L’importanza di gestire al meglio il capitale finanziario durante la pensione

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Risparmiare denaro per molti anni ed investire nei modi e tempi giusti è fondamentale, questo lo sappiamo.

Se l’obiettivo monetario che avevamo individuato è stato raggiunto (ad esempio avere un patrimonio di 1 milione di euro entro i 65 anni), la gestione del patrimonio e soprattutto la sua sostenibilità nel tempo rappresenterà la sfida successiva che verrà comunque influenzata  da diversi fattori. La fortuna e la gestione del rischio in primis.

Morningstar US nelle settimane scorse ha pubblicato un articolo molto interessante nel quale queste riflessioni vengono effettivamente calate a terra.

Tutto parte dalla considerazione dell’autore dell’articolo circa il fatto che la borsa americana poche volte ha realizzato una sequenza negativa di performance per diversi anni consecutivi. Il 1929-32, 1939-41, 1973-74, 2000-02 sono periodi nei quali chi era investito in azionario ha visto diminuire il valore dei suoi investimenti.

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Se questa situazione si fosse verificata nel momento esatto del pensionamento o comunque del ritiro dal mondo del lavoro, è evidente che molti dei calcoli che erano stati fatti negli anni precedenti vengono messi in discussione sancendo in alcuni casi anche il rischio di rimanere ad un certo punto del percorso senza soldi. Il cosiddetto rischio di sopravvivenza.

Ma torniamo all’articolo di Morningstar.

Ipotizzando un ritiro dal mondo del lavoro all’età di 65 anni con 1 milione di $ avvenuto nel 2000, cosa sarebbe successo al nostro neo pensionato considerando che era investito al 100% in azionario americano?

fonte Morningstar

 

Prelevando 40 mila $ all’anno per le spese annuali (importo aumentato del 2% all’anno per tenere conto dell’inflazione), tre anni consecutivi di calo (2001, 2002 e 2003) avrebbero portato il capitale già all’età di 67 anni a 524 mila $. Gli anni successivi avrebbero favorito una certa ripresa rimanendo investiti, ma poi nel 2008 la mazzata, con il capitale che scende sotto i 400 mila $ all’età di 73 anni.

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Buon per il nostro amico che il bull market azionario degli anni successi ha permesso un recupero importante fino a 567 mila $ all’età di 84 anni, ma è evidente che essere esposti ai marosi dell’azionario nella prima parte del percorso è risultata una scelta molto azzardata. E non è nemmeno detto che il recupero possa arrivare nei tempi e nelle forme che abbiamo visto negli ultimi anni.

Diverso sarebbe stato il discorso se il nostro amico americano da Paperino si fosse trasformato in Gastone. Invertendo infatti la sequenza dei rendimenti dal 2019 al 2000 il risultato sarebbe infatti stato di ben altro tenore.

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Con tanti rialzi nella parte iniziale e ribassi in quella finale dopo anni di prelievi forzati il risultato all’età di 84 anni sarebbe ancora molto interessante attorno ai 2 milioni di $ di capitale.

fonte Morningstar

Qui già notiamo una differenza notevole di visione dell’investimento tra un 65enne ed un 20enne.

Per il giovane lo scenario migliore è quello di assistere a ribassi profondi nella parte iniziale del percorso per comprare a sconto.

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Per il pensionato lo scenario migliore è esattamente l’opposto. Infatti i primi anni di pensione rappresentano il momento nel quale il capitale è più consistente mentre nella parte finale il capitale si sarà assottigliato per far fronte alle spese della vita quotidiana.

Ovviamente l’ipotesi di essere investito al 100% in azioni nel momento della pensione è estrema e molto americana nella mentalità. Serve però proprio come estremizzazione per dare un senso anche a quella componente poco redditizia (o nulla come ora) del mondo obbligazionario di breve e lungo termine. La gestione del rischio è fondamentale in questa fase ed essere ben consigliati serve proprio per evitare spiacevoli sorprese.

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Anche la scelta di rendere flessibile il piano di prelievo sulla base del momento finanziario (più alto con le vacche grasse, più modesto con le magre) è un’opzione per gestire al meglio la situazione.

Seppur poco diffusa in Italia per motivi anche legati ai costi, certamente anche la rendita vitalizia rappresenta una scelta che, soprattutto gli aderenti ai fondi pensione, potranno mettere tra le opzioni disponibili per evitare di sopravvivere oltre il patrimonio accumulato nel tempo.

Queste considerazioni, lo ribadisco, devono sempre essere calate nella propria realtà. La pensione pubblica in Italia è già di per sè un’ottima rendita periodica alla quale potranno essere affiancati altri strumenti di natura privata che comporranno un paniere di fonti patrimoniali in grado di garantire una vecchiaia serena.

Naturalmente sarà la gestione del rischio di questa componente privata a fare la differenza nell’esito finale.

 

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