Il rischio della sequenza dei rendimenti

Inghilterra, Montagne, Colline, Tramonto

Creare un piano finanziario in maniera accurata, ma rendersi conto ad un passo dal traguardo di aver tralasciato un particolare che rischia di allontanare la nostra mano dal premio tanto ambito. Sarebbe una pessima sensazione per ognuno di noi, soprattutto perché a quel punto non avremo un piano B. Indietro non si può tornare almeno anagraficamente parlando.

Uno dei rischi meno considerati quando si pianifica l’evoluzione di un investimento nel tempo è quella che gli americani chiamano “sequence of return risk”.

Le simulazioni che si vedono spesso in circolazione per semplicità utilizzano dei rendimenti medi statici sul capitale investito. La stessa Inps nella simulazione della nostra pensione futura che ognuno di noi può consultare liberamente, si basa su un tasso di crescita medio standard del Prodotto Interno Lordo negli anni che ci separano dal ritiro dal mondo lavorativo.

Simulare un piano al 4% di rendimento annuo composto è semplice, relativamente veloce e lineare. Proprio ciò che piace alla nostra mente. L’abbiamo fatto spesso anche noi su questo blog. Il problema è che facendo così non consideriamo un fattore di rischio, non certamente sotto il nostro controllo, ma che sempre di rischio si tratta e come tale va trattato, pianificato e gestito.

Leggi anche: La regola del 4% –  Vivere di Rendita #4

Siccome il mio piano di investimento sta lentamente virando verso la prospettiva del ritiro anticipato, necessariamente non posso fare i conti senza l’oste. Il rischio di non raggiungere l’obiettivo che mi sono prefissato o ancora peggio di sopravvivere più dei miei capitali finanziari è un’opzione che devo cercare di escludere riducendo al minimo le probabilità di accadimento.

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Naturalmente la soluzione più semplice per rendere innocuo questo rischio di una sequenza di rendimenti di mercato a me avversa esiste ed è quella di abbassare la volatilità dei rendimenti del mio portafoglio di investimento. Purtroppo questo può accadere solo abbassando l’asticella del rendimento atteso se non, come oggi, portarlo a zero al netto di tutto quanto.

Leggi anche: Come raggiungere l’indipendenza finanziaria in modo soft – Vivere di Rendita #14

Orsi e tori continueranno ad alternarsi sui mercati. Questa è una certezza.

Ridurre a zero il rischio è impossibile almeno per il sottoscritto. Semplicemente perché non posso permettermelo visti i capitali in gioco non sufficienti per vivere di rendita per il resto della mia vita senza rischiare nulla. Quindi che fare? Mettere una bandana e gridare Banzai? No tranquilli la soluzione c’è e come sempre si parte dalla conoscenza prima di definire una strategia. Ma di questo parleremo in un’altra occasione.

Per farvi capire qual è l’impatto della sequenza dei rendimenti su un portafoglio di investimento partiamo dalle basi della matematica.

Se moltiplichiamo 5 numeri tra di loro anche cambiando la sequenza il risultato non cambia.

5*4*3*2*1  è  uguale a 1*2*3*4*5 ovvero 120

Quando il mercato sale del 20% da 1 andiamo a 1,2.

Quando il mercato scende del 10% da 1 andiamo a 0,9.

Il risultato finale sarà 1,08 perché 1,2*0,9 = 1,08

Semplice vero? Il problema è che nell’arco di una vita finanziaria queste sequenze possono essere di 10, 20, 30 anni di performance.

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Prendiamo le performance della borsa americana dal 1998 al 2002

La media di queste performance reali della borsa americana è -0,1% in 5 anni.

Supponendo di aver investito 100€ nel 1998 quello che sarebbe successo alla fine del quinto anno sarebbe stato questo

La perfomance finale partendo da 100€ non è per nulla -0,1% all’anno, è ben peggiore purtroppo. Questo perché i rendimenti di un investimento sono geometrici e non aritmetici nella loro formalizzazione.

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Ma facciamo un gioco adesso. Scambiamo le performance investendo sempre 100€. Quelle del 2002 diventano quelle del 1998, quelle del 2001 del 1999 e così via fino a quella del 1998 che diventa la performance del 2002. Ancora una volta il rendimento medio è -0,1%.

Oplà. Nonostante le performance migliori arrivano questa volta alla fine del periodo e non all’inizio il risultato è sempre lo stesso.

Questo accade perché l’importo dell’investimento è stato sempre quello fin dall’inizio e quindi diventa irrilevante se i momenti migliori arrivano alla fine o all’inizio del percorso di investimento.

JPM rappresenta molto bene in un suo grafico estratto dalla Guide to Retirement 2021 come questo fenomeno della sequenza delle performance è irrilevante nel punto di arrivo.

I problemi sorgono quando la nostra ricchezza cresce man mano che avanzano gli anni e quindi mettiamo al lavoro progressivamente del denaro  sotto forma di investimento. Il classico caso del piano di accumulo che permette di mettere assieme grandi somme anche con piccoli risparmi mensili.

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Stesso esempio di prima. Investiamo 100€ ma alla fine di ogni anno aggiungiamo 20€. Ecco il risultato sempre con la stessa sequenza di performance reali dello S&P500 1998-2002.

Adesso ripetiamo l’esercizio di invertire le performance sempre investendo 20€ aggiuntivi alla fine di ogni anno.

La differenza stavolta è notevole. Nel primo caso a fronte di 200€ complessivi investiti ci ritroviamo con 165€ a causa di tre anni particolarmente negativi. Nel secondo caso gli anni peggiori si registrano all’inizio e qui il bilancio diventa positivo e pari a 217€.

Quando gli anni peggiori sono alla fine di un percorso di investimento la deviazione dalla traiettoria è considerevole.

Naturalmente questa sequenza imprevedibile dei rendimenti incide, non solo sul risultato finale di un lungo processo di accumulazione del capitale durante l’età lavorativa, ma anche durante la fase stessa del ritiro. Vero che durante questo periodo difficilmente accumuleremo nuovo risparmio e quindi potremmo pensare ad una sequenza dei rendimenti che ci lascia indifferenti. Questa situazione vale però solo per chi ha porzioni di rendite passive particolarmente generose che finanziano il quotidiano senza andare ad intaccare il capitale. Per i comuni mortali durante il periodo post lavorativo comincerà un’era, quella del decumulo del capitale, che subirà l’effetto deleterio (o benefico) della sequenza dei rendimenti. Avremo a disposizione meno o più capitali a seconda di come si svilupperanno le performance dei nostri investimenti negli anni futuri.

Non è questo l’articolo nel quale affrontare le tecniche più utili per limitare al meglio questo rischio, ma ribilanciamento, utilizzo di strumenti meno volatili, compressione della spesa, aumento del risparmio, sono tutte soluzioni che si potrebbero mettere a terra durante la fase di accumulo man mano che ci si avvicina all’obiettivo. Come detto il problema durante l’età del ritiro dal mondo del lavoro è che probabilmente non ci sarà più risparmio, ma solo decumulo del capitale. Quindi allocation e compressione della spesa rimarranno le uniche armi a disposizione assieme al tasso di prelievo annuo del capitale per cercare di avere un capitale a disposizione fino a quando siamo in vita.

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Riprenderemo l’argomento nei prossimi mesi man mano che maturerò (e soprattutto studierò meglio) alcune tecniche di gestione del capitale durante l’eta del ritiro anticipato dal mondo del lavoro.

Quello che in questo articolo mi premeva farvi comprendere è quanto decisiva risulterà in futuro la sequenza dei rendimenti nel definire i contorni del capitale futuro sia in fase di accumulo che di decumulo dello stesso. Per un capitale che cresce progressivamente nel tempo grazie a nuovo risparmio la sequenza dei rendimenti ha un’importanza fondamentale.Per un capitale che decresce per finanziare il tenore di vita idem.

Prevedere questa sequenza di rendimenti futura è impossibile, ma cercare di limitare le probabilità che la stessa possa far deragliare il nostro piano è un dovere dopo tanti anni di sacrifici.

8 risposte a "Il rischio della sequenza dei rendimenti"

  1. Erreffe 22 marzo 2021 / 17:20

    ciao AW, grazie per questo ennesimo prezioso contributo e per quelli che seguiranno: in passato tra le mille-mila domande che ricordo di averti fatto, ce n’era pure una legata alla SRR, tema che, come hai evidenziato molto bene tu, è di fondamentale importanza, ma stranamente ignorato/trascurato da tutti i bloggers/divulgatori finanziari italiani (al conrario degli americans). Chapeau a Ibs e AW! Un caro saluto

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    • archeowealth 22 marzo 2021 / 21:27

      Grazie erreffe finalmente sei tornato! Ignorato perchè non semplice, è una materia che richiede studi approfonditi e specialistici. Il video clip per fare click o vendere corsi non basta più, serve andare oltre.
      Ma sopratutto è materia poco sexy. Gli occhi luccicano al pensiero di riempire il deposito di zio Paperone, non certo a quello di svuotarlo nel migliore modo possibile.
      Eppure il successo di una lunga fase di accumulo del capitale passa proprio dalle tecniche di decumulo che metteremo in campo. Se ti può far piacere credo che ne sentirai parlare parecchio…almeno in questo blog.

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  2. Erreffe 23 marzo 2021 / 13:27

    tutto quello che scrivi mi fa sempre piacere leggere..ma non è vero che sono tornato, non me ne sono mai andato via dal mio blog preferito in assoluto (ho solo preferito limitare i commenti superflui e prolissi) 😉

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  3. Mau 23 marzo 2021 / 22:57

    Cos è la Srr ?

    Effettivamente uno non ci pensa ma matematicamente il pac è una media pesata e piu sposti negli anni più il peso conta… Muovere intero portafoglio a -20 % con 400k a fine carriera ha un peso diverso da -20% con 1000E.

    un giorno dovresti racchiudere tutte queste pillole in un libro, ma tenere sempre vivo il blog essendo qualcosa di vivo che si aggiorna sempre

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  4. MisterK 24 marzo 2021 / 8:12

    Credo che per questo rischio ci possiamo assicurare, almeno con una parte del capitale, con una rendita vitalizia assicurativa. Guardando le tabelle di conversione, salta fuori il famoso 4%. Ovviamente ci sono costi significativi.

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  5. Andrew 24 marzo 2021 / 13:19

    AW articolo molto interessante e scritto bene come sempre. Anche a me piacerebbe approfondire il tema , se per caso hai qualche testo da condividere te ne se sarei grato.
    Personalmente su questa materia ho letto Retirement Portfolio di M. Zwecher

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    • archeowealth 24 marzo 2021 / 22:00

      ok, obiettivo allora creare una mini libreria sul tema nella sezione libri consigliati. A breve qualche inserimento. Sto aspettando dalla Gran Bretagna questo https://amzn.to/2PpC5NQ. Me ne hanno parlato molto bene, non mancherò di farvi avere mie impressioni

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      • Andrew 27 marzo 2021 / 14:25

        Grazie per la risposta

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