L’asset allocation di ArcheoWealth (primo trimestre 2021)

+24% negli ultimi 12 mesi, +3,5% nel primo trimestre 2021. Questi i numeri più importanti che sintetizzano la storia di 365 giorni tutti vissuti all’insegna del toro da parte dei mercati azionari, ma non di tutte le porzioni dell’asset allocation di ArcheoWealth.

Se infatti l’azionario ha proseguito senza indugio la sua corsa, mercato obbligazionario e oro hanno battutto in testa dopo anni di crescita. Ci sta, non tutto sale sempre e in linea retta. Prendere fiato è salutare, nella vita come in finanza. Con i risultati dell’ultimo anno abbiamo avuto un esempio concreto di come si può diversificare un portafoglio, subire perdite su quasi la metà dello stesso eppure progredire con un rendimento pari a due volte quello di un titolo di stato  decennale americano.

E così in poco meno di 12 mesi il capitale sale per la prima volta sopra la soglia dei 70 mila € con una performance dal lancio del 40,6%. Per chi fosse nuovo di questo blog ricordo che il lancio di questo portafoglio di investimento in ETF fu documentato nel 2015 aggiornandolo rimestralmente con commenti ed eventuali aggiustamenti.

Con la performance del primo trimestre 2021 il cosiddetto CAGR, ovvero tasso di rendimento annuo composto, supera il 5%, per la precisione diventa 5,7% in perfetta linea con il mio target di lungo periodo.

Questo rendimento è già al netto dei costi degli ETF sottostanti (il portafoglio ha un costo annuo dello 0,18%) e delle commissioni di negoziazione sostenute per eventuali ribilanciamenti. Il portafoglio è un buy and hold e quindi non riceve contribuzioni aggiuntive salvo il reinvestimento dei dividendi incassati.

Da qualche mese il portafoglio ha cambiato pelle. Da prodotti quasi esclusivamente ad accumulazione a ETF a distribuzione. Queste per esigenze e pianificazione di vita che il percorso appena cominciato richiede. Questo portafoglio è naturalmente solo una parte di quel mosaico.

Il rendimento annuo del 5,7% è al lordo della fiscalità e dell’inflazione. Quest’ultima non è stato certamente una detrattrice di rendimento nell’ultimo anno, ma se vogliamo essere precisi il tasso medio dell’inflazione italiana dal 2015 è stato dello 0,5%. Quindi il rendimento reale del portafoglio scende a 5,2% per anno.

Nel primo trmestre del 2021 il 54% del portafoglio ha generato rendimenti positivi compresi tra il 7,6% e il 9,7%. Stiamo parlando dei tre ETF azionari. Il 14% dell’allocation, quella indicizzata all’inflazione tramite ETF inflation linked è risultata praticamente invariata. Un risultato che sa tanto di pericolo scampato (o forse sarebbe meglio di perfetta decorrelazione) visto che l’ETF Global Aggregate Bond ha perso in soli tre mesi il 2,7%. Ma quando i tassi salgono due sono le asset type che di solito si fanno più male delle altre e sto parlando di REIT e Oro. Il metallo giallo ha perso oltre il 7% in tre mesi.

Per effetto del rialzo dei mercati azionari ci sarebbe qualche marginale ribilanciamento da fare liquidando 3 punti di equity per 2 punti di bond aggregate e 1 punto di oro.

Sul metallo giallo la situazione appare molto critica essendo arrivato a livelli di supporto chiave in ottica di lungo periodo. Qui bisognerebbe incrementare o liquidare, ma la mia scelta è stata semplicemente quella di mantenere in portafoglio la fisiologica quota del 5%. L’oro è il miglior hedge contro la debolezza del dollaro e, siccome il biglietto verde rappresenta una fetta importante del portafoglio stesso, ho deciso di tenere duro.

Muovere 2 punti di azionario per andare sui bond, pur se con rendimenti più interessanti rispetto a un anno fa, mi sembra ancora troppo poco. Il rapporto costi benefici di questa operazione mi consiglia di attendere ancora e soprattutto questa mossa era già stata fatta in occasione dell’inserimento del fondo azionario emergente di Vanguard a distribuzione. Stavolta preferisco risparmiare sui costi di ribilanciamento salvo impiegare proprio nel fondo Global Aggregate quei poco più di 200€ di dividendi incassati da dicembre a oggi. Se i tassi decennali americani saliranno al 2% (come penso sia probabile) allora a fine giugno o settembre qualche mossa più importante a favore dei bond in tal senso si potrebbe mettere a terra.

Asset allocation quindi che vede un pò più di azionario 55%, un pò meno di oro 5% e bond 31%. Invariati i REIT.

Qualche statistica per i neo lettori del blog.

Il 75% degli ETF sono a distribuzione di dividendo

Il portafoglio è composto da 8 ETF con 5 emittenti

Il 100% degli ETF è a replica fisica

Il 94% del portafoglio ha ETF con capitalizzazione maggiore di 100 milioni

Il 66% degli ETF ha una volatilità compresa tra il 15% e il 25%

Il 93% degli ETF ha più di 3 anni di vita

L’87% degli strumenti ha domicilio irlandese (quindi Isin che comincia con IE)

Una riflessione conclusiva. In poco più di 6 anni questo portafoglio ha vissuto i marosi di un bear market nel 2020 e un quasi bear market a fine 2018. Questo non è certo un lungo periodo e quindi nulla esclude che nuove ondate negative possano travolgere parti di questo portafoglio di investimento. Allo stato attuale per tornare però al punto di partenza servirebbe una perdita del 30%, ovvero più o meno un mercato azionario in calo di oltre il 50% per una asset allocation di questo tipo. Torneremmo al 2007. Fortunatamente l’inflazione è stata molto modesta finora e se anche l’evento più avverso si verificasse non avrei perso nemmento potere d’acquisto. Non sono per nulla preoccupato da questo scenario. Questo tassello, più o meno con gli stessi pesi di rischio, rappresenterà uno dei tanti pilastri del mio periodo di soft FIRE. Sperando di avere davanti ancora 30 anni posso dire che la volatilità dei mercati non mi farà certo perdere il sonno nei prossimi anni.

Come ripeto sempre (a beneficio dei nuovi lettori) ecco il disclaimer finale. Questo è il MIO portafoglio e NON il VOSTRO. Qui dentro ci sono i miei obiettivi e non i vostri. Qui dentro c’è la mia propensione al rischio e non la vostra (che non conosco).

So che siete curiosi e vi piacerebbe vedere gli ETF che lo compongono. Li ho mostrati in passato e lo rifarò in futuro, ma non sono certo gli strumenti la base della piramide. Anzi sono il vertice, quindi il più insignificante. Questo portafoglio non è replicabile semplicemente perchè calza a pennello sul mio profilo di investitore. Anche voi dovrete cercare di costruire (o farvi aiutare da un consulente preparato) un’asset allocation  che miri a realizzare nel corso del tempo i vostri obiettivi. Quando vi sentirete tranquilli di stare sul mercato con quel tipo di investimento, allora avrete raggiunto la pace dei sensi dell’investitore di buon senso.

Buon investimento a tutti!

Ogni lettore deve considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti e per l’uso che fa delle informazioni contenute in queste pagine. I consigli proposti hanno come unico scopo quello di fornire informazioni. Non sono, quindi, un’offerta o un invito a comprare o a vendere titoli.

8 risposte a "L’asset allocation di ArcheoWealth (primo trimestre 2021)"

  1. Erreffe 5 aprile 2021 / 15:07

    dopo tanti anni mi sono dimenticato degli auguri di pasqua..(piccola attenuante aver staccato la spina tech per un paio di giorni). Facciamo contare il “pensiero” 😉

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    • archeowealth 5 aprile 2021 / 15:11

      Nessun problema ci mancherebbe, hai fatto solo bene a mettere la tecnologia in soffitta per un pò. Ovviamente auguri ricambiati!

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  2. Anonimo 9 aprile 2021 / 11:37

    buongiorno grazie per il tuo prezioso contributo.Avanzo una riflessione : al posto del 12% europa perche non inserire 12% asia , con un etf che preveda una forte presenza cina? grazie .

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    • archeowealth 10 aprile 2021 / 16:26

      l’ETF che investe in azioni emergenti ormai per il 50% è costituito da Cina quindi la copertura è già lì. E poi chi lo dice che sarà l’Asia l’area geografica in grado di offrire le migliori performance nei prossimi 10 anni? Proprio perchè non lo sappiamo (ed anche perchè l’Europa ha valutazioni allettanti) personalmente non rinuncerei mai all’Europa in un portafoglio.

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  3. MisterK 10 aprile 2021 / 14:30

    Ho guardato XQUI, nello stesso lasso di tempo ha fatto +45,3%. Sto pensando che forse non vale la pena ragionare su AA e un portfolio autonomo. Forse un multi-asset va bene e risparmio molto tempo per dedicarmi ad altro. Un saluto.

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  4. Andrea 11 aprile 2021 / 12:19

    In effetti anche il XQUI, come il lifestrategy di Vanguard sono molto interessanti per chi non vuole sbattersi a gestire il proprio portafoglio. E’ come chiedere agli utenti se è meglio acquistare una macchina con le marce o automatica: è una questione di gusti. Tuttavia, chi ha una portafoglio fai da te ha un maggiore controllo degli asset: ad es. io prediligo i mercati emergenti e non mi piace avere nel portafoglio asset provenienti dello stesso emittente, o sostituirne qualcuno in funzione delle variazioni dei mercati. L’anno scorso a marzo, nel pieno periodo del covid-19, ho speculato comprando a prezzi bassi. Tutti qui, alla fin fine i rendimenti sono quasi gli stessi è solo una questione di scelte personali.

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