By |Categorie: Investimento, Vivere bene|Pubblicato il: 5 Ottobre, 2020|

La bellezza di un viaggio è anche rappresentata da quelle sorprese inattese che solo certe deviazioni dal percorso programmato possono riservarci. Osservando con attenzione alcuni tesori storici che arricchiscono ogni angolo del nostro bel paese ho fatto alcune riflessioni su alcuni strumenti di investimento di oggi.

Questa estate strana e particolare mi ha permesso di viaggiare tra le valli alpine della Val d’Aosta. Ho avuto la fortuna di visitare alcuni degli scrigni medioevali più interessanti d’Italia. Castelli poco conosciuti, ma intrisi di storia e che ogni tanto riservano delle sorprese inaspettate.

In uno di questi castelli, Sarriod de la Tour il suo nome, c’è una stanza con soffitto in legno chiamata sale delle teste. Sul soffitto ligneo si trovano infatti decine di sculture mostruose, grottesche, bizzarre e diaboliche che altro non sono che maschere apotropaiche.

La sera, la malsana abitudine di consultare gli indici finanziari della giornata sul mio smartphone mi ha fatto riflettere sulla visita al castello. Una domanda mi è venuta spontanea.

E se le obbligazioni diventassero come le maschere apotropaiche dell’antichità?

Le maschere apotropaiche tengono a distanza gli spiriti maligni

Prima di spiegarvi la mia associazione mentale (che alcuni sono sicuro stanno trovando alquanto strana) apro una breve digressione per spiegare cosa sono le maschere apotropaiche.

L’aggettivo viene dal greco e significa “allontanare” riferendosi a simboli, riti e oggetti che avrebbero il potere e la facoltà di tenere a distanza e allontanare gli spiriti maligni.

Se lo spirito maligno sui mercati finanziari lo associamo alla volatilità negativa dell’azionario, le maschere apotropaiche possono essere considerate oggi come dei pezzi di carta di natura finanziaria privi di remunerazione.

La loro ragione di esistere in un dossier titoli di qualsiasi investitore italiano è solo quella di allontanare il rischio di farsi del male perdendo denaro.

Il rendimento di un’obbligazione possiamo tranquillamente definirlo in questi ultimi anni come una specie in via di estinzione.

Come è cambiato il mondo obbligazionario negli ultimi 20 anni

Alla fine di giugno 2020 l’86% del mercato a reddito fisso globale rendeva meno del 2% (fonte ICE Data Service). Più del 60% di questi titoli rendeva meno del 1%. Solo il 3% delle obbligazioni offriva un rendimento superiore al 5%. Per chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà che alla fine degli anni ’90 la situazione era completamente invertita: il 75% delle obbligazioni rendeva più del 5% e solo il 10% rendeva meno del 2%.

Tutto un altro mondo. Siccome a tutti noi piace ricordare momenti piacevoli del passato, temo che l’ancoraggio mentale di molti investitori italiani stia producendo questo commovente (quanto poco redditizio) legame con i bei tempi andati. La conseguenza di questo bias è non essere proattivi nel ristrutturare il portafoglio di investimento in maniera più efficiente e soprattutto moderna.

Basta aprire la pagina di qualsiasi giornale specializzato dedicato al mondo obbligazionario per rendersi conto che la remunerazione di un BTP a 10 anni al lordo di tasse, costi di negoziazione e inflazione è inferiore all’1%. Un titolo americano con tanto di rischio di cambio offre tre quarti di questa remunerazione, un titolo tedesco addirittura ci chiede soldi per avere il privilegio di possederlo in portafoglio.

Non va meglio esplorando il mondo delle obbligazioni societarie corporate con merito di credito elevato che in Europa offrono anche meno di un Treasury americano. Solo mettendo a rischio il capitale acquistando titoli spazzatura o del debito emergente si cominciano a vedere dei numeri positivi al netto di tutto…e che appunto ci fanno tornare ai bei tempi che furono illudendoci di ottenere lo stesso risultato.

Ecco spiegato uno dei motivi che spingono ogni giorno decine di migliaia di italiani a sottoscrivere strumenti obbligazionari ad alto rendimento ignorando i tanti rischi ad essi associati.

La domanda da 1 milione di Euro a questo punto è questa.

Ma perché c’è ancora qualcuno in giro che compra obbligazioni?

Sicuramente le banche centrali. Secondo le stime più recenti la quota di titoli di stato americani in mano alle famiglie è di poco superiore al 7% mentre la Federal Reserve è salita al 18% e, con la nuova politica monetaria annunciata da Powell durante il simposio di Jackson Hole, c’è da scommettere che questa tendenza non si invertirà.

Ok d’accordo le banche centrali, ma perché il mercato inteso come investitori mondiali compra tutti gli altri bond in circolazione?

Su questo vorrei dare una mia interpretazione. Dalla polizza assicurativa contro il rischio di collasso globale del sistema finanziario, allo scenario di possibile deflazione cronica, fino ai tassi reali positivi (dove ci sono) capaci comunque di proteggere l’investitore dalla perdita di potere d’acquisto.

Ma vado oltre e penso ai casi storici (per non dire cronici) di Giappone e Svizzera. Lo faccio per riflettere assieme a voi sul fatto che potremmo vivere in questa condizione per tanto tempo ancora.

Nonostante tutto i bondholders (ovvero i possessori di obbligazioni) giapponesi in termini reali negli ultimi anni hanno continuato a guadagnare poco, pochissimo denaro nonostante tassi in costante calo verso lo zero. Ma non lo hanno nemmeno perso.

A questo punto mi aspetto un’altra domanda altrettanto logica e giusta.

Perché in questo momento storico dovremmo allora comprare obbligazioni?

Questa è la risposta più difficile.

Sicuramente sfruttare l’obbligazionario come camera di compensazione per ribilanciare il portafoglio di investimento quando l’azionario va giù potrebbe essere un buon motivo per acquistare obbligazioni di alta qualità.

A marzo 2020 è andata così e se le correlazioni storiche (azionario giù obbligazionario su) terranno anche in futuro questo comportamento potrà essere messo in campo come arma per ottimizzare il livello di rischio del portafoglio. I rendimenti di un’obbligazione al netto di tasse e costi diventano zero o anche meno, ma avete mai acquistato una polizza assicurativa contro i rischi senza pagare nulla?

Ecco questa è probabilmente la nuova dimensione dei bond per i prossimi anni.

Dobbiamo però essere onesti con noi stessi. A marzo 2020 mentre l’azionario perdeva il 30%, l’obbligazionario guadagnava sì, ma cifre molto modeste. I tassi di interesse già molto bassi prima dell’avvento del bear market hanno funzionato come gli ammortizzatori scarichi di un auto.

Personalmente una piccola quota di obbligazionario internazionale in portafoglio preferisco sempre averla, ma oggi con queste condizioni il suo scopo non è tanto quello di accrescere il capitale in termini reali, quanto di proteggerlo da volatilità dei mercati azionari e deflazione.

4 priorità da assolvere prima di acquistare obbligazioni

A parte questa funzione  di protezione che riconosco alle obbligazioni di alta qualità, preferisco mettere al centro del mio piano finanziario altre priorità prima di valutare un acquisto.

Ad esempio riempire il serbatoio di liquidità della cosiddetta scorta di sicurezza (il Covid ha dimostrato che 6-12 mesi di spese mensili sono una quantità adeguata).

A seguire un’altra priorità da assolvere è quella di investire in un fondo pensione, anche a basso rischio se si vuole, ma sfruttando il vantaggio fiscale offerto da questo strumento fin da subito.

Al terzo posto in ordine di priorità metto l’acquisto di una polizza caso morte (in gergo assicurativo Temporanea Caso Morte) se la situazione familiare lo richiede per evitare brutte sorprese che la vita può purtroppo sempre riservare.

Stesa la rete di protezione al quarto posto metto l’acquisto di formazione professionale o semplicemente per affinare le passioni personali.

Dopo aver spuntato questa check list e naturalmente coperta la programmata quota di investimento azionario,  ok ai bond ma sempre low cost e con un occhio attento alla diversificazione del rischio.

Se dovessi scommettere i miei 2 € su qualche investimento obbligazionario valido per le prossime stagioni allora direi che gli strumenti indicizzati all’inflazione con bassa duration potrebbero essere un modo tutto sommato a rischio contenuto e con remunerazione variabile utile a proteggere una parte dei capitale da un inatteso, ma possibile rialzo dell’inflazione.

Il mondo obbligazionario non potrà dare grandi soddisfazioni nei prossimi anni agli investitori. Ma la loro funzione di protezione dal capitale sarà molto utile per godere del capitale risparmiato visitando e meravigliandosi ogni volta di segreti e bellezze storiche che racchiude il nostro paese.

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