Previsioni finanziarie

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  • E’ possibile prevedere l’andamento dei mercati finanziari?
  • Quanto affidabili sono le previsioni degli analisti?
  • Quel guru della finanza ha cosigliato il titolo XY, come posso perdere questa occasione?

Queste sono solo alcune delle classiche domande che si pone un investitore medio di fronte al diluvio di informazioni che tv, radio e internet ci catapultano addosso ogni giorno.

La risposta più sensata che possiamo dare dal piccolo del nostro insignificante blog è,  statene alla larga. O quanto meno state alla larga da coloro che vendono certezze e non probabilità.

Il bravo analista mette sempre in chiaro che le sue verità non sono scolpite nella pietra, ma rientrano in un processo di analisi e ricerca che poi sfocia in una serie di soluzioni probabilistiche.

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Ma come faccio a dimostrarvi tutto ciò?

Beh cominciate a leggere questa analisi di Larry Swedroe che su ETF.com ha misurato quanto accurate sono state nel tempo le previsioni di diversi guru della finanza americana.

La conclusione di questa analisi è riportata chiaramente nel grafico con la tipica configurazione a campana qui sopra. L’accuratezza delle previsioni si è rivelata precisa in circa il 48% dei casi. Il solito lancio della monetina.

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Ma un altro articolo pubblicato nei primi giorni di febbraio da Sparrows Capital mi ha colpito.

Voglio condividere con voi alcuni dei passaggi di questa interessante newsletter mensile.

In questo caso il back test risulta l’arma migliore per arrivare a delle conclusioni interessanti.

Il grafico mostra cosa sarebbe successo spostando 1$ dallo S&P500 all’indice obbligazionario Barclays Aggregate Bond dalla settimana del cosiddetto commento Armageddon fino a Novembre 2019.

Il commento Armageddon altro non sono che quelle profezie catastrofiste che nel corso degli anni i vari Roubini, Rosenberg, Gundlach, Soros, Krugman e tanti altri hanno pronunciato nel tentativo di azzeccare il momento buono del crollo dei mercati.

Il caso più clamoroso è stato quello di Roubini il quale disse di vendere tutte le azioni americane in portafoglio a maggio 2010. Spostare quel dollarino dall’azionario all’obbligazionario costò piuttosto caro all’investitore che decise di seguire i consigli di Doctor Doom.

Ma la newsletter contiene altri interessanti passaggi che vale la pena riprendere.

Alla fine di dicembre 2019 il rendimento ventennale dello S&P500 è stato del 5.5% per anno con una volatilità del 17.2%. Una deviazione standard attorno alla media significa poter assistere nel 68% del tempo a rendimenti compresi tra il -11.6% e il +22.7%. Considerando che la chiusura della borsa americana a fine 2019 è stata di 3231 punti, questo significa che il 2020 si potrebbe chiudere tra 2853 e 3966. Mentre scriviamo questo articolo come sapete bene tutti siamo ben al di sotto di 2853, ma ricordo anche che l’anno non è finito.

E allora cosa fanno i nostri amici analisti in questi casi? Prendono la media di lungo periodo (5,5%), aumentano la chiusura dell’anno di questa percentuale (3231+5%=3392) e ci illuminano con le loro previsioni che appaiono uscita da chissà quale calcolo di ingegneria finanziaria.

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Scherzo naturalmente, il metodo potrebbe anche avere una sua logica matematico-finanziaria, ma il fatto che le previsioni dei principali analisti americani per il 2020 fossero a fine anno scorso mediamente orientate verso 3315 vi fa capire che non vado tanto lontano dalla verità.

Peccato che sappiamo bene come in questo caso l’orologio batte l’ora giusta molto di rado.

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Il ritorno medio annuo composto per lo S&P500 dal 1928 al 2019 è stato di 9.8% eppure negli ultimi 3 anni abbiamo visto numeri completamente diversi. Nel 2017 +21.8%, nel 2018 -4.3%, nel 2019 +31.4%. Il 2020 a quanto pare sembra di nuovo mettersi al brutto con numeri ben lontani dalla media.

Capite bene che i previsori sono perfettamente consapevoli che difficilmente azzeccheranno la previsione. Ma siccome tutti quanti si muovono in gregge (il più ottimista è stato un tale Craig Johnson di Piper con 3600 punti previsti a fine 2020, il più pessimista Francois Trahan di Ubs con 3000 punti), pensare che lo facciano proprio perchè non hanno la più pallida idea di dove andranno i mercati non è un’eresia.

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Newsletter, articoli di giornale, tweet e tanto altro ancora produce attenzione attorno a queste previsioni e l’attenzione produce quasi un senso di riverenza verso questi dei della finanza.

Peccato che ne azzeccano 1 su 2, proprio come il lancio della monetina che potreste fare in questo momento a casa vostra senza pagare fior di quattrini per dei terminali Bloomberg.

Chi aveva previsto il crollo di questi mesi? Nessuno.

Chi negli anni scorsi non aveva celebrato quasi con una certa riverenza divina i gestori H20, tanto per fare un nome? Complimenti con un bel fondo obbligazionario avete perso il 52% in 6 mesi.

 

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