Conversazione semi-seria con un cliente sull’inutilità di investire nell’oro

Anche oggi pubblichiamo l’articolo di un autore con il quale abbiamo deciso di collaborare. Il nostro per ora mister X (che di professione fa il consulente finanziario indipendente) scrive sempre newsletter originali e competenti per i suoi clienti e così abbiamo deciso di tanto in tanto di far apprezzare le sue riflessioni anche ai lettori di investireconbuonsenso.com. L’articolo segue idealmente quelli delle ultime due settimane focalizzati sull’investimento in oro. Buona lettura.

Dopo la disamina molto accattivante e approfondita di investireconbuonsenso.com sull’oro delle newsletters delle due settimane scorse, vorrei trattare il tema dell’investimento” in oro dal punto di vista delle ragioni “emotive” del cliente che decide di comprare oro.

Sia che lo compri in versione fisica con i lingotti dai numismatici e dai Compro Oro che tramite ETF o ETC.

Essendo io focalizzato io sul mercato americano e sul comportamento degli investitori statunitensi, ho notato che la natura umana è davvero uguale in tutto il mondo: ovvero che gli investitori italiani ed americani si comportano allo stesso modo ed hanno le stesse motivazioni per giustificare l’acquisto dell’oro – insomma siamo in buona compagnia.

In sostanza, la motivazione principale che spinge gli investitori a comprare oro è la paura (letteralmente paura) che crolli tutto il sistema economico, industriale e sociale così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

E la miccia, che farebbe deflagrare la nostra società, è rappresentata dall’esplosione del debito pubblico dell’Italia o degli USA: un fenomeno ormai internazionale, appunto non solo in italiano o giapponese, che dovrebbe quindi portare al declino, alla obliterazione del sistema paese, all’aumento indiscriminato delle tasse e alla fine del genere umano (o giù di lì).

Con l’aggravante che tutto ciò dovrebbe (potrebbe?) avvenire in un non troppo distante futuro.

Voglio, quindi, portare ad esempio una conversazione che avviene spesso tra me ed alcuni clienti sulla tematica del debito pubblico:

Cliente: la crescita del debito pubblico ci porterà alla rovina/arriverà una patrimoniale/andremo sotto i ponti/ perderemo tutto…!

Consulente: ….dunque….allora…..effettivamente, la crescita esponenziale debito pubblico non è sostenibile, per nessun paese, soprattutto se il debito pubblico aumenta a tassi più alti della crescita del PIL….. Banalmente ci indebitiamo di più rispetto alla ricchezza che produciamo.

Cliente: Ma allora non dobbiamo uscire completamente dal mercato!!! Vendiamo tutto….e compriamo oro???!!!

Consulente: …..allora….dunque….NO….. e per una serie di ragioni…. la prima delle quali è che non sappiamo quando o se mai il debito pubblico diventerà un problema serio ed insostenibile…inoltre  non sappiamo come, quando e se mai reagiranno i mercati rispetto a questo problema…

L’errore che stiamo commettendo – decidere di vendere tutto ora e comprare oro- è di pensare che ci sia un passaggio immediato dalla situazione attuale percepita al disastro. Faccio un esempio.

Quest’estate sono stato in vacanza alle Cascata delle Marmore.

Se stessimo pagaiando su una canoa sul fiume Nera, che culmina nella cascata delle Marmore alta 165 mt, ad una velocità di 15km/h e le cascate fossero a 90 km di distanza, sappiamo che in 7 ore circa cadremo nel precipizio.

Ovvero, sarebbe quindi ineluttabile pensare che, con i tassi di crescita attuali del debito, tra 7 ore cadremo giù nella Cascata delle Marmore (che tra l’altro vi consiglio di andare a visitare, nonché tutta la valle del fiume Nera: ci sono incredibili certose ed abbazie medievali con meravigliosi affreschi di allievi di Giotto: leggete qui).

Ma, fermiamoci un attimo a pensare.

Andare tranquilli pagaiando verso il precipizio NON è un’ipotesi per niente realistica: mi verrebbe naturalmente da supporre che noi, nelle prossime 7 ore, prima di cadere nella Cascata delle Marmore, rallentiamo oppure accostiamo verso una riva o verso l’altra o ci fermiamo completamente. O no?

Per tornare al caso del debito, non sappiamo esattamente quale sia il livello massimo di debito che il sistema economico si possa permettere di sopportare.

Perciò possiamo sicuramente dire che, con i tassi di crescita attuali, avremo dei problemi ad un certo momento ma non sappiamo quando questo momento sarà.

Uso questo esempio perché mi ricordo che nel 1988, quando ero studente straniero negli Stati Uniti, si diceva che il livello massimo sostenibile dell’economia americana sarebbe stato di 10 trilioni di dollari di debito.  Oggi siamo a più del doppio e gli investitori di tutto il mondo, ad oggi, continuano tranquillamente ad investire nei titoli di Stato americani.

Non possiamo essere dei buoni investitori e raggiungere i nostri obiettivi di investimento, che siano quelli legati alla pensione o al finanziamento dell’università dei figli o all’acquisto della prima casa, con tutti questi se e tutti questi ma.  E sicuramente non raggiungiamo i nostri obiettivi di vita comprando oro.

Come ha scritto bene investireconbuonsenso.com nelle puntate precedenti, l’oro è solo una fuga psicologica da una paura di un Armageddon, che mai si è verificato nel passato, mai si verificherà visto che la natura umana si fermerà prima di cadere nel burrone. Ed è tutto da dimostrare che il baratto Oro-per-cibo, in caso di disastro, sia realistico. Per chi è un fan delle serie TV, potrebbe riguardarsi la serie TV “The Walking Dead”: sarà pure una serie fiction, ma è molto vicina alla potenziale realtà di un mondo che finisce. Puoi essere pure l’uomo o la donna con più oro in cantina o in tasca, ma di fronte al disastro, l’oro non vale assolutamente niente e non ti permette di sopravvivere.

Alla fine, l’unico grande investimento che, ancora oggi, ci protegge da debito insostenibile, inflazione, paure vere o immaginarie, sono le azioni: e le azioni americane in particolare.

  • Nel 1980 lo S&P 500 era a 111 punti: oggi 3300, quindi è salito in 40 anni del 2500%.
  • Nel 1980 l’oro era a $800 l’oncia, oggi è a 2000$: è salito del 250% circa.
  • Casualmente l’inflazione (calcolata come costo della vita cumulato in 40anni – fonte US Bureau of Labour – l’ISTAT USA), è salita nello stesso periodo del 330%.

In termini di performance, lo si vede bene qui da questo grafico: in rosso lo S&P500 ed in blu il prezzo dell’oro all’oncia: in 40 anni non ci sono paragoni che tengano – per 20 anni, dal 1980 al 2000 l’oro è solo sceso, e lo stesso ha fatto per 10 anni dal 2010 al 2019.

C’e’ stato anche un decennio in cui lo S&P è sceso: dallo scoppio della bolla di internet (2000) al 2010 post Lehman, ma per lo meno ha continuato a pagare dividendi e, nella testa di un investitore e consulente, è più facile ricomprare e far ricomprare intorno ai minimi del mercato azionario (perchè sappiamo che stiamo investendo in aziende) piuttosto che in un prezzo in caduta di un materiale inerte come l’oro.

L’oro non protegge, quindi, dall’inflazione e non tiene il passo neanche per scherzo con l’unica classe di attivo che non delude mai nel lungo termine: basta saper aspettare che passi la “nottata” e che si sgonfi l’”apocalisse” giornalistica del giorno, non vendere l’azionario e continuare a godere della crescita delle più grandi aziende del mondo.

Grazie per aver letto fin qui.

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