La rivoluzione blockchain #3 – Gli NFT

Il nostro super specialista ha deciso di completare con altre due puntate la mini serie dedicata a quella che sembra essere una vera e propria rivoluzione. La tecnologia Blockchain. Alcuni troveranno forse un pò troppo tecnico l’articolo, ma la materia non è semplice ed il nostro autore ha cercato di semplificare i concetti anche con alcuni esempi pratici. Buona lettura.

Bitcoin, Soldi, Criptovaluta, Blockchain

Negli articoli precedenti abbiamo descritto i principi delle applicazioni blockchain, evidenziando come i limiti attuali di prestazioni delle blockchain principali ne limitino fortemente le possibilità di utilizzo. Ci sono due settori però dove la “rivoluzione blockchain” è realmente già iniziata e sono quello dell’arte digitale (immagini, video, musica) e quello della finanza decentralizzata (DeFi). Tuttavia, mentre il settore dell’arte digitale può rivestire un interesse generale per chi è interessato a conoscere le evoluzioni della tecnologia blockchain, la finanza decentralizzata è invece al momento limitata essenzialmente agli scambi di criptovalute, per cui potrebbe rivestire un interesse solo parziale per un investitore tradizionale, anche se nei prossimi anni è possibile che si estenda agli asset più tradizionali. Ci occuperemo quindi in questi articoli di descrivere principalmente l’utilizzo della blockchain nel mondo dell’arte, approfondendo però come gli stessi principi potranno probabilmente essere in futuro replicati anche in altri settori, tra cui quelli della finanza e degli investimenti.

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Esercizio facile facile per prevedere l’inflazione futura

Pensione, Lavagna, Economia, Inflazione

Uno dei temi meno appassionanti, ma più importanti, quando decidiamo di pianificare un investimento è quello legato alla stima della futura inflazione. Fattore quello dell’inflazione che sfugge naturalmente al nostro controllo e che per certi versi può diventare devastante per il valore degli investimenti, soprattutto se per pigrizia tendiamo ad ignorarlo.

L’inflazione altro non è che la variazione media dei prezzi registrata in un anno da un paniere di beni e servizi rivisto periodicamente dagli istituti nazionali di statistica (ISTAT in Italia o EUROSTAT in Europa). Numerino molto frequente nei TG1 degli anni ’80 perché in doppia cifra, ma soprattutto perché da esso dipendeva giorno per giorno la capacità degli italiani di mantenere intatto il proprio tenore di vita. Quando i BOT rendevano ogni anno il 10% e l’inflazione era del 10%, il rendimento di un investimento era zero in termini reali. Più o meno lo stesso rendimento offerto oggi dai titoli di stato, ma il fenomeno dell’illusione monetaria rendeva tutti felici.

Caduta poi nel dimenticatoio negli ultimi anni per insufficienza di attrattività mediatica (chi si appassiona di un numero allo 0,5%??), in realtà l’inflazione rimane un fattore determinante per il successo di ogni investimento. Detrattore di performance quando positiva, contributore quando negativa ovvero quando c’è deflazione.

Pensate ad esempio a quello che succede in Giappone da parecchi anni.

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Lo sciamano d’America

Creativo, Immagine, Pittura

Ci risiamo. Quando si vuole catturare l’attenzione dei media si fa la sparata andando diretti alla pancia della gente, promettendo ponti d’oro oppure tragedie bibliche. Ogni tanto la previsione verrà azzeccata e la parabola del broker di Baltimora continuerà.

L’attore protagonista di questo inizio di 2021 è l’analista di Bernstein, un tale Inigo Fraser Jenkins non nuovo a numeri di questo tipo. Bravo lo sarà anche, ma le sue dichiarazioni sono un’Olimpiade di bias comportamentali tipici dell’investitore medio.

Ma cosa ha detto il nostro amico analista? Beh apparentemente l’ha sparata grossa offrendo in pasto ai principali canali finanziari la sua visione del futuro sulla borsa americana con questo articolo.

Alla fine di questa decade, secondo Inigo, lo S&P500 avrà raddoppiato il suo valore e si troverà a 8000 punti. Wow! Tra un po’ analizzeremo un po’ meglio le sue frasi, ma

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ETF, blockchain, bitcoin, fiscalità e dintorni

Nella giornata della quotazione ufficiale a Wall Street di Coinbase, la più grande piattaforma globale di trading su criptovalute, prosegue il nostro viaggio dedicato al mondo delle crypto e della tecnologia blockchain. Il nostro autore super specialista del settore ci spiega come si acquistano criptovalute e cosa contengono gli ETF tematici che investono in società operanti nella tecnologia blockchain. Buona lettura.

Immagine, Impostare, Interfaccia

Dopo avere descritto negli articoli delle scorse settimane il funzionamento della rete Bitcoin e i principi su cui sono basate le applicazioni blockchain, in questo articolo proveremo a descrivere le diverse modalità con cui è possibile “investire” in questi settori e provare anche a fare chiarezza sulle differenze che esistono tra di loro, anche per cercare di comprendere dove potrebbe finire la tecnologia e iniziare il marketing. Ad esempio, tra i componenti di un ETF che dichiara di investire in azioni blockchain, quali titoli ci aspetteremmo di trovare? Probabilmente ci attenderemmo una lista di aziende tecnologiche che stanno progettando applicazioni basate sulla blockchain che potrebbero potenzialmente in futuro “cambiare il mondo”. Vedremo più avanti se sia effettivamente così.

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Quell’istinto di sopravvivenza che spesso rovina i piani finanziari

Mano, Lifebuoy, Boa, Annegamento, Vita

Kahneman e Tversky sono i due psicologi ai quali dobbiamo tantissima di quella finanza comportamentale che oggi aiuta ognuno di noi ad investire con buon senso senza commettere errori capaci di compromettere un progetto finanziario di lungo periodo.

Uno dei punti più celebri della Prospect Theory di Kahneman e Tversky è legata all’avversione alle perdite.

Per la maggior parte degli investitori la motivazione di evitare una perdita è superiore a quella di realizzare un guadagno. Il mistero attorno a questo fenomeno è ancora fitto anche se la spiegazione antropologica appare la più convincente. Preferiamo evitare le perdite per istinto di sopravvivenza, un istinto che nel nostro cervello continua a serpeggiare fin dall’età della pietra. Continua a leggere

L’asset allocation di ArcheoWealth (primo trimestre 2021)

+24% negli ultimi 12 mesi, +3,5% nel primo trimestre 2021. Questi i numeri più importanti che sintetizzano la storia di 365 giorni tutti vissuti all’insegna del toro da parte dei mercati azionari, ma non di tutte le porzioni dell’asset allocation di ArcheoWealth.

Se infatti l’azionario ha proseguito senza indugio la sua corsa, mercato obbligazionario e oro hanno battutto in testa dopo anni di crescita. Ci sta, non tutto sale sempre e in linea retta. Prendere fiato è salutare, nella vita come in finanza. Con i risultati dell’ultimo anno abbiamo avuto un esempio concreto di come si può diversificare un portafoglio, subire perdite su quasi la metà dello stesso eppure progredire con un rendimento pari a due volte quello di un titolo di stato  decennale americano.

E così in poco meno di 12 mesi il capitale sale per la prima volta sopra la soglia dei 70 mila € con una performance dal lancio del 40,6%. Per chi fosse nuovo di questo blog ricordo che il lancio di questo portafoglio di investimento in ETF fu documentato nel 2015 aggiornandolo rimestralmente con commenti ed eventuali aggiustamenti.

Con la performance del primo trimestre 2021 il cosiddetto CAGR, ovvero tasso di rendimento annuo composto, supera il 5%, per la precisione diventa 5,7% in perfetta linea con il mio target di lungo periodo. Continua a leggere