Uno sguardo sui mercati

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Altra drammatica settimana per i mercati finanziari ed altra settimana in cui anche gli asset obbligazionari hanno perso terreno. A quanto pare la sola liquidità risulta essere un porto sicuro dove approdare. Ma è veramente così?

Questa settimana parliamo di:

  • Wilshire 500o
  • ETF iShares Dax
  • Bovespa Brasile
  • EurNok
  • Euro Corporate Bond
  • ETF Amundi US Floating Rates
  • Evoluzione Price Earings Borse Mondiali
  • Price Earning e valocità bear market

Uno degli indici più completi in termini di capitalizzazione e stile di mercato è l’americano Wilshire 5000. In due mesi ha perso il 33% ritracciando poco più di un terzo del movimento rialzista partio dal 2009. Poco? Lo vedremo, ma di certo inquieta e non poco quel 61.8% di ritracciamento che passa guarda caso proprio sulla linea che unisce i massimi del 2000 e quelli del 2007. Cosa significa in termini di numeri? Significa -50% dai massimi (come gli ultimi due bear market appena citati) ed un ulteriore sacrificio di poco superiore ai 20 punti percentuali daai livelli attuali.

Chi si è già messa avaanti con il lavoro è l’Europa. Più o meno come la curva dei contagi da Corona virus, anche a livello di caduta le borse europee sono più avanti. Qui raffigurato graficamente troviamo il Dax in versione ETF di iShares. Doppio massimo formalizzato, up trend line di lungo periodo violata e 61.8% di ritracciamento vicino. Potrebbe essere quella la prima consistente base di accumulazione per la borsa tedesca anche se dubito che il mercato non tenterà quanto meno di “sentire” la consistenza dei supporti nelle prossime settimane.

Forte ribasso per la borsa brasiliana Bovespa dopo i massimi storici di dicembre. Un -40% al quale si somma la caduta verticale del Real a nuovi minimi storici contro Dollaro (5.2). Siamo ora in prossimità di un supporto di lungo periodo molto importante. Osservando però l’impostazione dell’oscillatore Macd la mia sensazione è che si andranno a “sentire” i supporti  più bassi coincidenti con i minimi del 2009 e del 2016.

Minimi storici per la Corona norvegese a causa del collasso nel prezzo del petrolio sceso sotto i 20 $ al barile. Essendo la Norvegia un paese molto dipendente da questa materia prima inevitabile la caduta di una delle divise considerate fino a poco tempo fa una delle più sicure. Impressionante il sell off del mese di marzo. Un -25% che nemmeno ai tempi della crisi del 2008 si era vista con questa forza dirompente e che rende il Nok la peggior valuta di questo drammatico terzo mese del 2020. Anche peggio delle principali valute emergenti.

Pesantissimo anche il dazio pagato dalle obbligazioni europee corporate investiment grade. Un calo dei prezzi nell’ordine del 10% in poche settimane e che porta il bilancio annuo di un investimento in obbligazioni societarie di rating non speculativo a -5%. Due i fattori scatenanti spesso accennati su questo blog. Duration lunghe abbinate a rendimenti prossimi allo zero e componente di emissioni BBB molto elevato. Un cocktail tossico in momenti di mercato come questi.

Ecco cosa succede quando si possiedono strumenti a tasso variabile ed i tassi di interesse collassano. Se poi l’ETF è pieno di strumenti corporate di dubbia qualità il calo diventa ancora pià impressionante nonostante il rafforzamento del Dollaro. Il grafico è relativo all’ETF Amundi Us Floating Rates.

Qualcosa di positivo per gli investitori comincia ad intravedersi. I rapporti prezzo utili stanno rapidamente scendendo. Buoni affari per investitori di lungo periodo.

Siamo di fronte al mercato orso più aggressivo (in termini di velocità) della storia.

Ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

 

 

 

 

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