E se le obbligazioni fossero le maschere apotropaiche del ventunesimo secolo?

Questa estate un po’ strana e particolare mi ha permesso di viaggiare tra le valli alpine della Val d’Aosta ed ho avuto la fortuna di visitare alcuni degli scrigni medioevali più interessanti d’Italia. Castelli poco conosciuti ma intrisi di storia e che ogni tanto riservano delle sorprese inaspettate. In uno di questi castelli, Sarriod de la Tour il suo nome, c’è una stanza con soffitto in legno chiamata sale delle teste. Sul soffitto ligneo infatti si trovano decine di sculture mostruose, grottesche, bizzarre e diaboliche che altro non sono che maschere apotropaiche.

La sera, scrollando gli indici finanziari della giornata sul mio smartphone, ho riflettuto su quella visita. E se le obbligazioni diventassero come le maschere apotropaiche dell’antichità?

Prima di spiegarvi la mia associazione mentale (che alcuni sono sicuro stanno trovando alquanto strana) apro una breve digressione per spiegare cosa sono le maschere apotropaiche.

L’aggettivo viene dal greco e significa “allontanare” riferendosi a simboli, riti e oggetti che avrebbero il potere e la facoltà di tenere a distanza e allontanare appunto gli spiriti maligni.

Se lo spirito maligno sui mercati finanziari lo associamo alla volatilità negativa dell’azionario, le maschere apotropaiche possiamo considerarle al giorno d’oggi come dei pezzi di carta di natura finanziaria privi di remunerazione.

La loro ragione di esistere in un dossier titoli di qualsiasi investitore italiano è solo quella di allontanare il rischio di farsi del male perdendo denaro.

Il rendimento di un’obbligazione possiamo tranquillamente definirlo in questo 2020 come una specie in via di estinzione.

Alla fine di giugno 2020 l’86% del mercato a reddito fisso globale rendeva meno del 2% (fonte ICE Data Service). Più del 60% di questi titoli rendeva meno del 1%. Solo il 3% delle obbligazioni offriva un rendimento superiore al 5%. Per chi ha qualche anno sulle spalle può a questo punto aver senso un parallelo storico. Alla fine degli anni ’90 la situazione era completamente invertita: il 75% delle obbligazioni rendeva più del 5% e solo il 10% rendeva meno del 2%.

Tutto un altro mondo. Siccome a tutti noi piace ricordare momenti piacevoli del passato, temo che l’ancoraggio mentale di molti investitori italiani stia producendo questa commovente (quanto poco redditizio) legame con i bei tempi andati che impedisce di ristrutturare il portafoglio di investimento in maniera più efficiente e soprattutto moderna.

Basta aprire la pagina di qualsiasi giornale specializzato dedicato all’obbligazionario per rendersi conto che la remunerazione di un BTP a 10 anni al lordo di tasse, costi di negoziazione ed inflazione è inferiore all’1%. Un titolo americano con tanto di rischio di cambio offre tre quarti di questa remunerazione, un titolo tedesco addirittura ci chiede soldi per avere il privilegio di possederlo in portafoglio.

Non va meglio esplorando il mondo corporate con merito di credito elevato che in Europa offre anche meno di un Treasury americano. Solo mettendo a rischio il capitale acquistando titoli spazzatura o del debito emergente si cominciano a vedere dei numeri positivi al netto di tutto…e che appunto ci fanno tornare ai bei tempi che furono.

Ecco spiegato uno dei motivi che spingono ogni giorno decine di migliaia di italiani a sottoscrivere strumenti obbligazionari ad alto rendimento ignorando i numerosi rischi ad essi associati.

La domanda da 1 milione di Euro a questo punto è questa.

Ma perché c’è ancora qualcuno in giro che compra obbligazioni?

Sicuramente le banche centrali. Secondo le stime più recenti la quota di titoli di stato americani in mano alle famiglie è di poco superiore al 7% mentre la FED è salita al 18% e con la nuova politica monetaria annunciata da Powell durante il simposio di Jackson Hole c’è da scommettere che questa tendenza non si invertirà.

Ok d’accordo le banche centrali, ma perché il mercato inteso come investitori mondiali compra tutti gli altri bond in circolazione?

Su questo vorrei dare una mia interpretazione. Dalla polizza assicurativa contro il rischio di collasso globale del sistema finanziario, allo scenario di possibile deflazione cronica, fino ai tassi reali positivi (dove ci sono) capaci comunque di proteggere l’investitore dalla perdita di potere d’acquisto.

Ma vado oltre e penso ai casi storici (per non dire cronici) di Giappone e Svizzera. Lo faccio per farvi capire che potremmo vivere in questa condizione per tanto tempo ancora. Nonostante tutto i bondholders giapponesi in termini reali negli ultimi anni hanno continuato a guadagnare poco pochissimo denaro nonostante tassi in costante calo verso lo zero. Ma non lo hanno perso.

A questo punto mi aspetto un’altra domanda altrettanto logica e giusta.

Perché comprare bond e non piuttosto tenere tutto in liquidità in questo momento storico?

Qui c’è la risposta più difficile.

Sicuramente sfruttare l’obbligazionario come camera di compensazione per ribilanciare il portafoglio di investimento quando l’azionario va giù potrebbe essere un buon motivo. A marzo 2020 è andata così e se le correlazioni storiche (azionario giù obbligazionario su) terranno anche in futuro questo comportamento potrà essere messo in campo come arma per ottimizzare il livello di rischio del portafoglio. È vero che i rendimenti al netto di tasse e costi di un’obbligazione di fatto diventano zero o anche meno, ma avete mai acquistato una polizza assicurativa contro i rischi senza pagare nulla? Ecco questa è probabilmente la nuova dimensione dei bond per i prossimi anni.

Dobbiamo però essere onesti con noi stessi. A marzo 2020 mentre l’azionario perdeva il 30%, l’obbligazionario guadagnava sì, ma cifre molto modeste proprio perché i tassi di interesse risultavano già molto bassi da prima dell’avvento del bear market. Un ribilanciamento corretto nella pratica ma con gli ammortizzatori molto scarichi.

Personalmente una piccola quota di obbligazionario internazionale in portafoglio la terrei sempre, ma oggi con queste condizioni il suo scopo sarebbe non tanto quello di accrescere il capitale in termini reali, quanto di proteggerlo da volatilità dei mercati azionari e deflazione.

A parte questo tenderei piuttosto a mettere al centro altre priorità prima di comprare fondi o ETF obbligazionari.

Ad esempio riempire il serbatoio di liquidità della cosiddetta scorta di sicurezza (in tempi di Covid 6-12 mesi di spese mensili mi sembrano una quantità adeguata).

A seguire investire in fondo pensione, anche a basso rischio se si vuole, ma sfruttando l’enorme vantaggio fiscale offerto da questo strumento fin da subito.

Messa la spunta sui primi due comprare una polizza caso morte (o long term care) se la situazione familiare lo richiede, o acquistare formazione per il proprio lavoro o le passioni personali.

Dopo tutto questo ok ai bond ma sempre low cost e con un occhio attento alla diversificazione del rischio. Se dovessi scommettere i miei 2 € su qualche investimento obbligazionario valido per le prossime stagioni allora direi che gli strumenti indicizzati all’inflazione con una bassa duration potrebbero essere un modo tutto sommato a basso rischio e con remunerazione variabile per proteggere una parte dei capitali ad un inatteso, ma non improbabile rialzo dell’inflazione.

La prossima settimana pubblicheremo il seguito di questo articolo. Non tratteremo più la cedola ed il mondo obbligazionario, ma parleremo dei dividendi azionari e della loro fondamentale importanza nella pianificazione di un investimento. Sarà un articolo scritto a quattro mani con un nuovo co-autore con il quale presto avvieremo una collaborazione che porterà delle novità anche nei nostri contenuti editoriali.

2 risposte a "E se le obbligazioni fossero le maschere apotropaiche del ventunesimo secolo?"

  1. Roby 5 ottobre 2020 / 8:57

    Grazie per la recensione.Volevo dirti la mia opinione: nel mio portafoglio per ragioni storiche ho piccole quantità di 6 etf obbligazionari globali (1500 euro per ognuno di societari, governativi etc…), i loro rendimenti sono diversi poichè rispecchiano indici e composizione diversa. Ma i loro rendimenti variano da -0.1% a +3% (di ishares global hedged). Beh, la media è dell 1% circa considerando il periodo del covid 19 ha innescato la crisi. Ma c’è anche da dire che con l’intervento delle banche centrali l’anno scorso i miei BTP si erano rivalutati del 10% circa (venduti). A questo punto potrei dirti che forse in questi ultimi anni ci siamo anche abituati ad ottenere rendimenti degli obbligazionari simili alle azioni? Dal mio portafoglio vedo che, a parte l’azionario asiatico che mi rende un 12%, il restante azionario globale ha smesso di correre. Ed in futuro che dice che i mercati non renderanno più come in passato. E su questo rimarranno penalizzati anche i fondi (aperti, chiusi, assicurativi etc…). Gli unici che godranno di vere performances saranno quelli che godranno della detrazione fiscale, altrimenti in definitiva dovremo accontentarci di quello che passerà il mercato. In conclusione vorrei dirti che se in futuro gli obbligazionari non renderanno più di tanto, vedremo come si comporterà l’azionario, in senso ampio, con la sopravvenuta crisi.

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  2. Anonimo 7 ottobre 2020 / 21:45

    Ciao, sono abbastanza d’accordo sul discorso che ormai l’investimento in bond ha poco senso al di là del proprio profilo di rischio, personalmente la mia posizione in bond mi occorre appunto per avere liquidità, traduco, la volatilità dei Bond é notoriamente più bassa rispetto all’ azionario è quindi se ho bisogno di liquidare corro pochi rischi, vero è anche che più avanzi con l’età è più non vuoi o non puoi correre rischi su un portafoglio di sole azioni, in caso di crollo dei mercati personalmente non potrei attendere 3, 4 o 5 anni e oltre per recuperare le perdite. Detto questo ho anche un esposizione obbligazionaria in un fondo pensione che come detto ha un vantaggio in più cioè il beneficio fiscale.
    In conclusione i bond rendono poco, ma il conto corrente ancora meno molto meno, se i bond li vedi come “conto corrente un po’ più remunerato” allora hanno un senso.
    Ciao

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