Come investire in whisky e non diventare ricchi

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  • Un tipico fenomeno che si registra quando i mercati finanziari arrivano alla fine di un ciclo è quello dell’investimenti in beni cosiddetti alternativi
  • E’ ad esempio il caso dell’arte, della numismatica, del peer to peer, dei diamanti, ma anche di asset fino a poco tempo fa impensabili come il whisky
  • In Svezia esiste un fondo che ha come sottostante whisky da collezione. Pregi (pochi) e difetti (tanti) di questo genere di investimento alternativo

Quando i mercati finanziari diventano così evoluti come sono oggi è inevitabile che si comincino a scambiare beni che in apparenza poco a che fare hanno con la finanza. E’ il caso del primo fondo che investe sul whisky nato in Svezia nel 2019.

Investire in whisky diventa quindi accessibile a tutti. Il prodotto tipicamente anglosassone  che appassiona sempre più i collezionisti, ha registrato un vero e proprio boom di prezzi negli ultimi anni tanto che qualcuno lo paragona ad un investimento come quello sui prodotti numismatici piuttosto che sull’arte o il vino.

La finalità della società svedese che ha lanciato il fondo, The Single Malt Fund, è soprattutto quella di investire in whisky da collezione prodotto in forma limitata puntando sul più classico meccanismo della scarsità di offerta a fronte di una domanda crescente a livello globale.

Il Rare Whisky Apex 1000 Index conferma effettivamente l’interesse del mercato.

Creato su base 100 il 31 dicembre 2008, dopo 12 anni questo indice è salito oltre quota 900, un tasso di rendimento annuo composto del 20%

Lascio agli esperti del settore eventuali commenti sulle motivazioni che stanno alla base di questa esplosione.

Personalmente credo che quando la liquidità su tutti i mercati è così abbondante come negli ultimi tempi, quando i tassi di interesse offerti sono così bassi  e quando la ricchezza diventa sempre più divaricata tra ricchi e poveri, questi fenomeni da bolla speculativa sono quasi inevitabili. Vale per Bitcoin come per il whisky.

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Quello che però mi interessa evidenziare in questo articolo è il rischio che corre un investitore sottoscrivendo questo fondo come tanti altri che hanno come sottostante beni particolarmente illiquidi dal punto di vista finanziario. Un classico esempio di investimento particolarmente illiquido in grado di offrire tassi di interesse elevati ma con default rate altrettanto importanti, è il peer to peer lending.

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Come risulta dal sito dell’emittente, il prospetto del fondo risulta approvato dall’autorità di controllo finanziario svedese ed il fondo è quotato sul Nordic Growth Market, Stockholm (NGM-NDX) in Svezia. Dopo la sottoscrizione (che avviene inviando denaro alla società in una sorta di emissione primaria) gli investitori possono acquistare o vendere il fondo probabilmente con un fattore di illiquidità molto elevato visto che non si parla di market maker. Come emerge dalle FAQ presenti sul sito l’investimento rispetta le regole di reportistica internazionali approvate dal IFRS.

Distillery Barrels, Wooden Kegs, Bourbon

Il NAV è sottoposto a controllo e revisione da PWC. Il depositario responsabile della custodia fisica e del controllo delle transazioni del whisky sarà Intertrust.

Fin qui sembra tutto regolare al di là del bizzarro (ed illiquido sottostante).

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Quando però arriviamo ai costi le noti dolenti cominciano.

Le spese correnti del fondo arrivano al 2.5% per anno. Nel momento del rimborso il guadagno è diviso tra investitore (80%) e società (20%), la più classica delle performance fee che spesso trovate anche su normalissimi fondi che acquistate dalla vostra banca di fiducia.

Questi costi naturalmente non comprendono il costo dell’illiquidità del fondo visto che, pur essendo quotato, nessuno apparentemente garantisce un prezzo di riacquisto.

Esistono poi anche i costi di transazione visto che il fondo gestirà attivamente i sottostanti con operazioni di arbitraggio. Visto l’asset si presume possano esprimere differenziali di prezzo piuttosto elevati.  Infine ci sarà l’inevitabile tassazione italiana del 26% ammesso e non concesso che non si incappi anche nella tassazione svedese, cosa tutta da verificare.

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Anche assumendo una performance media annua del 10% tra commissioni di gestione, commissioni di performance, costi di negoziazione e tassazione (ipotizzando solo italiana) il rendimento netto finale sarà di poco superiore al 3%.

Non ci credete?

10% – 2.5% = 7.5% – 1% (costi vari) = 6.5% – 1.3% (commissioni di performance) = 5.2% – 1.4% (26% tassazione italiana) = 3.8% netto e probabilmente ho perso qualcosa che non conosco di questo fondo per strada.

Ne vale la pena? Probabilmente no se consideriamo un fattore come l’illiquidità dello strumento ed il rischio di insolvenza dell’emittente e/o del depositario.

E’ molto facile farsi prendere dall’entusiasmo quando un hobby o una passione vengono sventolati sotto al naso sotto forma di prodotti finanziari con tassi di rendimenti in doppia cifra.

E’ esattamente ciò su cui fa leva il mondo del marketing finanziario per collocare i fondi tematici. Catturare le nostre emozioni.

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Dopo l’entusiasmo deve però arrivare la razionalità ed il buon senso ed è qui che il consiglio del caro vecchio Warren Buffett, investite in un fondo indice globale a basso costo, torna buono.

Ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

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