Perché bitcoin NON è un investimento

Bitcoin, Criptovaluta, Digitale, Soldi

Poco più di 20 anni fa il mio percorso professionale incrociò quella che allora si chiamava “sala cambi”. In quel momento era in corso una vera e propria rivoluzione nel mondo delle valute ed acquistare bitcoin faceva parte della fantascienza finanziaria.

Le transazioni via filo annotate su un blocco di carta stavano diventando elettroniche. Una buona parte delle “currency” che venivano scambiate erano sulla via dell’estinzione. Parlo di lira italiana, marco tedesco, franco francese. Tutte reliquie da numismatico appassionato che però sul finire del secolo scorso rappresentavano una fonte incredibile di speculazione oltre che naturalmente un mezzo di scambio commerciale fondamentale per l’economia dei paesi coinvolti. L’Euro stava per prendere il posto della lira e bitcoin forse (se mai è esistito) era un appunto sul blocchetto di carta di Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo del (presunto) fondatore di bitcoin.

Le sale cambi di oggi sono molto diverse da quelle che ho vissuto alla fine del secolo scorso. Scambiano in modalità superveloce e digitale decine di valute. Le aziende compravendono la loro merce in euro e coprono i rischi di cambio su merce acquistata o venduta all’estero. In queste sale cambi non mi risultano però esserci oggi grandi tracce di criptovalute.

Bitcoin esiste, questo è fuori discussione, ma la speculazione è confinata a piattaforme prevalentemente destinate al piccolo investitore e quasi nessuna transazione a livello commerciale si sviluppa in quella che viene definita una criptovaluta. Vero è che di recente è nato il contratto futures su bitcoin, ma i volumi se paragonati a quelli di altre commodities o valute sono molto modesti. Pensate che tra metà 2019 e metà 2020 solo l’1% degli scambi di bitcoin in America è stato legato a transazioni commerciali.

La notizia di poche settimane fa che ha fatto impennare i prezzi di bitcoin, ovvero che PayPal farà entrare quattro criptovalute all’interno del proprio circuito di pagamento, potrebbe far pensare ad un salto di qualità di questa innovazione tecnologica. Il che in parte è vero, ma provate ad immaginare di essere un commerciante o un free lance che lavora su piattaforme come Upwork o Fiverr. Accettereste in cambio del servizio che avete reso ad un vostro cliente un pagamento oggi in bitcoin? E se sì accettereste di convertire la vostra monetina digitale su PayPal “pagando” un tasso di conversione del 15-20% del vostro sudato guadagno?

Siccome oggi non potremo spenderle sulle principali piattaforme di ecommerce, queste criptovalute andranno convertite in euro piuttosto che in dollari e per chi non è pratico di PayPal dico che trasformare dollari in euro è un salasso che costa più del 3%. Figurarsi cosa potrebbe chiedere il “cambista” di PayPal per una conversione di una valuta che oscilla durante il giorno 5 o 10 volte più di una normale divisa.

Il tema del costo è quindi un aspetto che quasi nessuno considera ottenebrati come siamo dal desiderio speculativo di guadagnare sul valore dello strumento. Notate qualche analogia con il comportamento umano quando si trova a che fare con gli strumenti tradizionali di investimento?

Inutile negare che nella maggior parte dei casi chi compra bitcoin oggi lo fa per sperare di rivenderlo ad un prezzo più elevato domani. Il raddoppio di valore di bitcoin in questo 2020 in effetti ingolosisce, ma anche qui ritorno indietro alla mia prima esperienza con bitcoin.

Leggi anche: Warren Buffett, Bitcoin ed il significato della speculazione

Non vi preoccupate se in questo momento le mani prudono per il desiderio di guadagnare con bitcoin, anche io ho vissuto la stessa esperienza qualche anno fa e voglio raccontarvi brevemente la cronistoria di questa avventura. Siccome tendenzialmente ogni strumento finanziario di cui parlo sul blog l’ho provato sulla mia pelle (o meglio sul mio portafoglio) sarò trasparente fino in fondo. Ecco il mio primo trade su bitcoin.

L’anno è il 2014 ed allora acquistai da un exchange oggi con sede in in Italia n.1 bitcoin simbolico. Volevo provare a capire il fenomeno che allora veniva per lo più celebrato da qualche super specialista di un settore emergente che ciclicamente veniva citato da qualche media mainstream (pochissimi) nei momenti di maggior tensione sui mercati. Un esempio il fallimento di Cipro nel 2013 quando vennero attivati i prelievi forzosi sui conti correnti. In quel momento bitcoin decollò.

Quel bitcoin lo pagai circa 450 € ed oggi, con il senno di poi, sono qui a mordermi le dita perché la vendita fu fatta pochi mesi dopo ad un valore superiore ma nulla in confronto ai 15 mila € di oggi.

Allora mi sembrava un pasto gratis e lo portai a casa. In poche settimane non avevo capito cosa avevo comprato ma avevo guadagnato l’equivalente di una cedola di un BTP investito però per un controvalore 20 volte più alto.

Leggi anche: La Diversificazione, l’unico pasto gratis in finanza

Non pensavo assolutamente al livello che avrebbe raggiunto bitcoin 3 anni dopo con il prezzo di 20 mila $ che suggellò il massimo storico. Ciclicamente ogni anno ho riprovato a giocare i miei pochi spiccioli di euro su bitcoin (ed anche su una delle crypto concorrenti come Ethereum) ed è andata mediamente bene pure nei giri successivi, lo ammetto.

Disclaimer ora non ho nessuna criptovaluta nel mio account.

Bitcoin, Blockchain, Criptovaluta

Ma tutte le volte ho visto questo trade come una scommessa. Di quelle nelle quali vinco tutto o perdo tutto. Una scommessa speculativa, non certo un investimento.

Leggi anche: Il Fallimento di una Scommessa Finanziaria

Non a caso se andate sulla piattaforma Bloomberg alla sigla di bitcoin dovete far seguire “Currency”, come l’oro o come EurUsd. Proprio così, per la più grande piattaforma finanziaria del mondo bitcoin è una valuta non un’azione e non un’obbligazione. Ecco perché non è un investimento. Non offre cedole o dividendi, pura speculazione sul suo valore futuro come del resto accade per l’oro. Non a caso alcuni definiscono bitcoin l’oro digitale del ventunesimo secolo.

Leggi anche: Oro, l’investimento più emozionante della storia (ma non il più redditizio) – parte seconda

Non mi sento di poter escludere nulla ci mancherebbe. Anche l’oro nei centinaia di anni di storia che ci hanno preceduto è stato un eccellente mezzo per portare a compimento attività fraudolente (critica spesso associata a bitcoin). L’oro è considerato una riserva di valore come potrebbe diventarlo bitcoin, ma con un pezzettino di oro o con un codice criptato provate ad andare al supermercato e vedete un po’ se riuscite ad uscire con il carrello della spesa pieno.

Non nego che sia molto divertente oltre che rischioso fare trading sul prezzo dell’oro e di bitcoin, ma non è un investimento. Forse un giorno potrebbe diventare un mezzo di pagamento, ma anche in questo caso nella mia vita non ricordo di aver mai visto pezzi da 50 mila Lire o 100 Euro raddoppiare di valore nel corso del tempo.

Altri ritengono bitcoin uno dei pochi mezzi per salvarsi dalla follia delle politiche monetarie delle banche centrali. Il denaro inteso come dollari o euro oggi non ha valore perché siamo inondati di liquidità. Quando l’inflazione arriverà il nostro potere d’acquisto verrà spazzato via e saremo destinati a vivere in un mondo stretto tra la repubblica di Weimar e lo Zimbabwe. L’unico totem a quel punto sarà bitcoin e forse l’oro.

Quindi se abbracciate la tesi secondo la quale le aziende non saranno più redditizie e l’inflazione mangerà inesorabilmente i nostri risparmi, comprate bitcoin. Dopo che lo avrete fatto dovrete scrivete su un foglio di carta quello che potete e non potete fare con bitcoin. Voglio essere ottimista e pensare che grazie a PayPal alcune cose che non si possono fare oggi saranno di facile utilizzo domani. Le segnalo barrandole.

Quindi con bitcoin è possibile:

Fare la spesa? (grazie PayPal)

Finanziare l’università dei figli?  (volendo un piano di accumulo infruttifero su PayPal)

Fare il regalo di compleanno tanto sognato da vostra moglie? (grazie PayPal)

Pagare il caffè al bar dell’angolo?

Costruire una rendita per la vostra pensione futura?

Incassare cedole e/o dividendi?

Dormire sonni tranquilli perché domani nessuna autorità statale o intergovernativa metterà al bando bitcoin?

Dormire sonni tranquilli perchè il vostro conto PayPal è protetto e garantito fino a 100 mila euro come tutti gli altri conti correnti?

Essere certi di poter vendere il vostro bitcoin ad un prezzo uguale o superiore al quale l’avete pagato fra 20 anni?

Andare in banca e dare in garanzia i vostri bitcoin?

Acquistare frutta fresca dal contadino fuori porta?

Andare in vacanza in Cornovaglia e mangiare fish and chips?

Cedere il vostro bitcoin all’invasore alieno in cambio della libertà?

Sinceramente a nessuna di queste domande che entrano nel campo della riserva di valore o dell’investimento io personalmente risponderei sì.

Sicuramente sto commettendo un errore e perderò l’occasione del ventunesimo secolo. Sicuramente ho deluso chi si aspettava di trovare una conferma della bontà di bitcoin come strumento finanziario da inserire nell’ideale asset allocation del ventunesimo secolo.

Mi dispiace ma penso che bitcoin non potrà essere come Amazon in futuro. Bitcoin non è una società privata e non produce utili per i suoi azionisti.

Ma poi finirà che pochi sbarbatelli diventeranno ricchi e potranno cominciare a trasmettere video da Dubai (chissà poi perché da lì…io comprerei un castello al loro posto). Morirò d’invidia mordendomi ancora di più le dita per non aver tenuto stretto quel piccolo insignificante bitcoin che poco 5 anni avevo comprato a poco più di 400 €.

Sto sbagliando lo so e probabilmente su bitcoin mi sfugge qualcosa come ha recentemente detto Ray Dalio. Ma sono uno all’antica che pensa ancora che un ritorno dell’investimento nell’ordine del 5-6% all’anno è un ottimo modo di investire i soldi per essere sicuro che fra qualche anno potrò godermi la mia indipendenza finanziaria.

Con bitcoin avete la certezza che questo piano potrà essere portato fino in fondo?

La differenza tra elevata probabilità di successo e scommessa sta tutta qui.

n.b. in termini di capitalizzazione globale di mercato bitcoin pesa per lo 0,2% del totale, 30 volte in meno dell’oro, 200 volte in meno delle azioni. Se proprio ci tenete ad investire questo dovrebbe essere la massima allocazione. Buon investimento e buona fortuna con i vostri bitcoin.

Ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

19 risposte a "Perché bitcoin NON è un investimento"

  1. Luca G. 23 novembre 2020 / 8:50

    Ciao, leggo sempre con interesse i tuoi articoli ma questa volta mi sembra che sia stato scritto con un forte preconcetto, e quindi sento come la mancanza d’imparzialità e sguardo oggettivo sul tema. Di fatto basi tutta la tua tesi sulla difficoltà di acquistare beni ma a ben vedere ci sono già e-shop o compagnie aeree ad accettare i Bitcoin. Cosa che con l’oro non puoi fare (eppure l’oro viene considerato un investimento). Sul mio blog ho scritto un articolo in 3 parti arrivando alla conclusione esattamente opposta alla tua. Se invece vuoi un parere decisamente più autorevole leggi il white paper recentemente pubblicato da Ark Investment: oltre che un price target per il 2025 troverai anche quanto consigliano di allocare e ti anticipo che va ben oltre lo 0.2%.

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    • Andrea De Foco 23 novembre 2020 / 12:27

      Ciao Luca,
      sono un “investitore” in criptovalute dal 2016 e le utilizzo come “Portafoglio variabile” in aggiunta a una asset allocation “Portafoglio Permanente” di Harry Browne (25% azioni, 25% obbligazioni lunghe, 25% oro fisico, 25% liquidità).
      Ciononostante condivido quello che Archowealth sta cercando di spiegare, che credo sia un concetto un po’ più sottile da “il bitocoin può entrare in una asset allocation”, in quanto rappresenta la differenza tra “investire” e “speculare”. Solo come esempio riporto quanto Harry Browne, nelle sue 17 regole per raggiungere “la sicurezza finanziaria” (non “per diventare ricchi”) indicate nel suo libro Fail-safe investing, dedica a questo aspetto: “Regola 3 – Riconoscere la differenza tra investimento e speculazione”. La riassumo in breve: “state speculando quando acquistate qualcosa per battere il mercato, investendo quando vi accontentate di quello che ritorna il mercato”.
      Il bitcoin, con i suoi 12 anni di vita, è oggettivamente una “speculazione”. Peraltro perfino Harry Browne sosteneva che non ci fosse nulla di male a speculare, basta che uno sia cosciente che quello che sta facendo non è un “investimento” ma una “speculazione”.
      Relativamente agli studi a cui ti riferisci, relativi a introdurre bitcoin in una asset allocation, sottolineerei anche quanto indicato nel paper di Fidelity Digital Assets “BITCOIN INVESTMENT THESIS – BITCOIN’S ROLE AS AN ALTERNATIVE INVESTMENT – OCTOBER 2020, RIA BHUTORIA, DIRECTOR OF RESEARCH” (si trova in rete): “Bitcoin è un asset giovane che finora è stato poco correlato ai mercati tradizionali. Quando sarà integrato nei portafogli istituzionali, potrebbe diventare sempre più correlato ad altri asset”. Cioè bitcoin è una scommesa (o “speculazione”) e il suo presunto potere diversificatore potrebbe annullarsi quando cambierà il tipo di acquirenti (che per ora sono solo clienti al dettaglio).
      Tradotto: bene fa a mio avviso Archeowealth a dire a un “investitore” di stare alla larga da bitcoin, perché nessuno può sapere come si comporterà se e quando diventerà mainstream, poi se uno vuole “speculare” basta che sappia quello che sta facendo (e il nome “Investireconbuonsenso” ci dice chiaramente qual è il target a cui è rivolto il blog).
      Andrea

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      • Luca G. 23 novembre 2020 / 12:52

        Ciao Andrea e piacere di conoscerti. Parli di speculazione sul Bitcoin, e di investimento sull’oro (immagino che per allocare il 25% del tuo portafoglio lo intenda proprio come un investimento)…Mi spiegheresti quindi perché in un caso parli d’investimento e nell’altro di speculazione?

        Per quanto riguarda il paper di Fidelity tu citi il fatto che possa aumentare la correlazione ad altri asset. Sempre che ciò avvenga, perché dovrebbe essere considerata una scommessa? Se acquisto un’azione di Eni non è una scommessa, è un investimento, eppure è correlato. Il “potere diversificatore” non è neanche il principale motivo per cui acquisterei bitcoin.

        Vedremo se Archeowealth fa bene a dire di stare alla larga. Solo il tempo e i risultati potranno dire chi ha investito con buon senso.

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    • archeowealth 23 novembre 2020 / 22:14

      Grazie della risposta Luca. Mi rivolgo a te ma in generale a tutti quelli (e devo dire che sono tanti) che educatamente hanno espresso la loro opinione. Per i maleducati, haters o semplicemente quelli che in italiano spicciolo possiamo chiamare sfigati su questo blog non c’è e mai ci sarà posto. Li lascio sfogare ed in qualità di amministratore semplicemente li banno.
      Detto questo mi hanno fatto piacere tutti gli interventi perchè sono un vero laboratorio di finanza comportamentale. C’è l’overconfidence di chi pensa di sapere dove si muoveranno domani i prezzi di qualsiasi asset (azioni o bitcoin non cambia). C’è un ancoraggio mentale a certi numeri impressionante. Il punto di vista di chi ha comprato a marzo è molto ma molto diverso da chi ha comprato 3 anni fa. Non fa notizia, ma se mettiamo a confronto il Nasdaq e bitcoin ed andiamo indietro di 3 anni ci accorgiamo che la performance è esattamente la stessa (+70%) ma con una volatilità di bitcoin che è stata doppia (60%) rispetto a quella dell’indice azionario (30%). Come sempre i numeri sono manipolabili e se facessi la stessa analisi a 5 o a 1 anno avremmo risultati diversi. Peccato che la maggior parte del cosiddetto gregge entrò su bitcoin nel 2017 e dei gran guadagni ancora ne deve vedere. Il difetto di quella ricerca che mi hai indicato (qui il link https://ark-invest.com/white-papers/bitcoin-part-two/) ha anch’essa il difetto di essere un pò arbitraria come del resto il mio giudizio. Opinione perchè non ho la verità in tasca ci mancherebbe.
      Io non conosco così a fondo la tecnologia sottostante e come avrete potuto leggere nel mio articolo non metto in discussione il fatto che bitcoin possa essere una speculazione vincente. Mancano però ancora alcuni elementi che a mio modo di vedere sono fondamentali per caratterizzare un investimento e considerarlo tale. La liquidità è un fattore. Oggi il bitcoin te lo compri presso un exchange, leggermente più regolamentato rispetto a ieri, ma ancora assolutamente privo di quella trasparenza e sicurezza che può vantare una borsa italiana o un segmento Mot per le obbligazioni.
      Ma liquidità per me è anche spendibilità. Vero che il bitcoin posso convertirlo in valute fiat ma a che costi, con quale sicurezza sull’exchange e con quale tutela sul capitale (come nel caso dei conti correnti bancari). Chi mi dice che domani mi sveglio e non c’è più nulla. D’accordo posso salvare la sequenza crittografica su chiavetta ed essere tranquillo, ma in quanti sarebbero in grado di fare questa procedura. E quindi manca la diffusione e l’accessibilità ad una platea pubblica considerevole per essere uno strumento efficiente.
      Altro difetto comportamentale che emerge da questa discussione è quello di credere a tante informazioni per sentito dire senza poi verificare la bontà dell’informazione. Una di queste è quella che vuole l’attuale sistema generato dalle banche centrali porta alla distruzione del valore delle valute fiat. Ma siete veramente sicuri di quello che dite? Nel periodo 2009-2019 l’inflazione europea sotto i colpi del QE globale è cresciuta globalmente del 14,5%. Nel decennio precedente 1999-2009 l’inflazione europea complessivamente è salita del 23,5%. Ops, senza QE la moneta perdeva più valore ed oggi, mentre scrivo, tenere i soldi sul c/c a costo zero AUMENTA e non diminuisce il potere d’acquisto per effetto della deflazione. Insomma un falso mito. Poi quello che sarà lo vedremo. Non posso nascondere (e lo scrivo spesso) che i prossimi anni non saranno caratterizzati da ritorni mirabolanti negli investimenti, ma natuaralmente non è bitcoin la soluzione a questa bassa redditività. Ognuno ha la propria condizione personale. C’è chi può essere talmente sicuro o avere le spalle larvhe da voler rischiare tanto su bitcoin; chi ci mette solo e saggiamente al massimo l’1% del patrimonio, ma nessuno, dico nessuno può essere in grado oggi di sapere dove andrà bitcoin fra 1, 5 o 10 anni. Naturale che si schierino sul fronte i convinti e gli scettici. Personalmente non mi schiero con nessuno dei due. Ad oggi posso essere abbastanza sicuro che fra 30 anni un investimento nell’azionario globale esisterà ancora, più alto o più basso vedremo ma esisterà. Lo stesso non mi sento di poterlo dire per bitcoin per una questione di maturità, di innovazioni tecnologiche che potrebbero spazzarlo via in un attimo, di regole che un bel giorno qualche autorità mondiale potrebbe piazzare impedendo a PayPal di utilizzare bitcoin. Se bitcoin sostituirà l’oro come riserva di valore oppure se farà la fine delle sigarette che in Germania erano utilizzate prima della guerra come valura lo vedremo. Buona fortuna a tutti.

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  2. Andrea De Foco 23 novembre 2020 / 13:52

    Ciao Luca,

    grazie per la risposta e ti rispondo a mia volta volentieri. Alla base della teoria del “Portafoglio Permanente” c’è l’assunto di correlare gli asset del portafoglio esclusivamente alle condizioni del ciclo economico (semplificando molto: prosperità -> azioni, deflazione -> obbligazioni lunghe, inflazione -> oro, recessione -> liquidità), in modo che per ogni condizione economica ci sia almeno un asset che guadagni e che “tiri” l’intero portafoglio. Secondo la teoria di Harry Browne, quando l’inflazione supera la soglia del 5-6%/anno la gente inizia a perdere fiducia nella prima valuta mondiale (il dollaro, oggi anche l’euro) e si rifugia nella seconda (l’oro), che quindi aumenta di valore. Questo è quanto in effetti avvenuto ad esempio negli anni ’70. Sempre secondo la teoria del Portafoglio Permanente è irrilevante il rendimento dell’oro in tutte le altre condizioni economiche (ci sono altri asset che “tirano” il portafoglio). Per questo motivo il 25% di oro non è visto come una speculazione, tuttavia capisco come questo concetto sia difficilissimo da accettare per chi non condivide la teoria alla base del Portafoglio Permanente.

    Personalmente “speculo” in bitcoin perché “credo” (nel senso che è solo una mia opinione) che quando la marea di liquidità che è stata immessa dalle banche centrali farà aumentare l’inflazione, gli investitori potrebbero rifugiarsi non solo nell’oro ma anche in una cosa nuova come bitcoin. Credo quindi che bitcoin “possa” (non “debba”) diventare in parte sostituivo o aggiuntivo all’investimento in oro.

    Qual è la differenza tra oro e bitcoin? L’oro ha 5.000 anni di storia, è accettato universalmente ed è la valuta di riserva delle banche centrali. Il bitcoin ha 12 anni di vita e non è ancora riconosciuto da nessuna banca centrale o governo. Per cui considero l’oro un investimento (ovviamente solamente all’interno di un “pacchetto” come il Portafoglio Permanente), mentre il bitcoin è una speculazione (nell’accezione di Harry Browne, che non ha nulla di negativo, solo che impone che bisogna essere disposti a perdere l’intero capitale usato per la speculazione).

    Magari fra 1, 2 o 10 anni bitcoin diventerà un “investimento” e sono sicuro che se lo diventerà anche questo blog lo inserirà tra gli strumenti consigliabili, ma oggi è ancora solo una scommessa e ammetto che un po’ mi sembra stonata la tua frase conclusiva “Solo il tempo e i risultati potranno dire chi ha investito con buon senso”, perché mi sembrerebbe più attinente una frase come “Solo il tempo e i risultati potranno dire chi ha vinto la scommessa”. Anch’io come te spero di vincerla, ma non dimenticherei che le scommesse non hanno molto a che fare con il buon senso e personalmente mi sarei sorpreso se in questo blog fosse stata assunta una posizione diversa da quella indicata. Se veramente bitcoin diventerà un investimento, un investitore prudente può anche aspettare qualche anno per averne conferma, in caso contrario è evidente la volontà speculativa (“compra adesso perché se no perdi l’occasione della vita!”).

    Andrea

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    • Luca G. 23 novembre 2020 / 21:16

      Grazie Andre, ho capito il tuo punto e non voglio insistere oltre. Tu sei di aperte vedute tant’è che hai inserito nel portafoglio un po’ di Bitcoin… La nostra sta diventando una questione di semantica. A ben vedere, la differenza tra “scommessa” e “investimento” è davvero labile: in entrambi i casi si prende una posizione rispetto al futuro quindi se ti fa star più tranquillo chiamarla “speculazione” piuttosto che “scommessa” continua a chiamarla così. Rifletti però sul fatto che chi 10 anni fa ha INVESTITO su MPS non se la passa meglio di chi ha SCOMMESSO sul Bitcoin 😉 Secondo me oggi il Bitcoin è considerabile un investimento perché anche meglio dell’oro sotto diversi punti di vista, quindi eccome se è questione di buon senso. Buoni investimenti (o scommesse 😉 )

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  3. Andrea 23 novembre 2020 / 16:02

    Si tratta di un articolo a mio avviso ben argomentato e in gran parte condivisibile. Sarei leggermente più ottimista sulle applicazioni pratiche della blockchain e sulla probabile tenuta di alcune tra le principali criptos. La parola d’ordine comunque è sempre DIVERSIFICAZIONE.

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  4. doedo@protonmail.com 23 novembre 2020 / 17:06

    Uno che parla di “strumenti finanziari” non può permettersi di analizzare alcunché.

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    • archeowealth 23 novembre 2020 / 19:13

      secondo l’art. 1 del d.lgs 24 febbraio 1998, n. 58
      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Strumento_finanziario
      Ti consiglio questa sera si approfittare del black friday ed acquistare il libro l’illusione della conoscenza di sloman (la nostra libreria è sempre aperta) e magari che ci sei leggiti qualcosa sull’effetto dunning kruger potresti trarne dei grandi benefici. A presto

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  5. MATTEO DI MITRI 23 novembre 2020 / 17:47

    Non ho neanche finito di leggere l’articolo perché è evidente che lei è un conservatore incallito. Bitcoin è tra i migliori investimenti che si possano fare in questo periodo. Io accetterei bitcoin in cambio di un prodotto o servizio molto piu volentieri dell’equivalente in euro. Ricordiamoci che le valute fiat valgono SEMPRE DI MENO a causa dell’inflazione, la gente si sta svegliando fuori e sta capendo in che direzione andiamo. Bitcoin è oro digitale e le criptovalute sono le monete del futuro.
    Spero che nessuno prenda consiglio da questo articolo.

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  6. Andrea 23 novembre 2020 / 20:21

    Voi siete i dinosauri e Bitcoin è l’asteroide.

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  7. The Coder 23 novembre 2020 / 22:13

    Concordo in toto con l’articolo, Bitcoin non sarà mai un investimento anche per un altro semplice motivo: è nato per essere in concorrenza con le valute fiat ma ha una vulnerabilità impossibile da gestire: il 51% attack. Il giorno in cui Bitcoin darà davvero fastidio agli USA o alla Cina (che detiene già più del 50% dell’hash power della rete) uno di questi governi potrà distruggerlo semplicemente utilizzando la potenza di calcolo governativa per invalidare la blockchain e annientare la fiducia degli investitori. Non credete alla fuffa su Internet che nessun mining group ha interesse a fare crollare il prezzo del Bitcoin, se il governo cinese deciderà di farlo non ci saranno tribunali a difendere i miners.

    Bitcoin è una scommessa perdente fin dal suo inizio: fare concorrenza alle valute fiat di governi che hanno risorse computazionali pressoché illimitate con un sistema basato solo sulla potenza di calcolo computazionale. Bitcoin sopravviverà solo se non darà fastidio e non darà fastidio solo se resterà piccolo.

    Non riesco a capire perché un padre di famiglia dovrebbe mettere anche una minima parte dei suoi risparmi in uno scherzo del genere….

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  8. Alessandro Bernocchi 24 novembre 2020 / 3:32

    finche ci saranno analisti economici che la pensano cosi, noi che investiamo in crypto non smetteemo di arricchirci. continuate cosi! grazie di esistere.

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  9. Andrea 30 novembre 2020 / 13:05

    tra il bitcoin e l’oro c’è una non trascurabile differenza: l’oro in passato era il sottostante per la moneta corrente. cioè l’equivalente in oro (oggi al contrario si stampa banconote a raffica), il bitcoin è solo una criptovaluta. L’oro lo si utilizza nell’elettronica e viene utilizzato industrialmente, quindi per definizione può essere considerato un investimento. Il bitcoin è tutta “fuffa”, è pura speculazione e per di più è una criptovaluta aleatoria.
    Per cui per un investitore o risparmiatore non sarebbe indicato comprarlo. Uno speculatore, per sua definizione, lo può comprare a suo rischio e pericolo.

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  10. Andrea 1 dicembre 2020 / 20:02

    Io sono ignorante a riguardo di questa criptovaluta, ma riporto una frase da wikipedia che mi lascia molto ma molto perplesso: “A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, il Bitcoin non fa uso di un ente centrale né di meccanismi finanziari sofisticati, il valore è determinato unicamente dalla leva domanda e offerta e utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali”. In altre parole: hanno tolto dal mercato i 500 euro perchè era considerata la moneta degli evasori per eccellenza e producono una moneta che vale 15500 per un euro che non è nemmeno tracciabile e senza una banca centrale che la regolamenti??? E sarebbe una valuta sicura? Ma non fatemi ridere.

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    • archeowealth 1 dicembre 2020 / 22:05

      Quello che tu hai messo tra virgolette credo che il 99% degli italiani lo capisce a malapena. Anche se diciamo decentralizzato cosa vuol dire. Io sono contento se c’è un’autorità che tutela la moneta con cui tutti i giorni vengo pagato. La tracciabilità esiste e pare che rappresenti proprio uno dei punti di forza di bitcoin. E lo ripeto. Potrebbe anche andare a 30 mila $ o a 100 mila. Questo nessuno lo sa, nemmeno quelli che richiamano la formula matematica alla base di bitcoin senza conoscere quella dell’interesse composto. Questo non significa che è un investimento. Una scommessa, che può andare bene o male. Investo in ciò che capisco e quando l’ho fatto con bitcoin non ho investito. Ho scommesso. Esattamente come un gratta e vinci. Diventerà l’oro digitale? Ben venga, ma dubito che chi compra una riserva di valore ha piacere nel veder un giorno 20 mila poi quello dopo 30 mila e quello dopo ancora 25 mila. Ma vedremo come finirà. Se la generazione Z adotterà bitcoin come oro digitale buon per bitcoin. Peccato che i millennials e la generazione X e i baby boomers, pur in presenza di oro, non hanno mai pensato minimante a mettere più del 5% dei loro soldi nell’oro quello vero. E per fortuna dico io.

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  11. Nicola Usai 2 febbraio 2021 / 13:38

    Con Bitcoin hai un’inflazione prevedibile e non manipolabile, questo ti garantisce un certo potere d’acquisto. Con le monete FIAT l’inflazione è manipolata, a discapito dell’utente finale ovviamente. La volatilità del Bitcoin è solo una questione di diffusione: più il Bitcoin sarà accettato universalmente come metodo di pagamento (anche per un caffè), più il suo valore sarà stabile. Negli anni 90 un caffè costava 200 Lire, questo è stato il percorso del nostro potere d’acquisto.

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  12. Matteo 14 marzo 2021 / 21:50

    Spero nel frattempo tu ti sia ravveduto ed abbia investito nell’inutile Bitcoin, con cui oggi puoi pagare alberghi, Tesla e (tra pochissimo) pure la spesa.

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