloro che vendono certezze e non probabilità. Continua a leggere

Uno sguardo sui mercati

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Altra drammatica settimana per i mercati finanziari ed altra settimana in cui anche gli asset obbligazionari hanno perso terreno. A quanto pare la sola liquidità risulta essere un porto sicuro dove approdare. Ma è veramente così?

Questa settimana parliamo di:

  • Wilshire 500o
  • ETF iShares Dax
  • Bovespa Brasile
  • EurNok
  • Euro Corporate Bond
  • ETF Amundi US Floating Rates
  • Evoluzione Price Earings Borse Mondiali
  • Price Earning e valocità bear market

Uno degli indici più completi in termini di capitalizzazione e stile di mercato è l’americano Wilshire 5000. In due mesi ha perso il 33% ritracciando poco più di un terzo del movimento rialzista partio dal 2009. Poco? Lo vedremo, ma di certo inquieta e non poco quel 61.8% di ritracciamento che passa guarda caso proprio sulla linea che unisce i massimi del 2000 e quelli del 2007. Cosa significa in termini di numeri? Significa -50% dai massimi (come gli ultimi due bear market appena citati) ed un ulteriore sacrificio di poco superiore ai 20 punti percentuali daai livelli attuali.

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Prova pratica di ribilanciamento

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Come sappiamo bene il ribilanciamento è una di quelle pratiche di risk management a costo praticamente zero che non richiede grandi competenze per essere messa in pratica, ma soprattutto ci permette sempre di mantenenere costante il nostro rischio verso il mercato.

Siccome i recenti drammatici avvenimenti sui mercati hanno creato le condizioni per attuare questa intelligente operazione di aggiustamento nel rischio dei portafogli ho pensato di pubblicare oggi un esempio pratico di come ribilanciare un portafoglio di investimento.

Non sto qui a riprendere per intero l’articolo Ribilanciare il portafoglio per ottimizzare rischio e rendimento  del quale vi consiglio la lettura, però riprendo alcuni passi che possono essere utili per capire il motivo che dovrebbe spingerci ad essere operativi.

Forzando l’investitore a vendere ciò su cui guadagna reinvestendo il ricavato in ciò su cui perde, non si fa altro che mettere in piedi un processo sistematico di acquisto a bassi prezzi e vendita ad alti prezzi, una scelta ottimale per mantenere efficiente e redditizio il portafoglio.

Non c’è una ricetta ideale di ribilanciamento, l’importante è fissare delle regole e rispettarle.

Ad esempio si può decidere di ribilanciare il portafoglio con cadenza semestrale o annuale per ridurre i costi di negoziazione, oppure di farlo quando una certa asset class è distante 5 punti percentuali dalla nostra esposizione ideale per effetto di guadagni o perdite. Infine si può decidere di combinare le due cose.

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Il bull market è morto, lunga vita al bull market

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Il lunghissimo bull market che ci ha accompagnato dal 2009 a quanto pare è terminato. Con il crollo degli ultimi giorni la borsa americana ha così messo fine ad una delle cavalcate più esaltanti e prolungate della sua storia.

Dalla celebre chiusura di 666 punti di marzo 2009 la borsa statunitense è salita del 410% esclusi i dividendi. Da quel momento è partita una correzione.

E’ praticamente impossibile che esista sulla faccia della Terra un investitore che è stato capace di catturare tutta questa performance. I più tenaci e distaccati (ma sono in pochi) hanno portato a casa almeno la metà di questa performance, una fetta importante ha visto raddoppiare il capitale. Gli scettici sono entrati alla fine di questa corsa ed ora imprecano.

Una correzione che porta via un quarto del valore del nostro investimento (o meglio della attuale valorizzazione di mercato) fa male, questo è ovvio. Ma siccome nulla sale in eterno ogni tanto l’orso bussa alle porte e chiede il conto. Continua a leggere