Se potessi avere 200 € al mese. Come impiegare il futuro assegno unico universale per i figli

Segno, Bicicletta, Decorazione, Bici

Il Parlamento italiano sta per approvare in via definitiva il Disegno di Legge che delega al Governo l’emanazione dei decreti legislativi per introdurre a partire dal 1 gennaio 2021 il cosiddetto assegno unico universale per i figli. A questo link un maggior approfondimento sul tema.

Nella sostanza il Governo sta cercando di erogare l’ennesimo bonus a favore delle famiglie nel tentativo di sostenere natalità e potere d’acquisto in un momento alquanto delicato dal punto di vista economico. Ognuno può avere le sue idee sull’efficacia di queste misure, ma essendo un blog di finanza personale credo sia abbastanza importante inquadrare la questione perché ogni famiglia con figli a carico avrà la possibilità di costruire fin da subito un bel castello di denaro che all’età di 21 anni permetterà ai nostri eredi di realizzare un discreto numero di sogni. Continua a leggere

Dove ho già visto questa cosa

Parete In Legno, Sottomano, Memo

Ormai lo sanno anche i sassi. Le obbligazioni più sicure non rendono praticamente più nulla in termini nominali e men che meno in termini reali. Le politiche delle banche centrali combinate ad un mix storico di curva demografica, esplosione tecnologica e globalizzazione hanno portato i tassi di interesse a livelli mai visti. Mai visti? Ne siamo veramente sicuri?

Se in termini nominali è così, in termini reali gli Stati Uniti hanno visto tassi ben più bassi di quelli attuali. Dico questo perchè molto spesso si confonde la remunerazione offerta dalla cedola di un’obbligazione con quella della stessa cedola depurata dall’inflazione.

Se la mia obbligazione paga il 5% ogni anno e l’inflazione quell’anno è del 3%, in realtà il mio incasso “reale” in termine di interesse attivo è 2% al netto della perdita di potere d’acquisto.

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Pensione, una cornice (non esaltante) tutta da riempire

Abbiamo oggi il piacere di condividere con i nostri lettori un bell’articolo dal titolo “Pensione: cosa dovresti sapere prima che sia troppo tardi”  pubblicato sul blog Guidaglinvestimenti. Guidaglinvestimenti è un blog di investimenti e crescita personale scritto da Francesco e Marta  per condividere esperienze e “allenarsi” insieme ai propri lettori alla crescita costante.

L’argomento è sempre di grande interesse e di nome fa pensioni. Un ottimo quadro generale disegnato dai nostri amici blogger sarà utile per capire il fenomeno e prendere le opportune contromisure. Buona lettura!

Guida sullo stato pensioni in Italia

La situazione pensione in Italia è molto complessa.
Io stesso tendo a posticipare ogni decisione legata alla mia pensione: è un evento così lontano, chissà quali e quante novità verranno proposte da qui a 30/40 anni.

A che età si va in pensione?

Credo, però, sia opportuno fare chiarezza sullo stato attuale e sulle prospettive a cui andiamo incontro. Purtroppo non rosee.

Situazione demografica Italiana

Innanzitutto bisogna capire che in Italia il sistema pensionistico è passato dalla modalità di finanziamento “a capitalizzazione” a quella “a ripartizione”.

La modalità di finanziamento a capitalizzazione prevede che in cui i contributi versati dal singolo lavoratore saranno a disposizione per pagare la pensione del lavoratore stesso.

La modalità di finanziamento a ripartizione prevede invece un patto generazionale. Avviene un trasferimento di ricchezza da una generazione, quella dei lavoratori attivi ad un’altra, quella dei pensionati.
L’eventuale differenza tra entrate e uscite del sistema pensionistico viene colmato tramite l’intervento dello stato.

Pensioni a Ripartizione vs Capitalizzazione

Si comprende come la nostra pensione sarà strettamente collegata alla situazione demografica italiana: basti vedere com’è cambiata la situazione anagrafica dal 1950 al 2017 per intuire che non ci troviamo in una bella situazione.

Situazione anagrafica Italiana: 1950 vs 2017

 

Riassumiamo però qualche numero chiave

  • Negli anni ’70 una persona che andava in pensione aveva un’aspettativa di vita di altri 16.7 anni contro la previsione di 20 anni circa del 2050. Tutto ciò nonostante il fatto che nel 2050 si andrà in pensione a un’età più avanzata
  • Il numero medio di figli per donna è passato da un massimo di 2.64 negli anni ’60 a una media di 1.53 nel 2018
  • Il rapporto spesa pensionistica per PIL è cresciuta dal 5% nel 1960 al 16.3% nel 2015 nonostante tutte le riforme pensionistiche
Riforme pensioni e Debito/PIL Italia
  • La natalità cala e la speranza di vita aumenta. Questo significa che il rapporto tra pensionati e lavoratori andrà ad aumentare passando da un 68.64 del 2018 a una previsione di 105.73 del 2050: più pensionati che lavoratori attivi!
Rapporto pensionati per lavoratori attivi: 2018 vs 2050
  • Working Group on Ageing Populations (WGA) prevede che l’indice di dipendenza della popolazione anziana (popolazione 65+ / popolazione 15-64) dovrebbe quasi raddoppiare nei prossimi 30 anni. Ciò significa che per ogni cento persone comprese tra i 15 e 64 anni, ve ne saranno circa 62 sopra i 65 anni, segnando quindi un dimezzamento della forza lavoro disponibile rispetto alla popolazione potenzialmente in pensione.
Indice di dipendenza popolazione anziana italiana
  • Sempre WGA prevede che nel 2040 avremo il picco della spesa pubblica per fini pensionistici
Quanto spenderemo per le pensioni

Pensione Retributiva vs Contributiva

Al quadro demografico descritto sopra va aggiunta l’ultima grande riforma pensionistica che ha strovolto il volto della nostra pensione. Si è passati, infatti, da una pensione retributiva a una contributiva. Come per le varie dimostrazioni di fisica e matematica credo sia importante capire la sostanziale differenza per comprendere nei particolare come questo cambio impatta noi.

Pensione Retributiva

Per la pensione retributiva entrano in gioco 3 fattori principali per il calcolo finale:

  1. La retribuzione pensionabile annua, ossia la retribuzione o il reddito medio degli ultimi anni di attività lavorativa prima della pensione. Un esempio sono i 10 anni prima della pensione per i lavoratori dipendenti
  2. Il numero di anni in cui si sono versati i contributi
  3. L’aliquota di rendimento. Aliquota che passa dal 2% (per una retribuzione annua pensionabile fino a 46,630 euro) fino al 0.9% (per retribuzione annua pensionabile superiore a 88,597 euro)

Propensione.it ci offre 2 chiari esempi di calcolo di pensione retributiva.

Esempi pensione retributiva

Pensione Contributiva

Per la pensione contributiva le cose cambiano.

Pensione contributiva

Per il calcolo della pensione finale dovremo considerare:

  1. La retribuzione o reddito (nel caso degli autonomi) pensionabile annua. Attenzione non quella relativa ai migliori anni retributivi ma quella effettiva anno per anno
  2. L’aliquota di computo, cioè la percentuale di retribuzione pensionabile che si mette da parte per la pensione. Per i lavoratori dipendenti questa aliquota è pari al 33%, per i lavoratori autonomi/liberi professionisti tra il 24% e il 34.23% del reddito imponibile a seconda della categoria lavorativa
  3. Il tasso di rendimento o capitalizzazione, cioè la rivalutazione anno per anno dei contributi versati legato all’andamento medio del PIL degli ultimi 5 anni di riferimento. Nel 2019 tale aliquota è stata pari al 1.018254

Il prodotto dei 3 fattori sopra dà il montante pensionistico individuale, cioè la somma di tutti gli accantonamenti annuali di contributi rivalutati

  1. Infine il montante pensionistico individuale va così moltiplicato per il coefficiente di trasformazione, cioè dei coefficienti che tengono conto dell’età del lavoratore al momento del pensionamento.
    Cambiano con il cambiare della speranza di vita e tendono a incentivare l’andare in pensione in età avanzata.
Coefficienti di trasformazione

Gap Previdenziale

Se ancora non fosse del tutto chiaro: siamo messi male. La situazione demografica non è delle migliori e in più il nuovo sistema pensionistico creerà un gap previdenziale molto maggiore rispetto al sistema precedente. Detto in soldoni: la nostra pensione sarà molto più bassa rispetto allo stipendio con cui eravamo abituati a vivere.

Gap previdenziale: sistema retributivo vs contributivo

Il gap sarà maggiore per chi decide di andare in pensione prima (minore coefficiente di trasformazione) e chi avrà una carriera lavorativa discontinua, cioè con buchi di contribuzione.

Tasso di sostituzione

Ciò significa che dovremo sempre più pensare a una qualche forma di pensione integrativa come il caso del TFR in un fondo pensionistico o il riscatto della laurea.

L’importanza della pensione integrativa

 

In conclusione

Sono il primo che rimanda certe decisioni.

Nella mia mente sono 2 le considerazioni principali che faccio:

  1. Chissà se ci arrivo alla pensione
  2. Se pure dovessi arrivarci, chissà quante cose cambierano e quante leggi nuove faranno

Non vorrei però che, come spesso succede, i conti alla fine non tornino e possa rimpiangere delle scelte non fatte in giovane età.

Lasciamo perdere per un attimo l’aspetto legato alla fatalità (poco controllabile) e concentriamoci sul secondo punto.

Dati alla mano, quello che si prospetta è una situazione decisamente peggiore rispetto al passato, a meno di qualche evento esterno che crei una forte discontinuità.

Pensionati vs Lavoratori attivi

Dovendo, quindi, fare una scelta basata su quelli che sono gli input che ho ad oggi credo che sia alquanto saggio pensare a una soluzione di backup quale potrebbe essere una pensione integrativa con un fondo privato.

Come al solito poi: ai posteri l’ardua sentenza

Articolo pubblicato in originale sul blog www.guidaglinvestimenti.it

Perchè ho chiuso (per ora) con il Social Lending

Le idee migliori spesso nascono da fallimenti, almeno così si dice.

A volte anche gli investimenti migliori nascono dai flop e la mia esperienza con il crowdfunding, o meglio sarebbe dire con il social lending, è un misto di delusione e consapevolezza che ci saranno in futuro delle nuove opportunità. Non ora però.

Ho capito come si fa ad investire nel social lending ed i difetti hanno superato i pregi per quello che riguarda la mia esperienza personale.

Partito bello carico per le nuove avventure in Housers circa due anni e mezzo fa, poi seguite da Mintos, quello che è successo dopo (e ben prima del Covid -19) mi ha fatto ritornare  alla realtà confermando come NON si può vivere di rendita (ma nemmeno mettere giù un piano di investimento) con questo genere di iniziative. Continua a leggere