Un portafoglio in ETF per vivere di rendita

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Come posso ottenere una rendita periodica dai miei investimenti? Quanto denaro mi servirà per avere a disposizione almento 1000 € al mese senza fare nulla? Qual’è l’asset allocation ideale per chi vuole vivere di rendita?

Queste classiche domande racchiudono il legittimo desiderio di ogni persona di poter vivere grazie a redditi passivi da investimenti o da altre attività che comunque non comportino uno sforzo lavorativo. Purtroppo la realtà smonta molti sogni visto che per raggiungere questo stato di benessere permanente serve un capitale disponibile ed investito molto alto anche con una buona dose di rischio.

Come promesso alla fine del 2019  abbiamo voluto così creare un esempio di portafoglio semplice, low cost e trasparente che possa farci comprendere come e quanto generare (ed incassare) rendite passive da investimenti finanziari.

Lo ripeterò fino alla noia. Questo è solo un esempio per dimostrare che, spendendo quasi nulla, si può costruire un progetto di investimento con l’obiettivo di ottenere un flusso di cassa costante (ma attenzione variabile) in grado di coprire parte del nostro tenore di vita.

Questo è solo un esempio anche perchè è tarato sulla mia personale condizione di vita familiare, alla mia conoscenza, esperienza e propensione al rischio. Altri possono essere più prudenti, altri più aggressivi. Tutto questo si trasmetterà in una sensibilità diversa alla volatilità dei prezzi degli asset sottostanti, e naturalmente anche dei rendimenti.

La prima domanda che vi faccio è questa? Per quale motivo dovremmo essere preoccupati della volatilità se il nostro scopo è ottenere una rendita di cui godere fra 10, 20 o 30 anni?

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Obiettivi, sempre gli obiettivi devono essere il nostro focus principale ed anche questi sono molto personali.

Coloro che ripetono continuamente che dovremmo vendere questo prodotto per comprare quest’altro, oppure vendere tutte le azioni per comprare bond perchè il mercato sta per andare in crash, non è detto che sono sempre in errore, ma semplicemente non si curano dei nostri obiettivi. Quindi non si curano dei nostri personali interessi. La finanza personale altrimenti non sarebbe…personale.

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Ma torniamo al nostro obiettivo, quello ad un certo punto della vita di veder entrare periodicamente sul conto corrente un pò di denaro sonante senza muovere un dito.

Il portafoglio che ho costruito e che vedremo fra poco è ovviamente formato da ETF a distribuzione di dividendi. Il peso maggiore del portafoglio va a Vanguard con 3 ETF, seguito da SPDR, xTrackers e iShares con 1. Ma anche qui direi che tutto è tranquillamente intercambiabile e personalizzabile.

La mia preferenza per Vanguard è legata non solo ad una questione di costi, non solo al fatto che è l’unico ETF in cui di fatto diventiamo azionisti della società e che, oltre ai dividendi dei sottostanti, ci permette di recuperare  i dividendi di Vanguard sotto forma di riduzione delle commissioni di gestione. Vanguard è la società con la maggior esperienza al mondo proprio nella gestione di prodotti low cost a distribuzione dei proventi. Infatti i primi ETF che ha quotato a Milano sono stati tutti a distribuzione.

Leggi anche: Battere i tassi negativi si può, chiedere di Mr. Dividendo

Ma siccome siete curiosi ecco il portafoglio che ho creato.

Con un peso del 60% di azionario e del 40% di obbligazionario, questo portafoglio bilanciato  con 18 punti base di commissioni annue permette di ottenere un flusso di dividendi stimabile in circa il 2,4% al lordo delle tasse. Per ogni 100 mila € paghiamo 180 € di commissioni (a cui aggiungere ahinoi 200 € di imposta di bollo) per avere poco meno di 2.000 € di rendita passiva l’anno.

Piccola nota. Tutti i numeri sono stati estrapolati dai factsheet degli ETF alla data del 31 marzo 2020. Per quello che riguarda il dividendo stimato sull’azionario quello che vediamo è il rapporto tra i dividendi medi dell’anno precedente rapportati al prezzo medio degli ultimi 12 mesi. Per l’obbligazionario è basato sul rendimento a scadenza dei titoli presenti all’interno dell’ETF a lordo dei costi di copertura del cambio che inciderà sul prezzo dell’ETF ma non sulla cedola.

Leggi anche: Costruire una rendita passiva con dividendi, occhio alla fiscalità #13 Vivere di Rendita

Come dicevo all’inizio questa rendita passiva costituita da ETF azionari ed obbligazionari  è variabile. In momenti come quelli che stiamo vivendo è altamente probabile che i dividendi prossimi venturi saranno più bassi di quelli del primo trimestre 2020, almeno lato azionario. In altri anni saranno più alti. Questo comporta la necessità di essere flessibili in termini di pianificazione della rendita. Non confidiamo solo e sempre in quel valore. Se abbiamo stimato di avere una rendita annuale da 2.000 € ed a 1.800 € siamo già in affanno allora abbiamo sbagliato il piano. Serve un pò di flessibilità.

Gli strumenti scelti sono tutti a replica fisica. Il rischio valutario è consistente e superiore ad un terzo del portafoglio, ma naturalmente anche questo livello è modificabile a seconda del profilo di rischio di ognuno di noi.

Leggi anche: Giusto rischio per cattivi momenti

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E’ ovvio che la grande differenza oggi la fa proprio il mercato obbligazionario ccon rendimenti decisamente più bassi della media dei dividendi incassata. Se prendessimo solo gli ETF azionari avremmo un flusso cedolare medio nell’ordine del 3,4%, praticamente un punto in più di quello ottenuto con l’inserimento nel portafoglio degli ETF obbligazionari.

Ma come si sa la diversificazione è importante anche per proteggere il capitale nei momenti di difficoltà del mercato azionario e proprio a questo servono gli strumenti obbligazionari di qualità.

Leggi anche: Diversificazione degli investimenti, perchè è importante giocare su più tavoli

Lo so. Quei  2 mila € che riusciremo a generare ogni anno non sono una gran cifra ed ovviamente non potrà coprire 12 mesi di spese. Questo passa il convento ma nessuno ha mai detto che per vivere di rendita sono sufficenti pochi spiccioli, sempre che 100 mila € possano essere considerati pochi spiccioli.

Leggi anche: Quanto tempo ci metterò a risparmiare i miei primi 100 mila Euro? Vivere di rendita #11

Se gli Euro investiti diventano 500 mila, sul conto corrente entreranno poco meno di 10 mila € netti l’anno che diviso per 12 mesi fanno circa 800 €/mese. Praticamente una pensione di cittadinanza senza dover chiedere nulla a nessuno e con un solido capitale alle spalle.

Leggi anche: Come ottenere il NOSTRO reddito di cittadinanza privato

Raggiungere l’indipendenza finanziaria non è semplice. Ma se a questo solido introito da investimento magari aggiungiamo l’affitto incassato su un’abitazione oppure un lavoro part time o da free lance capace di raddoppiare il malloppo potremmo arrivare anche a 1500/1700 Eur cominciando a beneficiare della risorsa più preziosa che abbiamo. Il tempo.

Ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

 

 

19 risposte a "Un portafoglio in ETF per vivere di rendita"

  1. Denis 27 aprile 2020 / 10:31

    in realtà sarebbe più corretto dire: usare etf ad accumulazione fino a raggiungere la soglia critica del montante (questo per velocizzare il raggiungimento di un capitale elevato), per poi passare agli etf a distribuzione nel momento in cui vorrete usufruire della rendita.
    usando solo etf a distribuzione il rischio è quello che la tassazione sui dividendi riduca molto la crescita del capitale.

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  2. LeoM 27 aprile 2020 / 11:09

    La strategia che sto usando io: ETF ad accumulazione per raggiungere un capitale importante e poi switchare su un ptf a distribuzione un domani in cui sarà necessario avere una extra rendita, preservando il capitale. Fino a qui abbastanza logico…ma mi “disturba” il fatto di dover pagare le tasse sul gain durante lo switch. Oppure evitare lo switch e vendere parte delle quote accumulate, in base alle necessità di extra rendita, con riduzione però del capitale. Ci sono alternative a queste due soluzioni ?

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    • archeowealth 29 aprile 2020 / 22:07

      Direi di no. E cmq sulla conservazione del capitale non hai nessuna garanzia investendo in ETF. Le oscillazioni di prezzo possono esserci sia su bond che equity. Il pagamento delle tasse sulle plusvalenza è scocciante ma credo inevitabile se si vuole raggiungere l’obiettivo. Prova a pensare però quanto pagheresti ad una compagnia assicurativa per avere una rendita annua…A volte l’artigianalità ti meete parecchi soldi in tasca

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  3. Andrea 27 aprile 2020 / 15:46

    Il tema è molto interessante, come sempre in questo blog.

    Gli 800€ al mese nell’ipotesi di aver un patrimonio di 500k immagino siamo lordi. Puoi chiarire l”aspetto fiscale e come ridurre l’impatto al minimo.

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    • archeowealth 29 aprile 2020 / 22:02

      Sono al netto di un’imposta che ho ipotizzato al 20% sulla cedola (c’è una componente sostanziosa anche di titoli di stato tassati al 12.5%). A questo andrebbe sottratto l’importo annuo di imposta di bollo e commissioni su ETF che però con un ptf 60/40 nel lungo periodo dovrebbero essere ricoperte dalla crescita di prezzo degli asset sottostanti.
      L’impatto si riduce al minimo se non si utilizzano strumenti a distribuzioni ahinoi. Ogni stacco lo Stato incassa.
      Gli strumenti ad accumulazione dei proventi infatti rinviano la tassazione come i prodotti assicurativi.

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  4. Riders70 30 aprile 2020 / 7:05

    Buongiorno a tutti . Una domanda , forse banale , abbiate pazienza : se etf a distribuzione l’utile lo incasso e viene tassato , se invece e’ ad accumulazione l’utile dove va tecnicamente ? Ad aumentare la quotazione del titolo ? Per es: prezzo titolo 10 + 2 di utle = nuovo prezzo titolo 12 ?
    Grazie per il chiarimento .

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    • archeowealth 2 maggio 2020 / 13:15

      Quando l’azione Y che ha il prezzo di 10 “stacca” un dividendo di 1 il prezzo dell’azione va a 9 e tu ti porti a casa 1 -26% di tassazione. Quando la stessa cosa accade all’interno di un fondo o un ETF il meccanismo sul prezzo dell’azione è lo stesso ma quel 1 nei prodotti ad accumulazione rimane all’interno del patrimonio dell’ETF e immediatamente reinvestito nel paniere di azioni che rappresentano l’indice sottostante. Il vantaggio della cosiddetta capitalizzazione composta è proprio legato al fatto che il dividendo non esce dal perimetro. Va invece a sommarsi all’eventuale plusvalenza o minusvalenza di prezzo creando un montante di capitale complessivo che risulterà tassato nel momento in cui l’ETF verrà venduto sul mercato dall’investitore.

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  5. Stefano 1 maggio 2020 / 11:49

    Buongiorno. Mi sorgeva una domanda da profano non tecnico: dato che questo portafoglio usa esplicitamente prodotti a distribuzione per erogare una rendita periodica, con lo svantaggio che però nel lungo termine questi prodotti sono meno efficienti fiscalmente, mi chiedevo se non si potesse raggiungere lo stesso obiettivo utilizzando invece tutti prodotti ad accumulazione, e provvedendo autonomamente, in maniera periodica, a vendere una parte del capitale, corrispondente al guadagno via via ottenuto, per ottenere la stessa rendita periodica desiderata.
    Vorrei capire quale sia la discriminante fondamentale tra queste due scelte, perchè questo aspetto non mi è ancora chiaro.

    Grazie.

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    • archeowealth 2 maggio 2020 / 13:18

      Perchè no è il cosiddette proceddo di decumulo. La variabile dipende naturalmente dai costi che andrai a sostenere. Solitamente il dividendo percepito da un ETF a distribuzione non paga commissioni bancarie, mentre se tu vendi ogni mese un pezzettino dello strumento nel caso specifico dell’ETF paghi ogni volta delle commissioni di negoziazione fisse o variabili.

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  6. Mauro 15 maggio 2020 / 16:01

    in questo portafoglio il rischio di cambio quanto può incidere %?

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  7. Domenico 24 maggio 2020 / 20:11

    Salve! Ho scoperto questo blog da poco e lo trovo una fonte incredibile di informazioni davvero utili. Complimenti!
    Porgo una domanda da neofita di questi temi: qual’è la funzione/scopo di un ETF Inflation Linked? Lo trovo presente in alcuni articoli e portafogli qui sul vostro blog ma non mi è ancora chiaro il loro scopo in un portafoglio ad esempio come quello descritto in questo articolo.
    Grazie!

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  8. Domenico 24 maggio 2020 / 20:16

    Salve! Ho scoperto questo blog da poco e lo trovo una fonte incredibile di informazioni davvero utili. Complimenti!
    Porgo una domanda da neofita di questi temi: qual’è la funzione/scopo di un ETF Inflation Linked? Lo trovo presente in alcuni articoli e portafogli qui sul vostro blog ma non mi è ancora chiaro il loro scopo in un portafoglio ad esempio come quello descritto in questo articolo.

    Inoltre perchè ha scelto come ETF per i REIT l’iShares Europa e non il VanEck Global (TRET)?
    Grazie!

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  9. enrico 27 maggio 2020 / 6:11

    Ottima spiegazione , grazie .

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  10. christian 29 maggio 2020 / 10:40

    Ciao, grazie per questo post che sembra proprio fatto per me.
    Avrei una domanda: Ma cosa ne dici di usare il solo Vanguard all world High dividend per l’azionario? Il ter è un po’ più alto però se uno fa un pac si semplifica non poco la vita…
    Grazie

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    • christian 2 giugno 2020 / 16:10

      Io mi sto creando un portafoglio di rendita con 80% VHYL e 20% VEMT

      TER circa 0,28%, Dividendo lordo circa 4%.
      Con le cifre attuali, in teoria già con un capitale di 300k potrei attuare un processo di downshifting

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      • archeowealth 2 giugno 2020 / 22:01

        Ne sei proprio sicuro? Premesso che la stabilità di un dividendo al 4% è solo un’ipotesi (potrebbe scendere o salire) ma andrebbe anche considerata la volatilità di due strumenti di questo tipo. Bond emergenti ed azioni come abbiamo visto a marzo possono creare scherzetti e quando andrai ad attingere al capitale potrebbe essere un problema. Ma ipotizziamo che il valore rimane invariato.
        E vediamo quando sarà il tuo rendimento annuo al netto di costi e tasse. Dunque dividendi 4% – 26% tassazione siamo già a 2,96%. A dire il vero ci sarebbe anche da togliere lo 0,28% sulla quota e lo 0,20% di imposta di bollo. Rimane il 2,5%.
        Facciamo due calcoli. Con 300 mila al 2,5% annuo di rendimento netto ed inflazione al 1% ipotizzando un prelievo annuo di 20 mila Eur (siamo modesti) per vivere dopo circa 18 anni il tuo capitale finisce.
        Se hai 70 anni si può fare ma la volatilità è un grosso rischio. Se ne hai 50 arrivi all’età della pensione senza risparmi. Se poi le spese annue sono 30 mila in 12 anni hai finito. Occhio che il downshhifting lo raccontano in tanti ma in pochi lo portano a compimento.

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    • archeowealth 2 giugno 2020 / 21:48

      Sui prodotti ad alto dividendo ci andrei cauto. Sono strategie cosiddette fattoriali e quindi non ritornano il rendimento dell’intero azionario mondiale, ma quello di uno specifico fattore definito con una strategia definita. Quella di Vanguard è diversa da quella di SPDR o di iShares. Una porzione di portafoglio ci può stare, tutto il portafoglio sarebbe un pò come investire al 100% in small cap o titoli value o altri fattori di questo tipo. MEglio di no

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