Le bolle speculative si ripetono? A volte sì

File:Safety bicycle 1887.jpg - Wikipedia

Bitcoin prosegue la sua corsa sulle montagne russe tra massimi storici e correzioni in doppia cifra. Questo poteva in parte anche essere prevedibile alla luce dell’entusiasmo che lo circonda e non cambia naturalmente  la mia idea di fondo circa il fatto che bitcoin non è un investimento ma una pura e semplice speculazione.

Esaurito qui lo spazio dedicato a bitcoin ho cercato in rete se mai nel corso della storia una bolla speculativa su uno stesso asset finanziario si è ripetuta più di una volta. Molti di noi ricordano la bolla speculativa sul Nasdaq nel 2000, quella precedente del mercato giapponese, quella dei Mari del Sud, quella dei tulipani e tante altre.

Tipicamente queste bolle scoppiano e mai si ripresentano sullo stesso asset salvo caso eccezionali. Ad esempio la bolla dei tulipani non si è più ripresentata sulla faccia della Terra. Nelle mie ricerche in realtà ho scoperto che non è così. Esistono nella storia della finanza bolle speculative che si sono ripetute nel tempo con gli investitori che tendono a dimenticare esattamente le motivazioni che li hanno condotti all’errore. Ed il settore più soggetto alle bolle speculative, vi stupirà lo so, è quello della bicicletta.

Più o meno l’andamento tipico di una bolla speculativo è questo

La classica indifferenza che piano piano monta in entusiasmo, main stream, euforia, nuovo paradigma (uffa ancora una volta ho pensato a bitcoin) prima dei ribassi. Cali inizialmente interpretati come occasione di ingresso poi come occasione per mediare ed infine quando la delusione, la paura e la rassegnazione prendono possesso dell’investitore come la fine di un sogno.

Leggi anche: 6 regole per diventare investitore disciplinati

Se andate su Wikipedia e scrivete Bike Boom sarete stupiti di quante volte la bicicletta è stata protagonista di bolle speculative che hanno coinvolto non solo consumatori, ma anche investitori con prezzi e società dei prodotti e delle azioni relative alle società produttrici e non solo fuori controllo. Ad esempio il boom del mercato delle bici ad inizio anni ’70 durante la crisi petrolifera ne è un esempio. Quelle delle attuali bici elettriche forse è un altro di questi casi, ma una delle bolle speculative meno pubblicizzate sui libri dedicati al tema è quella inglese della fine dell’800.

A quel tempo le società che producevano bici e accessori videro infatti letteralmente decollare e poi crollare in modo fragoroso i prezzi tra il 1890 e il 1896. La bicicletta moderna stava salendo alla ribalta come nuovo mezzo di trazione grazie ad innovazioni tecnologiche che la rendevano più confortevole ed utilizzabile. Tra il 1895 e il 1897 circa 700 società del settore si quotarono alla borsa inglese; molte di esse presentavano profili di business e contabili molto dubbi. L’index cycle della borsa inglese si apprezzò del 258% in 5 mesi nel 1896, ma alla fine del 1898 aveva perso oltre il 70%. Il tipico scoppio della bolla speculativa.

fonte: William Quinn Workin Paper 2016-06

 

Ancora una volta ricorrono i motivi che spingono gli investitori allora come oggi verso certi temi affascinati più dall’entusiasmo per l’innovazione del momento che non alla solidità dei business.

Leggi anche: Le tante (troppe) emozioni di un investitore medio

Una ricerca molto interessante che spiega nel dettaglio lo sviluppo di questa bolla è stata scritra da William Quinn della Queen’s University of Belfast.

In un racconto basato su dati e giornali dell’epoca il Professor Quinn ci porta a bordo di un tipico fenomeno di “narrazione”  come lo ha definito il premio Nobel Robert Shiller in un estratto da Repubblica di marzo 2017

Il fattore più importante Shiller lo definisce “narrazione”, narrative , che ha il potere di influenzare pesantemene i corsi azionari: «Nel 1840 in Inghilterra – racconta il professore – esplose il settore dei costruttori e dei gestori di linee ferroviarie, e subito dopo in America. Era un periodo di impetuoso sviluppo, la gente continuava a narrarsi di bocca in bocca di aver provato la straordinaria sensazione di aver viaggiato sui binari a 100 chilometri all’ora e di averlo fatto perfino in condizioni di grande comfort. E questo ebbe precise e simmetriche conseguenze in Borsa con il boom delle azioni relative. Peccato che le aziende non avevano tenuto conto di un elemento: la concorrenza. Quando in tanti cominciarono a costruire fin troppe linee e a gestire fin troppe compagnie, i prezzi, quindi i profitti, crollarono, e con essi si infranse la supervalutazione di Borsa. Fu il primo caso della storia di bolla speculativa che scoppiò. Ci rimasero intrappolati in tanti

 

E dopo quella bolla non passarono molti anni che ne arrivò un’altra. Su un altro mezzo di trasporto però.

La bicicletta era reduce da una serie di innovazioni nel telaio, negli pneumatici, nei cuscinetti, nelle saldature e tanto altro che rendevano il mezzo molto più pratico e confortevole rispetto a prima. Nel 1896 vennero prodotto in Inghilterra oltre 750 mila bici ed 1,5 milioni di persone cominciarono a pedalare su una popolazione di 35 milioni di abitanti. Tanta roba per il tempo.

Le compagnie che producevano accessori per biciclette furono sempre più apprezzate e valorizzate dagli investitori i cui occhi erano illuminati da una novità che sembrava sconvolgere il modo di muoversi in città ma non solo. Le società operative nell’indotto della bicicletta erano arrivate a capitalizzare un ottava dell’intera capitalizzazione della borsa inglese nel 1896. La più grande società (e una delle poche sopravvissute dopo) era la Dunlop Company che già in quell’anno valeva 5 milioni di Sterline. Pensate che nel 1985 erano meno di 10 le società operative nel settore che si quotarono in borsa aggiungendosi a quelle esistenti. Diventarono 127 nuove IPO nel 1897.

Nel 1896 quasi il 15% di tutti i brevetti depositati nel Regno Unito erano relativi al mondo delle biciclette e questo ovviamente contribuì a spingere ancora di più la domanda di componentistica creando quell’eccesso di offerta che l’anno dopo pretese il conto.

Poi nel 1897 la crisi. Molti investitori cercavano il guadagno facile e non l’investimento di lungo periodo spingendo in alto i prezzi. L’Economist del tempo indica che a maggio 1897 la liquidità era assente con 9 venditori su 10 che non trovavano acquirenti per le azioni.

Il 54% delle compagnie non esisteva più nel 1900 sommerse dai debiti. La moda era passata, ma soprattutto la concorrenza delle nuove e più convenienti bici prodotte dalle società americane aveva messo fuori gioco i carrozzoni inefficienti inglesi che ora si ritrovavano i magazzini pieni di merce. La tecnologia stava entrando nella sua fase più matura ed i margini di reddito si comprivevano inesorabilmente.

Le società che riuscirono a superare questa crisi e a prosperare furono quelle capaci di diversificare il business e sfruttare le innovazioni del mondo della bici in altri settori. Ad esempio le gomme per automobili, piuttosto che le motociclette.

Personalmente ho trovato molto utile rinfrescare la mia memoria storica con i fatti della Bike Mania della fine del diciannovesimo secolo. Tutti i tratti tipici di una bolla speculativa sono riassunti in quei pochissimi anni e la cosa straordinaria è che gli investitori erano reduci da una bolla speculativa altrettanto fragorosa come quella delle ferrovie.

La storia si ripete ma non nelle stesse forme si dice.

Certi indizi (e certi vizi) degli investitori sono però sempre gli stessi. L’entusiasmo per nuove tecnologie, la voglia e la furbizia di pensare di poter arrivare prima degli altri arricchendosi in fretta, la sensazione del questa volta è diverso per non parlare dell’acquistare in modo indiscriminato sull’onda dello spazio che i media online e non solo danno a quel certo business.

Meditate gente, meditate.

16 risposte a "Le bolle speculative si ripetono? A volte sì"

  1. Luca G. 25 gennaio 2021 / 10:55

    Questo blog sta tristemente diventando mono tematico. Viene profusa troppa energia per dire dove non investire piuttosto che nel cercare buoni investimenti. Prova a cambiare mentalità, vedrai che anche le tue performance miglioreranno. Buoni investimenti.

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    • Andrea De Foco 25 gennaio 2021 / 12:04

      Buongiorno Luca,

      scusa ma non condivido la critica. Se l’autore del blog ritiene che sia utile mettere in guarda i lettori da situazioni specifiche fa bene a insistere, poi ognuno si fa l’idea che ritiene più opportuna. Credo che il concetto sia del tipo: non è molto utile fare la formichina e applicare tanti piccoli e grandi accorgimenti per risparmiare e fare fruttare (nei decenni) un capitale, se poi rischi di perdere tanto o poco sull’onda di un’emozione.

      In questo momento volenti o nolenti l’argomento bitcoin è mainstream ed è oggettivamente pericoloso. Io posso essere convinto o meno che bitcoin arriverà a valere più di 100.000 dollari (e personalmente lo credo tranquillamente possibile), ma il problema è l’investitore. Chi a dicembre 2017 avesse comprato bitcoin a 20.000 dollari e li avesse tenuti, oggi avrebbe quasi raddopiato il capitale, ma quanti piccoli investitori li hanno tenuti? Anche se oggi bitcoin vale 33.000 dollari, chi lo segue da anni sa che non ci si potrebbe stupire che scenda sotto 8.000. Io li ho comperati a 3.000 dollari e posso reggere alla pressione (che comunque è tanta) o alla eventuale perdita, ma chi li ha comperati a 41.000? E se poi i governi si inventano una regolamentazione o una qualsiasi cosa, tipo quello che sta succedendo a Ripple?

      Le performance si valutano alla fine, il fatto che oggi chi ha in mano bitcoin può festeggiare non vuol dire che quando li venderà la situazione sarà la stessa. Fra quarant’anni vedremo (e già fra 5-6 anni probabilmente inizieranno i problemi con i computer quantistici, non riesco a immaginare fra 40 anni).

      Non ho niente contro bitcoin, ma credo che debba essere chiaro che ad oggi è ancora una speculazione. Se uno vuole comprarli benissimo, ma deve essere cosciente che potrebbe diventare milionario o perdere tutto il capitale. Quindi mi sembra corretto affermare che questi soldi debbano essere tenuti separati da quelli degli investimenti su cui si conta per la pensione o gli eredi.

      Passando al contenuto del post, lo trovo invece interessante perché non sapevo questa cosa delle bolle ricorrenti ed in effetti uno degli argomenti più diffusi a favore di bitcoin è che non è una bolla perché è già scoppiata una volta ed è risalito. Quantomeno un argomento in più su cui riflettere, poi ognuno trae le sue conclusioni…

      Andrea

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      • Luca G. 25 gennaio 2021 / 12:46

        La mia non è una critica, è il consiglio di fare uno switch di mindset.
        Se lo stesso tempo profuso per scrivere 5 o 6 articoli CONTRO un argomento l’avesse profuso per scrivere argomenti a FAVORE di un qualsiasi altro argomento (che so…aziende che possono fare bene nei prossimi 10 anni?) forse ne gioverebbero anche i risultati (che dal suo ultimo aggiornamento sembrano tutt’altro che esaltanti). Per il resto perché dovrei usare la mia energia per commentare un articolo che paragona blockchain alle biciclette? Mi sembra si commenti benissimo da solo.

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      • archeowealth 25 gennaio 2021 / 14:11

        Vedi Luca lo scopo di questo blog è quello di promuovere educazione finanziaria non certamente quello di illudere le persone raccontando delle favolette su chi saranno i top winner dei prossimi 10 anni.Se le finalità del tuo giovane blog sono quelle di dimostrare al mondo le tue capacità previsionali sul futuro (ed a giudicare dalla scarna sezione sull’educazione finanziaria è così) fai bene ad andare avanti.
        Magari lì in mezzo c’è la nuova amazon o magari no. Se sarà così qualche banca d’affari alla caccia di trader rampanti si farà sicuramente avanti.
        La differenza tra noi e te è che noi non cerchiamo l’investimento ad effetto ma cerchiamo l’investimento con le probabilità maggiori di centrare l’obiettivo.
        Non capisco da cosa derivi la tua critica sui risultati tutt’altro che esaltanti. Il premio storico di un investimento azionario è stato per ora raggiunto… ma con la metà delle azioni. Certo avessi investito a rischio 100% avrei ottenuto di più, ma se mi fossi sbagliato? Capisco e comprendo la tua esuberanza e la convinzione nelle tue scelte di stock picking ma questo è esattamente ciò che in investitore di buon senso non deve fare se ha degli obiettivi di vita.
        Mai essere presuntuosi e pensare di avere la verità in tasca. Pronti anche a cambiare idea ma mantenere sempre umiltà e atteggiamento il più possibile distaccato dalla finanza intesa come brivido emozionale. Di Warren Buffett in Italia ne vedo pochi, ti auguro di essere il prossimo.
        Naturalmente se il blog ti ha stufato sei libero di non seguirlo cosa che, nonostante le tue critiche, a quanto pare continui a fare.
        Buon investimento.

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  2. Andrew 25 gennaio 2021 / 14:52

    Non c’è bisogno di difendere AW perché è semplicemente straordinario il lavoro che ha fatto con il blog è questo parla già per lui.

    La prima regola è non perdere soldi. La seconda non dimenticare mai la prima.

    E’ fondamentale protegge il capitale visto che è molto faticoso risparmiare.

    Considero il bitcoin come la tulipomania o bolla dei tulipani, consiglio a tutti di leggere almeno l’ultimo libro del Prof. Shiller ” Economia e Narrazioni”, personalmente li ho letti tutti ed è uno dei miei autori prefereriti.

    Chi vi parla è un investitore con elevata propensione al rischio che oggi avendo un elevata capacità di risparmio è posizionato al 100%sull’ azionario e su richiesta può essere classificato come investitore professionale.

    @ARCHEOWEALTH continua così e grazie per i tuoi preziosi articoli.

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  3. Luca G. 25 gennaio 2021 / 14:53

    Se decidi di pubblicare i tuoi risultati, è ovvio che ti esponi ai pensieri dei lettori. Tu stesso gli hai commentati tiepidamente ma scusami se sono risultato spocchioso e arrogante, ti assicuro che sono l’opposto e avrò usato io le parole sbagliate. D’altronde non sono proprio nessuno per dare consigli.
    Credo che i tuoi lettori l’abbiano capito cosa pensi di bitcoin end company, ma se gli serve un articolo a settimana per ricordarsi del perché non prenderli continua pure, ci mancherebbe.
    Per quanto riguarda il mio blog non posso fare educazione finanziaria perché sto ancora imparando, tu sei 100 volte più competente (ed è evidente dai temi che tocchi con molti articoli che leggo sempre con piacere e interesse). Il blog lo scrivo sopratutto per me, mi serve come diario e le critiche sarei ben contento di riceverle ma non è un problema perché non lo legge nessuno, è un’oasi nel deserto in cui parlo da solo alla sabbia. Una precisazione però: non sono un trader, piano con le offese 🙂

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  4. MisterK 26 gennaio 2021 / 12:25

    Vabbè. Io comunque ho una bicicletta e ieri sono andato in bici a comprare dei tulipani gialli alla mia Lei: le piacciono tanto. Sto scherzando. Il commento è che serve anche un po’ di leggerezza. I risparmi sono importanti, molto. L’indipendenza economica, anche. Ma sorridiamo. Pensiamo a chi non ha nessun risparmio da investire. Neanche 50€ al mese. Godiamoci la vita soensierati, anche. Perché, perché, come dice Keynes, a lungo termine non ci saremo più. Il blog è bellissimo, secondo me. Buon investimento e buona vita a tutti.

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  5. Alfredo 26 gennaio 2021 / 14:20

    Del bitcoin, ovverossia il nuovo Eldorado del 2021, ne abbiamo parlato già fin troppo. Essendo un componente altamente speculativo e rischioso non se ne dovrebbe più parlare. E non si capisce nemmeno chi sia precisamente l’ideatore e quali siano i costi reali di questo servizio e, in caso di problemi, chi sia il soggetto responsabile. Non capisco perchè una moneta digitale, che per definizione dovrebbe servire per gli acquisti, abbia un valore unitario così spropositato e, peggio, se andasse a 100.000 euro. Ma allora è un investimento speculativo?. Il problema che non è nemmeno proprio una società che produce degli utili, poichè il capitale passa dai risparmiatori ai milionari ed ai possessori di bitcoin che l’hanno comprato all’inizio quando era ancora agli albori, e che ora hanno fatto soldi a palate. E qui sta il rischio. Se molti possessori di bitcoin decidessero di venderli e realizzare l’elevatissimo guadagno ottenuto e si innescherebbe una vendita su vasta scala, chi l’avesse comprato a prezzo elevato correrebbe i rischi di perdere il capitale.

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    • Andrea De Foco 26 gennaio 2021 / 15:09

      Buongiorno Alfredo,

      quello che scrivi è a mio avviso sostanzialmente corretto, vorrei però aggiungere un punto di vista complementare. Quanto vale un quadro di Picasso? Diciamo 250 milioni di dollari; qual è il valore intrinseco del quadro? Probabilmente 5 dollari. E nella vita di Picasso probabilmente il suo quadro a un certo punto valeva davvero 5 dollari, poi 100, 1.000, un milione, cento milioni e oltre. Eppure il quadro è sempre lo stesso, non produce utili e probabilmente non piace neanche a tutti. Però per convenzione gli viene assegnato un valore molto elevato che finora è cresciuto nel tempo. Chi compra oggi per 250 milioni un quadro di Picasso? Se escludiamo qualche sceicco arabo o miliardiario russo, in genere l’acquirente è un fondo di investimento, che lo compra come “riserva di valore” e lo chiude in un caveau, investendo una parte irrisoria del proprio capitale, per diversificare gli investimenti. Dato che storicamente l’uomo ha sempre cercato qualcosa che avesse il ruolo di “riserva di valore” (l’esempio più antico è probabilmente l’oro), in questi anni qualcuno sta iniziando a ritenere (a torto o ragione lo sapremo solo poi) che bitcoin potrebbe rivestire questo ruolo. Come per il quadro di Picasso, questo non ha nessuna attinenza con il valore intrinseco di bitcoin.

      Dov’è però il problema a mio avviso? Che il piccolo investitore non può comprare un quadro di Picasso per cui è protetto nel caso in cui la speculazione vada male e Picasso cada in disgrazia, mentre bitcoin è a portata di tutti. Diversi investitori istituzionali stanno comprando bitcoin ma lo fanno sapendo che rischiano l’intero capitale versato (in genere minimo) e se lo possono permettere. Il piccolo investitore invece compra solo perché spera che il valore salirà, normalmente non ha un piano di investimento e se ce l’ha non lo rispetta, per cui quasi certamente perderà soldi (Seneca disse “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”). Warren Buffett definì bitcoin “veleno per topi al quadrato” e tra tutte le definizioni la ritengo la più azzeccata, perché il veleno è mortale per i topi ma ottimo per chi glielo dà.

      Se l’investitore medio sapesse gestire correttamente i propri risparmi, non credo ci sarebbe nulla di male a metterne una minima parte in una speculazione come bitcoin, ma visto che non è così, personalmente apprezzo chiunque (tra cui questo blog) cerca di evitare che qualcuno dilapidi i propri risparmi rischiando di pentirsene magari amaramente in futuro. Come ha scritto MISTERK, forse servirebbe un po’ più di leggerezza, ma penso che il futuro (economico, cioè pensioni e welfare) che ci aspetta non sia proprio roseo e richieda la massima attenzione finché si può…

      Andrea

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      • Luca G. 27 gennaio 2021 / 13:41

        Buongiorno Andrea, i quadri non generano valore, ma un software sì…magari facendoti pagare meno una cosa che fino a ieri pagavi dieci volte tanto.
        Bitcoin è un software e lascio a te, che tra tutti i difensori di “Investire con Buon Senso” mi sembra il più aperto, il piacere di scoprire come genera valore. Parole chiave con cui iniziare la ricerca: Sotware Eats Money, provare non costa nulla… attento, la tana del bian coniglio è profonda.
        Condivido con te il fatto che chi pensa di arricchirsi velocemente prenderà sonore tranvate in faccia e anzi, sono il primo a sconsigliare di comprarli se non sai quello che stai facendo.
        Per quanto riguarda Warren Buffet, il nostro caro vecchio oracolo, c’è da dire che lui i veri soldi li ha fatti quando l’informazione era accessibile a pochi. Bravo, anzi immenso. Però i mercati, la società e tutto quanto è cambiato negli ultimi 30 anni. Quindi non prenderei per oro colato tutto quello che dice perché per esempio, ha completamente sottovaluto la portata di internet. E non voglio dire che sia la stessa cosa, ma potrebbe sottavalutare la portata della blockchain.

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    • Luca G. 27 gennaio 2021 / 13:18

      Buongiorno Alfredo, c’è chi lo compra sperando di arricchirsi e chi lo compra sapendo cosa sta comprando. Se rientri in questa seconda categoria, a mio parere, non sei uno speculatore perché, sapendo cosa hai tra le mani, non avrai manco interesse a rivenderlo un giorno in euro. Se invece sei nella prima categoria sono d’accordo con te, ti farai del male perché la bolla dei bitcoin è già esplosa 3 volte. Ma è sempre risalito grazie alla seconda categoria di persone….comunque…
      Nel momento in cui la chiami “moneta digitale” è evidente che non hai provato ad approfondire, non ti sei sporcato le mani come fanno in nerd nei garage, non sai davvero cos’è. E qui tra “voi” non vedo nessuno che si sia sforzato di farlo.
      E la conferma arriva quando dici “società che produce degli utili”. Su Ethereum stanno costruendo app di finanza decentralizzata che generano valore aggiunto a tutti gli effetti. Non è una moneta, è un software.
      Ma di cosa stiamo parlando? Avete mai provato a smanettarci?
      Comunque ormai è chiaro che in questa conversazione uno dei due abbia un bias cognitivo. A me il dubbio di averlo viene spesso e mi metto in discussione , qui dentro pare di no.

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      • Andrea De Foco 27 gennaio 2021 / 15:15

        Buongiorno Luca,

        non è normalmente mia abitudine entrare in polemiche pretestuose, ma visto che generalizzi sui lettori del blog, posso parlare del mio caso.

        Sono ingegnere informatico, ho studiato il codice di Bitcoin Core, so capire e programmare un albero Merkle, la crittografia ECDSA e sono certo che ben poche persone che parlano di blockchain sarebbero in grado di spiegare tecnicamente come funziona l’aggiunta di un blocco o un attacco del 51%. Seguo bitcoin dal 2015, ne ho acquistati e ne detengo tutt’ora, e posso motivare perché l’affermazione “sapendo cosa hai tra le mani” riferita a Bitcoin fa capire perché un investitore razionale dovrebbe stare alla larga da soggetti come lei.

        Innanzitutto chiariamo che il valore di tutta la rete bitcoin è informaticamente nullo (a proposito, quanti conoscono la differenza tra “Bitcoin” e “bitcoin”?). In meno di due ore un programmatore junior può ricreare una blockchain bitcoin identica in tutto e per tutto a quella originale, seguendo le istruzioni che si trovano su internet (ad esempio https://bitcointalk.org/index.php?topic=225690.0). Il codice di bitcoin è open source e questo vuol dire che è gratuito e replicabile creando fork infiniti, per cui il valore del software è zero. Bitcoin Cash e Bitcoin SV sono solo i due fork più famosi, ma chiunque può creare a costo zero una rete identica a bitcoin (e ce ne sono migliaia, a partire da TrollCoin – esiste davvero – che hanno un valore pari a zero).

        Se quindi il valore informatico del software è pari a zero, l’unica cosa che differenzia Bitcoin da Bitcoin Cash, Bitcoin SV o TrollCoin, non essendo nella tecnologia, che è identica, è solo ed esclusivamente per il valore che gli viene attributo dall’opinione di chi lo acquista. Se l’opinione cambia, Bitcoin vale come TrollCoin.

        Quindi “tra le mani” hai solo una pura speculazione che l’opinione mainstream non cambierà, perché in caso contrario il valore scenderà a zero e avrai TrollCoin in mano. Anch’io avrò lo stesso con i miei Bitcoin, ma io, che mi reputo investitore razionale, ho investito deliberatamente una parte minima del mio capitale in questa speculazione e proprio perché ho studiato approfonditamente il sistema posso affermare senza timore di essere smentito che: il valore intrinseco di Bitcoin (valuta, software e rete) è pari a zero, e visto che l’unico valore che ha è quello che gli viene assegnato dall’opinione di chi lo acquista, essendo l’opinione per sua definizione mutevole, esiste la possibilità concreta che l’investimento valga zero. Pertanto, come scriveva anche l’autore di questo blog “Bitcoin non è un investimento” ma è una speculazione. Magari TrollCoin diventerà mainstream e sostituirà Bitcoin, tanto sono informaticamente identici, e visto che oggi vale ben €0.0002563 (dati CoinMarketCap) se ne acquistassimo 1 euro potremmo diventare milionari, come i nerd che acquistarono Bitcoin nel 2011 a pochi centesimi!

        Su Ethereum, DeFi e altre applicazioni blockchain, la questione potrebbe essere parzialmente differente (ma attualmente la rete Ethereum elabora ancora 30 transazioni al secondo, per cui al limite se ne potrà parlare non prima di quando sarà completata la migrazione a Ethereum 2.0, sempre se corrisponderà effettivamente a quanto atteso). Ricordo però che sempre su questo blog, hanno scritto un articolo al riguardo, suggerendo anche eventualmente di riservare a tale tipo di investimento pochi punti percentuali del proprio capitale, come dovrebbe fare un qualsiasi investore razionale quando mette dei soldi su “qualcosa che oggi non funziona granché ma ha grandi potenzialità per rivoluzionare il futuro” (tipo Pets.com ai tempi della bolla Nasdaq…).

        Andrea

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      • Luca G. 27 gennaio 2021 / 16:19

        Scusi ma lei non mi conosce, su che base può dire di “stare alla larga da soggetti come lei”? Mica truffo la gente. Nè ho mai detto di mettere il 100% dei propri risparmi in criptovalute. Buona continuazione a tutti, è chiaro che qui chi la pensa diversamente è persona indesiderata.

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  6. Alfredo 26 gennaio 2021 / 15:56

    Ciao Andrea de Foco: diciamola in modo più semplice così: se ad un’asta c’è una ferrari di seconda mano che costa 80.000 e i rilanci degli acquirenti la fanno salire fino a 800.000 euro devi sapere che, un giorno, se la rivenderai potresti non prendere più i soldi per cui l’hai pagata. In qualsiasi caso devo dire, purtroppo, che io sono uno dei migliaia di risparmiatori che sono stati coinivolti nella bolla speculativa sviluppatasi tra il 1997 e il 2000 quando l’indice NASDAQ raggiunse il suo punto massimo a 5132.52 punti e la crisi dei titoli tecnologici. Questi titoli erano stati acquistati in maniera massiva dai risparmiatori (per speculare), poi quando molti si sono accorti che i guadagni erano troppo elevati hanno cominciato a vendere per realizzare il guadagno. Alla fine i più “sprovveduti” sono rimasti con il cerino in mano, perdendo il loro capitale. E’ per questo giustificato motivo che metto in allarme i risparmiatori per i guadagni “facili”, tipo bitcoin. Perchè facciamo formazione finanziaria? Per guadagnare, ma rimanendo con i piedi per terra consapevoli dei rischi. Speculando, devi sapere che potrai arricchirti, come quelli che hanno acquistato un bitcoin a 1000 euro, o meno, ma potrai lasciarci le penne acquistandolo ad elevato prezzo.

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  7. Domenico 26 gennaio 2021 / 23:18

    Il DNA di questo blog è sempre stato molto chiaro, mettere in guardia nella jungla finanziaria da chi tenta di abbagliarti con facili guadagni, “non esistono pasti gratis in borsa” è una realtà e non certo inventata dal blog, quindi avanti così.
    Grazie

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  8. Alfredo 31 gennaio 2021 / 12:22

    Nel precedente articolo riguardante Vanguard lifestrategy tutti i commenti erano mirati ad evidenziarne vantaggi e svantaggi affichè ognuno si facesse una reale idea del prodotto. Quindi, tutti i commenti che vengono fatti dai lettori, anche quelli negativi, servono a mettere in evidenza le reali caratteristiche di un prodotto, compreso il Bitcoin. Se uno visiona alcuni siti dedicati a questa criptovaluta, trovi persone che li hanno acquistati e li osannano a tal punto che se qualcuno li vuole vendere, per realizzare la plusvalenza, viene investito da ingiurie e deprecazioni. E questo non è normale, perchè bisogna accettare le scelte altrui nel rispetto del proprio investimento. Si preannuncia che il bitcoin arriverà a 100.000 euro e tra 3 anni forse a 200.000 euro quando un normale investitore, moderatamente preparato, in questa pesante crisi del covid-19 prepara il proprio pacchetto ETF per un eventuale storno della crisi delle aziende a livello mondiale e non penserebbe nemmeno di prevedere, con la sfera di cristallo, cosa succederà ai mercati. E’ questo è uno dei motivi del perchè non metto nel mio portafoglio dei Bitcoin, che rappresenterebbe per me, in queste siffatte condizioni, un elemento destabilizzante del mio portafoglio. D’altronde se Andrea De Foco ha comprato Bitcoin presumo che essendo ingegnere informatico sia pienamente cosciente della propria scelta e su questo non c’è nulla da dire. Ma la rete è fatta da tantissime persone che comprano bitcoin per l’enorme pubblicità che si è fatto per i “facili” guadagni e molti i rischi non li conoscono pienamente, a tal punto che potrebbe instaurarsi un effetto simil Ponzi (promettere forti guadagni con uno strumento, a patto che queste reclutino nuovi “investitori). Nel senso che i possessori di bitcoin invoglino nuovi investitori all’acquisto per aumentarne il valore e di conseguenza aumentare i propri guadagni.
    Ricordiamoci che in rete ci sono ache gli amministratori dei nodi server per gestire le transazioni che di certo non gradiscono la denigrazione del loro prodotto e che, anzi, graderibbero più siti che lo pubblicizzano in modo positivo. Ad ogni modo, se uno li vuole comprare per provare, oppure anche con un ETF criptovalute, lo può fare benissimo senza però contestare chi non la pensa come lui.

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