Perchè ho chiuso (per ora) con il Social Lending

Le idee migliori spesso nascono da fallimenti, almeno così si dice.

A volte anche gli investimenti migliori nascono dai flop e la mia esperienza con il crowdfunding, o meglio sarebbe dire con il social lending, è un misto di delusione e consapevolezza che ci saranno in futuro delle nuove opportunità. Non ora però.

Ho capito come si fa ad investire nel social lending ed i difetti hanno superato i pregi per quello che riguarda la mia esperienza personale.

Partito bello carico per le nuove avventure in Housers circa due anni e mezzo fa, poi seguite da Mintos, quello che è successo dopo (e ben prima del Covid -19) mi ha fatto ritornare  alla realtà confermando come NON si può vivere di rendita (ma nemmeno mettere giù un piano di investimento) con questo genere di iniziative.

Tra un pò vi racconto com’è finita l’esperienza con Housers e Mintos, ma ancora una volta posso dire che la liquidabilità ( o meglio sarebbe dire illiquidabilità) dello strumento è stato il fattore che mi ha spinto ad uscire. Non sono uno sprovveduto, conoscevo molto bene questi limiti, ma a differenza di tanti blogger che si improvvisano personal finance coach senza nemmeno conoscere la differenza tra un BOT e un CCT, ho voluto testare sul campo quello che sembra essere uno degli ennesimi fenomeni partoriti dal FINTECH.

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Assieme alla liquidità, la regolamentazione e la trasparenza dei processi sono fattori che valgono più diquel 10% di rendimento (incerto e sono moderato) promesso sui vari progetti di social lending. Fattori che vengono fuori nei momenti in cui il timore di perdere molti soldi sui mercati finanziari, unito alla volontà di uscire il prima possibile da un investimento strutturalmente fragile, hanno il sopravvento sulla nostra mente come successo nel mese di marzo.

Con  Housers e Mintos è accaduto proprio questo ed attenzione, questo è successo a marzo anche con altri tipi di investimento tipo obbligazioni high yield o emergenti ma con una differenza. La regola del mercato regolamentato (come quello sul quale vengono quotati ad esempio gli ETF) impone sempre la presenza di un market maker che compra tutto ciò che vendiamo. Magari con prezzi ribassati, ma compra. Qui non c’è nulla di tutto ciò ed è un grosso limite.

Cominciamo dunque con Mintos. La società baltica leader europea del social lending è stata oggetto delle mie attenzioni qualche mese fa quando ho versato la misera cifra di 300 Euro.

Come sempre, prima di andare seriamente su un investimento alternativo (perchè di questo si parla quando trattiamo di social lending) ho deciso di mettere una piccola cifra al lavoro  utilizzando l’opzione Auto Invest. Siamo di fronte ad un classico sistema di investimento basato su un algoritmo che sulla base di parametri settati a monte dall’utente spalma il denaro su una serie di prestiti.

Personalmente avevo scelto investimenti in prestiti short term e prestiti personali, entrambi in modalità buyback. Ovvero parliamo di prestiti con scadenza a pochi mesi garantiti dalla società di recupero crediti che in quel momento stava collocando il prestito.

Già prima del tracollo di marzo si cominciavano a vedere dei default, sporadici e comunque coperti dalla società di credito. Fino a quel momento il tasso medio di rendimento era superiore al 9%. Poi a marzo, quello che è successo sul mercato a tanti prestiti high yield diventati illiquidi, è successo a prestiti verso persone fisiche che improvvisamente hanno smesso di pagare. Questo è accaduto in modo particolare sui prestiti raccolti da una società armena (leader nei prestiti short term), ma anche su prestiti inglesi, spagnoli e dell’Est Europa. I ritardi hanno cominciato ad essere la norma. A fine marzo la società armena è stata declassata a rating D (il peggiore) da Mintos per irregolarità rilevate dalla banca centrale locale.

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Da quel momento i rimborsi sono stati sospesi su diversi prestiti e l’illiquidità ha preso il sopravvento. Dei 300 € originari ad oggi ne sono rientrati 92 € di cui 16 € per interessi (lordo fisco) . Solo 15 € sono ancora investiti mentre il resto è pending in attesa delle evoluzioni legali con le società coinvolte nei vari default.

Ovviamente ho sospeso il processo e lascerò rientrare tutto il denaro in scadenza senza reinvestirlo. Confido in un rientro almeno parziale dei prestiti sospesi, ma devo mettere in preventivo una perdita.

L’esperienza con Mintos è stata sicuramente positiva per quello che riguarda la piattaforma, l’informativa e l’esperienza da cliente. Il sottostante è però di qualità molto bassa con tante società di credito dell’Est Europa che alla prima avvisaglia di crisi hanno mostrato tutti i loro limiti nel rientrare dei prestiti. A rendimenti alti corrispondono rischi alti e per ottenerli vai a mettere denaro su paesi come Moldavia, Ucraina, Armenia, ecc…

L’attività  di investimento con Mintos si rivela molto interessante, ma troppo rischiosa con i rendimenti elevati che non ripagano il rischio e di questo ne ho avuto la conferma in diretta. Di questo, lo ripeto, ero consapevole, solo un ingenuo può pensare di portare a casa un 10% con pochi rischi. Sotto questo punto di vista, non sono un amante del genere, ma molto meglio acquistare obbligazioni high yield sotto forma di ETF quotati sul mercato con garanzie e tutele che un rendimento del 10% non è in grado di ripagare. Esperienza finita almeno per ora.

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Passiamo ad Housers. Qui l’esperienza è stata più lunga e fino ad un certo punto soddisfacente. La maggiore criticità l’ho ravvisata nel flusso di informazioni. Troppo discontinue soprattutto su prestiti che richiedevano tempestive comunicazioni. Il team di Housers  risponde sempre alle richieste inoltrate via mail, ma troppe volte solo se sollecitati per ritardi nei pagamenti.

Anche qui negli ultimi tempi sono stati diversi i progetti che hanno sospeso i pagamenti. Progetti soprattutto di affitto (progetto risparmio) che erano stati uno dei motivi che all’inizio mi avevano spinto con entusiasmo verso Housers. Se ricordate, l’idea del piano di accumulo maturato tramite l’incasso di affitti era quella che aveva fatto partire la mia avventura. Poi inspiegabilmente questi progetti risparmio si sono prosciugati a favore dei ben più redditizi (ma anche rischiosi) progetti a tasso fisso con rendimenti anche in doppia cifra.

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Anche in questo caso la qualità scadente di alcuni promotori si è rivelata un problema con pagamenti sospesi dopo pochi mesi.

La mia esperienza al momento conta un paio di progetti andati per vie legali nel tentativo di tutelare i creditori mentre altri due progetti da circa 6 mesi hanno sospeso il pagamento degli affitti.

Diversi progetti (ho per fortuna frammentato molto l’investimento) stanno invece procedendo regolarmente i pagamenti, ma l’illiquidità di quello che all’inizio si chiamava Market Place è stato un altro elemento che mi ha portato alla decisione di non rinnovare i progetti in scadenza, non reinvestire gli interessi e mettere in vendita tutto il resto.

Se il sistema di prelievo del proprio denaro è super efficiente, rimane circa la metà dei progetti in vendita ma senza acquirenti. Dovrei abbassare di molto il prezzo di vendita ma al momento preferisco attendere e non svendere. Tutto quello che è rientrato l’ho già prelevato ed anche ai nuovi progetti con interessi stellari (ed anche questo suona sospetto) preferisco non aderire.

Housers poi sta continuando a diversificare continuamente il business in modo un pò confuso. Il collocamento di opere d’arte si è rivelato un flop. Alcuni progetti green non sembrano essere decollati. Ora tocca ai prestiti con garanzie ipotecarie. Le novità sono sempre apprezzate, ma l’impressione è quella di una società che sta cercando di crescere in modo disordinato senza offrire un punto di riferimento stabile all’utente. Ad esempio per il sottoscritto gli affitti erano la ragione principali per investire. Ora sono scomparsi.

Anche in questo caso la crisi Covid-19 ha colpito. L’impossibilità di progredire di alcuni progetti spagnoli e italiani, la difficoltà di collocare case sfitte, probabilmente uno stallo generale del mercato del social lending affamato di capitali freschi, ed infine l’illiquidità della compravendita mi spingono anche in questo caso ad archiviare la pratica. Anche qui guadagni pochi se rapportati ai capitali investiti. Esperienza finita almeno per ora.

Mi fermo qui. Ho ancora qualche piccola partecipazione in altri progetti di social lending ma posso dire che il test  è comunque stato positivo. Non tanto per i miei soldi, quanto perchè ho compreso il livello di maturità e protezione che offre un mercato regolamentato come quello sul quale vengono giornalmente scambiate azioni ed obbligazioni piuttosto che ETF. E questo fattore vale molto più di 3 o 4 punti di rendimento incerto aggiuntivo.

Caro social lending non è un addio ma un arrivederci a quando sarai più maturo.

5 risposte a "Perchè ho chiuso (per ora) con il Social Lending"

  1. lpelo2000 7 settembre 2020 / 8:51

    Ciao,
    io investo sul social lending da Ottobre 2019. Piattaforme: housers e re-lender. Nella prima sto avendo problemi di pagamento su alcuni problemi. Invece su Re-Lender al momento tutto ok. Su Housers pensavo anche io di lasciare a scadenza solo i prestiti presenti. Invece su Re-Lender sospendere un attimo per capire se i pagamenti continuano regolarmente.
    Luca

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    • Venanzio 10 settembre 2020 / 13:29

      mah, io capisco che questa forma poco chiara per me (e fuori dal mio orrizzonte di investimento) possa essere utile per variegare l’investimento e per aiutare le imprese, ma mi sembra ancora allo stato embrionale. Già le banche rischiano a prestare capitali ad imprese che poi falliscono, nonostante richiedano delle contropartite in caso di insolvenza, ma qui i rischi sono ancora maggiori. E’ un investimento che non farei mai, è come se mi diceste di acquistare bitcoin.

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      • explowealth 10 settembre 2020 / 19:55

        Osservazione corretta ed infatti i tassi di interesse offerti sono molto alti. A differenza di società strutturate che pur avento profili di credito da “spazzatura” possono accedere al mercato dei capitali tramite emissioni obbligazionari, qui troviamo realtà molto piccole con poche garanzie che cercano di farsi finanziare. In mezzo ci sono anche start up interessanti o progetti cmq onorevoli, il problema è valutare tutto ciò in anticipo. Nonostante ampia documentazione messa a disposizione bastano momenti come quelli di marzo e tutti i business plan saltano. Se sei strutturato e hai le spalle coperto ok, se paghi il 10% di interesse a gennaio, a marzo sei morto

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  2. gekkozzz72 9 settembre 2020 / 17:18

    alla fine quanto ci hai smenato fino adesso?

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    • explowealth 10 settembre 2020 / 19:53

      Diciamo 500 € più o meno…confido in un recupero di almeno la metà, il resto è andato

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