By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 25 Gennaio, 2021|

File:Safety bicycle 1887.jpg - Wikipedia

Le bolle speculative rappresentano eventi difficilmente prevedibili a priori con l’euforia e la solita frase “questa volta è diverso” che tendono a dominare la scena. Ma siccome errare è umane, ma perseverare è diabolico, le bolle speculative a volte si ripetono pure.

Mosso a curiosità ho cercato in rete se nel corso della storia una bolla speculativa su uno stesso asset finanziario si è ripetuta più di una volta.

Molti di noi ricordano la bolla speculativa sul Nasdaq nel 2000, quella precedente del mercato giapponese, quella dei Mari del Sud, la bolla dei tulipani e tante altre ancora.

Tipicamente queste bolle scoppiano e mai si ripresentano sullo stesso asset salvo caso eccezionali.

Ad esempio la bolla dei tulipani non si è più ripresentata sulla faccia della Terra. Nelle mie ricerche in realtà ho scoperto che non è così.

Le tante bolle speculative con protagonista…la bicicletta

Esistono nella storia della finanza bolle speculative che si sono ripetute nel tempo con gli investitori che tendono a dimenticare esattamente le motivazioni che li hanno condotti all’errore.

Il settore più soggetto alle bolle speculative, e la cosa ha stupito anche da grande appassionato quale sono, è quello della bicicletta.

Più o meno l’andamento tipico di una bolla speculativo è questo

La classica indifferenza che piano piano monta in entusiasmo, main stream, euforia, nuovo paradigma (uffa ancora una volta ho pensato a bitcoin) prima dei ribassi. Cali inizialmente interpretati come occasione di ingresso poi come occasione per mediare ed infine quando la delusione, la paura e la rassegnazione prendono possesso dell’investitore come la fine di un sogno.

Provare ad andare su Wikipedia e scrivere Bike Boom.  Io sono rimasto stupito nel vedere quante volte la bicicletta è stata protagonista di bolle speculative che hanno coinvolto non solo consumatori, ma anche investitori con prezzi e società dei prodotti e delle azioni relative alle società produttrici e non solo fuori controllo.

Ad esempio il boom del mercato delle bici ad inizio anni ’70 durante la crisi petrolifera ne è un esempio. Quelle delle attuali bici elettriche forse è un altro di questi casi, ma una delle bolle speculative meno pubblicizzate sui libri dedicati al tema è quella inglese della fine dell’800.

La bolla inglese della bicicletta di fine ‘800

A quel tempo le società che producevano bici e accessori videro infatti letteralmente decollare e poi crollare in modo fragoroso i prezzi tra il 1890 e il 1896.

La bicicletta moderna stava salendo alla ribalta come nuovo mezzo di trazione grazie ad innovazioni tecnologiche che la rendevano più confortevole ed utilizzabile.

Tra il 1895 e il 1897 circa 700 società del settore si quotarono alla borsa inglese; molte di esse presentavano profili di business e contabili molto dubbi.

L’index cycle della borsa inglese si apprezzò del 258% in 5 mesi nel 1896, ma alla fine del 1898 aveva perso oltre il 70%. Il tipico scoppio della bolla speculativa.

fonte: William Quinn Workin Paper 2016-06

 

Ritroviamo i motivi che spingono gli investitori, allora come oggi, verso certi temi. Affascinati più dall’entusiasmo per l’innovazione del momento che non alla solidità dei business il crack è tanto fragoroso quanto devastante.

Una ricerca molto interessante che spiega nel dettaglio lo sviluppo di questa bolla è stata scritta da William Quinn della Queen’s University of Belfast.

In un racconto basato su dati e giornali dell’epoca il Professor Quinn ci porta a bordo di un tipico fenomeno di “narrazione”  come lo ha definito il premio Nobel Robert Shiller in un estratto da Repubblica di marzo 2017

Il fattore più importante Shiller lo definisce “narrazione”, narrative , che ha il potere di influenzare pesantemente i corsi azionari: «Nel 1840 in Inghilterra – racconta il professore – esplose il settore dei costruttori e dei gestori di linee ferroviarie, e subito dopo in America. Era un periodo di impetuoso sviluppo, la gente continuava a narrarsi di bocca in bocca di aver provato la straordinaria sensazione di aver viaggiato sui binari a 100 chilometri all’ora e di averlo fatto perfino in condizioni di grande comfort. E questo ebbe precise e simmetriche conseguenze in Borsa con il boom delle azioni relative. Peccato che le aziende non avevano tenuto conto di un elemento: la concorrenza. Quando in tanti cominciarono a costruire fin troppe linee e a gestire fin troppe compagnie, i prezzi, quindi i profitti, crollarono, e con essi si infranse la supervalutazione di Borsa. Fu il primo caso della storia di bolla speculativa che scoppiò. Ci rimasero intrappolati in tanti

 

E dopo quella bolla non passarono molti anni che ne arrivò un’altra. Su un altro mezzo di trasporto però.

La bicicletta era reduce da una serie di innovazioni nel telaio, negli pneumatici, nei cuscinetti, nelle saldature e tanto altro che rendevano il mezzo molto più pratico e confortevole rispetto a prima. Nel 1896 vennero prodotto in Inghilterra oltre 750 mila bici ed 1,5 milioni di persone cominciarono a pedalare su una popolazione di 35 milioni di abitanti. Tanta roba per il tempo.

Le compagnie che producevano accessori per biciclette furono sempre più apprezzate e valorizzate dagli investitori i cui occhi erano illuminati da una novità che sembrava sconvolgere il modo di muoversi in città ma non solo. Le società operative nell’indotto della bicicletta erano arrivate a capitalizzare un ottava dell’intera capitalizzazione della borsa inglese nel 1896. La più grande società (e una delle poche sopravvissute dopo) era la Dunlop Company che già in quell’anno valeva 5 milioni di Sterline. Nel 1985 erano meno di 10 le società operative nel settore che si quotarono in borsa aggiungendosi a quelle esistenti. Diventarono 127 nuove IPO nel 1897.

Nel 1896 quasi il 15% di tutti i brevetti depositati nel Regno Unito erano relativi al mondo delle biciclette e questo ovviamente contribuì a spingere ancora di più la domanda di componentistica creando quell’eccesso di offerta che l’anno dopo pretese il conto.

Lo scoppio della bolla

Poi nel 1897 la crisi. Molti investitori cercavano il guadagno facile e non l’investimento di lungo periodo spingendo in alto i prezzi. L’Economist del tempo indicava che a maggio 1897 la liquidità era assente con 9 venditori su 10 che non trovavano acquirenti per le azioni.

Il 54% delle compagnie non esisteva più nel 1900 sommerse dai debiti. La moda era passata, ma soprattutto la concorrenza delle nuove e più convenienti bici prodotte dalle società americane aveva messo fuori gioco i carrozzoni inefficienti inglesi che ora si ritrovavano i magazzini pieni di merce. La tecnologia stava entrando nella sua fase più matura ed i margini di reddito si comprimevano inesorabilmente.

Le società che riuscirono a superare questa crisi e a prosperare furono quelle capaci di diversificare il business e sfruttare le innovazioni del mondo della bici in altri settori. Ad esempio le gomme per automobili, piuttosto che le motociclette.

Personalmente ho trovato molto utile rinfrescare la mia memoria storica con i fatti della Bike Mania della fine del diciannovesimo secolo.

Tutti i tratti tipici di una bolla speculativa sono riassunti in quei pochissimi anni e la cosa straordinaria è che gli investitori erano reduci da una bolla speculativa altrettanto fragorosa come quella delle ferrovie.

La storia si ripete ma non nelle stesse forme si dice.

Certi indizi (e certi vizi) degli investitori sono però sempre gli stessi.

L’entusiasmo per nuove tecnologie, la voglia e la furbizia di pensare di poter arrivare prima degli altri arricchendosi in fretta, la sensazione del questa volta è diverso per non parlare dell’acquistare in modo indiscriminato sull’onda dello spazio che i media online e non solo danno a quel certo business.

 

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5 Commenti

  1. Luca G. 25 Gennaio 2021 at 14:53 - Reply

    Se decidi di pubblicare i tuoi risultati, è ovvio che ti esponi ai pensieri dei lettori. Tu stesso gli hai commentati tiepidamente ma scusami se sono risultato spocchioso e arrogante, ti assicuro che sono l’opposto e avrò usato io le parole sbagliate. D’altronde non sono proprio nessuno per dare consigli.
    Credo che i tuoi lettori l’abbiano capito cosa pensi di bitcoin end company, ma se gli serve un articolo a settimana per ricordarsi del perché non prenderli continua pure, ci mancherebbe.
    Per quanto riguarda il mio blog non posso fare educazione finanziaria perché sto ancora imparando, tu sei 100 volte più competente (ed è evidente dai temi che tocchi con molti articoli che leggo sempre con piacere e interesse). Il blog lo scrivo sopratutto per me, mi serve come diario e le critiche sarei ben contento di riceverle ma non è un problema perché non lo legge nessuno, è un’oasi nel deserto in cui parlo da solo alla sabbia. Una precisazione però: non sono un trader, piano con le offese 🙂

  2. Andrew 25 Gennaio 2021 at 14:52 - Reply

    Non c’è bisogno di difendere AW perché è semplicemente straordinario il lavoro che ha fatto con il blog è questo parla già per lui.

    La prima regola è non perdere soldi. La seconda non dimenticare mai la prima.

    E’ fondamentale protegge il capitale visto che è molto faticoso risparmiare.

    Considero il bitcoin come la tulipomania o bolla dei tulipani, consiglio a tutti di leggere almeno l’ultimo libro del Prof. Shiller ” Economia e Narrazioni”, personalmente li ho letti tutti ed è uno dei miei autori prefereriti.

    Chi vi parla è un investitore con elevata propensione al rischio che oggi avendo un elevata capacità di risparmio è posizionato al 100%sull’ azionario e su richiesta può essere classificato come investitore professionale.

    @ARCHEOWEALTH continua così e grazie per i tuoi preziosi articoli.

  3. Luca G. 25 Gennaio 2021 at 10:55 - Reply

    Questo blog sta tristemente diventando mono tematico. Viene profusa troppa energia per dire dove non investire piuttosto che nel cercare buoni investimenti. Prova a cambiare mentalità, vedrai che anche le tue performance miglioreranno. Buoni investimenti.

    • Andrea De Foco 25 Gennaio 2021 at 12:04 - Reply

      Buongiorno Luca,

      scusa ma non condivido la critica. Se l’autore del blog ritiene che sia utile mettere in guarda i lettori da situazioni specifiche fa bene a insistere, poi ognuno si fa l’idea che ritiene più opportuna. Credo che il concetto sia del tipo: non è molto utile fare la formichina e applicare tanti piccoli e grandi accorgimenti per risparmiare e fare fruttare (nei decenni) un capitale, se poi rischi di perdere tanto o poco sull’onda di un’emozione.

      In questo momento volenti o nolenti l’argomento bitcoin è mainstream ed è oggettivamente pericoloso. Io posso essere convinto o meno che bitcoin arriverà a valere più di 100.000 dollari (e personalmente lo credo tranquillamente possibile), ma il problema è l’investitore. Chi a dicembre 2017 avesse comprato bitcoin a 20.000 dollari e li avesse tenuti, oggi avrebbe quasi raddopiato il capitale, ma quanti piccoli investitori li hanno tenuti? Anche se oggi bitcoin vale 33.000 dollari, chi lo segue da anni sa che non ci si potrebbe stupire che scenda sotto 8.000. Io li ho comperati a 3.000 dollari e posso reggere alla pressione (che comunque è tanta) o alla eventuale perdita, ma chi li ha comperati a 41.000? E se poi i governi si inventano una regolamentazione o una qualsiasi cosa, tipo quello che sta succedendo a Ripple?

      Le performance si valutano alla fine, il fatto che oggi chi ha in mano bitcoin può festeggiare non vuol dire che quando li venderà la situazione sarà la stessa. Fra quarant’anni vedremo (e già fra 5-6 anni probabilmente inizieranno i problemi con i computer quantistici, non riesco a immaginare fra 40 anni).

      Non ho niente contro bitcoin, ma credo che debba essere chiaro che ad oggi è ancora una speculazione. Se uno vuole comprarli benissimo, ma deve essere cosciente che potrebbe diventare milionario o perdere tutto il capitale. Quindi mi sembra corretto affermare che questi soldi debbano essere tenuti separati da quelli degli investimenti su cui si conta per la pensione o gli eredi.

      Passando al contenuto del post, lo trovo invece interessante perché non sapevo questa cosa delle bolle ricorrenti ed in effetti uno degli argomenti più diffusi a favore di bitcoin è che non è una bolla perché è già scoppiata una volta ed è risalito. Quantomeno un argomento in più su cui riflettere, poi ognuno trae le sue conclusioni…

      Andrea

      • Luca G. 25 Gennaio 2021 at 12:46

        La mia non è una critica, è il consiglio di fare uno switch di mindset.
        Se lo stesso tempo profuso per scrivere 5 o 6 articoli CONTRO un argomento l’avesse profuso per scrivere argomenti a FAVORE di un qualsiasi altro argomento (che so…aziende che possono fare bene nei prossimi 10 anni?) forse ne gioverebbero anche i risultati (che dal suo ultimo aggiornamento sembrano tutt’altro che esaltanti). Per il resto perché dovrei usare la mia energia per commentare un articolo che paragona blockchain alle biciclette? Mi sembra si commenti benissimo da solo.

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