Perché bitcoin NON è un investimento

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Poco più di 20 anni fa il mio percorso professionale incrociò quella che allora si chiamava “sala cambi”. In quel momento era in corso una vera e propria rivoluzione nel mondo delle valute ed acquistare bitcoin faceva parte della fantascienza finanziaria.

Le transazioni via filo annotate su un blocco di carta stavano diventando elettroniche. Una buona parte delle “currency” che venivano scambiate erano sulla via dell’estinzione. Parlo di lira italiana, marco tedesco, franco francese. Tutte reliquie da numismatico appassionato che però sul finire del secolo scorso rappresentavano una fonte incredibile di speculazione oltre che naturalmente un mezzo di scambio commerciale fondamentale per l’economia dei paesi coinvolti. L’Euro stava per prendere il posto della lira e bitcoin forse (se mai è esistito) era un appunto sul blocchetto di carta di Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo del (presunto) fondatore di bitcoin.

Le sale cambi di oggi sono molto diverse da quelle che ho vissuto alla fine del secolo scorso. Scambiano in modalità superveloce e digitale decine di valute. Le aziende compravendono la loro merce in euro e coprono i rischi di cambio su merce acquistata o venduta all’estero. In queste sale cambi non mi risultano però esserci oggi grandi tracce di criptovalute. Continua a leggere